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ECHI 1
ECHI
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ECHI
Echoes - Author: Tegan1 - General/Romance - R - Summary: During Christmas holidays, Hogwarts is attacked. - Tradotto e adattato da Cuccussétte - Generale con parti romantiche e tanta azione - Per situazioni di violenza e horror, e qualche parte di sesso esplicito ( esplicito come è nelle pubblicità del bagnoschiuma, e senza le volgarità di una nota marca di caffè) è comunque destinato a lettori MATURI - Hogwarts viene attaccata durante le vacanze natalizie.
Qua l'Originale : http://www.fanfiction.net/read.php?storyid=872880
CAPITOLO PRIMO : ALLORA ED OGGI
"Ronald Weasley, finiscila all'istante !" strillò Hermione quando un'altra palla di neve atterrò sulla sua nuca.
Arrancando nella neve caduta di fresco, Hermione, Ron, e Harry se ne tornarono via da Erbologia assieme alla professoressa Sprout. Era un pomeriggio di Dicembre, gelido ma soleggiato. Il sole si rifrangeva terso sulla neve fresca che arrivava ai polpacci di Hermione mentre arrancava impacciata nei suoi stivali neri, col fiato che diveniva nebbia nell'aria frizzante di Dicembre.
Hermione sorrise e inspirò profondamente. Attorno avvertiva frescura e purezza. La neve candida copriva lo sporco e le miserie dell'inverno, e dava agli alberi spogli un luccichio brillante. Era freddo, ma il mantello le teneva il corpo caldo e il sole cuoceva il viso.
Erbologia era la loro ultima lezione prima dell'interruzione natalizia.
All'improvviso, un'altra palla di neve grossa e veloce, colpì Hermione da dietro, schizzando morbido nevischio nel mantello spesso. Si voltò rapida per vedere Ron sorridere innocente. Hermione poteva stabilire che era sul punto di combinare qualcosa. Lo fissò sospettoso. Il momento dopo, venne assalita da una palla di neve incantata, che esplose proprio sopra al colletto, spedendole neve umida giù per la pelle della schiena. Gridò e si ritirò per la sensazione di gelo. Scotendosi via la neve dagli abiti, finse di arrabbiarsi.
"Giochiamo scorretto, eh? Lo vedremo," lo fissò.
"E' meglio che stai attento, Ron, o ti maledirà o ti lancerà qualcosa di antipatico," lo avvertì Harry.
"Ugh," disse Ron, si portò le mani sul cuore e cadde in avanti nella neve morbida.
Hermione rise forte. Rono poteva essere divertente in modo assurdo. Adorava le sue spiritosaggini disinibite, e trovava il grosso delle sua battute assai piacevoli.
In distanza, vide Ginny salutare con le mani. Di certo, salutava a Harry, ma Hermione rese il favore sorridendo Sorpassando in corsa Hermione, Harry la richiamò, "Ci vediamo dopo," e si mosse per raggiungere la ragazzina deliziata.
Il sorriso di Hermione si fece più grande quando li guardò ridere e flirtare per tutta la strada che costeggiava il lago. Ron allungò il passo per muoversi accanto a Hermione seguendola da vicino. Lei gli sorrise e saltellò giocosa al suo fianco.
La loro giocosità ridivenne seria appena Ron la supplicò un'ultima volta, "Perché mai non vieni alla Tana con me questo Natale?"
"Praticamente ho passato là tutta l'estate, Ron, non voglio essere una scocciatrice."
Smise di muoversi e le appoggiò la mano guantata sul braccio. "Difficilmente saresti una scocciatrice, Hermione," e mentre glielo diceva, alzò lo sguardo per incrociare i suoi. "La mia famiglia ti adora e mi piacerebbe averti lì," la fissò con occhi tali che tradivano sensazioni profonde, tanto che Hermione si sentì piuttosto a disagio. Si guardò i piedi e calciò via la neve attorno, raccogliendo in silenzio le idee.
"Lo sai che mi piacerebbe passare il Natale da te, come vorrei passarlo dalla mia famiglia. Tu e Harry siete sempre stati come due fratelli per me. Voglio bene a tutti e due." Sperava che la chiarificazione dei suoi sentimenti avrebbe messo fine a quella conversazione.
La faccia di Ron si spense per il rifiuto.
Lei proseguì, "Ma con le cose che vanno come stanno andando, questo adesso è il posto più sicuro per ma. Non vorrei mai mettere in pericolo la tua famiglia con la mia presenza gabbana."
Hermione sospirò. Sperò di non avergli spezzato il cuore. Voleva davvero bene a Ron, solo non nel modo che lui avrebbe desiderato. Gli era occorso del tempo per capire come si sentisse nei suoi confronti. Il suo strano comportamento dimesso l'aveva solo confusa, fino a quando Ginny un giorno non l'aveva presa da parte e non le aveva spiegato che tutto era stato fatto per bene suo, per portarla a fare caso a lui.
Hermione pensò alla Tana e alla sua stessa casa, mentre camminavano in silenzio attraverso la neve. La Tana era una casa magica con un ghoul nell'attico e una famiglia grande abbastanza per occupare una casa grande il doppio. Giochi senza regole stile Quidditch ed esplosioni inaspettate sarebbero state un luogo comune, non appena fossero arrivati Fred e George. Una simile vitalità ed affetto erano difficili da scordare, ma ancora di più lo era venir separati dai propri genitori. Sua madre non era affatto maternal, nel senso tradizionale, come lo era quella di Ron, ma amava ed aiutava Hermione in ogni modo che poteva.
Quando Hermione era andata a casa per le vacanze, circa tre anni prima, lei e I suoi genitori avevano visitato musei e gallerie d'arte. Incoraggiavano l'amore per la conoscenza e passavano parecchie ore a imparare e fare esperienze insieme. Il suo tempo a casa aveva previsto più educazione Gabbana di quanto un normale bambino gabbano ne ricevesse in un anno. Il cenone di Natale era stato tra lei e i suoi soli genitori, ma era stato amorevole e appagante. Avevano la tradizione di sistemare una nuova decorazione sull'albero ad ogni vigilia di Natale.
Entrambe le case erano differenti assai, eppure entrambe occupavano un posto nel suo cuore. La rattristava venire separata dalla gente che amava.
La Professoressa McGonagall si ere appellate al Dipartimento dei Trasporti Magici, così da far avere presto la licenza di Teleportarsi a Hermione. Lei aveva sperato che col Teleportarsi, sarebbe stata capace di passare un giorno o due con la sua famiglia, per queste vacanze natalizie. Ma adesso, anche un solo giorno a casa era troppo pericoloso.
Guardò Ron, che ancora sembrava scoraggiato.
"Vieni," lo invitò. "Il tuo treno non partirà che alle cinque. Abbiamo tempo," ed avanzò trotterellando nella neve giù verso il lago, da Harry e Ginny, col mantello e la sciarpa allacciata flaccida che svolazzavano dietro di lei nella brezza gelida.
La coppia sorrise a lei e a Ron, mentre plasmava le orecchie di un gobelin di neve molto basso e tarchiato. Un lungo naso appuntito sporgeva e per magia, luccicava verde e rosso. Un'immensa pancia e pentola riempiva il corpo corto e massiccio. La neve sembrava la materia perfetta per rendere l'immagine di un gobelin.
"La tua orecchia è troppo tonda, Gin. Guarda quella di Harry," disse Ron indicando il lobo lungo e affilato che Harry stava modellando.
Hermione fissò le acque. Larghe e sottili lastre di ghiaccio circondavano le rive. Oltre, pezzi di ghiaccio staccato gorgogliavano ad ogni soffio di vento. Ricordò l'ultima volta in cui aveva davvero guardato l'acqua. Una grande tristezza si impadronì di lei, quando ripensò a quella notte. Il lago era stato calmo in modo innaturale, ma le parole di lui erano state dure e crudeli, "Stai confondendo l'amore con la solitudine e il desiderio." Hermione fece una smorfia mentre ricordava la sua voce. Quell giorno era rimasta ferita più di quanto non avesse voluto ammettere.
Scuotendosi i pensieri spiacevoli dalla mente, guardò Harry e Ginny mentre passavano sempre più tempo a guardarsi negli occhi piuttosto che scolpire la creatura. Ovvio, erano innamorati. Nessuno aveva mai detto apertamente che si davano appuntamenti, ma Hermione lo poteva capire dal modo in cui si trattavano.
Ginny diede a Harry una timida risate e spruzzò un po' di neve sulla sua faccia. Harry rispose caricando Ginnu e gettandola nella neve. Inginocchiato vicino a lei, minacciò di coprirle la testa con una grossa palla di neve. I loro sguardi profondi, i sorrisi giocosi, i contatti fisici frequenti dicevano più di quanto non potessero dire le parole.
Desiderò di potersi sentire felice nell'amore come quei due amici.
Sfortunatamente, l'amore non sempre portava la felicità, ed Hermione lo sapeva bene. Si era innamorata una sola volta. Era stato un amore che scuoteva la mente, e toglieva il fiato, e l'aveva sentito con una sola persona, Severus Snape.
Lei ed il Professor Snape erano stati mandati in un universo alternativo, dove il tempo non scorreva. Quel mondo immobile e cupo era privo di tutte le creature viventi. Erano stati costretti ad appoggiarsi l'un l'altro, ed erano arrivati ad essere vicini, troppo vicini. Hermione era stata così sciocca. Si era gettata a lui, che l0aveva presa. Ma presto erano tornati alla realtà, dove non potevano stare insieme. Lui era il suo professore e lei, la sua studentessa. In questo mondo, non aveva interesse alcuno nel proseguire la loro relazione.
Inizialmente, si era convinta che era stata sola e confusa. Ma come il suo senso di perdita era perdurato, era giunta a rendersi conto che il suo dolore era quello dell'amore respinto. Era a causa di questo amore, che non riusciva a rispondere alle attenzioni di Ron.
C'era voluto un po' alla povera Hermione, per tornare al suo normale stato di indipendenza; più di quanto non si fosse aspettata. Era stata capace di comportarsi come sé stessa in breve, ma il senso di vuoto l'aveva perseguitata per mesi. A dire la verità, quale sensazioni di perdita e vuoto non erano più cessate del tutto. Amava davvero Snape, sebbene lui non la ricambiasse. Pensava a lui spesso, ricordandone il tocco dolce, e il profumo di spezie, i capelli e la voce vellutata. Ed erano nulla rispetto alle occhiate pensierose, al carattere sarcastico. Le mancava di continuo, anche a mesi dalla loro separazione.
Le lezioni con lui erano diventate un rischio. Hermione non parlava mai né alzava la mano se non era proprio necessario. Il suo bisogno e piacere di condividere la conoscenza non si estendeva così tanto da permetterle di parlare con facilità davanti a lui.
Fu distratta dai suoi pensieri da Ginny che li informava, "Si sta facendo tardi, dovremmo tornare indietro."
E così il quartetto ridacchiò e se ne tornò scherzando al castello.
Non riesco a credere che Snape ci abbia dato un test, proprio oggi tra tanti giorni che aveva." Ron si lamentò mentre camminavano verso il castello.
Hermione sgranò gli occhi, "Mi meraviglio della tua sorpresa, visto che lo ha fatto ogni anno degli sette che sono passati." Come minimo, il ricordare il suo nome non le sollevava più pensieri terrorizzanti.
Ron bofonchiò.
Hermione sapeva che la lamentela di Ron non era priva di ragioni. Gli altri professori si erano resi conto di quel particolare e la concentrazione era impossibile nel giorno prima dello stacco natalizio. Il Professor Flitwick aveva I ragazzi del settimo anno che lo aiutavano a decorare per il Natale, piazzando incantesimi che creavano pendenti fatti ad angelo. Gli oggetti spiegarono le ali e volarono dolcemente per posarsi sugli aghi di un grosso abete posto nell'Ingresso Principale. La Professoressa Sprout li aveva messi a regolare piccoli innocui Alberi Giocolieri nella serra del primo anno. Anche la Professoressa McGonagall non cercò di tirare fuori alcuna nozione dai suoi studenti, quel giorno.
Quando entrarono nell'ingresso del castello con le armature complete che cantavano, i quattro erano troppo presi nei loro pensieri e risate da fare attenzione a qualsiasi altra cosa. Inaspettatamente, vennero quasi travolti da uno Snape molto teso, e arrabbiato, che usciva di fretta dall'ufficio di Dumbledore. La sua faccia ere indurita dalla frustrazione, le nocche bianche per la tensione.
Saettò fuoco verso di loro e fece una smorfia, "Studenti che vagano per i corridoi quando piuttosto dovrebbero essere a prepararsi per partire, vedo. Cinque punti dal Grifondoro per aver indugiato."
E svelto come ebbe parlato, avanzò diretto ai sotterranei, con gli abiti che gli svolazzavano dietro.
"Non è molto per le vacanze natalizie, vedo," rimarcò Harry.
Ginny sorrise e leggermente gli strizzò il braccio.
Sebbene ciascuno fosse un po' ammosciato per l'incontro, Hermione fu l'unica che se ne preoccupò. Snape era sempre amaro ed arrabbiato con gli altri, ma aveva abbastanza esperienza, osservando le sue espressioni del viso meno consapevoli, da sapere quando c'era qualcosa che non andava davvero. Aveva la sensazione di sapere la ragione del disagio.
La tensione stava crescendo nel mondo stregonesco mentre il regno del terrore di Voldemort continuava a dispensare vendette. Fin dall'inizio dell'anno scolastico, la situazione era peggiorata.
A inizio Novembre i Dissennatori avevano lasciato le loro postazioni di guardia a Azkaban . I sostenitori più forti di Voldemort si erano radunati nelle sue mura. Senza più freni o carcerieri che li tenessero, i prigionieri, almeno quelli che ancora erano in sé, erano fuggiti. L'assenza dei Dissennatori era anche ritenuta un segno inequivocabile di quale parte avessero scelto di appoggiare. Erano puro male, privavano gli umani di ogni gioia e speranza, ma non erano stupidi. Erano sempre andati verso il richiamo più facile. Così avevano fatto l'accordo con il Ministero , che aveva permesso loro di nutrirsi dei condannati. Per quanto i prigionieri di Azkaban fossero accessibili, non erano certo saporiti quanto le vittime che offriva Voldemort. Durante il mese di Novembre, erano stati trovati corpi di gente ridotta a guscio vuoto, catatonici. Il grosso erano gabbani ignoranti, ma tra le vittime c'erano diversi conosciuti nemici di Voldemort. Non c'erano dubbi su quale parte avessero voluto scegliere quelle creature.
Nelle ultime due o tre settimane, Voldemort e i suoi seguaci erano stati tranquilli. Stavano complottando qualcosa.
Hermione guardò oltre per vedere un ritratto di famiglia radunato attorno ad un albero di Natale. Babbo teneva su la piccina per posare una stella su un ramo alto. Si voltarono e con calore agitarono le braccia a Hermione, che divenne triste pensando alla sua famiglia.
Il gruppetto si fece strada su per le scale e attraverso i lunghi corridoi verso la Torre dei Grifondoro e il ritratto della Signora Grassa. Chiacchiere smorzate e rumori filtrarono dalla parete.
"Cinciallegra," disse Hermione, il quadro si aprì e rivelò una Casa piena di studenti che si affrettavano.
La Sala Comune era un viavai di gente che faceva svolazzare bagagli e animali e si preparava a salire sul treno per tornare a casa; quasi tutti si preparavano a partire. A parte lei e Harry, solo Dean Thomas e uno studente del terzo anno restavano per le vacanze.
Dean e gli altri studenti erano nati da Gabbani come era lei, e sentivano meglio per loro non mettere in pericolo le proprie famiglie.
La commozione quasi la sopraffaceva. Hermione era sorpresa dall'enorme numero di borse che quella gente riteneva necessarie per una breve visita a casa. Era certa che avessero degli abiti e degli oggetti nelle loro case, e che non avevano bisogno di portarsi tutto con loro. Hermione decise che a meno che non diventasse una gran confusione, non sarebbe intervenuta.
Si mise a sedere vicino al fuoco, e ignorò il frastuono meglio che poté.
Era intrigata dalla facilità con cui adesso poteva ignorare la confusione. Ancora poteva fare caso a piccole abitudini noiose. La sua attenzione ai particolari si era acuita assai nel corso dei tre mesi nel mondo oscuro, comunque le tremende sensazioni di ansia che certe azioni le provocavano, si erano affievolite.
Si guardò attorno, e colse un gatto assai sconvolto che si nascondeva sotto un tavolo nell'angolo più lontano della stanza. Crookshanks doveva essere diventato curioso e doveva essere sceso fin quaggiù. Il suo errore l'aveva costretto a prendere le distanze dai troppi pezzi di bagaglio che volavano e venivano ammucchiati e riposti in mucchi scomposti qua e là per la stanza.
La pelliccia rossa accesa era ritta sulle punte mentre si ingobbiva, artigli in fuori, e soffiava alla gente sbadata e alle loro proprietà che passavano di là.
Hermione avanzò verso di lui rapida; "Oh, povero vecchio mio, andiamo di sopra."
Sollevò la larga palla di pelo, e questa si attaccò alla sua spalla, nascondendo all'istante la testa negli abiti.
Crookshanks era stato il suo unico confidente durante il suo periodo di alti e bassi. Avrebbe ascoltato e non condannato. Era stata l' unica creatura al mondo a cui poterlo dire. Lei e Snape erano stati d'accordo di mantenere la sua relazione, la loro relazione, segreta. Era lieta che come minimo un'altra anima viva la avesse potuta ascoltare, così che non era stata proprio del tutto sola, con i pensieri che le si formavano dentro.
Hermione guardò un gruppo di ragazzino del primo anno, così confusi. Sospirò e andò ad aiutarli.
"La mia Ricordella è rossa, ma non so perché," disse una ragazzina alta e pallida, molto timida.
Hermione aiutò la ragazza a cercare tra le sue cose tirandone fuori vestiti di tutti i tipi, e oggetti sul pavimento, fino a che non si fu accorta che si era scordata di impacchettare il cuscino di spilli che aveva trasfigurato per sua madre. La ragazza corse su per le scale per recuperare il regalo dimenticato.
Presto entrò la Professoressa McGonagall per dire ad Hermione che era tempo di organizzare gli studenti così che potessero salire sulle carrozze dirette alla stazione dei treni.
Hermione si voltò verso Ron e gli disse, "Aspetta sulla piattaforma, così ti posso salutare, d'accordo ."
Le diede un cenno affermativo e corse su per le scale per prendere le sue borse.
Hermione fece allineare gli studenti divisi per anno nella Sala Comune. Mandò prima i più vecchi, attraverso il ritratto che era la porta, in una lunga fila di grossi zaini e borse più piccole, mantelli pesanti, gabbie che tubavano, e cesti che miagolavano.
Attese vicino al ritratto della Signora Grassa fino a quando non fu il turno dei ragazzi del primo anno per andare. Aiutò gli studenti più giovani a levitare le loro borse e li accompagnò alle carrozze.
Mentre accompagnava I bambini alla stazione ferroviaria, Hermione guardò gli alberi spogli ondeggiare con dolcezza nella brezza e il sole calava basso nel cielo. Si chiese come mai poteva cambiare così tanto, eppure restare lo stesso. Sospirò pesantemente, sperando che, l'anno seguente, lei e la sua famiglia potessero essere riuniti.
Quando salutò Ron davanti all' Hogwart's Express, sorrise a lo abbracciò stretto.
Lui salì sul treno, ed Hermione guardò la sua immagine fluttuare fra dentro e fuori mentre si spostava per sedere vicino ad un finestrino.
Il treno prese a fumare e lei salutò con la mano. "Prometto di mandarti col gufo qualcosa d'altro di un maglione Weasley," gridò Ron fuori dal finestrino mentre il treno prendeva a muoversi sul binario.
Appena si furono dati l'arrivederci, il trio non poteva sapere di quanto le loro vite e quelle del mondo stregonesco sarebbero state sconvolte presto, e cambiate per sempre.
CAPITOLO SECONDO : L' IGNOTO
Quella notte, il sonno di Hermione era senza pace. Provava una sensazione strozzata e nauseante alla bocca dello stomaco, come se qualcosa di importante fosse all'orizzonte, ma non potesse spuntare. La sensazione assomigliava assai a quella che aveva quando una parola le restava sulla punta della lingua, ma non si permetteva di venire detta.
Scese dal letto e prese a camminare avanti e indietro per la stanza, cercando di mettere insieme gli spazi vuoto. Nulla era stato scordato, eppure ogni cosa le pareva sbagliata.
Si gettò addosso la vestaglia e le pantofole morbide e si avviò alle cucine. Sperava che una tazza di the col miele le avrebbe calmato i nervi. Non si preoccupò di vestirsi in modo formale, in quanto il castello era praticamente barricato eccetto per quei tre o quattro insegnanti e per un simile numero di studenti.
Hermione percorse i corridoi godendosi la dolce atmosfera natalizia. Le armature mormoravano dolcemente, "Silent Night," mentre l'agrifoglio verde e il vischio pendevano leggeri dalle pareti. Stava quasi sentendosi più a suo agio e più lieve per la sua sconosciuta ansia.
Quando attraversò l'Ingresso Principale, centinaia di candele le illuminarono la strada. L'effetto era delizioso, la luce si rifletteva sui bulbi decorati di vetro e sulle gocce facendo luccicare gli alberi come stelle piene di luce nel cielo.
Il suo animo migliorò assai, quando sfiorò la pera e il quadro si aprì. Fu attorniata da piccole creature verdi che indossavano tovagliette da the di Hogwarts. Enormi occhi la guardarono avidi di servirla. Gli Elfi domestici avevano meno da fare poiché il grosso degli studenti e della facoltà se ne era andato a casa . ogni persona ragionevole sarebbe stata contenta di avere alleggerito il suo compito. Gli Elfi Domestici comunque,' dopo un paio di ore di serenità, risentivano degli effetti della mancanza di lavoro e furono deliziati quando Hermione si recò da loro. Non solo esaudirono subito la sua richiesta del the, ma implorarono e supplicarono perché consentisse loro di fere molto di più.
"Solo the, grazie," rispose con garbo Hermione. " Voi Elfi Domestici meritate un giorno di riposo."
"Oh, no signorina," squittì una delle sciocche creature, "A noi non piacciono i giorni di riposo."
"Dobby è l'unico che si riposa oggi, signorina. Non è un buon Elfo Domestico, noooo." Le sue grosse orecchie si afflosciarono e sballonzolarono sulla sua faccia mentre scuoteva la testa con ardore.
Hermione chinò la testa arrendendosi; si sedette sulla branda davanti al fuoco e si bevve il the caldo. Gli Elfi Domestici erano schiavi, sì, ma davvero amavano le loro catene.
Mentre guardava il fumo alzarsi piano dalla tazza, I suoi pensieri si spostarono verso la sua vita nell'universo senza tempo. Si era abituata a sedere proprio in quell posto e guardare Snape cucinare. Le lunghe dita lavoravano il cibo con facilità, mescolando e dosando spezie ed ingredienti in un largo tegame. Sebbene non gli piacesse averla vicina mentre lavorava, non gli dava fastidio la sua compagnia. Adesso lei era davvero distante. Si chiese se avesse più cucinato, dal giorno in cui erano tornati.
Hermione finì il suo the e lentamente se ne tornò alla Torre del Grifondoro.
Camminò assente per i corridoi. Quando voltò l'ultimo angolo, vide Snape avanzare verso di lei. Lei notò lui un attimo prima che lui notasse lei. Era preso nei pensieri e contemplava il terreno. Alzò lo sguardo sorpreso, e i loro occhi si incontrarono. La fissò per un istante, e il suo viso divenne abbattuto e vacuo. Prima che lei potesse battere occhio o aprir bocca per dire qualcosa, si voltò con un gesto secco e se ne andò. Lei non poté stabilire se era una sua reazione nei suoi confronti perché era fuori dopo il coprifuoco, sebbene fosse un'idea lontana da quelle che aveva avuto per davvero.
Hermione inconsciamente trattenne il respiro mentre lo guardava dileguarsi nel corridoio. Lo fissò in silenzio, confusa. Non l'aveva rimproverata né l'aveva ripresa affatto.
L'aveva avvertita che non le avrebbe parlato se non in aula, ma il suo comportamento era lontano dal suo solito modo di essere, anche considerando la sua promessa.
Una singola goccia di speranza passò per la mente di Hermione, che forse i suoi sentimenti per lei erano più forti di quanto non avesse osato riconoscere.
Quando Hermione si fu sdraiata nel letto, il dolce far le fusa di Crookshanks la cullò, rilassandola. Desiderò, e non per la prima volta, di avere la capacità di leggere le menti, o almeno la sua mente.
~~~***~~~

Hermione si svegliò presto, il primo giorno delle vacanze di Natale, per trovare Harry ià fuori dal letto che guardava la neve dalla finestra della sala comune. Stava osservando, ma non sembrava venire attratto da nulla in particolare. I suoi lineamenti erano affaticati e stanchi. La pelle pallida sembrava malata, ed aveva profonde occhiaie violacee attorno agli occhi. I capelli erano arruffati e si stava strofinando la tempia.
"Cosa c'è che non va, Harry?" gli toccò la spalla.
Si ritrasse in sorpresa come se non si fosse reso conto che lei era lì.
"Niente, la scorsa notte non ho dormito molto."
"Perché non torni a letto?"
Harry soppresse una risatina frustrata e deciso si alzò. "Hai fame? Potremo andare a far colazione." Le disse mentre arrancava via dalla stanza.
Hermione era preoccupata, poteva dire che qualcosa stava andando molto male.
Il Salone era vuoto quando ci entrarono. Era strano vedere una sala così vasta completamente svuotata, come se l'immobilità fosse un ricordo di eventi passati. Un tremito di consapevolezza attraversò Hermione.
Sedette al suo solito posto al tavolo dei Grifondoro mentre il piatto si riempì per magia con biscotti morbidi, patate affettate e salsicce fritte. Sollevò il coltello per tagliare il biscotto fumante, quando si rese conto di quanto apparisse malmesso Harry. Si accomodò assente al suo posto, dirimpetto a lei, e si accasciò tenendosi la testa. Aveva un aspetto atroce, e le stava nascondendo qualcosa. Poteva intuirlo dalle frasi smozzicate con cui evitava le sue domande. Harry odiava lamentarsi. Sentiva che il solo fatto di essere vivo, mentre così tanti erano morti, era un motivo per non lamentarsi.
"Harry, ti prego dimmi, cosa non va?" Si allungò verso di lui e gli toccò il braccio per empatia, cercando di guardare nei suoi grandi occhi verdi.
"Ho il mal di testa."
Hermione lo guardò sospettosa. "Se è la tua cicatrice, hai bisogno di andare da Dumbledore."
"Se andassi da Dumbledore ogni volta che la cicatrice fa male, sarei nel suo ufficio ogni giorno," rispose amareggiato Harry. Si fermò e proseguì con decisione, "D'altra parte non è tanto la mia cicatrice quanto la mancanza di sonno. Ho avuto un incubo tremendo."
"Questo potrebbe essere importante. Che cosa era?"
"Era troppo bizzarro. Sono certo che non sarà d'aiuto."
"Come Alieni a pois provenienti da Nettuno?" chiese Hermione sollevando le sopracciglia.
Harry sorrise assai, "Una specie. C'era quella donna, o almeno penso fosse una donna. Veramente, potrei dire solo delle sue grida. Non ho mai sentito niente di così tremendo, così doloroso. Mi ha fatto stare male."
Hermione inghiottì di colpo.
Harry si fermò scrutandola,"Era così realistico. Potevo sentire le ossa spezzarsi mentre cercava di fuggire e potevo sentirla contorcersi mentre sanguinava dai colpi e dallo schiacciamento."
"Schiacciamento? Cosa intendi?" Hermione non riusciva a capire.
"Penso che fosse intrappolata, spalmata in qualcosa. . Il suo occhio sporgeva con un naso da teschio ed aprì la bocca tormentata."
"Il suo occhio?" chiese riluttante Hermione.
"Sì, ne ho visto uno solo, e non era nel posto corretto sulla sua faccia. La sua pelle era legnosa, come corteccia. Non la riconobbi, non potevo, era tutto troppo distorto. La risata acuta di Voldemort mi destò. Rideva per il suo dolore."
Hermione sentì che il racconto era perturbante. Non sapeva perché. Molti dei suoi sogni non erano mai divenuti realtà. Con una vita così tumultuosa come la sua, era pur costretto ad avere un incubo o due che non profetizzava o che non si collegasse alle attività di Voldemort. Questa volta, Hermione avvertì che il suo sogno preannunciava un piano agghiacciante e orrido.
Harry punzecchiò il suo cibo, dividendo le patate fritte in piccoli bocconi, ma non mangiandone neppure uno.
"Davvero, Harry. Stavolta penso che sia importante," gli disse contenuta.
Hermione finalmente convinse Harry a parlare con Dumbledore, ed in un paio di minuti furono in piedi davanti alla Gargolle lambiccandosi il cervello per i nomi dei dolciumi.
"Praline Ju Ju," buttò lì Hermione. La gargolla rimase immobile-
"Bruchi alla menta." Ancora niente.
"Frizzoline, Melma Zuccherina, Rospi caramellati," la lista era infinita.
"Lumache di gelatina," strillò Harrym e la gargoyle si spostò per rivelare una scala a chiocciola dai gradini che ondeggiavano. Hermione si sentì stringere lo stomaco al pensiero di una simile caramella.
Voci in conversazione accalorata potevano essere ascoltate, mentre lenti salivano le scale.
"Dannazione, Albus, dobbiamo fare qualcosa," echeggiò una voce vellutata familiare.
"E cosa vorresti che facessimo, Severus? Non possiamo agire senza un proposito o una motivazione. Possiamo riflettere e prepararci, ma nulla di più."
Hermione si congelò per un istante. Era l'ultima persona che lei volesse vedere. I suoi muscoli si irrigidirono. Era stata confinata con lui in così poco spazio, prima che tornassero. La sua mente corse per trovare scuse per far andare solo Harry, ma non avendone trovate, lo seguì nell'ufficio di Dumbledore, e vi trovò Snape in piedi vicino alla finestra.
"Aha, due dei nostri ospiti delle vacanze sono venuti a salutarci," così Dumbledore accolse la coppia con un ammiccare degli occhi ed offrì loro delle caramelle alla menta.
Harry e Snape si guardarono sdegnosi mentre Hermione trovò i quadri del Preside abbastanza interessanti, ed evitò con attenzione l'angolo della stanza dove stava Snape.
Il silenzio pervase la stanza per un attimo, prima che Hermione decidesse che preferiva un incontro il più possibile breve.
Spostò la sua attenzione su Dumbledore e iniziò, "Harry ha avuto un incubo e la cicatrice gli fa male."
Dumbledore sollevò le lunghe sopracciglia bianche con interesse.
"La mia cicatrice fa male sempre, ma mi sento un po' peggio, e ho fatto un sogno. Probabilmente non è niente. Non voglio preoccuparmi o lamentarmi per nulla," aggiunse Harry.
"E allora perché stai sciupando il nostro tempo, Potter?" sbuffò Snape.
Dumbledore guardò Harry. La sua espressione divenne molto seria.
"Vorrei parlare con Harry da solo, per favore." Dumbledore gettò un'occhiata a Snape mentre parlava.
Snape aprì bocca, come per protestare, ma pensandoci, cennò in silenzio con la testa e si voltò per andarsene. Scrutò sospettoso Harry quando attraversò la stanza. Hermione era in piedi vicina alla porta, così che anche con i suoi passi rapidi, lo colpì all'uscita, e Snape fu costretto a retrocedere dietro a lei nell'andarsene.
Avrebbe dovuto far andare lui per prima. Sarebbe stato lontano dalla sua presenza, sarebbe andato e non avrebbe dovuto avere a che fare con le sensazioni che la vicinanza faceva affiorare. I capelli cespugliosi sfiorarono lievi il suo petto mentre si girava per entrare nel vestibolo. Hermione avvertì scosse di nervosismo diffondersi nel suo corpo. In stanze così ristrette, poteva solo avvertire la sua figura alta incomberle addosso, e ne odorò il profumo familiare. Trovò difficile deglutire, e parlare impossibile.
All'oscuro di Hermione, pensieri analoghi stavano passando per la testa del Maestro delle Pozioni mentre lottava con tutta la sua forza di volontà per trattenersi dal sollevare le sue dita ai capelli e al vestito di Hermione.
~~~***~~~
Hermione attese con ansia il ritorno di Harry nella Sala Comune. Si era seduta un attimo, solo per ritrovarsi a camminare avanti e indietro davanti al camino, passandosi le mani tra i capelli un attimo dopo. Incrociò le braccia, ricadendo nella morbida sedia. Crookshanks si era avvicinato e si era seduto guardandola, la testa seguiva i suoi gesti, fino a quando il ritratto non si spalancò.
"Cosa è successo? Cose ha detto Dumbledore?" Hermione si precipitò dalla sedia per avere anticipazioni.
"Non molto. Che cosa poteva dire?" Harry lo disse con semplicità mentre camminava verso le scale. Sospirò, "Ho bisogno di sdraiarmi per un poco," e lento si avviò al suo dormitorio.
Harry dormì l'intera giornata, mancando il pranzo. Riflettendo che non aveva mangiato assai a colazione, Hermione andò alle cucine per dei sandwich da portargli in camera.
"Ciao," bussò lei. "Femmina in arrivo…" avvertì Hermione prima di entrare nella camera da letto del dormitorio di Harry.
Mentre scivolava cauta attraverso la soglia, notò Dean Thomas sdraiato sul suo letto con un libro aperto. Alzò gli occhi e sorrise schivo.
"Prefetto viola le regole, vedo." Certe volte Dean poteva essere scontato.
"Come Prefetto, ho il diritto di entrare in qualsiasi stanza Grifondoro, se lo ritengo necessario."
Dean roteò gli occhi alla risposta impeccabile e tornò al suo libro.
Harry si sollevò sui gomiti, era sonnacchioso, e le sorrise.
"Buongiorno," gli disse. "Sebbene non sia proprio mattina, vero?" Si sedette sul letto accanto al suo. "Come ti senti?"
"Bene," Harry scrutò nervoso verso Dean. Hermione potè intuire che non volesse parlare lì. Sapeva come Harry non volesse venire additato per la sua unione con Voldemort. Essere riconosciutoper le sue capacià nel Quidditch o come stregine, quello andava bene, ma la nomea di essere collegato a Voldemort, lo faceva sentire a disagio. Harry sapeva che non era famoso per qualcosa che aveva controllato, ma piuttosto per l'amore di sua madre.
"Ho portato dei sandwich al pollo e al prosciutto. Andiamo in qualche posto più adatto per mangiare," sussurrò a Harry.
"Benissimo, mi va una passeggiata. Porterò il mio Mantello dell'invisibilità, giusto in caso che non tornassimo in tempo per il Coprifuoco." Ripose la stoffa argentata e fluente nello zaino dei libri.
E così se ne uscirono.
Percorsero i corridoi in un silenzio complice fino a quando non raggiunsero lo Studio di Godric al piano terreno della Torre del Grifondoro. Lì sedettero sul tappeto davanti al fuoco, e posarono i sandwich davanti a loro.
"Mi è sempre piaciuta questa stanza, così maestosa," disse Harry osservando la statua a dimensioni naturali di un leone, posta in un angolo.
Harry guardò in basso al suo cibo. "Non vorrei preoccuparti," disse cauto. "Non vorrei preoccupare nessuno, ma ho la sensazione atroce che stia per accadere qualcosa di orribile."
Hermione annuì, "Posso sentirla anche io. Come una stretta allo stomaco, quando parlasti del tuo sogno."
"Ho la sensazione che Dumbledore abbia colto un qualche significato dal mio sogno. Penso di averlo visto nei suoi occhi, per un attimo." Harry inspirò profondamente mentre piluccava la crosta del pane.
Proseguì, "Dumbledore disse che tutti i segnali avevano indicato verso un grosso evento climatico. I Centauri lo avevano avvertito, ma non riescono mai a dare una risposta diretta. Non sono certo se pure lo stesso Dumbledore riesca a cavare un senso dalle loro profezie."
Hermione sorrise parecchio pensando alle strane e ambigue profezie dei Centauri.
"Ha detto che bisogna essere preparati al peggio. "Harry alzò lo sguardo su di lei, "Dumbledore ha avvertito il Ministero, che ha gli Auror in allerta, posizionati in diverse città e case che potrebbero venire attaccate."
Le parole di Dumbledore portarono assai poco conforto a Hermione.
Harry gettò il sandwich a terra e prese a dire con voce disperata, "Oh Mione, perché devo sentirmi come se qualsiasi mossa faccio, farò la scelta sbagliata?"
"Credo che chiunque sia in un dilemma analogo. Siamo nel mezzo dei tempi più bui della Storia della Stregoneria, e aggiungici il fatto che siamo sull'orlo dell'ingresso nel mondo degli adulti, dove non sarem così riparati dal male e dal pericolo, non quanto lo siamo adesso. Io so quanto, per me, sono confusa su quale scelta sia saggia e quale sia giusta. Il Signore sa che ho già fatto quella stupida."
Harry la guardò incredulo. "Sei troppo brillante per prendere una decisione stupida."
Hermione si augurò di avere ragione.
Si schiarì le idée e proseguì, "C'è stato un poeta Babbano che scrisse, 'The world is too much with us; late and soon.' Io penso che calzi alla perfezione con la nostra situazione. Ti presterò la mia copia quando torniamo."
Harry sorrise debole e sedettero in silenzio per un poco, guardando i resti dei sandwich mangiati a metà.
"Lo sai che amo Ginny," disse senza alzare lo sguardo dal pavimento.
"Sì"
"E se le cose erano diverse…," fece una pausa, "Ma con Voldemort, non potrei mai metterla in pericolo coinvolgendola."
La sua tristezza si sciolse in rabbia mentre esplose, "E' tutta colpa di Voldemort. I Mangiamorte sono malvagi, ma senza_Voldemort, non potrebbero mai agire. Guarda i Dissennatori. Sono mostri, ma perlomeno se ne stavano ad Azkaban prima dell'ascesa di Voldemort. Ogni cosa brutta è avvenuta per colpa di Voldemort."
Un alto rumore simile ad un ululato venne da fuori, e le finestre tremarono. Gli occhi di Hermione lampeggiarono verso il cielo imbrunito e si attesero di vedere qualche tremenda creature, ma videro solo la neve turbinare.
"Wow, il vento ce la mette proprio tutta là fuori," disse lei senza entusiasmo.
All'improvviso, Harry gridò di dolore e crollò sul pavimento. Rimase sdraiato in posizione fetale, tenendosi la fronte. Hermione si protese su di lui, spaventata, soo èer sentirfe il rumore di vetro infranto da qualche parte nel castello.
All'improvviso, Harry gridò di dolore e crollò sul pavimento. Rimase sdraiato in posizione fetale, afferrandosi la fronte. Hermione si chinò su di lui, spaventata, solo per sentire il rumore di vetri infranti provenire da qualche parte nel castello.
CAPITOLO TERZO : L' ATTACCO
Un altro schianto echeggiò per il castello di pietra, strappando l'attenzione di Hermione da Harry, che giaceva sul pavimento, e si premeva la fronte, soffrendo. Il cuore le accelerò e i peli le si rizzarono sulle punte sulla nuca e sulle braccia, quando si alzò e corse alla porta. Pregò che quei rumori fossero solo Peeves che faceva confusione, ma si rese conto che il dolore di Harry e la distruzione che incombevano sul castello erano probabilmente collegate.
Hermione aveva fatto solo un paio di passi, quando all'improvviso un largo e spesso ramo si schiantò contro le lerghe finestre panoramiche, frantumandole. Prima che avesse tempo di reagire, parecchie fronde spoglie presero a cercare, ad allungarsi, ad afferrare. Schegge di vetro schizzarono ovunque, si sparsero sul pavimento e per l'aria come un vivido fuoco d'artificio. Hermione cadde in avanti, scivolando tra il vento e le schegge. Tagli sottili come di rasoio si aprirono sulle sue mani e sugli avambracci, il sangue prese a colare, ma Hermione non ci fece caso. Fissava la scena scioccata e confusa, mentre i rami si ritiravano e il vento ululava dolorosamente nell'aria.
Hermione sbattè gli occhi un paio di volte, cercando di raccogliere le idée. A cosa aveva appena assistito? La tempesta che entrava era più rigida di qualsiasi cosa avesse mai provato. Il lamento nelle sue orecchie la riempì con un senso di impotenza e dolore.
Mentre guardava, una spessa propaggine grigia avanzò strisciando alla finestra. Un occhio rosso sporgente con una pupilla larga e dilatata la fissò dall'angolo contorto. Fissò la cosa grottesca con shock e paura. Una faccia da teschio sbucò dal fogliame. Si rese conto che quella faccia era umana, a dispetto dell'assenza del naso e di un occhio.
Hermione non si mosse.
In effetti, non poteva muoversi. Poteva solo continuare a fissare all'appendice simile a una corda, e alla faccia infida, una faccia umana, ma distorta da un'angustia tale che Hermione neppure poteva immaginare. Urli e pianti le invasero le orecchie, mentre il dolore che gelava le ossa si appropriò di ogni parte del suo corpo. Hermione era congelata dall'orrore e dalla paura. All'improvviso, fu afferrata da Harry, che si era ripreso abbastanza da trascinare il suo corpo rigido nel corridoio, via dal pericolo immediato. Lui stese il Mantello dell'Invisibilità sopra le loro teste.
Hermione provò a parlare, a gridare, ma riuscì ad emettere solo un leggero singulto.
Guardò Harry, e la realtà scorse di nuovo nella sua mente. Ridivenne consapevole di quanto la circondava e poté muoversi; così la coppia avanzò lesta per i corridoi.
L'intero castello si lamentava, come se venisse spezzato o piegato da qualsiasi cosa lo attaccasse. Schianti e scricchiolii echeggiavano per i corridoi. Ombre di rami che artigliavano si muovevano contro le pareti male illuminate, mentre spifferi gelidi soffiavano dentro il castello da finestre rotte, dappertutto. I loro piedi pestarono le schegge dei vetri in frantumi, mentre scendevano per il lungo corridoio.
Mentre seguiva Harry, Hermione ancora si sentiva intontita, ma lo shock iniziale era scemato. Si era ritrovata ad osservare tutto quello che la circondava, cercando, con poco successo, di concentrarsi e dare forma a un piano. Subito si rese conto che si stavano dirigendo verso le porte principali, e con molte probabilità, verso gli alberi.
"Non dovremo andare verso il centro dell'edificio, via dall'attacco?" la voce di Hermione tremava assai mentre parlava.
"Dubito che saremmo sicuri in qualsiasi parte del castello. D'altra parte, voglio scoprire cose sta'accadendo," disse Harry con determinazione.
In quel momento, Hermione non comprese, o fu d'accordo con il piano di Harry.
Un forte schianto li fece arretrare di botto, quando un tavolino esplose contro una parete. Sbirciando nell'aula, da cui era uscito il tavolo, Hermione vide un altro largo ramo di albero che si scuoteva e si muoveva in modo convulso, afferrando oggetti e lanciandoli.
Un grido acuto si levò sulla testa di Hermione. Alzò lo sguardo, confusa, ma non vide niente.
"Muoviamoci!" ordinò Harry, e spinse via Hermione con sé, il vento che frustava i capelli e i vestiti.
Appena voltarono l'angolo, una propaggine gigantesca che si contorceva riempiva l'Ingresso principale, avendo sfondato le spesse porte di quercia. Arto su arto, con i rami distesi si muoveva scomposto dal soffitto al pavimento. Schegge e pietrisco rotolavano e sobbalzavano con la tempesta. Il pavimento era scivoloso e coperto di un liquido scuro. Il vento frenetico e la neve soffiavano il gelo pungente nella stanza.
Gli occhi di Hermione guardarono tutto questo, sebbene non lo vedessero per davvero.
I gemiti agonizzanti e i lamenti divennero più forti e si fermarono echeggiando nelle loro orecchie, allarmando i loro sensi. Tra le propaggini che si muovevano, Hermione si rese conto che non una, ma molte sagome umane si agitavano, spezzandosi e versando sangue sul pavimento. Bocche ansimanti si ammucchiavano accanto ad altre che gemevano e si torcevano e gridavano in preda alla rabbia e al dolore, che era inimmaginabile. Gli occhi sporgevano, i corpi si protendevano solo per essere riassorbiti con la propaggine. C'era movimento continuo. Si torceva, afferrava, spingeva.
I rami grondavano non linfa, ma sangue rosso denso. Con ogni basso rumore di cosa che si spezza od esplode, ancora più liquido colava, raccogliendosi in una pozza sul pavimento.
Era troppo.
ECHI 2
Hermione poté sentire la bile acida scorrerle in bocca. Harry la spinse indietro, trascinandone il corpo piegato mentre riversava il suo malessere nella sala e sugli abiti.
Quando voltarono l'angolo, lei scivolò contro il muro, tremando convulsa. Quegli arti sanguinolenti e ondulati, le grida e il dolore le inondarono ogni parte del corpo.
Harry le prese la testa tra le mani, e le asciugò i capelli intrisi di lacrime e sudore dalla faccia. Le dita gli tremarono assai mentre lo faceva.
"Coraggo, Mione, hai bisogno di rimetterti in sesto," sussurrò roco Harry.
Lei lo fissò. Perché non ne risentiva? Le mani tremavano, sì, ma non era crollato come isterico. Cosa non andava con lei? Era sempre stata coraggiosa davanti al pericolo, perché adesso si comportava così?
Inspirò profondamente, spingendo ogni paura nel fondo della mente.
"Mi dispiace, Harry," Hermione cercò di mantenere la voce regolare e calma, ma alle sue orecchie, si sentiva debole e tremante. "Non riesco proprio a credere che sia successo."
"Neppure io," Harry fece una smorfia nel dirlo.
Hermione lo guardò respirare affannato e si alzò.
"Tutte le uscite normali sono state bloccate. Vieni. Potremo uscire dal passaggio segreto al terzo piano," e la condusse di nuovo nel corridoio, verso una rampa di scale.
Guardò su alla lunga fila di gradini, incerta se sarebbe riuscita a salire. Sentiva le gambe pronte a cedere. Erano stordite e impacciate nel muoversi.
All'improvviso, sopra di loro, un Elfo Domestico balzò da una parete all'altra, comparendo e sparendo all'istante. Gettò un grido acuto nel farlo.
Entrambi guardarono su meravigliati.
"Cosa diavolo era?" gli occhi di Hermione si sgranarono e per un istante la sua paura di affievolì.
"Deve essere il modo in cui si muovono gli Elfi Domestici, attraverso i muri," Harry parve sorpreso quanto Hermione dalla scoperta.
Aveva un senso. In quale altro modo avrebbero potuto entrare e pulire in stanze chiuse a chiave e protette?
Lentamente Hermione salì la lunga rampa di scale. Tremava ancora, ma di nuovo poteva sentire le gambe.
I pianerottoli erano nel caos come il resto del castello. Tendaggi svolazzavano spinti dal vento. I ritratti si scuotevano sbattendo le cornici sulle pareti.
Hermione cercò di staccarsi dalla violenza e dalla confusione che la circondava. Aveva bisogno di guardare la situazione come un osservatore oggettivo.
Guardò i personaggi dei ritratti saltare da un quadro all'altro, agguantandosi ad alberi e costruzioni, radunarsi e parlare forte.
"Ma cosa è successo?" chiese una signora in dolce attesa.
"Hogwarts è sotto attacco?" pianse un ragazzino.
Sir Cadogan, che adesso era in un quadro con tre donne in crinoline, con fare galante proteggeva le belle donzelle brandendo alta la sua pesante spada.
Debris si abbatté sulle loro gambe e sbattè nelle pareti, e sbuffi di venti forti entrarono dalle finestre rotte. Piccoli tornadi sollevarono carte e vischio su nell'aria. Il vento turbinò giù per parecchie scale, gemendo forte.
Ogni volta qualcosa volava contro di loro, Hermione era sicura che erano stati scoperti.
Impedimenta!" gemette Hermione quando un nastro di cristallo della dimensione di una spada lunga venne scagliato verso di loro. Il nastro si fermò a mezz'aria a pochi centimetro dal torace di Harry.
Questi rimase impietrito a fissare il nastro di cristallo con gli occhi attoniti. Hermione sentì aria tiepida da un respiro profondo da dietro il mantello, e si voltò per guardare Harry assai scosso.
"Grazie," annaspò Harry, la faccia pallida per lo shock.
"E' stato istintivo. Nemmeno ci ho pensato." Ed era vero, a malapena si ricordava di aver lanciato l'incantesimo. "Immagino che comunque avrei rivelato la nostra posizione, disse Hermione con un tono di rimpianto.
Harry annuì silenzioso, sconvolto dall'evento.
Hermione stava iniziando a recuperare lo spirito, mentre studiava Sir Cadogan che fendeva l'aria con la sua spada.
Guardò di nuovo Harry, "Potrebbe essere saggio scoprirci per un po' comunque."
"Hermione tirò il Mantello dell'Invisibilità sulle spalle e la sua testa e con la testa che si muoveva, guardò su verso Sir Cadogan che si inchinò in modo cavalleresco.
"Coraggioso cavaliere," iniziò, apparendo più fiduciosa di come non si sentisse,"Abbiamo bisogno di sapere se la nostra strada per la statua della strega dal dorso curvo è libera. Potresti esplorare la zona per noi ?"
"Una missione! Sono fiero di accettare," e sgusciò svelto da un quadro all'altro, con l'armatura che cigolava quando si muoveva.
"Può non essere il più saggio dei dipinti, ma come minimo sapremo se la nostra fuga è possibile."
Il vetro si ruppe, un parato volò via danzando e torcendosi nell'aria, e un altro Elfo Domestico corse gridando vicino alla cima delle scale.
Sembrò un'immensità, ma in pochi attimi, Sir Cadogan era ritornato. "Non vedo malvagi o mostri infernali a bloccare il vostro cammino, buona Signora. Se li avessi trovati, di certo mi sarei offerto volontario per massacrare la bestia."
"Grazie," Hermione cacciò un sospiro di sollievo, e di nuovo si coprirono le teste, mentre si avventuravano salendo.
Gemiti di agonia echeggiarono per le scale, raggelando dentro Hermione che ricordava la causa dei lamenti.
Avevano fatto solo un paio di passi quando il castello all'improvviso perse a lamentarsi e scricchiolare con tanta forza, che Hermione dovette tapparsi le orecchie. Harry, Hermione, e le immagini animate si voltarono all'unisono per guardare su.
Il pianerottolo permise ad Hermione di vedere il tetto del castello, che ora appariva arcuato e contorto come se lo avessero spezzato. Le pareti erano piegate all'interno e andavano a stringersi più vicine man mano che salivano.
Un' orripilante immagine di un soffitto che crollava intrappolandola, soffocandola sotto tonnellate di pietre pesanti e detriti, le entrò nella mente. Inghiottì a fatica e cercò di svuotare la mente da simili pensieri.
"Meglio sbrigarsi," rantolò Harry, e corsero su per la successiva rampa di scale, al terzo piano.
Un Elfo Domestico gli passò tra i piedi e scomparve nella parete.
All'angolo opposto, Hermione poté vedere la statua bianca della strega dal dorso curvo.
Un'altra creaturina squittente scese volando dal soffitto e scomparve nel pavimento sottostante. Hermione all'improvviso provò pena per i poveri Elfi Domestici. Dovevano essere terrificati.
Harry si mosse rapido verso il fianco della statua, strappando Hermione ai suoi pensieri. Carte e fogliame giacevano ai piedi della strega, e l'agrifoglio le ciondolava dalla testa.
"Dissendium," disse Harry appoggiando la bacchetta sulla statua, che si aprì un po', concedendo abbastanza spazio da poterci passare attraverso.
Il tunnel nero odorava di chiuso e di muffa. Hermione pensò che qualcosa era diversa dalla sua precedente visita. Scrutò nelle tenebre in cerca di una risposta.
"Lumos," e la bacchetta di Harry illuminò l'aria appena dopo l'entrata. Quello che vide Hermione, era irreale.
Attraverso una spessa foschia polverosa, radici piccole e grandi si torcevano, cercando, artigliando il vuoto del tunnel.
Hermione dovette chiudere gli occhi per un istante per evitare di perdere i sensi.
La statua scivolò di nuovo contro la parete, attutendo gli orripilanti scricchiolii e I lamenti del castello. Adesso potevano essere sentiti rumori più calmi, e il grattare e lo strofinare delle dita di legno contro le pareti del tunnel era diventato proprio terrorizzante.
Hermione inspirò profondamente, solo per tossire appena I polmoni si riempirono delle sottili particelle che riempivano l'aria. Poteva sentire gocce spiaccicarsi sul pavimento morbido, e la polvere si sollevava nell'aria appena atterravano.
"Vieni. Non farti toccare dalle radici." Harry le fece segno di seguirla.
Il tunnel di solito era largo e alto abbastanza per far passare a malapena due persone. Adesso, con le radici che penzolavano basse, e che lottavano per agguantarli, erano obbligarti a chinarsi parecchio, e andare in fila indiana, Hermione dietro a Harry.
Mentre si chinava assai per tentare di raggiungere Hogsmeade, le radici dal tunnel si protesero per afferrare, e mancarono per poco i capelli e la schiena di Hermione. Pezzi di sporcizia, allentati dalle radici che si muovevano, piovvero giù, la polvere si infilò nella bocca e nel naso e negli occhi, rendendo difficile vedere e respirare.
Hermione dovette spostarsi lenta attraverso la densa cortina di terra che pioveva. Cercò di tenere gli occhi aperti, ma questi lacrimarono e rimasero così sfocati che non poteva vedere. Si tracciò una linea netta sulla faccia con l'interno della camicia e si inginocchiò sul terreno morbido, tossendo.
"Non riesco a respirare, Harry," ansimò cercando maggior sollievo per i suoi polmoni.
"Ecco, mettitelo sulla faccia," Harry le porse il Mantello dell'Invisibilità.
Harry tossì nel dirlo e piazzò la larga manica della sua maglia dallo scollo a v sulla bocca.
Hermione aveva sempre amato quel maglione; si rese conto che di certo era rovinato adesso. Pensò all'assurdità di un simile pensiero.
Harry prese a muoversi di nuovo e proseguirono. Mentre avanzava indomito attraverso lo strato di fuliggine, i suoi piedi sollevarono ancora più polvere negli occhi di Hermione.
Il terreno le ricordava una spiaggia, sebbene fosse assai più a granelli irregolari di quelli della sabbia. Sotto lo strato sottile di polvere e detriti c'era il pavimento duro. Era avvallato ed irregolare, ed Hermione inciampò per lo stordimento e la mancanza di vista.
Il respiro caldo gonfiava il mantello mentre lo usava per filtrare l'aria. Il mantello aiutava pure a filtrare l'umido odore di cose morte del tunnel. La fuliggine le solleticava il naso mentre cadeva lieve, e quando l'intonaco cadeva malamente sollevando ancora più polvere.
Hermione immaginò di poter sentire le radici carezzarle piano I capelli, stuzzicandola in una perversa parodia di una carezza di amante. Lo sporco cadeva in modo irregolare, c'era della fuliggine a grana fine, e dei pezzi grossi e veloci, e si convinse che erano questi a dare la sensazione. Se avesse scosso la testa, un mucchio si sarebbe di certo formato attorno a lei.
"Speriamo che non siamo finiti in una caverna," disse nervosa la voce soffocata di Hermione attraverso il mantello.
Il tunnel curvò parecchio e dovettero muoversi davvero lenti per evitare di toccarne le pareti. La luce dalla bacchetta di Harry si rifletteva le sottili particelle nei loro occhi, rendendo difficile stabilire dove finisse la polvere e dove iniziasse il tunnel. Le radici che strisciavano riportarono la coscienza a Hermione, stringendole lo stomaco. Quando il tunnel prese a salire la collina, Hermione dovette usare le mani insanguinate e coperte di schegge per arrampicarsi. Inciampò nella fuliggine densa, e atterrò sul ginocchio. Si rialzò e e zoppicò quando ogni passo le dava dolori acuti.
Non solo le facevano male il ginocchio e le mani, ma la mancanza d'aria respirabile e la strana postura con cui camminavano facevano sentire i muscoli e il corpo si sentiva a corto di fiato, e maltrattato.
Per fortuna, subito dopo la salita, il tunnel cessò il suo attacco a causa della mancanza di radici. L'aria divenne più chiara, e così i due sedettero e riposarono per un istante. Hermione si era calmata abbastanza dallo shock e l'orrore di quello a cui aveva assistito; adesso sentiva empatia per le anime perse dentro i tronchi. Sentì un forte bisogno di aiutare quella gente.
"Harry, dobbiamo aiutare quei poveretti," implorò Hermione.
"Lo so, ma non credo che tornare nel castello sia la nostra scelta migliore," fece una pausa ed aggiunse, "E poi il castello è quasi vuoto."
Hermione era oltraggiata. "Il castello non era affatto vuoto, Harry. Che mi dici di Dean e Trevor e quei poveri Elfi Domestici e Crookshanks e Hedwig? Cosa gli accadrà?"
E appena ebbe detto questo, la gola le si strinse, e si azzittì. Severus era di certo ancora dentro il castello. Poteva essere una di quelle anime perse, che le gridavano in agonia. Gli occhi le presero a lacrimare, e li chiuse con la testa che ciondolava avvilita. Un desiderio di tornare indietro, di andare ad aiutarlo, le avvolse l'anima. Si tirò le ginocchia indolenzite al petto e portò una mano sporca e ferita alla bocca, fissando assente lo spazio.
"Dobbiamo aiutarlo," gracchiò Hermione.
Harry.ascoltò la sua supplica, fraintendendone il significato. "Dean è brillante, Hermione," la confortò, "Sa come cavarsela."
Hermione lo guardò acuta, rendendosi conto di quello che aveva appena detto.
"Forse possiamo trovare aiuto a Hogsmeade. Andiamo," e Harry si alzò per proseguire attraverso il tunnel. Il resto del loro breve viaggio attraverso la terra fu privo di eventi, e svelti arrivarono alla fine. Harry si allungò fino al soffitto sopra di lui. Una spessa botola segreta in legno si aprì nella cantina di Honeydukes.
Hermione era coperta e incrostata da uno strato di fuliggine, quando alla fine salì nella cantina. Tremava un poco e la polvere leggera le cadeva dai capelli e dagli abiti.
L'odore di muffa e decomposizione venne sostituito dall'odore di fumo, e faceva davvero più freddo. Quando Hermione salì le scale verso il ripostiglio principale, poté sentire una decisa brezza spirare da sotto la porta.
Quando entrarono nel negozio di caramelle, col Mantello dell'Invisibilità attorno a loro, trovarono il posto buio e devastato. Barattoli di dolci giacevano scoperchiati sul pavimento, frammezzati al vetro e alla neve delle finestre rotte. Refoli infuriati di vento e nevischio soffiavano nel negozio, portando con loro un forte puzzo di fumo. L'aria era rigida, così il naso le si gelò appena la respirò. Hermione non aveva mai visto una tempesta così forte o fredda, e credette fosse opera di Magia Nera.
"Dubito che troveremo aiuto qua," sussurrò nervosa a Harry da sotto il loro riparo.
"Puoi teleportarti al Ministero," disse Harry e si spostarono svelte verso un angolo buio; le sfilò il mantello.
Hermione aveva passato l'esame solo un paio di settimane prima. Aveva ricevuto una licenza speciale, dovuta alle sue prestazioni di studentessa e alla sua situazione familiare.
Cercò invano di Teleportarsi, ma nemmeno riuscì a fluttuare.
"La tempesta di neve," sillabò Hermione appena guardò la tempesta innaturale. "Deve contenere un incantesimo Maledizione che Lega. Non sono capace di Teleportarmi da alcuna parte."
Paura per Snape e per gli altri, senso di essere indifesi, la afferrò al cuore, quando scoprì che non poteva trovare una soluzione al loro problema.
"Harry, dobbiamo trovare aiuto!" Lo disse con tanta decisione, che divenne un fatto piuttosto che una semplice constatazione.
"Proverò a mandare un messaggio alla Tana." Ti sfilò per un attimo il mantello. "Ma dubito che andrà molto lontano con questo tempo;" e lanciò un incantesimo Messaggero mandando un piccolo dardo argenteo a saettare fuori dalla finestra aperta.
"Potremmo vedere se possiamo trovare aiuto in città," disse Harry e posò il Mantello dell'Invisibilità di nuovo sulle loro teste, e avanzarono nella neve gelida.
Hermione dubitava che avrebbero trovato alcun aiuto a Hogsmeade, ma sperava che avrebbero potuto oltrepassare i limiti della tempesta e teleportarsi.
Hermione lanciò un Incantesimo Opernix sui loro piedi per nasconderne le tracce.
Il vento stava soffiando la neve in mulinelli e turbini così che la loro visibilità era scarsa. Attraverso la densa oscurità, Hermione vide un violento brillare di blu, che illuminò la città alla sinistra di lei. Si fecero strada verso il brillio e via dalla città.
Qualche passo nel vento, e l'oscurità vorticante li strinse tanto che non potevano muoversi o respirare . Hermione posò il viso sulla spalla di Harry per poter raccogliere il fiato.
Lanciò un incantesimo Riscaldante sul suo corpo, ma non avvertì differenza. Si rese conto che la natura magica della tempesta doveva influire anche su altre magie, oltre al Teleportarsi.
Ogni edificio che oltrepassavano mostrava gli stessi segni di distruzione di Honeydukes. Sentì delle esplosioni e guardò verso il negozio di Zonko per vedere scintille e fuochi artificiali versarsi fuori dalle finestre. Vetro e paglia si mescolavano sulla neve, così dovevano stare attenti nel procedere. Assomigliava molto a come si sarebbe disegnata un olocausto Nucleare. Forse, quella era la fine del mondo.
Mentre si avvicinavano alla luce blu, Hermione fu orripilata di scoprire che il grosso della città era arsa. Fiamme blu si innalzavano con la neve friabile, crescevano, si allargavano e si spargevano ad ogni soffio di vento. La fiamme si alzavamo con la tempesta che si avvicinava.
Hermione si fermò e guardò le fiamme che si avvicinavano, con tutte le speranze di trovare aiuto che sfumavano dal corpo, lasciandola vuota. Come avrebbero trovato aiuto, adesso? Non sentiva calore in quelle fiamme.
Harry fu il primo a voltarsi, e a dirigersi di nuovo verso Honeydukes. Hermione lo seguì, mentre ilvento e il fuoco ruggivano di rabbia, e li sospingevano nella direzione sbagliata.
Quando superarono il Three Broomsticks, che solo ora stava iniziando a bruciare con il fuoco innaturale, Hermione poté vedere dozzine di sfocate sagome ammantate illuminate dalle fiamme, con le loro vesti nere che sventolavano in ogni direzione. Il vento portò grida, e lampi gialli, rossi e verdi esplosero nel cielo tempestoso.
Gente stordita occasionalmente attraversava il loro cammino. Un uomo corse oltre loro solo per finire colpito da un forte lampo verde e cadere nella neve. Si afflosciò sul terreno come una bambola di stracci, senza vita. Un lampo rosso li mancò di poco e colpì invece una sfortunata vittima, che arrancò piena di dolore quando il braccio gli si accese in una fiammata azzurra.
Il gelo dell'aria era niente rispetto al gelo interiore che Hermione adesso provava. Il cuore e le viscere dolevano per il gelo pungente, e iniziava ad avere seri dubbi. Sapeva che sarebbe morta, e con lei, la speranza di salvare le povere anime perse al castello. Vicino a lei, poteva sentire il corpo di Harry che tremava.
"Harry..."
"Sto bene," la interruppe.
Ne dubitò molto.
Appena le figure ammantate si fecero più vicine, Hermione le riconobbe per quello che erano. Pregò che il vento e la neve non li tradissero ai Mangiamorte. Sapeva che un Mantello dell'invisibilità era inutile contro i Dissennatori.
La strada principale per Hogwarts era piena di nemici che marciavano e si muovevano verso il castello. I Mnagiamorte e i Dissennatori erano in numero tale che non ebbero altra scelta se non deviare nella neve, via dalla strada principale non appena costeggiarono la Stamberga Urlante. La casa abbandonata era l'unica cosa che sembrava normale. Arrancarono nella neve fonda, con il vento che batteva le loro facce e le mani. Erano quasi inciampati almeno due volte da quando se ne erano andati, a adesso i suoi piedi stavano diventando insensibili per il freddo.
Hermione inciampò su un ostacolo morbido, quasi cadde. Abbassò lo sguardo per vedere una donna giovane, i cui lunghi capelli biondi adombravano il volto. Hermione si chinò e fece uscire la mano dal mantello per scoprire se era viva o morta. I larghi occhi blu la fissavano senza metterla a fuoco. Era viva, a malapena, la pelle era gelata e pallida.
Harry afferrò Hermione trascinandola via rapido.
"Ma non possiamo lasciarla lì," implorò Hermione.
"E' persa, Hermione. Lo sai," le braccia di Harry tremavano convulse mentre la spingeva via.
Hermione lo sapeva. Aveva capito perché quegli occhi erano apparsi così vacui. La giovene donna non era altro che un guscio vuoto, senza pensieri, senza emozioni rimaste. La guardò disperata, desiderosa di poter rimettere l'anima nel corpo della ragazza, ma non ne aveva la capacità. Sapeva che erano le conseguenza del Bacio del Dissennatore.
"Non possiamo fare nulla per lei, è in uno stato di morte vivente," Harry la supplicò di proseguire.
Hermione scrutò rapida alle sue spalle e vide creature incappucciate che si avvicinavano. Fece l'unica cosa che poteva fare. Seguì Harry, lasciando la ragazza a morire sola nel freddo pungente. Sapeva che la sua decisione a l'immagine della ragazza l'avrebbero tormentata assai più di tutte le vittime che urlavano e che già scorrevano nella sua mente.
Ogni cosa sembrava respingerli nella foresta, ricacciarli verso il castello. Il vento, il fuoco, i Dissennatori e i Mangiamorte, tutti li incalzavano. Non potevano tornare indietro, non potevano seguire la strada, la loro unica scelta era di addentrarsi nella Foresta proibita.
La mente di Hermione corse.
Tutto questo non poteva accadere. Una simile violenza, e il dolore terrificante e le sofferenze erano qualcosa da leggere solo nei libri e nei giornali, non da vivere. Si mosse, ma non sapeva perché stesse camminando, era stordita dal trauma.
"Entrare nella foresta è un'idea tremenda," constatò roca Hermione.
"Lo so, ma non credo che abbiamo molte alter scelte," disse Harry solenne.
E così, la coppia arrancò tra la neve, per affrontare l'ignoto inferno della Foresta Proibita.
CAPITOLO QUARTO : LA FORESTA PER GLI ALBERI
Hermione guardò il muro di alberi che adesso, a poca distanza, sembrava come se fitte ombre si torcessero e si scuotessero nell'oscurità.
Nervosa scrutò alle sue spalle, verso le sagome scure, che li stavano conducendo nella Foresta Proibita. Poteva ancora avvertire la disperazione e lo scoraggiamento che l'aveva dominata nel villaggio. Adesso comunque era abbastanza lontana dalle creature della follia perché controllassero le sue emozioni, e non si concedeva di esserne consumata. Sapeva che le sue possibilità di sopravvivenza erano esili, anche se riusciva a far ritorno al castello, ma era decisa a provare.
Lei e Harry si fermarono davanti a un immenso banco di neve.
La fila di alberi al limitare della foresta aveva funzionato come una barriera per il vento, permettendo alla neve di accumularsi a grande altezza. Hermione velutò che la muraglia fosse alta più o meno quanto lei. Un forte vento spruzzava lo strato superiore del mantello, e così lo dovevano scuotere per vederci attraverso.
"Levitiamoci sopra," propose Harry arretrando per lanciare l'incantesimo.
Quello si dimostrò un errore. Nel momento in cui i loro piedi lasciarono il terreno, il vento selvaggio li sbatacchiò diretti sulla barriera. Hermione ci venne gettata così in profondità, che uno spesso manto di neve si spalmò sul suo viso, soffocandola. Lottò per togliersi dalla copertura glaciale, e ricadde sul terrano annaspando per respirare. Il mantello le scivolò mentre si muoveva in quel modo.
Improvviso, un ramo assai diramato rotolò e saltò come un grillo sopra alla cima della barriera, verso la città.
La visione di artigli legnosi che la trascinavano nell'inferno le entrò nella mente; Hermione dovette chiudere gli occhi per un momento. Si alzò, strofinandosi il viso con la manica, ma non si preoccupò di scuotersi via il nevischio dai capelli e dagli abiti.
Si scosse in modo violento per il gelo che la circondava, e si guardò attorno: vide Harry che inciampava per stare in piedi. Mentre cauta tirava il mantello di nuovo sulle loro teste, notò che Harry non era così stabile quanto prima. Riluttante suggerì, "Forse arrampicarsi andrà meglio."
Harry cennò per esprimere il suo accordo.
Doveva usare le mani doloranti e gelide per aiutarsi a salire. Protese una mano alla neve. L'altro pugno, stretto attorno alla bacchetta, affondò nella barriera congelata. Non sapeva se la sua mano si sarebbe mai sciolta da quella stretta. Le gambe premettero forte nella neve, quasi lasciandoci le sue scarpe sottili nel momento in cui sollevò i piedi.
Hermione era tutt'altro che vestita in modo adeguato per una simile situazione. La neve adesso le era entrata nelle scarpe stringendole i piedi e le dita con la gelida umidità. Le sue mani erano nude, rosse e screpolate, sebbene in quel momento, non sentisse il freddo. Non sentiva altro che la spossatezza dentro e fuori.
Il vento le soffiava nei capelli con violenza, colpendola sulla faccia intorpidita e sugli occhi, che le lacrimavano. Si rese conto che anche senza il vento, avrebbe pianto. La mente le tornò alla povera ragazza lasciata al limitare di Hogsmeade, e si sentì vuota come doveva essere quella giovane donna.
Incespicò per raddrizzarsi, quando raggiunse la cima della collina. Si voltò per guardare indietro verso la città. La luce degli scoppi e delle esplosioni era svanita nella cortina scura e nevosa della tempesta. Non poteva più vedere i nemici ammantati, ma avvertiva che non dovevano essere lontani. Pregò che non l'avessero notata. Sebbene non potesse vederla, seppe che la ragazza che giaceva congelata nella neve probabilmente adesso era morta.
"Penso che quello sia il sentiero," gridò Harry indicando una piccola apertura tra gli alberi.
Hermione dubitò se fosse vero. La breve separazione degli alberi sembrava un minimo indizio, per una strada. Alzò gli occhi agli alberi minacciosi che si innalzavano come guardiani lungo il sentiero. L'oscurità pervadeva la foresta oltre l'entrata
"Questo è follia!" gridò nel vento che ululava.
Sapeva che davvero era follia. Anche in piena luce del giorno, la foresta, con i suoi alberi maledetti sarebbe stata assai rischiosa, ma adesso erano costretti nel suo insidioso labirinto nell'oscurità più completa. Gli ostacoli contro di loro erano astronomici. Una volta che ebbero superato il banco di neve, il vento in qualche modo si era calmato, ed Hermione cercò invano di lanciarsi incantesimi riscaldanti sulle mani e sui piedi. Pensò che un effetto minimo lo avesse ottenuto, ma la Magia Oscura usata per evocare la tempesta era troppo forte per il suo semplice Incantesimo Riscaldante.
Hermione guardò Harry. La neve e il vento stavano colpendo pure lui. L o guardò scuotersi e rabbrividire mentre camminavano vicini all'imbocco del sentiero. Dovevano muoversi molto lenti senza avere luce per evitare di cadere e inciampare in oggetti nascosti nella coltre scura della notte tempestosa.
Guardò in alto e vide un soffitto di dita contorte che si muovevano, si contorcevano e artigliavano il vento. Un ramo cadde volando dall'oscurità fitta, e li mancò appena.
Hermione saltò indietro, atterrita. Non aveva visto il ramo se non quando sarebbe stato davvero tropppo tardi. Si fermò, respirando l'aria gelida. Se volevano sopravvivere, Hermione non poteva permettersi di diventare spaventata ed irrazionale. La sua mente era acuta, e, credeva, che per ogni problema ci fosse una soluzione. Doveva guardare alla loro situazione come ad un enigma risolvibile, concentrando la mente su un punto alla volta. Ritenne che l'ostacolo peggiore fossero le tenebre. Dovevano muoversi rapidi nel caso i Dissennatori si fossero spinti dietro a loro. Dovevano pure evitare i rami e le radici degli alberi perversi. In qualche modo dovevano migliorare la loro visuale, senza permettere agli altri di vedere loro.
"Aspetta, Harry," lo trattenne per la maglia, così che non poté muoversi. "Non ce la faremo mai attraverso questa oscurità a meno che non possiamo vedere." Continò più calma che poté, sebbene l'urgenza della situazione la spingesse ad affrettarsi, "Non so quanto potrà servire, ma potrei trasfigurare i nostri occhi in qualcosa che potesse vedere di notte."
"Hedwig vola sempre di notte."
"Un gufo," prese nota la sua mente analitica. "Potrebbe funzionare, e possono vedere nello spettro infrarosso. Potrebbe aiutarci a stabilire se siamo seguiti da qualsiasi creatura." Le sue parole fecero affiorare il ricordo dei Dissennatori, e sentì il loro gelo come se ci fossero simili terrificanti creature. Spinse via quel pensierp e concentrò ogni sua energia sul suo compito.
Puntò la bacchetta sugli occhi di Harry e ordinò, "Otus Ocular."
Gli occhi di Harry divennero larghi e tondi. Era un po' ridicolo. Hermione avrebbe sghignazzto se la situazione fosse stata differente.
Puntò la bacchetta su di sé e fece altrettanto. Poteva vedere assai meglio, non bene, ma adesso la foresta aveva una dimensione e una forma. Non poteva avvertire il colore, ma ombre di nero e grigio erano chiare e distinte. Attraverso la neve e il vento che limitavano assai la distanza a cui poteva vedere, il suo campo visivo era assai aumentato. Adesso poteva avvertire il movimento da quasi tutte le direzioni.
Guardò verso Harry e notò che era in condizioni peggiori di quanto non avesse pensato prima. Appariva debole e malaticcio e il suo intero corpo tremava. Sapeva che i Dissennatori e la tempesta lo avevano colpito più di quanto non avrebbe voluto ammettere.
"Pronta?" chiese asciutto Harry.
"Sì, credo di sì," rispose incerta. Avrebbe voluto prepararsi di più, studiare la situazione a fondo da una biblioteca o da qualche altro posto al sicuro.
Quando passarono sotto il primo degli immensi alberi della foresta che penzolavano minacciosi dall'alto, Hermione si sentì sicura di venire assorbita all'istante. Non ce n'erano altri comunque, e cacciò un sospiro di sollievo.
Gli occhi si gettavano attorno nervosi al continuo cambiamento di luci ed ombre.
Rami e ciocchi volavano nel vento, schiantandosi su altri alberi e ai loro piedi.
Anche con la loro visione notturna, la strada era difficile da seguire. Per fortuna, le raffiche non erano tremende come prima, ma la neve comunque copriva tutto in modo uniforme, così che non potevano vedere il terreno della foresta. Larghe radici e legni giacevano da entrambi i lati del sentiero, celati dalla neve. Questo li obbligò a muoversi lenti, più lenti di quanto lei pensasse fosse saggio.
La nuova vista inoltre le giocava tiri alla mente.
Ombre e immagini scure si fondavano e crepitavano attorno a lei. Immaginò facce e volti emergere tra querce e sicomori. Quegli alberi comunque non gridavano con l'angoscia dei precedenti. Il vento ululava e soffiava forte nelle sue orecchie, ma non poté sentire grida di dolore. Un forte schiocco fece alzare gli occhi a Hermione, che temette di trovare qualcuno lì.
Membra gigantesche si estendevano terribili sopra di loro. Il vento di tempesta scuoteva i rami in modo selvaggio, li piegava e li torceva, ma non vide alcuna figura umana.
Infatti Hermione notò che non c'era alcuna creatura vivente in vista. I suoi occhi avrebbero dovuto identificare qualcosa di vivo. Anche un topolino, che si fosse nascosto nella neve, avrebbe dovuto essere facile da notare per i suoi larghi occhi di gufo. L'ultima volta che era stata nella Foresta Proibita, occhi lucenti e piedi che zampettavano erano stati presenti. Sperava che la mancanza di vita fosse dovuta alla furia della tempesta, piuttosto che a una Maledizione Oscura imposta agli alberi.
Si inoltrarono a fondo nella foresta. Il vento continuò a gettare e lanciare detriti attorno a loro. Un rametto divelto dal suo albero, sbatté nella gamba di Hermione. Saltò indietro allarmata e controllò con attenzione il movimento attorno a lei. Sebbene ogni cosa fosse in movimento, era piuttosto fiduciosa che fossero soli. Non poteva più avvertire la presenza dei Dissennatori. Questo le diede qualche speranza di poter arrivare vivi al castello. E ora, sperava di poter raggiungere il castello prima possibile, ragionando che il mantello di Harry avrebbe dato loro un vantaggio contro i Mangiamorte, se non contro i Dissennatori. Era l'unico vantaggio, che Snape e gli altri non avevano.
Trovare il castello fu assai più difficile di quanto non avessero pensato. Era quasi impossibile seguire il sentiero. Il sottobosco era di solito sottile ed areato, ma adesso c'erano larghi buchi nella foresta, e radure naturali come non naturali. C'erano molti buchi profondi che si erano creati quando le gigantesche radici erano emerse dal terreno.
Avevano appena piegato ad angolo, quando Harry tirò indietro Hermione con forza. Un basso lamento doloroso veniva emesso, e lei si volse, vedendo l'ombra di qualcuno che lottava.
Riconobbe la sagoma. Il Centauro Ronan era in parte intrappolato in un'immensa quercia e si lamentava di dolore. Il corpo di Hermione prese a tremare per ben più del gelo mentre lo guardava disperata.
Un forte schiocco e Ronan divenne indistinguibile dal tronco, che prese vita per suo conto e iniziò a muoversi, mentre le radici si sollevavano. Le lunghe radici della quercia si muovevano come zampe di ragno, portandola via rapidamente.
"Harry, è troppo. Perché non ci hanno attaccati ancora?"
"Non lo so," la voce tremava roca. "Forse perché non possono vederci. O forse perché non abbiamo ancora toccato gli alberi. Non so come agiscono gli incantesimi di Voldemort."
"Almeno sappiamo che la via per tornare a Hogwarts è per di là," le disse piano indicando la grossa quercia, che scomparve nell'oscurità innevata.
Proseguirono in silenzio, mentre la malinconia si impadroniva di Hermione. Aveva sperato che la Maledizione fosse stata spezzata, che Dumbledore, in quella che sembrava onniscienza, avesse riaccomodato ogni cosa. Aveva provato a convincersi che Snape stesse bene con Dumbledore che lo proteggeva. Ma quando aveva scoperto che non era vero, si era scoraggiata. Guardò Harry, il suo corpo magro e pallido sembrava lottare ad ogni passo. I larghi occhi non erano brillanti, na spenti e inconsapevoli. Si chiese se le sue condizioni fossero ugualmente gravi.
"Hermione, fermati un attimo," Harry le afferrò il polso con la mano e si piegò in avanti, apparendo come sul punto di collassare. "Ho bisogno di riprendere fiato."
Hermione sapeva che Harry aveva bisogno di molto di più.
"Dobbiamo trovare un qualche tipo di riparo per la tempesta," gli disse lei guardando la foresta. Quel buco potrebbe andare bene." Indicò uno dei fori innaturali lasciati da un albero viandante.
Si cacciarono con cautela nella buca profonda. Quando ne ebbero raggiunto il fondo, Hermione si alzò in punta di piedi guardando oltre il bordo alla foresta nera che si muoveva.
Immense zolle di terra si incurvavano attorno ai bordi del foro, bloccando il grosso del vento. Hermione scivolò contro il muro di terra, portandosi le ginocchia al petto, mentre soffiava aria calda sulle mani congelate.
Guardò Harry da vicino. Si scuoteva senza posa. "prova un incanto Riscaldante di nuovo," le disse disperato, mentre riappoggiava indietro la testa, contro il muro.
"Thermius," Hermione puntò la bacchetta alle mani di Harry.
"Credo che funzioni. " Le sorrise ed aprì e chiuse le mani.
"Deve lavorare meglio quando siamo al riparo dal vento," gli disse e piazzò l'incantesimo sul resto del corpo. Lui le rese il favore sulle mani, sui piedi e sul viso.
Hermione si sentì più tiepida ma era un conforto misero. La faccia le ardeva, le mani pizzicavano e le gambe le facevano male.
Harry sbottò, "Sono quei dannati Dissennatori. Mi colpiscono così tanto. Cercavio di ignorarli, ma combinandosi con la tempesta, mi sto indebolendo lentamente. Posso sentirli ance adesso, congelarmi fino al midollo. Vorrei non essere così debole. " Si tenne la testa tra le mani.
"Harry, non sei debole. Pensa a come hai reagito nel castello. Ero un relitto, e sarei morta se non era per te."
"E' solo perché ti preoccupi così tanto per la gente che hai reagito così. Qualche volta penso che tutta la violenza a cui sono stato esposto mi abbia in qualche maniera danneggiato , facendomi sentire meno di quello che dovrei.." La voce si affievolì e con quello sedettero in silenzio per un po' , osservandosi.
Hermione si sentiva stanca e malconcia. Mentre riposava, la mente vagava negli eventi passati. Ogni cosa attorno a lei era così buia e profonda e pericolosa. Gli occhi di Snape erano proprio così, solo che, quando ci aveva guardato dentro, si era sentita confortata invece che atterrita. L'ultima notte che avevano passato insieme, l'aveva guardata con tanto sentimento e passione, che gli occhi si erano fatti strada nel suo cuore. Le sue mani calde l'avevano sfiorata con dolcezza, mandando brividi nel suo corpo.
Pensò ai suoi occhi, alla bocca e al naso e venne riempita di calore. Il suo corpo si rilassò e la mente pure, permettendo ai suoi pensieri subconsci di invaderla; e in un istante, un'immagine distorta dell'albero che aveva afferrato Ronan le passò nella mente. Solo che non era Ronan, era Snape che si contorceva e gridava nel legno scuro. Lo stomaco di Hermione si tese, e inghiottì a fatica cercando di concentrarsi sulla realtà piuttosto che sull'ignoto. L'immagine l'aveva disturbata tanto che sentì un istantaneo bisogno di proseguire. Se doveva affrontare sé stessa guardandosi in uno specchio, aveva bisogno come minimo di provare ad aiutare gli altri indietro a Hogwarts.
"Dovermmo muoverci." Lo disse allungando la mano per aiutare Harry.
Continuarono ad avanzare per quelle che sembrarono ore. La mente di Hermione prese a sentirsi pesante e stordita. Non era più sicura se stessero seguendo il sentiero, per non dire la direzione giusta. Ogni cosa sembrava spessa e pericolosa.
Hermione avanzava con pesantezza, solo la volontà costringeva le gambe a muoversi. Non era attenta, la mente era intontita per il freddo. All'improvviso, uno dei suoi passi spezzò una sottile lastra di ghiaccio in un ruscello liquido. Il resto del corpo la seguì, e cadde, affondando fino alla vita.
"Harry, aiutami ! Tirami fuori !" gridò inorridita. L'acqua era fredda come il ghiaccio e sapeva che, se non ne fosse uscita subito, poteva morire.
"Corpus Leviosa," ed Hermione riemerse dall'acqua gelata, atterrando ai piedi di Harry.
Tremava convulsa, sentendosi malata e intontita. Harry le lanciò un Incantesimo Asciugante, ma era oltremodo gelida.
"Harry, sono così stanca," gli disse debole.
Anche alle sue orecchie, quelle parole sembrarono forzate e piatte. Per quanto provasse, non riusciva a far funzionare bene le labbra e la lingua.
"Va tutto bene, Hermione. Sono stato altre volte in questa foresta, e penso di aver riconosciuto il punto," la confortò Harry. !Il ruscello è vicino al castello. Hogwarts è proprio dietro quella salita." Cercò di lanciarle un altro incantesimo riscaldante, ma con poco successo.
Mentre si facevano strada per la collina, Hermione continuava ad arrancare e a cadere nella neve. L'intero corpo cadeva pesantemente ogni volta, le sue mani non avevano più i riflessi per frenare la sua caduta. Le gambe non si muovevano più come lei desiderava, e non sapeva dire dove finisse la terra e iniziassero i suoi piedi. Le gambe lottavano ad ogni passo, eppure continuava a dirsi che il castello era vicino. Sapeva che se si fosse fermata, sarebbe morta.
Pensieri e preoccupazioni non le infestavano più la mente, era troppo intontita e stanca per pensare. Non poteva nemmeno venire più impaurita, poiché non poteva più sentire niente. Era così assopita dal freddo che aveva pure smesso di tremare, il suo corpo non reagiva più a niente.
Mentre si muovevano, il vento ululava forte. Risuonò uno schianto, ed un immenso albero cadde schiantandosi sulla loro strada.
L'albero quasi l'aveva colpita, me era così debole e stanca, che fissò soltanto con occhi di cernia l'oggetto caduto.
Poteva distinguere che Harry stava parlando, ma non poteva capire le sue parole. La scosse parecchio, e lo mise a fuoco meglio che poteva.
"Abbiamo bisogno di far levitare il tronco. E' troppo grosso perché lo sposti da solo, Hermione: ho bisogno del tuo aiuto. Devi concentrarti."
Hermione puntò la bacchetta in avanti, davanti a lei. Il pugno le tremava senza posa, senza controllo. Concentrò tutta la sua volontà sull'albero, ma era così difficile. Lento e ondeggiando assai, l'albero caduto si sollevò e si spostò da parte.
La quantità di sforzo richiesto dalla magia la rese nervosa. Aveva sempre confidato nella sua intelligenza e nei riflessi pronti per sopravvivere. Lentamente, stava perdendo il suo solo vantaggio. Sapeva che non sarebbe sopravvissuta ancora per molto.
Quando raggiunsero la cima della salita , Hermione vide un baluginare nella coperta nebbiose della neve. Il cuore saltò, e si diressero verso quella direzione. Quel raggio di speranza instillò un po' di forza in Hermione, le schiarì la mente e i sensi. Mentre si avvicinavano alla luce, Hermione pensò di poter sentire odore di fumo.
Il puzzo di fumo e il baluginare divennero più forti fin quando non avessero raggiunto il castello.
Hermione agghiacciò appena guardò la distruzione.
Gli alberi si contorcevano sollevati come da tornadi e ricadevano nella neve che turbinava. Alcuni aceri erano in fiamme e davano al castello quell'atroce luminosità. La corteccia grigia feriva i lati del castello piegandolo, appiattendolo e spezzandolo. Gli alberi erano fusi in molte orridi visi, braccia, bocche, occhi che gridavano e spezzavano. I corpi erano illuminati da una cortina di piatti colori lampeggianti.
Hermione svelta rimosse gli incantesimi dagli occhi, e fu sollevata nel riavere la sua vista umana. Gli alberi tornavano a sfumarsi nella tenebra confusa, non poteva più guardare con chiarezza mentre si allungavano e si stendevano verso di lei da ogni direzione. Le luci lampeggiavano ed esplodevano rosse, verdi e gialle.
All'improvviso, un grande lampo bianco, più brillante di quanto mai avesse visto prima di allora, attirò la suaattenzione. Guardò e trovò Dumbledore che lanciava un incantesimo. Cinque grossi alberi sparirono.
L'immensa quercia, in cui era stato fuso ronan, venne a tiro con I suoi grossi rami e infilzò Dumbledore trapassandogli la spalla. Mentre sobbalzava per il dolore, intonò un altro incantesimo, e l'albero scomparve. Dumbledore si accasciò in ginocchio, tenendosi sollevato dalla neve con un braccio, mentre l'altro ciondolava inerte al suo fianco.
La Professoressa McGonagall corse da lui, lo sollevò poggiandoselo contro. Arretrarono nella neve che turbinava, così Hermione non poté vedere dove erano andati, e se erano sempre vivi.
Hagrid la superò correndo, con un grosso albero sopra la testa, e lo lanciò come un giavellotto, a grande distanza.
Hermione si rese conti di come gli alberi, seppure pericolosi, non potessero più assorbirla toccandola.
Si guardò attorno alla disperata ricerca di Snape. Aveva bisogno di sapere che era vivo.
Un gelo profondo le si insinuò dentro, e si sentì male pensando alle povere vittime degli alberi. Gli uomini, le donne, i bambini, tutti gridavano in agonia nelle sue orecchie così che non riusciva a pensare. Vide il volto di Severus che urlava, morente, e veniva spinto e squartato e spezzato. Gridò per avere aiuto, ma non c'era speranza.
Era perduto, e lei aveva fallito.
Dozzine di Dissennatori scivolarono fluidi verso Hermione, la circondarono, chiudendola in ogni direzione.
Harry crollò ai suoi piedi. Il panico e l'orrore la soffocarono, mentre i lamenti di Snape echeggiarono nella sua mente. Gettando il Mantello dell'Invisibilità per aiutare Harry, venne afferrata da mano viscide e putrefatte. Il gelo bruciò attraverso la pelle. Poté sentire le gambe e il corpo che si indebolivano, scatenandole tremende fitte di dolore.

CAPITOLO QUINTO : CONDURRE OPPURE SEGUIRE
Hermione stava affondando, calava a spirale nelle oscurità della propria mente. Visioni di facce torturate, occhi sporgenti, bocche che vaneggiavano fluttuavano nella sua testa come un film muto. Le grida che aveva sentito le apparivano distanti e staccate dalle immagini che vedeva. Molto presto, comunque, i gridi lasciati lontano vennero ruggendo a lei, che li poté sentire emessi dalle sue vicinanze. I gemiti si accumulavano ai lamenti e ai gridi, consentendole solo di sentire niente altro che il dolore. Divenne consumata da quei pensieri, e le sue grida si unirono a quella cacofonia di terrore, mentre le ginocchia iniziavano a cedere.
Una luce brillante esplose davanti, e le terribili immagini che lampeggiavano nella sua mente calarono e si sfocarono mentre il fascio di luce esplodeva in centinaia di piccole scintille esplosive. Tutto quello che circondava Hermione luccicò e brillò, e l'angoscia che avvertiva prese a sfumare.
Il suo mondo prese a schiarirsi, ed Hermione lo guardò, mentre le lucide stelle cadenti atterravano e si attaccavano alle vesti e alle mani dei Dissennatori, strisciando su loro con molte gambe ritorte.
Strani gorogli e sibili innaturali emersero dalle folli creature, e queste presero a contorcersi, con le braccia che frustavano l'aria, e si dibattevano, e scappavano alle scintille cadenti.
Hermione fissò la scena stupita, confusa e non del tutto capace di distinguere la realtà dall'immaginazione. La sua mente era stata stordita dal gelo e dalle creature, e ogni cosa stava accadendo a una velocità troppo alta per i suoi processi mentali. Forti braccia la tirarono su, e una voce distante chiamò il suo nome. Riconobbe quella voce vellutata e alzò lo sguardo per vedere una faccia che sapeva non poter essere vera. Era perduto, morto. Hermione rantolò mentre la lacrime le riempivano gli occhi.
Cercò di muoversi, ma i piedi non vollero sollevarsi dal terreno. Si scosse debolmente, inciampando nel farlo.
Un passo malfermo si trasformò in una piroetta quando il suo corpo venne sollevato in velocità, ma con sicurezza. Mentre veniva trasportata da braccia forti e sicure, guardò stordita attorno a sé, con la testa che ciondolava come quella di un neonato. Lo sguardo sfocato guardò un Harry sfumato e confuso che fluttuava rigido davanti.
Abiti spessi, soffici, si avvolsero caldi attorno a lei mentre veniva premuta contro un petto solido. Il vento rigido scompigliò il mantello, ma attorno a lei c'era solo calore. La stoffa scricchiolò contro la faccia intorpidita ad ogni passo.
"Creare Callis," venne lanciato, ma Hermione non sentì le parole. Una soffice vibrazione le percorse il corpo, e sentì la voce. Poteva avvertire il cuore che batteva e il torace che si alzava ed abbassava, e questo la confortava.
Strofinò il naso sul petto, e la presa su di lei divenne più stretta. Con quell'abbraccio sicuro e caldo, Hermione scivolò nell'incoscienza.
E mentre Hermione giaceva rannicchiata tra le braccia di Snape, era inconsapevole di quanto stava accadendo attorno a lei. Non vide Snape voltare rapido dal sentiero principale, proteggendola nelle sue braccia. Un rigido Harry, svenuto, apriva la via fluttuando attraverso la foresta fitta e oscura. Alberi, rami, cespugli e ceppi, tutti facevano strada mentre si avvicinavano. I rami si sollevavano, i ciocchi scivolavano da parte, i cespugli per magia si dividevano spianando per magia un sentiero, soloper tornarsene indisturbati al loro posto, pochi momenti dopo.
La strana processione sfilò, si fece finalmente strada in una piccola radura nascosta delineata da pendii rocciosi. Entrarono in una frattura in un pendio. Un'apertura che era conosciuta solo a una persona, che aveva esplorato la foresta per lunghi anni, raccogliendone ingredienti per pozioniSnape condusse Harry in modo un po' rude attraverso l'entrata. La testa e il corpo del ragazzo sobbalzarono e sbatterono contro le pareti e il soffitto della caverna. Quando Snape lo abbassò sul pavimento, il corpo rimbalzò per l'impatto. Snape poi adagiò con cautela Hermione sul pavimento polveroso, e con dita tenere ne carezzò il viso e i capelli con delicatezza drappeggiò il mantello pesante sul corpo afflosciato. Appena che furono passati, la frattura si fuse in una liscia formazione rocciosa, nascondendo l'esistenza della caverna.
Eppure, di tutto questo Hermione era all'oscuro.
Qualche tempo dopo, Hermione si svegliò intontita, il mondo buio ed offuscato. Sbattè le palpebre parecchie volte mettendo a fuoco il soffitto di pietra stondato e irregolare che la sovrastava. Si sentiva debole e spossata, come se avesse risentito di un lungo periodo di influenza. Le mani e il viso pizzicavano, il corpo era indolenzito. I nervi continuavano a pulsare, torcendosi appena sotto la superficie della pelle. Le scarpe le erano state sfilate e i calzini erano caldi e asciutti. Polvere e rocce la circondavano; e nonostante la confusione, lentamente si alzò a sedere appoggiandosi alla parete di roccia come sostegno. Un mantello di lana pesante le scivolò dal petto e si adagiò in grembo.
Era in una piccola caverna, o una specie. Le pareti erano piegate, intagliate in modo rozzo sebbene si congiungessero a formare un angolo acuto nella parte più distante. Hermione non poteva stabilire dove fosse l'entrata, tutti i lati sembravano chiusi e solidi. La stanza appariva illuminata in modo tenue, e le ombre giocavano leggere sulle pareti grazie al brillare gialli di una bacchetta che galleggiava a mezz'aria vicina al soffitto.
La caverna era umida e fredda. E mentre il respiro le si faceva nebbia nell'aria gelida, si ricordò dei sotterranei di Hogwarts.
Una figura alta e sottile era piegata su qualcosa dirimpetto a lei. Tossì piano e l'uomo si voltò, e rapido si mosse per inginocchiarsi vicino a lei. Dita lunghe e morbide le spostarono via i capelli dagli occhi, leggere: guardò una visione, che aveva creduti persa. Era pallido e pieno di lividi e tagli, graffi simili a colpi di artiglio gli attraversavano una guancia. I capelli, di solito lisci e setosi, erano così arruffati, annodati in spessi ciuffi, che ricadevano irregolari sugli abiti stazzonati suoi respiri erano leggeri e forzati, ma gli occhi, sebbene rossi e gonfi per il vento, erano profondi e pensierosi. La sua immagine malridotta era una visione di bellezza, per Hermione.
Venne inondata dal sollievo e ansimò,con maggiore emozione di quanta non avrebbe desiderato mostrare, "Sei vivo."
"Sembra di sì." Parlò placido, gentile, gli occhi pieni di preoccupazione nel guardarla. La fissò nei dolci occhi marroni per un istante troppo lungo prima che un altro respiro corto gli togliesse ogni emozione dalla faccia, come una fiamma che venga spenta.
"Dammi la mano," le ordinò secco. C'era una mota di riservatezza nella sua voce, , come se stesse per farne una lettura.
Lei guardò in basso e vide il suo amico disteso sul pavimento. Il ricordo di quanto era accaduto tornò a Hermione, e fu invasa da preoccupazione e ansia. "Sta bene Harry?" Fece per alzarsi,ma troò il corpo ancora troppo debole.
"Resta dove sei." Le posò la mano sul braccio. "Il ragazzo è svenuto, ma vivrà. Ha un incredibile bernoccolo per la sopravvivenza a situazioni impossibili. E per una volta, sembra che la sua fortuna si sia trasmessa a te."
Sedette di nuovo, e con lo sguardo seguì la mano ferita.
Porse il palmo. Tutto quanto aveva sperimentato le avava fatto dimenticare di essere caduta su del vetro rotto, aHogwarts. Le dita di Snape indugiarono delicate esplorando la zona dove erano entrate le schegge di vetro. Hermione era un po' più che a disagio in quella situazione. Il che non voleva dire che l'esperienza fosse del tutto sgradevole. I suoi tocchi e le sue attenzioni le mandavano calde scosse, che alleviavano le sensazioni di gelo e nausea che si erano stabilite in lei dal recente incontro con i Dissennatori. Già, le sue attenzioni riportarono indietro ricordi e sensazioni che per lei erano difficili da sopportare.
Snape diresse la bacchetta al palmo e cantilenò un Incantesimo Curativo. I pezzi di vetro lenti emersero lentamente dalle mani, pizzicando e solleticandola mentre sbucavano in superficie.
Cercando di ignorare il disagio, Hermione chiese, "Le scintille che hanno scacciato via i Dissennatori, erano il tuo Patronus?"
Si ritrasse assai quando un grosso pezzo riaprì una ferita nella mano.
"Sì," rispose Snape, e lievemente strofinò via le schegge, sul terreno.
Lei lo guardò di nuovo. "Erano deliziosi. Cosa erano?"
"Ragni. Ragni Lince per essere esatti. Sono piccoli ma molto efficaci. Tendono ad attecchire maglio dei Patronus grandi." Un leggero sorriso emerse sulle sue labbra, quando alzò lo sguardo dalla mano. Fece una pausa sorridendole negli occhi, ancora tenendole la mano, ora rosata e indolenzita, ma di nuovo intera.
In un attimo il sorriso scomparve. Di colpo le lasciò la mano, come se fosse rovente, e semplicemente constatò, "Hai bisogno di aprire l'altra mano." Gesticolò verso il pugno stretto.
Anche attraverso l'incoscienza, la mano aveva afferrato stretta la bacchetta. Ancora adesso, Hermione non poteva lasciarla andare. "Non posso," gemette mentre cercava disperatamente di far obbedire la mano.
Lui le avvolse la mano attorno al pugno, strofinando i tendini contratti e i muscoli che si erano gelati in quella posizione.
"Hogwarts è…"
La interruppe, "So poco più dite."
Con delicatezza la aiutò a spingere le dita aprendole, sebbene non fosse facile. Ci volle tempo e pazienza, così le dita non si ruppero per la pressione. Il dolore acuto si sparse per il braccio, ed Hermione ammiccò, cercando assai duramente di trattenersi dall'esprimere disagio. La mano appariva malconcia ed invecchiata quando iniziò il suo Incantesimo Curativo.
Appena si mosse per guarirle la faccia, Hermione notò che rabbrividì contorcendosi di dolore. "Sei ferito."
"Sono solo con qualche livido. Non 'è nulla di cui preoccuparti."
ECHI 3
Lei lo osservò sospettosa. Dubitò che un semplice livido potesse creare una simile reazione, ma decise che era meglio non forzare quell'argomento. Divene consapevole di quanto bruciasse e pizzicasse la sua faccia, poteva sentire screpolature nella pelle e nelle labbra. La sensazione era frustrante, ed era tentata di grattare e tirare la pelle spaccata.
"La tua faccia è stata bruciata malamente dal vento," le disse mentre le dita le seguivano la mascella fino al mento.
"Siamo stati colti dalla tempesta nella strada di ritorno da Hogsmeade."
La testa gli si alzò di scatto a quella affermazione.
"Cosa intendi, sulla tua strada di ritorno? Cosa diavolo stavi pensando a tornare indietro al castello!" Le parole erano un contrasto stridente con la gentilezza mostrata prima.
"Non avevamo scelta alcuna. Il castello era sotto attacco, e Harry ed io andammo a Hogsmeade attraverso un tunnel segreto. Cercammo di andare a chiedere aiuto, ma la tempesta, e i seguaci di Voldemort, ci ricacciarono indietro."
Il loro discorso fu interrotto da un basso gemito che risuonò nella caverna. La loro attenzione fu richiamata su Harry.
Hermione notò che Snape ammiccò di colpo, quando si voltò per guardare il ragazzo ancora svenuto.
"Potresti perlomeno lasciarmi dare un'occhiata alle tue ferite?" insistette.
Snape la fissò scettico.
Hermione roteò gli occhi per la sua cocciutaggine. "Sei ferito. Respiri a fatica. " Fece una pausa prima di continuare, "Sono certa di poter sopportare di guardare il tuo torace senza perdere il controllo."
La sorpresa si sparse sulla sua faccia per la sfacciataggine, ma tolse la tunica strappata e si sbottonò la camicia.
"Uno di quegli alberi dimenticati da dio mi ha sbattuto contro un muro. Hanno troppi rami. E' impossibile badare a tutti quanti. " Inspirò con disagio. "ho pure dei lividi sulla schiena, ma il peggiore è qua," disse Snape indicando la gabbia toracica.
La pelle sulla parte sinistra della gabbia toracica era gonfia e con lividi viola, rossi e neri. I contorni scuri della ferita contrastavano contro lo stomaco pallido. Sembrava assai doloroso.
I muscoli si contrassero appena le mano si fece vicina. Hermione poté sentire gli occhi di Snape affondare in lei mentre lo esaminava.
"Parecchie delle tue costole sembrano rotte."
Snape sembrò per nulla impressionato dalla constatazione.
All'improvviso Hermione si rese conto di quanto dovesse essere stato difficoltoso ogni movimento, e chiese incredula, "Mi hai portato per tutta la strada fino a qui in quelle condizioni ?"
"Avrei dovuto piuttosto lasciarti lì?" sollevò parecchio le sopracciglia mentre parlava.
"Non posso accomodare le ossa rotte, ma posso lanciare degli Incantesimi curativi generici , e fasciarti stretto. Per un po' dovrebbe andare. Dovresti toglierti del tutto la camicia."
Raccolse la tunica e prese a trasformarla in bende.
"Non straccerai la mia tunica come un cencio," ne prese un'estremità.
"I tuoi abiti sono rovinati." Lo disse ficcando tre dita attraverso uno strappo particolarmente largo.
Sospirò e le disse, "Continua."
Sorrise parecchio. Sapeva che avrebbe accettato. Lo faceva sempre. Era sorprendente di quanto facilmente potevano ricadere in schemi del genere. Le implicazioni la resero parecchio nervosa.
Passò le mani leggere sul fianco coperto di lividi, mormorando l'incantesimo. La sua pelle, a dispetto delle ecchimosi, era così calda e familiare. Con difficoltà spinse certi pensieri nel fondo della mente, e si concentrò solo sull'Incantesimo Curativo.
Mentre stava legando l'ultima delle fasciature, Snape chiuse gli occhi, rilassandosi. Inspirò, stavolta più profondamente e con regolarità. Hermione lo osservò, studiandolo. Era passato molto tempo da quando erano stati così vicini, per dirla tutta. Sembrava ancora che avesse attraversato l'inferno, ma i suoi lineamenti si erano addolciti rispetto a come erano stati attimi prima. Aprì gli occhi, e si guardarono a vicenda, in silenzio. Hermione sentì come se Snape fosse sul punto di dire qualcosa, quando Harry si stiracchiò.
Hermione cacciò un sospiro profondo e guardò altrove. Lo svegliarsi di Harry era una benedizione. Hermione era grata che stesse bene, e la sua presenza poteva impedirle di dire o fare qualsiasi cosa potesse rimpiangere più tardi. Comunque, si sentì come se avesse appena perso qualcosa di importante.
"Potter, vedo che hai dovuto essere accudito fuori dai guai ancora una volta," sbottò Snape mentre si infilava rapido la camicia.
"Cosa è successo?" chiese debole.
"Siamo stati attaccati dai Dissennatori. Lo ricordi?" gli suggerì con dolcezza Hermione.
Harry annuì e fece per sedere. Guardandosi le gambe, disse placido, " Erano tutti attorno a noi prima che capissi cosa stava accadendo. Non ho avuto tempo…" la voce di Harry sfumò.
Hermione si rese conto che il mantello di Snape ancora la ricopriva e si sentì certa che Harry avrebbe sospettato qualcosa. Si alzò malferma e porse a Snape il suo mantello e, senza una parola, andò a sedere accanto a Harry.
Questi alzò gli occhi su Snape. "Perché non eri al castello?" chiese sospettoso.
"Dumbledore mi ordinò di proteggerti. Se fossi rimasto al castello, invece di cercare di giocare all'eroe, adesso sarei là. " Snape sbarrò gli occhi a lui, "Tu non hai il minimo riguardo per la tua vita, non mi sorprende, ma avrei pensato che avresti avuto più buonsenso che mettere in pericolo i tuoi amici per un' opportunità di essere famoso." C'era un tono gelido nella sua voce.
"Non ho provato a mettere in pericolo nessuno. Il castello era sotto attacco, e cercavo di rendermi utile," quasi gridò Harry, sulla difensiva.
Hermione seppe che c'era bisogno che intervenisse. "E' vero. Te lo ho detto, abbiamo cercato di scappare al sicuro, a trovare aiuto, ma non ci siamo riusciti."
La faccia di Snape mostrò un tale disappunto, che Hermione dubitò che avesse creduto a a qualsiasi cosa gli avessero detto.
"Hanno fermato l'attacco?" Harry diresse la sua domanda a Hermione, sebbene Snape scelse di rispondere.
"Nel momento in cui ho trovato voi due, le barriere nel castello stavano ancora funzionando, così nessun Mangiamorte poteva entrare. Sareste stati assai più al sicuro dentro le mura di Hogwarts."
"Così Dean e Trevor possono essere ancora vivi," constatò speranzosa Hermione.
"E' possibile, se si sono nascosti in una camera interna del castello." Snape evitò di guardarla mentre parlava.
"Che maledizione era quella che ha causato l'attacco degli alberi?" chiese Harry.
"Voldemort ha piazzato parecchie forti Maledizioni Oscure sugli alberi, usando magie antiche." Fissò Harry. "Dumbledore è stato capace di fermare l'incantesimo iniziale, quello che fondeva la gente con gli alberi, ma le maledizioni finali erano assai difficili." Fece un attimo di pausa, e proseguì impassibile, "Non puoi rovesciare la Maledizione, una volta che è lanciata, puoi solo fermare gli alberi, facendoli sparire. Gli umani dentro di loro sono persi per sempre."
Hermione si sentì come se l'avessero schiaffeggiata, con questa affermazione. Non c'era speranza per le vittime degli alberi. "Quando potremo tornare a Hogwarts?" chiese svelte.
"Non potete, o almeno non finché non è sicura. Andrò a controllare il castello in mattinata."
Hermione voleva esprimere il suo disaccordo, ma pensò che qualsiasi tentative sarebbe stato vano. Piuttosto, non disse niente, e neppure Harry o Snape si arrischiarono a parlare, così che gli unici rumori che poté sentire erano i loro respiri e movimenti cauti.
Mentre sedevano in silenzio, Hermione si rese conto che quello rappresentava per lei un nuovo punto di vantaggio, aveva una vista perfatta di Sanpe, e lui di lei. A disagio fece vagare gli occhi su altre cose, trovando le formazioni rocciose così interessanti. Sfortunatamente, c'era solo quel tanto interesse nelle rocce e nel terreno, per una persona esausta così come era Hermione. Presto, la testa le divenne pesante ed ebbe difficoltà a tenere gli occhi aperti e a fuoco.
"Dovreste dormire, voi due," disse Snape. "Non ho cioccolata, e il riposo è l'unica vera cura per i Dissennatori." Fece una pausa, e aggiunse sarcastico, "A meno ovviamente che non desideriate mostrare al mondo quanto siete impavidi, collassando di nuovo?" La constatazione era diretta a Harry, ma Hermione si sentì sconfitta da un simile sottinteso rimprovero.
Comunque i due si addormentarono, Hermione usando il petto di Harry come guanciale. A sua insaputa, Snape stava guardandola in silenzio, desiderando, per la prima volta in vita sua, di essere il Ragazzo - che- Sopravvisse.

CAPITOLO SESTO : CONSEGUENZE
QUANDO Hermione si destò dal suo sonno profondo, era rimasta sdraiata immobile, con gli occhi ancora chiuse. Le doleva il corpo e tremava a causa del pavimento duro e freddo, ma era troppo esausta per muoversi. Poteva essere stata risvegliata dall'aria gelida che era passata attraverso gli abiti leggeri ed era penetrata fin nel midollo, o dai dolori al collo e al corpo causati dal modo inconsapevole in cui si era contorta nel sonno, o dal tremendo pulsare nella testa. Non era certa di cosa l'avesse destata dal sonno, e in effetti, in quel momento era abbastanza incerta di ogni cosa.
Quando la coscienza lentamente le tornò, si rese conto che non era davvero nel suo letto caldo e morbido. Una scossa di paura la attraversò, che non sapeva dove fosse o a chi appartenesse il corpo caldo e rannicchiato che stava dietro di lei. Gli occhi le si aprirono e fu accolta dalla completa oscurità.
Si mosse rapida e all'istante scoprì d'aver fatto un errore orribile, poiché il dolore alla testa le inondò il corpo di nausea gelida. Si piegò in avanti afferrandosi la testa e cercò di raddrizzarsi.
Nell'oscurità, arrancò con la bacchetta, puntandola al nulla. Borbottò, "Lumos!" e la piccola caverna si illuminò.
Il ricordo delle notte precedente fluì nella sua mente, e il cuore prese a dolerle con il resto del corpo. Inspirò profondamente e abbassò lo sguardo a terra.
Accanto a lei, Harry si mosse un poco. Appariva in pace, e il suo respiro diventava piano nebbia nell'aria. Si guardò attorno e vide che erano soli tra le rocce e la polvere, senza apparente maniera di andarsene.
Come si mosse per sedere contro il muro, la confusione iniziale di Hermione venne sostituita da lacrime e preoccupazioni, e la mente la punzecchiò con domande. Snape era andato via, ed era di certo tornato al castello. Avrebbe voluto sapere da quanto tempo era andato. Lo stomaco e la testa le si tesero al pensiero delle molte orribili cose che potevano essergli accadute per la via. Non c'era certezza in alcun modo di chi avesse vinto la battaglia della scorsa notte. Da quello che ricordava, i seguaci di Voldemort sembravano avere un certo vantaggio, e Dumbledore era stato ferito. Presto quei pensieri divennero troppo pesanti; si portò le ginocchia al petto, vi posò la testa respirando sulle gambe per calmarsi.
"Hermione?" la voce di Harry la sottrasse ai suoi pensieri atroci. Voltò la testa per vederlo, la stava guardando curioso, con gli occhi strizzati.
"Il Professor Snape se ne è andato," la voce di lei suonava rauca e debole.
Harry sedette incerto, e si infilò gli occhiali, guardandosi attorno. Lei si rese conto che si sentiva sporca e malconcia quanto lui appariva in quel modo.
"Deve essere tornato al castello," disse srofinanosi gli occhi. "Non mi preoccuperei per Snape."
Hermione si preoccupò.
"Come te la cavi?" le chiese, e si spostò per sederle accanto.
Hermione fece un respiro profondo, che le diede però ancora più nausea. "Onestamente," fece una pausa, "Mi sento come se fossi stata infilata in una latta di olio per cucina, e poi fatta girare in un aspirapolvere."
Harry rise un poco appoggiando la testa all'indietro.
"La mia pelle sembra che stia strisciando," aggiunse grattandosi un avambraccio. "Un bagni ci starebbe proprio bene adesso."
"Un po' d'acqua sarebbe meravigliosa," esclamò posando di nuovo la testa sulle ginocchia. "La mia gola è così secca."
La preoccupazione per la propria personale sicurezza prese a pesare sulle loro menti così come la preoccupazione per Snape. Se non tornava, non avevano idea di come andarsene.
All'improvviso, la testa di Snape apparve dalla parete di pietra. Li fissò gelido mentre parlava. "Possiamo tornare," e senza altra parola, la sua testa scomparve di nuovo nella parete della caverna.
Hermione fu riempita dal sollievo per il suo ritorno sano e salvo, comunque, così come le sue preoccupazioni erano state lenite, così nuove domande avevano rimpiazzato quelle vecchie. Esitò un istante prima di seguirlo. Aveva qualche idea di come fosse l'uscita, e sapeva che doveva essere simile all'entrata per l' Hogwarts Express alla piattaforma nove e tre quarti. Si alzò debole, e con cautela passò le mani sulla roccia fredda. Fu presto ricompensata dalle mani che affondarono nella roccia, scomparvero come sott'acqua. Le dita frizzarono appena quando toccò la magia. Chiuse gli occhi e vi fece scivolare il corpo attraverso, con poche sensazioni che le percorrevano la pelle.
Quando riaprì gli occhi, fu circondata dalla foresta innevata.
La tempesta era finita, e una placida brezza le passava attraverso i capelli annodati. Era prima mattina e sebbene sconvolto, il mondo era calmo. Il vento era piano, anche se freddo, e gli alberi, che si erano piegati e contorti con tanta violenza nella scorsa notte, adesso oscillavano appena. Anche se era nuvoloso e cupo, la foresta era ancora abbastanza brillante da ferire i suoi occhi, il che trasformò il pulsare nella testa in dolori acuti.
Quando Hermione si adattò al nuovo ambiente, vide il mantello di Snape dirigersi nella foresta fitta.
Il gruppo arrancò nella neve, in una lunga deviazione che durò più di qualche minuto. Hermione seguive il mantello nero di Snape che spiccava a distanza. La brezza leggera sul viso e la neve nelle scarpe non la preoccupavano tanto quanto le domande che le risuonavano in testa.
Aveva scelto di tenere la distanza inalterata, non sapendo come comportarsi con Snape. Presto scoprì che gli alberi e i tronchi e la neve non le avrebbero dato risposta alle sue domande e così allungò il paso per raggiungere Snape.
"Cosa è successo? Stanno tutti bene?" chiese senza fiato Hermonie, appena lo ebbe raggiunto.
La faccia di Snape era malconcia ed inespressiva, e non rilevava niente.. "il castello è ancora in piedi. Dumbledore fu capace di spezzare la maledizione finale prima che le protezioni di Hogwarts venissero distrutte."
Hermione guardò ed ascoltò Snape tornare al suo freddo e analitico sé stesso. Ogni traccia di emozione si era persa nella notte. Ma pure se a Hermione Snape era apparso insensibile, in verità era tutto l'opposto.
Profonde emozioni stavano riempiendo il Maestro delle Pozioni, sollevate dagli eventi della notte scorsa. Aveva quasi perso la donna che amava, solo per guardarla, più tardi, dormire avvolta nelle braccia di un altro uomo. Ora, doveva mettere da parte i suoi sentimenti, e gli ci voleva un po' più di sforzo mentre lei gli camminava così vicina. Aumentò un poco il passo.
"Dean e Trevor stanno bene?" lo guardò incerta, quasi inciampando su un ciocco che era sulla sua strada mentre si spostavano rapidi per la foresta.
La sua mano si protese per raddrizzarla. Guardò in basso e per un istante gli sguardi si incontrarono. Un istante dopo, alzò la testa di scatto e le lasciò la mano.
"Non lo ho domandato, rispose asciutto, senza guardarla.
Le risposte brevi di Snape difficilmente aiutavano la mente di Hermione a mettersi a suo agio, e davvero non la preparavano per quello che avrebbe trovato quando si fossero avvicinati al castello.
A distanza, il castello assomigliava più a un quadro surrealista di Dalì che a qualsiasi edificio o rovine che avesse mai visto.
I grossi alberi non erano più schierati contro il castello, ma la devastazione era evidente. Immensi blocchi di pietra erano sparsi attorno, così come rami e tronchi che coprivano il terreno e penzolavano dalle finestre rotte. Solchi neri incisi correvano su per le torri che si erano contorte e incurvate come montagne russe. Hermione fissò incredula la Torre del Grifondoro, che era così piegata, che si incurvava sul corpo centrale del castello. Hermione si chiese come facesse a stare ancora in piedi, il castello. Era spezzato in tutti i posti peggiori, e immensi pezzi di muri mancavano, lasciando vuoti aperti.
Quando si avvicinarono alla scuola, il puzzo di capelli bruciati le raggiunse il naso. Strinse le mani a pugno cercando di non pensare all'origine dell'odore atroce.
Quando entrarono nell'Ingresso principale, adesso privo di porte, Hermione guardò Snape, la cui espressione rimase dura e inespressiva. Gli elementi esterni entrarono con la stessa facilità, e la foschia proseguiva all'interno. In una sola notte, l'aspetto e l'atmosfera dall'Ingresso Principale erano cambiate drammaticamente. Hermione ricordava quanto era stato caldo ed invitante. Il gigantesco albero di Natale era cosparso di bulbi luccicanti e candele, le armature cantavano e il grande quadro di una famiglia celebrava le vacanze felici. Adesso gli alberi giacevano come aculei e ceppi impilati così alti da doversi arrampicare su. Le armature erano in pezzi, parti erano infisse nel legname, e il dipinto era indistinguibile dalla massa di detriti sparsi sul pavimento.
Gufi di ogni misura e specie volavano tra loro nell'aria gelida e ventosa. Alcuni erano appollaiati in alto e guardavano con piccole lettere nei loro becchi. Altri planavano lungo le scale verso i piani più bassi. Altri ancora svolazzavano selvaggi lasciando la zona, a zampe vuote.
I piedi di Hermione scricchiolarono sui detriti più piccoli mentre calciava da parte quelli più grossi. Si intristì al pensiero di quello che era stata un tempo quella ghiaia.
Credeva che sarebbero andati nell'ufficio di Dumbledore, ma presto si resero conto di come si dirigessero nella direzione sbagliata.
"Dove stiamo andando?" chiese sospettoso Harry.
Snape decise di ignorare quella richiesta.
"Non dovremmo andare a trovare Dumbledore?" insistette Harry.
Snape bofonchiò.
" Dumbledore non dovrebbe essere nel suo ufficio, Harry," sussurrò Hermione, senza avere intenzione di far sentire a Snape.
"Ovvio," sbottò Snape con impazienza. "Le torri sono difficilmente adatte, al momento."
Si fermò in cima alle scale sospirò, "Madama Pomfrey ha trasformato le cucine in un'infermeria temporanea. Non ci sono finestre e i piani bassi erano la parte del castello meno danneggiata."
Prima che avessero sceso anche solo un paio di gradini, furono ricacciati da un gufo grosso che sbatteva le ali, così grandi da sbarrare la strada .
La faccia di Snape si incupì assai e Hermione ed Harry si scambiarono occhiate reciproche. Hermione avvertì che c'era molto che Snape stava tenendo loro nascosto. Le motivazioni del silenzio la preoccuparono almeno quanto la stessa informazione.
I piani più bassi avevano sempre teso ad essere più freddi, ma adesso, ad ogni passo, la temperatura si alzava parecchio. I corridoi dabbasso erano ancora malmessi, ma neppure lontanamente distrutti quanto i piani superiori. Le cose erano scosse, alcune erano rotte, ma gli oggetti e i dipinti potevano essere sempre riconosciuti per quello che erano.
Quando raggiunsero il quadro del catino con la frutta, Hermione osservò Snape che in modo rude calciava un grosso mucchio di lettere che quasi gli arrivava al ginocchio. Lettere di tutte le misure si riversarono sul pavimento. Hermione lanciò un'occhiata piena di domande a Snape, che ignorò di proposito.
Appena entrarono, la stanza appariva perlomeno accogliente. Il fuoco stava ruggendo da sotto il pavimento e teneva lontano il gelo. Un lettino era stato posato in un angolo. Dobby sedeva vicino al fuoco singhiozzando, con lacrimosi. Snape guardò con disgusto l'Elfo Domestico sfaticato, oltrepassandolo rapido.
Dumbledore era seduto nel letto con la schiena appoggiata contro diversi cuscini rigonfi. Indossava un pigiama rosso acceso e una berretta da notte, che lo rendeva assai simile a Babbo Natale. Appariva più pallido del solito, ma il luccichio c'era sempre nei suoi occhi, quando li salutò.
Madama Pomfrey era in piedi accanto a lui, ma appena notò Ron e Hermione, si fece da parte. Sembrava un po' sbracata e assai affaccendata.
"Poveri cari! Avete un aspetto orribile. Ecco, mangiatela tutta," li implorò porgendogli due spessi bllocchi di cioccolato.
Hermione accettò il boccone, ma il suo odore la fece sentire peggio."Quello di cui avrei proprio bisogno è un bicchierone d'acqua. E' possibile?"
In un attimo, Madama Pomfrey tornò con due bicchieri. Hermione inghiottì l'acqua troppo più svelta di come avrebbe dovuto, e il bicchiere si scosse nelle sue mani.
Poi guardò la cioccolata nella sua mano, e sospirò.
In quel momento, Hermione non si sentiva di mangiare nulla , comunque ficcò controvoglia un piccolo pezzo nella bocca. Lo stomaco le si calmò all'istante, appena avvertì il tepore scorrerle addosso. Hermione chiuse gli occhi per il sollievo, e ne prese una boccata più larga.
"Devo insistere di fare una visita breve," disse forzandosi Madama Pomfrey, mentre tornava al capezzale di Dumbledore. "Il Preside ha bisogno di riposo. Veramente, non dovrebbe proprio ricevere visite. Non è da tutti i giorni finire trafitto da un grosso albero e sopravvivere da raccontarlo."
Dumbledore fece segno a Poppy di andare e sorrise leggermente a Harry e Hermione. Anche nella sua condizione indebolita, c'era della forza nel suo comportarsi. Snape rimase in piedi contro il muro silenzioso come un'ombra nel suo lungo mantello nero.
"Sono felice si vedere che voi tutti state bene. Sarà meraviglioso mandare delle buone notizie alla famiglia Weasley. Stavano chiedendo parecchio di voi, in modo insistente, in verità."
"E tutte quelle lettere ?" chiese Hermione.
"Ah," fece una pausa e la guardò pensierosa. "Mi dispiace, ma il grosso dei genitori sente che i propri ragazzi starebbero meglio in un'altra scuola, data la situazione corrente."
"Stanno tutti bene?" intervenì Harry.
"I professori e gli studenti stanno tutti bene. Dean e Trevor sono stati mandati via per la loro sicurezza." Dumbledore sospirò," Il castello è protetto da parecchie antiche magie, così come da un paio di mia invenzione." Un lieve sorriso comparve agli angoli della bocca a quella constatazione. "Questo ci concederà il tempo di cui abbiamo bisogno per spezzare le Maledizioni. Una volta che saranno rotte, i Mangiamorte e i Dissennatori scapperanno."
Hermione guardò su, mentre Snape era immobile, rigido ed inespressivo a quel discorso. Si chiese cosa pensasse, in momenti come quello. Si accusava sempre, per aver una volta concesso la sua anima ad un mostro? La sua faccia non tradiva niente, e Hermione indugiò nel volerlo comprendere. Quelle piccole scintille della sua mente, che aveva visto mesi prima, si erano fatte strada nel suo cuore, e non se ne sarebbero andate.
L'espressione di Dumbledore ridivenne grave quando continuò, "Comunque molti a Hogsmeade sono morti. Rosmerta dei Three Broomsticks è dispersa insieme a molti altri. Il Ministero aveva piazzato là un solo Auror in più, pensando che nessuno avrebbe tentato un attacco così vicino ad Hogwarts. Hanno accusato la mancanza di tempo e di informazioni per il loro fallimento."
Dumbledore si rivolse a Harry dicendo, "E' troppo brutto caro ragazzo che tu non abbia avuto premonizioni un paio di giorni in anticipo. Avremo potuto dare al Ministero tempo sufficiente perché prendessero la decisione sbagliata."
Un altro forte singhiozzo si levò da vicino al caminetto.
"Perché Dobby è così sconvolto?" chiese Hermione.
Dumbledore la osservo rattristato. "Abbiamo perso parecchi ElfiDomestici. In tutta quella confusione, parecchie delle creature terrificate sono incappate negli alberi."
Hermione andò a confortare Dobby, le cui orecchie, di solito ritte, pendevano basse lungo il mento e aveva la testa tra le mani, e grondava lacrime.
"Mi dispiace così tanto,"posò la mano sul braccio piccino. La povera creatura la guardò con gli occhi enormi umidi.
"Dobby diveva essere lì. Non andarsene. Piccola Winky è morta," singhiozzò forte. "Dobby è cattivo!" e con quello si alzò e sbatté la testa contro la parete di pietra.
Hermione sentì il cuore stringersi , e dovette ricacciare le sue stesse lacrime, nel vedere il dolore di Dobby. "Non punirti così," lo confortò. Hermione gli passò davanti e inginocchiandosi all'altezza del suo sguardo, posò la mano sulla nuca. "Ti prego, Dobby, non è colpa tua, non più di quanto non è stata di ciascuno di noi."
Si rese conto che gli Elfi Domestici, con tutti i loro melodrammi, reagivano in modo più appropriato di lei e degli altri, con la loro riservatezza e il ritegno.
"Tu sei buona ragazza, signorina," sobbalzò.
Una forte discussione dall'altra parte della stanza attirò la sua attenzione,
"Non puoi essere serio."
Hermione si volò e vide Snape che discuteva con il Preside.
"Preside. Di certo ci sono usi migliori per le mie capacità. Non voglio diventare una gloriosa babysitter"
"Severus, Hogwarts non è più il posto più sicuro. Lo sai bene quanto me che sei in altrettanto pericolo di Harry o di Hermione. E siccome c'è bisogno di qualcuno che li protegga, è solo di buonsenso che tu vada a tua volta a nasconderli."
Lo stomaco di Hermione si strinse. Davvero Snape credeva che sarebbe stato una < gloriosa babysitter > per lei? Ancora la considerava una bambina? Hermione aveva bisogno di non avere da preoccuparsi di Snape che la considerava una bambina. Ma piuttosto, la sua avversione ad andare risultava più per la sua forte sensazione di lei come donna.
Si mise al fianco di Harry, fissò l'espressione dura di Snape, le labbra sottili e le braccia conserte.
"Veramente preferirei stare qui," implorò Harry. "Andarmi a nascondere mi sembra come di arrendermi. Come essere un codardo."
Snape sbuffò, "Sono certo che ti prenderai la tua opportunità di giocare all'eroe appena potrai, Potter."
Hermione pensò che era sensazionale che Snape trovasse tempo per fare commenti ironici anche quando era d'accordo con Harry.
"Harry, sono d'accordo che nascondersi non è la soluzione," rispose Dumbledore. "In ogni caso, prima di muoverci, dobbiamo essere preparati.
Il respiro di Harry aumentò e cambiò il peso da un piede all'altro, nervoso.
"Bene, e allora perché il mio padrino non può stare con noi. Se Snape, voglio dire, il Professor Snape non vuole, sono certo che Sirius vorrà."
"Sfortunatamente Harry, Sirius mi sta aiutando in altri affari." Dumbledore sorrise appena. "Fidati di me per questo, credo che questa sistemazione sarà per il meglio." E con quello, chiuse la discussione.
Sia Harry che Snape apparivano assai agghiacciati.
Adesso servivano solo i dettagli per partire.
Dumbledore proseguì, "Vorrei che Dobby pure andasse. Avrete bisogno di un Elfo Domestico e lui ha bisogno di distrarsi da Hogwarts" Hermione guardò Snape che fissava il pavimento con l'espressione sempre più cupa. Si chiese cosa lo stesse trattenendo dal litigare con il Preside.
"Posso raccogliere le mie cose, prima di andarmene?" chiese Hermione.
"Sì, puoi, svelta. Starò assai meglio quando vi saprò tutti lontani," Dumbledore fece una pausa e si fece serio. "Devo avvertivi, la Torre del Grifondoro è stata quasi del tutto distrutta. La magia la sta tenendo stabile, ma potrebbe essere difficile arrivare nelle vostre stanze."
Snape alzò svelto lo sguardo, con una strana espressione, che presto svanì del tutto. Disse stringato,"Ci sono troppe finestre e zone aperte in quella parte del castello. Sarà meglio se li accompagnerò per accertarmi che non ci siano pericoli nascosti."
"Sì, idea eccellente," E Dumbledore strofinò le mani assieme apparendo compiaciuto di sé.
"Aspettate," ordinò Snape e andò via di buon lasso dalla stanza.
Tornò solo qualche minuto dopo, indossando un abito nuovo e portando una piccola borsa di cuoio. Avanzò in silenzio al fianco di Dumbledore, il corpo rigido, il volto teso.
"Ecco qui, Severus. Dovreste partire direttamente dalla Torre del Grifondoro," e gli porse un piccolo orsacchiotto.
Snape osservò sarcastico la scelta del Preside con la passaporta. Dumbledore sorrise e chiamò l'Elfo Domestico, "Dobby, per favore raccogli le tue cose e trovati con gli altri davanti alla Sala Comune Grifondoro."
Dobby annuì triste, sollevandosi dal pavimento su cui giacevae camminando lento, le sue spalle curve, attraverso la parete solida.
Mentre si faceva strada attraverso i corridoi della Torre del Grifondoro, Hermione si sentì come se fosse in una Casa dei Divertimenti di Carnevale invece che in una scuola. Le pareti erano deformate e il pavimento si incurvava con strani angoli. Larghe fratture, che le permettevano di vedere fuori, correvano lungo i muri esterni. Il vento soffiava leggero attraverso le fratture. Più perturbanti erano i blocchi di pietra mancanti, che lasciavano altre pietre sospese nel vuoto. Tutti i quadri vicini alle finestre erano strappati. Si chiese se i personaggi avessero avuto il tempo di fuggire in altri dipinti.
Il vento soffiava leggero sulla sua faccia, ed Hermione si rese conto che il mal di testa e la nausea si erano placati, sebbene la tensione nello stomaco rimanesse. Guardò Snape, che stava camminando stoico davanti a lei. Presto avrebbe passato un lungo periodo vicino a lui. Come avrebbe fatto a comportarsi in modo normale, quando si sentiva così a disagio, e le sue sensazioni ancora la consumavano? Anche ore, mentre avanzavano silenziosi attraverso i saloni, separati da più che la distanza fisica tra loro, Hermione desiderava essere stretta tra le sue braccia e affondare il viso nei suoi capelli.
Quei pensieri le infestavano la mente mentre saliva arrancando per le scale verso il corridoio principale della Torre del Grifondoro.
Quando ebbe raggiunto il settimo piano, Hermione alzò lo sguardo e vide le pareti contorcersi e girare e piegarsi in angoli così strani, che si chiese come anche la sola magia potesse tenerli insieme. Dovettero montare una salita dall'angolo bizzarro, per raggiungere il ritratto della Signora Grassa. Hermione guardò giù e fece caso al largo varco tra pavimento e parete, che le permetteva di vedere dabbasso al piano inferiore. Inghiottì innervosita e guardò solo davanti. Quando raggiunse il dipinto, Hermione vide che la Signora Grassa mancava e il quadro vuoto pendeva ciondolando nella sua cornice.
Appena fu entrata dal buco, entrò nel regno dell'Impossibile. La bocca le ricadde aperta quando ciò che vide la colpì in pieno. La stanza si era inclinata, così che le scale in salita erano adesso erano adesso così vicine al soffitto che si contorceva sulle loro teste. Quello che era stato in alto era in basso , e i fianchi erano distorti oltre ogni dire. Tutti i mobili erano scivolati od erano stati gettati contro un lato della stanza. Le belle poltroncine e il tappeto che erano posati davanti al caminetto adesso erano scheggiate e sparse sul pavimento, e oscillavano nella lieve brezza. Il fuoco era stato spento e i ritratti giacevano strappati. Larghe porzioni di tavoli e banchi erano piantati nelle fratture del muro.
Hermione guardò perplessa la rampa di scale.
Come avrebbe fatto il castello a tornare normale?
"Posso richiamare la scopa, se è ancora in un pezzo," suggerì Harry mentre fissavano quella confusione.
A Hermione l'idea non piacque per nulla. Gettò a Snape uno sguardo implorante,; ma lui la ignorò e fissandola impassibile, "La Professoressa McGonagall probabilmente ne avrà un'altra nel suo ufficio. Aspettate." Snape uscì dal buco del ritratto e sparì dalla loro vista.
Hermione col cuore sperò che la Professoressa McGonagall avesse una scopa sola, siccome si sentiva alquanto insicura delle sua capacità di volo. Dubitava assai di riuscire a manovrarla da sola su per le strane scale.
Mentre attendevano, Harry richiamò, "Accio Thunderbolt," e la scopa venne piroettando senza posa giù per la rampa di scale e atterrò sicura nella sua mano destra.
Poco tempo dopo Snape fece ritorno, con una scopa, una sola scopa.
Hermione cacciò un sospiro di sollievo. Harry fece segno a Hermione di montare sulla sua Thunderbolt, mentre Snape li fissò gelido, mentre saliva sulla sua scopa.
Volarono lenti, ma Hermione si sentiva parecchio instabile mentre lei e Harry si avvitavano e voltavano con le curve della rampa di scale. Trovò assai difficile tenere la presa, mai certa se stava guardando su o giù.
Quando arrivarono nella stanza di Harry , il pavimento era ad una tale inclinazione che I letti e gli armadi erano scivolati a un lato della stanza. Il grosso dei mobili penzolava dall'orlo di un immenso buco, che si apriva sul pavimento sottostante.
Hermione si sarebbe sentita più in equilibrio se avesse potuto scendere di scopa, ma lo strano angolo in cui era costretta a stare e la bizzarra condizione della stanza le davano poco conforto.
Harry volò sulla catasta e prese a cercare le sue cose tra coperte, letti, armadi, libri ed altra paccottiglia. Dopo qualche minuto, con poca pazienza, Snape prese a dire, "Credo che sarebbe nel nostro migliore interesse, date le costrizioni di tempo, dirigersi nella stanza della signorina Granger.
Harry guardò su dalla catasta e disse, "Andate avanti. Starò bene qua."
Non c'era davvero nulla che stesse per saltare fuori ed attaccare, ed Harry era un volatore parecchio capace, così Hermione annuì per esprimere la sua opinione favorevole.
Hermione gli diede uno sguardo apprensivo e guardò la scopa.
Snape sospirò, "Temo che sarai costretta, temo, a montare con me," e spinse su la scopa, per farla sedere. Poi constatò, "Potter uò incontrarci in un corridoio quando abbiamo finito." E indirizzando la voce al ragazzo, proseguì, "Non perdere tempo, signor Potter, o altrimenti ce ne andremo senza di te."
Hermione sedette sul davanti della scopa e Snape, delicatamente scalciò. Si torsero attraverso le scale, verso la sua camera. Sebbene il suo braccio la avvolgesse rigido, come se volesse evitare ogni reale contatto, Hermione si sentì assai più sicura con lui che con Harry. Non significava che Snape cavalcasse la scopa meglio di Harry, ma che era più accorto alla sua sicurezza. E sebbene si sentisse sicura, era tutt'altro che a suo agio. Il respiro caldo dell'uomo la colpiva mentre violavano e i suoi abiti si strofinavano delicatamente a lei. Quella vicinanza era qualcosa che desiderava, sebbene la temesse.
Per fortuna, la sua stanza era a solo un piano di scale più alto di quello di Harry. La torre, alla sua sommità, era piegata assai a forma di esse e le aveva lasciato più spazio tra un piano e l'altro rispetto a Harry, anche se pure era schiacciata con un angolo deciso. Vetro e mobili erano fracassati e così era difficile distinguere gli armadi dal letto e dagli specchi.
Snape avanzò verso la finestra, a braccia incrociate, e le diede la schiena. La brezza gli divideva i capelli, mettendo in mostra il collo lungo e sottile. Hermione poté vedere i tendini allungati del collo contrarsi.
Si mosse verso una grossa catasta e esaminò i suoi contenuti, "Non riesco a credere che questo è tutto quello che è rimasto della mia camera." Scavalcò alcuni pezzi più grandi. Senza guardarsi indietro, aggiunse, "Mi pare così strano, lasciare questo posto, per vivere altrove."
Snape sbuffò, "Sono certo che avrai il tuo prezioso Potter a tenerti compagnia."
Lei voltò la testa, e lo guardò confusa. Le parole le si bloccatono in gola, e per un momento rimase senza parola. Rispose incerta, "Non è il mio prezioso Potter." E aggiunse, "Non mi interessa nessuno da quando…" la voce si spense e prese a rammaricarsi con sé stessa per avere ammesso a lui una cosa simile.
La guardò in modo strano e se ne tornò alla soglia, si appoggiò all'intelaiatura e la osservò.
Poté sentire i suoi occhi affondare in lei e alzò gli occhi dalla confusione per notare che la sua espressione era cambiata, addolcendosi. I suoi occhi scrutatori la misero a disagio, così cercò di iniziare la conversazione. "Quanto pensi che ci vorrà per ricostruire la scuola?"
"Snape sospirò, "Dubito che tornerai qui per molto tempo, in ogni caso." E proseguì, "Hogwarts non sopravviverà con solo una manciata di famiglie che vorrà consentire ai loro ragazzi di frequentare."
Il pensiero di non tornare a Hogwarts non le era mai passato per la mente. Contemplò tutto quello che le sarebbe mancato, e rimase zitta mentre spostava con fare assente i detriti attorno.
Dopo qualche minuto, recuperò alcuni pezzi di abbigliamento. Prese a tirare le cose dentro alla cartella, poiché lo zaino era stato rotto da tante piccole schegge.
Stava scotendo il mantello impolverato, quando qualcosa si mosse tra i rottami, a un paio di metri di distanza.Il corpo di Hermione si tese, e all'istante puntò la bacchetta verso il mucchio. Snape si precipitò in avanti. Tutti gli occhi furono puntati sulla coperta, quando questa miagolò piano. . il sudicio gatto color cannella sbucò pigramente. Snape ancora stava tenendo la coperta sotto tiro, pronto a colpire.
"Oh, abbassa la bacchetta," disse correndo al gatto arruffato.
"Crookshanks! Ero così preoccupata per te, giovanotto, "tutte le sue attenzioni erano focalizzate adesso sulla gioia di aver ritrovato il suo gatto. Lo abbracciò, confortandolo e coccolandogli la pelliccia sporca. Sbirciò Snape e sorrise assai strofinando il collo di Crookshanks. La bocca di Snape si mosse in un qualcosa ch poteva essere chiamato sorriso, mentre incrociava le braccia e la guardava intensamente.
Il comportamento di Snape era cambiato, divenendo più gentile, più rilassato. Mentre lo guardava, si chiese se avesse potuto essere geloso di lei e di Harry. Una scintilla di speranza le attraversò il cuore . sapeva che non c'era bisogno di essere innamorati per provare gelosia, ma per lo meno, non era del tutto indifferente.
Snape distolse lo sguardo e sospirò. Lei continuò a dedicare grosse attenzioni al gatto.
Infine Snape ricordò, "Il tempo, signorina Granger."
Sia lei che il gatto lo guardarono offesi. Subito però la responsabilità le scese sul viso.
"Oh, parlando di tempo," posò il gatto, che sospettoso si allungò verso Snape.
Lei rotolo' su una catasta di grosse schegge che erano state un solido banco di quercia. Dopo qualche istante, protese il braccio verso di lui, con le gambe circondate dal legno. "Ecco," si sporse. Lui si allungò e prese l'oggetto con cautela. "Lo avevo preso con l'idea di rendertelo prima che andassimo, ma me ne dimenticai. Non ho più avuto la possibilità di rendertelo dopo allora. Sono certa, è un ninnolo." Mentre gli porgeva l'orologio da taschino, sentì come se un pezzo del suo cuore andasse via con l'oggetto. Aveva sempre avuto intenzione di renderglielo, ma non si era mai resa conto di quanto sarebbe stato difficile.
"Sì, grazie, le disse roco. Sembrava un po' stordito mentre passava il pollice sulle rotelle.
La cartella, e una borsa trasfigurata che aveva creato con una vecchia coperta erano quasi piene quando Snape disse, "Dovremmo andare."
"Dovrei prendere un altro paio di cose dal bagno," guardò la pila davanti alla porta, raggiungeva la sua vita. "Se posso raggiungere il bagno."
Snape la raggiunse e la aiutò a spostare i detriti da parte. Le rimase così vicino , che lei ne poté sentire il calore, e ciò le mandò piccole scintille dentro di lei.
Le offrì la mano per aiutarla a salire e il respiro le si mozzò in gola, così che un semplice <grazia> le divenne impossibile.
Il gabinetto non era neanche un minimo danneggiato quanto la camera , sebbene lo specchio fosse rotto e le cose fossero state davvero sparpagliate attorno. Raccolse in fretta le sue cose, e restrinse le borse a misure maneggevoli, e furono pronti ad andare.
Quando richiamò su la scopa, le chiese, "Cosa faresti signorina Granger, se un giorno la tua vita dipendesse dalla tua capacità con una scopa?"
Sospirò.era una domanda ragionevole, ma era una di quelle a cui non piaceva pensare. Tremò e salì sulla scopa, "Morirei, immagino. Ma non penso che sia probabile che succeda."
"Speriamo di no," le sussurrò all'orecchio mentre le avvolgeva il braccio attorno al corpo, caldo e sicuro.
Lei lo guardò un poco, e gli sguardi si incontrarono. Sentì la bocca secca, e il respiro le si fece corto. Pensò per un attimo che si sarebbe potuto sporgere in avanti per baciarla, ma quel pensiero finì presto come la sua testa si sollevò sopra la sua e dolcemente scalciò.
Il volo alla Sala Comune fu molto meglio dell'andata, e Hermione avrebbe quasi detto che era piacevole. Il corpo caldo di Snape era premuto contro il suo, e il suo profumo e il tocco erano meravigliosamente familiari, mentre scivolavano verso il buco del ritratto.
Quando Hermione passò dal buco, si guardò indietro un'ultima volta a una stanza che sapeva che non avrebbe rivisto più per molto molto tempo. Con la pesantezza nel cuore, si voltò e avanzò nel corridoio.
Lei e Snape rimasero in piedi nel corridoio, in attesa di Harry, mentre Dobby interrompeva il silenzio ogni tanto con un piccolo singhiozzo.
Hermione sentiva il corpo ancora debole e caldo dal volo. Guardò Snape che teneva il piccolo orso di pezza. Un'immagine di lui bambino in pigiama le entrò nella mente, e si chiese con tristezza se mai fosse stato un bambino. Sembrava così riservato che dubitò avesse mai scorrazzato senza pensieri, ridendo e stringendo il suo giocattolo preferito. L'idea che lo fosse stato, comunque, la intrigava.
Lui la guardò con una strana espressione,e lei si rese conto che senza rendersene conto, doveva aver sogghignato ai suoi pensieri. Si cacciò via a forza il sorriso dalle labbra e fissò vacua il muro.
Presto, Harry saettò attraverso il buco del ritratto. Saltò giù dalla scopa senza fiato, "Mi dispiace, ma non riuscivo a trovare il mio album di fotografie."
Hermione sapeva quanto fosse importante per lui, e sperò che Snape non facesse commenti. Sorprendentemente, non me fece, scegliendo piuttosto di preparare la passaporta.
Il gruppo rimase in silenzio quando Snape puntò la bacchetta all'orsacchiotto preparando il timer. Snape, Harry, Hermione, e pure il piccolo Dobby che stava in punta di piedi, tutti si strinsero all'orsacchiotto. E un familiare risucchio all'ombelico di Hermione la spinse verso l'ignoto.

CAPITOLO SETTIMO : RIFUGIATI
Colori turbinanti ruotarono come spirali oltre Hermione, mentre veniva spinta in un lungo tunnel ventilato a velocità stupefacente. Una corda invisibile attaccata al suo ombelico la trascinava, arcuandole il corpo e trascinandole i piedi dietro. poteva sentire Snape e gli altri volarle vicino.
All'improvviso, i piedi colpirono una superficie gelida, e scivolò, cadendo in avanti in uno spesso strato di neve.
Crookshanks le atterrò pesantemente sul petto, cacciandone tutta l'aria dai polmoni.
"Uhhh," riuscì a balbettare mentre si spazzolava via la neve dalla faccia, e si strofinava gli occhi. La sua espressione si ammorbidì piano, e si voltò per guardarsi intorno.
Vicino a lei, Harry stava lentamente movendosi per alzarsi, usando la scopa per sostenersi. Una grande palla di neve rotolante attirò la sua attenzione e fu sorpresa nel veder sbucare la testa di Dobby. Mentre guardava, gli occhi immensi dell'Elfo Domestico si mossero storditi seguendo il mondo che ruotava attorno a lui.
Era freddo e buio lì, sebbene dovesse essere stato primo pomeriggio. L'aria odorava di fresco, era frizzante e pulita. Hermione guardò su ai tanti enormi alberi di abete che coprivano la zona montagnosa, e si rese conto di essere molto lontana da casa. Come lo sguardo si alzò al cielo, vide bellissimi colori giocare danzare tra le stelle, non nascosti da luci cittadine.
"Forse Babbo Natale e i suoi Elfi sono vicini," commentò Harry porgendo la mano per aiutare Hermione ad alzarsi.
Lei rise al pensiero, considerando la possibilità. Avevano già un Elfo con loro.
Snepe non sembrò colpito dalla battuta.
Hermione scosse la neve fredda dagli abiti e tirò fuori il mantello, e lo avvolse attorno al suo corpo, coprendo Crookshanks nel muoversi. Fece caso a dei movimenti all'angolo dell'occhio e si voltò: vide due calzini spaiati spuntare dalla larga palla di neve di Dobby.
All'improvviso, qualcosa di largo planò senza far rumore sulle loro teste. Il gruppo preparò le bacchette, pronto al peggio.
"E' solo un gufo," li richiamò Snape, ed abbassò il braccio.
La stretta di Hermione sul gatto si fece più serrata.
"Spero che Hedwig sarà capace di trovare questo posto, se starà bene…" le parole di Harry sfumarono.
"Non credo che il tuo gufo verrà qua. Ci sono dissuasori per confondere i gufi ed altri messaggeri. "
Hermione comprese che nessun messaggero dall'esterno significava che non avrebbe avuto più contatto alcuno con la famiglia; niente biglietti, o regali; nulla che le ricordasse le persone care. Gradualmente, tutto quelli che aveva fatto quella vita la sua vita, veniva distrutto. Quei pensieri le riportarono ricordi dei suoi genitori, e l'improvvisa consapevolezza che loro non sapevano niente di quello che era successo.
"I miei genitori, avrebbero bisogno di sapere che sono al sicuro!"
"Sono certo che Dumbledore li informerà," rispose impassibile Snape.
"Puoi contattarlo per essere sicuro?" lo implorò Hermione.
"Sì, posso contattarlo, ma solo per le emergenze." Fece una apusa e la guardò negli occhi, "Dumbledore li informerà."
Snape sembrava così certo delle sue rassicurazioni che Hermione si sentì in qualche modo sollevata, e cennò in silenzio.
Dobby alla fine di liberò dalla palla ghiacciata e saltellò verso il gruppo. Tremava: aveva addosso solo una piccola tovaglietta da the e calzini spaiati. "Da-Da-Dobby non piace neve!"
Snape squadrò Dobby, per nulla commosso dalla sua condizione.
A breve distanza Hermione vide una piccola capanna da una stanza, posata senza clamore tra neve e alberi. Le piccole finestre erano chiuse strette, e sembrava essere stata fatta di tronchi, simili a quelli che li circondavano.
Hermione guardò scettica la piccola costruzione. Non voleva dividere una capanna di una sola stanza con Snape, e di certo non voleva dividerla con Snape e Harry. Poteva già sentire le emozioni sopraffarla, ogni volta che gli stava vicina. Non lo sapeva, ma sospettava che potesse ancora tenere a sua volte simili sensazioni per lei. Non poteva fidarsi della guida della sua mente quando il suo cuore veniva coinvolto. Sperò che la capanna fosse più larga dentro di quanto non sembrava sa dove stava.
Snape prese ad avanzare verso la capanna. Non c'erano sentieri, strade, o tracce che conducessero alla capanna. Mentre avanzava nella neve, Hermione fu felice di essersi ricordata il mantello. Avrebbe voluto essersi messa gli stivali. Avvolse più stretta la lana pesante su Crookshanks, che si aggrappò con tanta furia alla camicia che le sue unghie le artigliarono il petto. Più si avvicinavano alla capanna, e più diventava definita, sebbene ancora apparisse piccola e rattrappita.
"Non sareste capaci di Teleportarvi da qui, perciò: non provate," raccomandò Snape. Sembrava sapere assai su quel posto.
"Dove siamo?" provò a domandare Hermione.
"Solo Dumbledore sa la locazione esatta. Questa area è fuori dalle mappe." Sospirò, "Ma so comunque, che in questo momento dell'anno, ci sono solo circa tre ore di luce solare utilizzabile, che però non ci servirà per diverso tempo."
Hermione adesso era certa che fossero assai lontani da casa.
Invece di entrare dalla porta davanti, l'unico ingresso evidente per la capanna, Snape li fece girare attorno alla costruzione. La porta non è davvero un'entrata," constatò mentre percuoteva il muro con la bacchetta seguendo uno schema complicato; i tronchi si trasformarono in una volta.
Se Hermione si era aspettata una capanna di una sola stanza, fu abbastanza sorpresa di scoprire che, come parecchie cose magiche, le apparenze potevano ingannare.
Entrarono in un ampio vestibolo che conduceva a un paio di scale scoperte e a stanze superiori. Un corridoio più piccolo portava da qualche parte sotto le scale, e c'erano due larghe stanze da ciascun lato. Il pavimento era fatto di strisce scure sottili, che conducevano alle scale centrali.
"Questa casa non è connessa alla principale Floo Network, sebbene si possa approntare un semplice sistema di collegamenti tra caminetti. Le Passaporte ugualmente non funzionano nella casa, e ci sono Incanti di Allarme piazzati ai vari piani. Questi, insieme ad altre protezioni, dovrebbero darci qualche garanzia nel caso si abbiano visite sgradite."
"Come sai tutto questo?" chiese Harry.
"Lanciai io gli incantesimi," rispose stringato Snape e salì le scale. Aggiunse, senza preoccuparsi di guardare indietro, !Vi porto alle vostre stanze."
Hermione si prese i suo tempo per esaminare l'ambiente mentre seguiva Snape su per le scale. Era di certo in una casa magica. Le pareti erano delineate da quadri che si muovevano e salutavano sorridendo. Ebbe quasi il bisogno di rispondere a loro, ma pensò che era meglio di no, non volendo attirare l'attenzione di Snape.
Questi mostrò a Harry la sua stanza, per prima cosa. Era una stanza non elegante, ma comoda. Harry deciso posò la borsa sul letto largo e si lasciò cadere accanto ad essa.
"Ho bisogno di riposo prima di fare qualsiasi cosa," si sfilò le scarpe e vestito come era si cacciò sotto le coperte.
Hermione sorrise all'amico e chiuse piano la porta, sentendo la presenza di Snape dietro di lei. Comprendeva la spossatezza che sentiva Harry, ma dubitò di essere capace di dormire per diverso tempo ancora.
Camminarono fino alla stanza accanto. Snape aprì la porta a Hermione. Come quella di Harry, la sua stanza era decorosa. Un letto ampio, che si levava alto più di quello che lei pensasse necessario, era in un angolo della stanza. Vicino ad esso, c'erano un comodino ed un comò.
Crookshanks immediatamente balzò dale sue braccia, e sapido sgattaiolò sotto il letto , con le orecchie appiattite sulla sua testa. Hermione si inginocchiò per guardarlo, "Povero giovanotto, credo che tutto quello che ha passato è stato troppo per lui."
Si voltò verso la porta a sinistra e fece caso che portava a un bagno di misura regolare con una larga invitante vasca da bagno.
"Oh, grazie a dio, una vasca da bagno !" esclamò Hermione.
Snape la guardò attraversare la zone; profonde emozioni luccicarono negli occhi scuri.
"Dubito che basterà un bagno per togliermi di dosso tutta questa fuliggine," si lamentò afferrando una ciocca di capelli e guardandola.
Lui le sorrise, "Sei in una certa maniera sbracata."
Quelle non erano le parole che il Maestro delle Pozioni desiderava dire, ma erano le uniche che avrebbe ascoltato in quel momento.
Hermione si sentì a disagio che avesse notato il suo aspetto e cambiò argomento, "Dove sono le tue stanze?"
"Al piano di sotto, sono attigue al mio laboratorio per le ricerche." Fece una pausa per un momento. Prese un respiro profondo e proseguì. Quando sarai pronta, vorrei che scendessi. Ci sono celle cose che devono essere discusse."
Il cuore di Hermione sobbalzò e si tese al pensiero di quello che potevano essere quelle cose.
"A dopo, signorina Granger," e chiuse forte la porta.
Hermione guardò il letto e sospirò. Era molto stanca, ma era pure incapace di riposare, e il corpo le doleva. Pensè che un bagno rilassante le avrebbe fatto di più che semplicemente lavarle lo sporco dal corpo, e così si diresse al bagno.
Come entrò nel pavimento bianco immacolato, una voce ansimò, "Eeek!"
La testa di Hermione si levò di scatto, solo per vedere il suo stesso riflesso.
Lo specchio gemette,"Oh, mia cara, cosa ti è successo? Devi fare qualcosa per te, immediatamente."
Lei rispose acuta, "Sì, grazie."
Gli specchi fatati erano una delle cose del mondo stregonesco a cui poteva rinunciare. Non aveva mai capito cosa ci trovassero gli stregoni. Tutto quello che le pareva facessero, era fare commenti. Questa volta, comunque, lo specchio aveva ragione.
Era davvero malmessa, e la vista non migliorò quando lentamente si tolse i vestiti stazzonati e sporchi. I muscoli le dolevano, ed ogni gesto era uno sforzo. Fissò diritta nello specchio osando parlare e passò le mani nei capelli. Pezzi di terra caddero per terra e sulle spalle e sul viso. Arricciò il naso mentre strofinava la sporcizia dalle guance. Sospirò e fece scorrere l'acqua calda.
Hermione si arrampicò sulla larga vasca di porcellana e si immerse a fondo nell'acqua fumante permettendo a tutto il corpo, testa inclusa, di venire sommerso. Poi sedette e si pulì gli occhi con le dita. Poté sentire il corpo giacere nell'acqyua torbida, così svuotò la vasca e la riempì di nuovo. Questa volta, posò la testa all'indietro e riposò.
ECHI 4
Adesso che ogni pericolo immediato era passato, la mente scivolò a pensieri e ricordi che avrebbe piuttosto dimenticato. Come prese a scivolare via, l'immagine di una ragazza bionda apparve lentamente. Fissava vacua Hermione, senza muoversi o parlare
Il corpo di Hermione si ritrasse all'immagine della ragazza che aveva lasciato per morta a Hogsmeade, mandando piccole onde nell'acqua. Riaprì gli occhi per esser certa di essere sola. Poi sedette e si spruzzò dell'acqua in faccia, ma anche quel breve attimo in cui gli occhi erano chiusi permise alle immagini di attraversarle la mente. La piena portata di quello a cui aveva assistito la colpì, e il suo bagno divenne più una tortura che non un sollievo.
Lasciò la vasca senza preoccuparsi di usare un asciugamano e lasciò gocciolare il corpo mentre faceva avanti e indietro nella stanza.
Si fermò davanti al fuoco e guardò le fiamme che lambivano e saltavano irradiando calore davanti a lei, mentre la schiena le si freddava mentre l'acqua ne evaporava.
Il fuoco danzava, e così mentre lo osservava, cadde in una leggera trance. All'improvviso sentì che le fiamme sarebbero strisciate fuori e l'avrebbero agguantata come le fronde degli alberi maledetti. Saltò all'indietro tornando alla realtà, e ansimò col cuore che le batteva all'impazzata. Si rannicchiò e mise la testa tra i ginocchi.
"Ricomponiti, ragazza," Lei sobbalzò.
Crookshanks, avvertendo il disagio della Padrone, a malapena fece sbucare la testa da sotto il letto.
Hermione lo guardò di sbieco e sorrise un po' nonostante la tensione. "Che farei senza di te, Crooks?" esclamò quando piazzò un bacio tra le sue orecchie. Quando sollevò la testa, notò che era infastidito e bagnato per i suoi capelli grondanti.
Crookshanks timido arretrò e prese a leccarsi la pelliccia aggrovigliata.
Sebbene il bagno fosse stato assai lontano dall'essere quel riparo pieno di riposo di cui aveva bisogno, pure le aveva alleviato parecchi dei dolori del corpo. Rendendosi conto che ogni vero rilassamento era impossibile, ma sentendosi assai più pulita, Hermione decise che poteva andare a vedere Snape.
Meccanicamente si alzò e camminò fino al letto. Assente, aprì la sua cartella rimpicciolita come un borsellino, che ora conteneva assai di più di quanto non lasciasse immaginare la sua misura. Estrasse il primo completo di abiti che trovò e lanciò un incantesimo Asciugante sui capelli.
Come lasciò la sua stanza e si diresse alle scale, Hermione notò che la porta di Harry era ancora serrata.
Hermione scese le scale ben decisa, senza però avere idea di dove fossero collocate le stanze di Snape. La prima stanza alla sua sinistra era una libreria lunga e stretta con i libri impilati fino al soffitto.
Si spostò attraversando il corridoio, fino ad un'ampia sala da pranzo con un lungo tavolo e un vecchio pianoforte in un angolo. Le pareti erano piastrellate e dipinte a colori vivi. Spesse tende di velluto coprivano le finestre, così che era impossibile vedere fuori.
Oltre la sala c'era una porta chiusa; cauta, Hermione si avvicinò e bussò.
Sentì un attutito, "Entra," ed aprì la porta timida, facendone sbucare la testa.
Mentre osservava la stanza, poté distinguere come Snape avesse giocato un ruolo decisivo nella progettazione e nello sviluppo della casa. Le stanza le ricordavano parecchio quelle che aveva occupato a Hogwarts. Oh, c'erano differenze. I piccoli dettagli e i colori non erano familiari, ma per tutti gli altri aspetti, erano uguali.
C'erano due stanze grandi unite da una biblioteca lunga. Il letto era nella stanza più distante, e Hermione sospettò che il suo laboratorio potesse venire raggiunto da quella stanza.
Snape era seduto nell'angolo estremo di un divano vicino a un fuoco scoppiettante, con un bicchiere tra le mani. La guardò entrare con molta attenzione.
"Hai scordato scarpe e calzini," le disse secco.
Hermione non era sicura di cosa voleva dire, fino a quando non si guardò i piedi nudi. Subito si rese conto di essersi dimenticata pure la biancheria. Si meravigliò dell'assurdità dell'essersi scordata cose così quotidiane.
"Ecco," le porse quello che sembrava essere un libro alto e spesso.
Quando lo prese, sorrise con gli occhi. Non era come aveva pensato che iniziasse l'incontro, ma era incuriosita da quello che le aveva dato.
Sedette all'estremità del divano, e posò il libro blu scuro in grembo. Non c'erano firme o titoli o altro sulla copertina che potesse indicare cosa era, così ne aprì delicatamente le pagine e vide una grafia raffinata e inclinata che riconobbe. Le pagine erano piene di annotazioni scientifiche, appunti di Snape.
"Sto lavorando su una pozione per bloccare la Maledizione Mortale. Dato che sei qui, è logico che darai una mano.
Mentre parlava, Hermione scorse le pagine, e inconsciamente passò le dita sulle parole.
"Da quanto ci stai lavorando?"
"Per più tempo di quanto non voglia ammettere, comunque, sento di essere finalmente arrivato in cima a una soluzione."
Hermione inspirò profondamente. Lavorare con Snape sarebbe stato difficoltoso. E di già, era eccitata dalla sua presenza. Harry avrebbe desiderato di certo di venire coinvolto a sua volta. Avere il suo amico vicino poteva rivelarsi una buona distrazione da Snape, sebbene sospettare che il coinvolgimento di Harry avrebbe fatto più male che bene.
Snape estrasse dall'abito un piccolo oggetto e silenziosamente loposò sopra al libro.
Hermione sentì un brivido caldo attraversarle il corpo quando la sua mano le si avvicinò al fianco. Abbassò gli occhi sulla reliquia simile ad una gemma. "Dove hai preso questo?" ansimò mentre il visp si riempiva di meraviglia.
"Feci un viaggetto a Boston e me lo procurai appena dopo il nostro ritorno."
La Triple Spirale della Vita era un artefatto antico che era stato rotto in parecchi pezzi. Voldemort aveva usato uno di quei pezzi per aprire un portale verso un Universo Alternativo, in cui lei e Snape erano stati intrappolati. In un tentatvo di salvare Hogwarts, avevano distrutto due dei tre pezzi, ma il terzo, ora lo teneva in mano Hermione.
Fece scorrere lievi le dita sulla reliquia. La luce del fuoco si rifletteva sui bordi lisci. Fissò la spirale pensierosa, ricordando l'ironia per cui la sua gemella era stata il catalizzatore per le sensazioni che ora provava per Snape. Lo guardò e lui sollevò parecchio le sopracciglia.aveva un piano, e per quello che lei sapeva di lui, un piano buono.
La fissò negli occhi per un istante prima di versarsi un altro bicchiere del liquido marrone. Mentre guardava, Hermione si chiese se lui fosse stato colpito quanto lei dai fatti recenti. Hermione aveva passato più di tre mesi con lui, e in quel periodo, raramente lo aveva visto bere, e mai fino ad abusare.
"Pensavo che volessi evitarmi il più possibile," quasi gli sussurrò.
Snape le sussurrò. "Le difficoltà sono troppo grandi." Fece una pausa per raccogliere i pensieri. "L'attacco a Hogwarts e Hogsmeade è stata una grande sconfitta che può apparire anche esteriormente. La guerra e tanto gioco politico quanto attacco fisico. Dumbledore e il Ministero adesso possono essere visti da tutti come incapaci di difendere e proteggere la comunità Stregonesca." Continuò, impassibile. "L'Oscuro Signore sfrutterà questa debolezza." Snepe guardò al bicchiere. "Una pozione per bloccare la Maledizione Mortale ci darebbe il vantaggio di cui abbiamo bisogno per questa dannata guerra." Portò il bicchiere alla bocca, e non disse altra parola.
Mentre sedevano in silenzio, lei guardò la luce del fuoco guizzare e giocare sul viso di lui. Senza pensarci si toccò le labbra, quando fece caso al modo in cui la luce dolcemente brillava sulle labbra umide, come il bicchiere ebbe lasciato la sua bocca.
Avrebbe voluto distendersi e sfiorarlo; passargli le dita tra i capelli e baciare le sue labbra morbide. Voltò la testa e si ridiscese sul divano, fissando il soffitto. Sapeva che se ne sarebbe dovuta andare prima di dire qualcosa di cui si sarebbe pentita, ma stare con lui le pareva giusto ed esaltante.
Rimasero così per un po' entrambi pensavano a cose che avrebbero voluto discutere, ma non lo fecero. Durante quel periodo, lui bevve un altro bicchiere.
Lei piegò la testa di lato e chiese, "Devi bere così tanto?"
Snape sospirò, "Un paio di bicchieri difficilmente mi stendono. Avevo intenzione di andare a letto subito; non dormo da un po'."
Hermione si rese conto che di certo, non aveva dormito da prima dell'attacco. Lo guardò da vicino. I suoi occhi erano rossi e gonfi. Potevano facilmente essere così anche per la sola stanchezza, ma sospettò che l'effetto fosse in parte dovuto al liquore che aveva ingerito.
"Pensi che qui saremo al sicuro?"
Snape rise appena, "Credo che prima perfezioniamo la mia pozione e meglio è."
La sua risposta fece ben poco per calmarle le paure. "Siamo da qualche parte nel Nord dell'Alaska, vero?"
"Dieci punti al Grifondoro per il tuo ragionamento acuto e deduttivo." Le sue parole erano appena strascicate mentre parlava.
Hermione rise a quella risposta così sentita.
Lui la fissò interessato e le chiese, "Da cosa lo hai capito?"
Lei alzò le spalle, "L'aurora boreale, il terreno e il clima. Ma davvero è stato che ho indovinato." Posò la testa sulle mani e posò di nuovo il gomito sul divano. Rannicchiò le gambe in modo da poterlo vedere meglio.
Pensieri di quello che Snape aveva detto du Voldemort e dell'approfittare delle debolezze le invasero la mente. Ciascuno pareva averne, anche lo stesso Dumbledore. Parlò senza averne davvero intenzione, "Tu sei quello che le conosce."
"Cosa?" la scrutò.
Tirò su la testa raddrizzandola e tornò a posare il braccio disteso sul divano; e mormorò, "Le mie debolezze."
Le sorrise pieno strofinandosi la tempia con il gomito posato sul divano, e posò la sua bevanda. Si distese in avanti, appoggiando gli avambracci sulle gambe, e fissò il fuoco.
Hermione guardò le ombre sulla sua faccia mentre lui pensava a cose che non sapeva. Appariva davvero stanco, ma non le aveva chiesto di andare, e lei non voleva andarsene.
Sospirò, "Non credo che sarò capace di dormire per un po'. Non posso neppure chiudere gli occhi e rilassarmi abbastanza." Sebbene le parole dette fossero vaghe, il dolore nella sua voce era evidente.
Snape la guardò a fondo negli occhi, la loro oscurità la fece sentire come se potessero vedere nella sua stessa anima.
Inghiottì a fatica.
Lui inspirò con sforzo e portò la mano attorno a lei nel dietro del divano. Le dita delicate le carezzarono le sue, mentre si guardavano a vicenda negli occhi.
Le scivolò davanti fino a quando non le fu davvero vicino, tanto che lei poté sentire il suo respiro contro la faccia. L'odore del liquore sovrastava tutti i suoi consueti aromi, ma non era spiacevole. Non era spiacevole, tutt'altro. La guardò con sensazioni così intense che il suo respiro le si mozzò in gola e lo fissò come congelata.
Si piegò in avanti e le baciò le labbra con delicatezza. Iniziarono come baci piccoli e leggeri. Si fermò a metà per riguardarla negli occhi. Pian piano aprì un poco la bocca, e la punta della lingua la sfiorò lieve. Lentamente, i baci divennero più profondi e proseguirono per più di qualche minuto.
Le loro bocche si aprirono per un istante e lei sussurrò senza aprire gli occhi, "Non voglio fare un errore. Non voglio essere ferita di nuovo."
Le rispose semplicemente carezzandole la guancia e baciandola di nuovo. Sebbene le soddisfacesse i sensi, questa non era la risposta che voleva in quel momento. Ricorrendo a tutta la sua forza di volontà, si sottrasse.
"Devo tornare su. Leggi," gli disse rauca, e si alzò dimenticando il libro.
Snape la seguì silenzioso alla porta. Lei si fermò, mano sul pomello, e lui le toccò i capelli. La sua carezza mandò scintille per l'intero corpo e lei si voltò. Lui premette i loro corpi insieme contro la porta, e le sussurrò all'orecchio, "Ho bisogno di te, Hermione."
E con quelle parole, tutte le idee di resistenza e ragionamento si persero, e lei soccombette.

CAPITOLO OTTAVO : UNA REAZIONE UMANA - Attenzione, scena di sesso. Se dà fastidio, saltate pure, la storia va benissimo avanti anche senza!
Tutti i pensieri e le resistenze crollarono nell'istante i cui i sensi di Hermione vennero appagati. La bocca di Snape coprì la sua in un bacio che era più violento di quanto non si fosse aspettata, e le mozzò il fiato. La passione e le parole avevano agito nell'aumentare la sua attesa, innalzando la tiepida sensazione che pulsava in lei.
Le aveva detto che la desiderava con una disperazione così feroce che le sue parole avevano stretto il suo cuore e ancora le risuonavano nell'orecchio. Il suo corpo si premette forte contro il suo, e istintivamente rispose sollevando la gamba, ed avvolgendola attorno alla vita di lui. Il braccio gli scivolò tra le cosce e la spinse più su contro la porta, mentre anche l'altra gamba passò dietro la schiena di Snape. La porta cigolò un po' sui cardini mentre si muovevano, ma la mente di Hermione a malapena si accorse del rumore.
L'aria sembrava essere diventata spessa e la testa le fluttuava piena di sensazioni, cos' che aveva dimenticato ogni altra cosa non fosse lui.
La premette forte a sé, e lei ansimò nella sua bocca, con le mani avvolte nei capelli soffici. Lo guardò, e lui le sorrise birichino. In quel modo il sorriso gli si spostò negli occhi, facendogli accentuare le rughe, e rendendolo ancora più caro a lei. Il suo naso era così vicino al suo, che lei si chinò e toccò con la punta della lingua il profilo aquilino, assaporando il gusto salato della sua pelle. Si tirò indietro e rese il suo ghigno diabolico, fissando gli occhi neri e lucidi.
"Sei così bella," le mormorò sfiorandole la guancia con il pollice, mentr5e le altre dita le carezzavano la testa.
Aprì la bocca e riprese il bacio, le lingue che si carezzavano avide. Il gusto del whiskey, il suo sapore, presto divennero forti nella sua bocca, eccitandola. Quando alla fine si staccò, le labbra di Hermione si sentirono raffreddare come se ansimasse per respirare, e la miscela evaporò.
Un basso gemito provenne dalle profondità della sua gola e la mano scese a sbottonarsi gli alamari, mentre la sua bocca si mosse verso la mascella, baciandola forte. Hermione si scosse e chinò la testa in avanti permettendo a Snape di rivolgere le attenzioni al collo. La sua lingua tracciò una linea umida in basso e la strinse più forte, succhiandole la pelle sotto ai collo. Hermione sobbalzò e stese la testa di lato, coprendolo con spessi riccioli.
La mano di Snape corse sotto il maglione, su dal fianco, e strofinò forte le dita sulle costole, fino a quando la mano non fece da coppa al piccolo seno.
Hermione fu all'improvviso molto contenta di aver scordato la sua biancheria, e si rese conto che entrambi stavano indossando fin troppi abiti.
"Mi sei mancato," gli sussurrò.
Le sue parole spinsero lui ad abbracciarla stretta per un attimo, nascondendole il viso nel collo. Cacciò un profondo sospiro e le mani si mossero verso il basso mentre la trasportava con passo tremante; e nel frattempo, la baciava e l'accarezzava, fin quando non giunsero a sbattere nel divano.
Hermione si trovò di botti posizionata sul divano.
"Questo andrà bene per ora,"sorrise Snape accomodandosi contro le gambe di lei. Svelto liberò Hermione della maglia, e la sua attenzione si spostò al collo e al seno, stuzzicandola, mentre la mano di lei scivolò ai suoi pantaloni, incitandolo. Gli mise le dita dei piedi contro la vita, e gli tirò giù lacci e biancheria.
Poté avvertire il fuoco che si sollevava da sotto la terra irradiarsi sulla sua schiena, eppure il suo calore era nulla se paragonato a quello che c'era tra loro due. Svelto si liberò di scarpe e lacci e chiuse gli occhi godendo della sensazione della mano di lei che scivolava lungo la sua persona.
"Letto," mugolò lui sollevandola con poco garbo, stavolta si diresse alla camera da letto, e insieme crollarono sul materasso. Il resto dei vestiti venne presto tolto, e i loro corpi si unirono.
~~~***~~~
Hermione era sdraiata e fissava il soffitto, Snape addormentato la copriva. Il suo braccio era avvolto attorno allo stomaco, e la gamba era stesa pesantemente sulle sue. Il suo respiro lieve le fluttuava sul collo. Ripensò all'esperienza, che era stata sia passionale che intensa. Il suo tocco, sebbene reso meno delicato dalla bevuta, era stato molto accorto.
Abbassò lo sguardo e con delicatezza scostò i ciuffi di capelli neri dal viso. Le era sempre piaciuto guardarlo dormire. Era una delle poche occasioni in cui i suoi strati difensivi si scostavano. Parecchi avrebbero immaginato che dormisse con una smorfia sul viso, ma non era così. I suoi lineamenti erano delicati e dolci, molto più rilassati di quanto non si sentisse Hermione.
Lenti, tutti i suoi dubbi e le paure, che aveva respinto in fondo alla mente, avevano scavato la loro strada alla coscienza. Ricordò le emozioni intense che Severus aveva dimostrato prima, e che andavano dal piacere e la gioia al desiderio e l'affetto. Sfortunatamente, Hermione non si fidava che quelle emozioni sarebbero continuate quando si fosse destato. I suoi timori non erano certo immotivati. L'ultima volta che erano stati insieme, le sue apparenti dimostrazioni di affetto erano svaniti presto.
Il corpo di Hermione si tese mentre ricordi spiacevoli della loro chiacchierata al lago le riempivano la mente.
Qualsiasi sentimenti avesse provato Snape per lei, non erano stati abbastanza forti per fargli desiderare una relazione con lei. Dubitò che il suo desiderio fosse cambiato durante la loro separazione. Sperava, più che credeva, che le sue paure fossero infondate. E adesso, con la mente che turbinava, quella vicinanza era diventata intollerabile, sottolineata dalle sue paure, mentre si accorgeva che poteva essere solo una comoda sistemazione per dormire, per lui. Si preoccupò che l'uomo che giaceva così pieno di calore vicino a lei, sarebbe presto diventato gelido e scostante. Prese a sentirsi intrappolata, claustrofobia nelle sue braccia. Si portò la mano libera alla fronte per calmarsi, ma servì a ben poco.
Sapeva che non desiderava essere lì quando Snape si fosse svegliato. Se doveva ancora respingerla, voleva metter voce nella discussione con quanta più dignità poteva. Scivolò piano da sotto di lui, permettendo delicatamente al braccio e alla gamba di ricadere sul materasso. In silenzio si infilò la veste e fece per andare.
Andando alla porta, era così di fretta, che non fece caso allo spesso libro che aveva lasciato sul pavimento e quasi ci inciampò, quando ci sbatté col piede.
Guardando giù, si rese conto che la ricerca, quando la mente le si fosse schiarita, poteva essere la distrazione di cui aveva bisogno dopo quello che era successo. Raccolse gli appunti di Snape e andò.
Per fortuna, la porta di Harry era ancora chiusa, quando la sorpassò. Non aveva idea di quale stato trasandato fosse, ma sapeva che era meglio non essere vista.
Se ne entrò in camera, chiudendola e mettendo la barriera prima ci permettersi di reagire alle emozioni. Le sensazioni si rincorrevano nella sua mente, e si sentì instabile e disorientata. Preso un gran respiro, posò la testa contro la parete e poco a poco riprese l'equilibrio.
Sapeva che nascondersi non avrebbe risolto niente, ma per il momento, aveva bisogno di solitudine per organizzare i pensieri.
Gettò gli appunti di Snape sul letto e camminò avanti e indietro nella stanza, senza sapere come si sentisse, ma a davvero a disagio con tutto.
Una delle camminate più energiche la portò nel bagno, e fissò il riflesso nello specchio. Agghiacciò fissando la sua immagine nello specchio. I capelli saltavano da tutte le parti in strani nodi e bizzarre trecce, ma non fu quello ad attirare la sua attenzione.
"Brilliante" si prese in giro quando toccò i lividi leggeri sulla mascella e sul collo. Lo specchio tubò in disapprovazione, il che era proprio quello che Hermione non aveva bisogno di sentire in quel momento. Fulminando con gli occhi lo specchio, estrasse la bacchetta, e all'improvviso lo specchio si azzittì.
Hermione sorrise con un senso di vittoria. Pur non avendo un cervello apparente, lo specchio certamente sapeva quando stare zitto.
Puntò la bacchetta ai lividi cupi e ai segni gonfi scacciando qualsiasi pensiero, se non la guarigione, dalla mente, e sparirono.
Adesso, avesse potuto sistemare il resto della situazione…
Se ne andò piano al letto e vi crollò, coprendosi gli occhi con l'avambraccio. Erano successe così tante cose negli ultimi due giorni, che non poteva evitare di affrontare i parecchi effetti che quei fatti avrebbero avuto sulla sua vita e sulla sua mente.
Sospirò, portando il braccio alla vita.
Come minimo sapeva cosa aspettarsi da Snape quando si fosse svegliato. Stavolta decise lei: non sarebbe andata a cercarlo. Forse, se lo avesse evitato il più possibile, non ci sarebbe stato bisogno di fare discorsi inevitabili.
Quei pensieri le rimasero nella testa più a lungo di quanto non avrebbe voluto, fino a quando non sentì bussare.
Esitò fissando la porta innervosita.
Un altro bussare si sentì, e la voce di Harry la chiamò, "Hermione?"
"Un attimo," riuscì a dire, prima di sedere. Prese un respiro profondo e si appiattì i capelli con le mani. Dopo essersi ricomposta meglio che poteva, si diresse alla porta.
Aprendo appena la porta, mormorò, "Ciao Harry."
Harry le sorrise curioso, stringendo al sua Thunderbolt.
Hermione si chiese dove stesse mai progettando di volare, quando lui chiese, "Posso entrare?"
Hermione arretrò incrociando le mani, e permise alla porta di aprirsi.
Come entrò, Harry poggiò la scopa alla intelaiatura della porta e andò a sedere in fondo al letto.
"Cosa è?" chiese Harry allungandosi verso gli appunti di Snape.
Hermione afferrò il grosso libro e lo posò sul comodino prima che Harry avesse la possibilità di sbirciare le annotazioni e chiederle cose di cui lei non voleva parlare.
"Sono ricerche," gli rispose cercando di apparire poco interessata, e senza riuscirci.
Comunque Harry sembrò non badarci, e così lai si unì a lui sul letto, posando la testa sulla testiera. Lui scalciò i piedi che penzolavano dal bordo del letto, e chiese, "Dove è Crookshanks?"
Hermione indicò, "E' sotto il letto. Non è ancora abituato al nuovo ambiente."
Harry sospirò, "Vorrei dire altrettanto di me. Ne ho abbastanza di questo posto da farmelo bastare per un'intera volta. Non riesco a immaginarmi di venire intrappolato qui per molto tempo," e rovesciandosi sulla schiena, fissò il soffitto. All'improvviso le chiese, "Ti senti come se non avessi controllo su niente?"
"Sempre di più ogni giorno," constatò. Harry non si rese conto di come si sentiva in quel momento.
"Ciascuno mi ha sempre detto dove vivere e cosa fare. Non posso stare con Sirius ed ora, sono costretto a vivere con Snape," accentò l'ultima parola con disgusto. Sospirò ed aggiunse, "Non immagino che possa essere molto peggio dei Dursley."
Cercando di sviare la conversazione da Snape, gesticolò verso la scopa e chiese, "A che ti serve?"
"Beh, non posso solo sedermi qua e non fare niente." Sorrise schivo, "Vorrei andare ad esplorare questa zona."
"Non puoi Harry. La casa è protetta da barriere e a meno tu non ricordi l'incantesimo per entrare…"
"E' qualcosa da fare, d'altra parte voglio scoprire dove siamo. Snape probabilmente va bene, ma ci sta qualcosa di lui di cui non mi fido." Voltò la testa verso di lei, implorandola. "Vieni, devi pur trovare qualcosa per staccare un po'. Non sei curiosa?" Le sorrise sapendo che avrebbe ceduto.
"Suppongo che potrei lanciare un Incanto Legante sull'entrata, e impedirle di chiudersi del tutto. Ma ho solo il mio mantello, e fuori fa troppo freddo.
Il viso di Harry si illuminò e disse entusiasta, pronto per nuove avventure, ci devono essere abiti invernali in casa." Richiamò Dobby, e attesero.
Dopo un paio di minuti, Hermione divenne preoccupata. Gli Elfi Domestici erano sempre molto premurosi, anche uno strano come Dobby. Guardò Harry che alzò le spalle e disse, "Forse è impegnato con Snape."
Hermione cennò lieve, ma si chiese se Snape fosse in condizioni tali da richiedere l'assistenza di Dobby.
Harry provò di nuovo. Stavolta, Dobby schizzò subito su dal pavimento come uno spettro, sebbene assai più solido. "Dobby dispiaciuto signor Harry Potter, Dobby perso."
Anche se la creaturina non singhiozzava più apertamente, aveva un'aria di confusione. Le orecchie che di solito erano ritte penzolavano basse, e gli occhi verdi erano parecchio spenti. La mani erano raccolte e tese. Si stava comportando in modo ancora più strano del solito, se era possibile.
Hermione decise che era meglio non fare domande al piccolo elfo, e iniziò, "Ho bisogno di stivali adatti, calzettoni spessi e una sciarpa, e qualsiasi cosa per sopportare il freddo."
La parola <qualsiasi cosa > si rivelò un errore: Dobby annuì e capi di abbigliamento caddero attorno a lei. Sorrise, roteando gli occhi verso Harry mentre si chinavano sul mucchio.
"Ecco, questi sembrano adatti," disse Harry porgendole un paio di stivali alti e neri.
Subito, ne ebbe più che a sufficienza di cappelli, sciarpe e calzettoni, tanti da passare dieci inverni nella capanna. Harry tornò nella sua camera per cambiarsi, ed Hermione sedette nel letto infilandosi parecchi spessi strati di abiti, fino a quando non si sentì come se fosse infilata in un cuscino.
Quando si avvolse la sciarpa sulla bocca,si rese conto di quanto sarebbe stato geloso Snape, se li avesse scoperti. Rifletté se la sua rabbia sarebbe stata meglio o peggio della lettura per cui si stava preparando. Incontrò Harry in cima alle scale, e arrancò con gli stivali pesanti verso l'uscita, incantandola prima di andare.
Nel momento in cui Hermione uscì fuori, fu assai lieta di avere tutti gli strati in più, in quanto il vento gelato soffiava contro le piccole parti di pelle esposta del viso. Ignorando il freddo glaciale, Hermione sbirciò e vide il sole illuminare appena le zona e la gigantesca vetta in lontananza.
"E' meraviglioso!" esclamò Hermione, vedendo le bellezze naturali. "Allora, dove?" chiese, con la voce assai attutita dalla sciarpa spessa.
Harry indicò in lontananza verso le montagne. "Che ne dici?"
Avanzarono impacciati nella neve per un po'. Gli alberi incombevano alti su di loro. Hermione fece caso che sebbene fossero alti, erano assai sottili e ramificati.
Fu confortata nella diversa conformazione della foresta, eppure la vista degli alberi, anche nella luce del giorno, le dava una sensazione di disagio. "Non sono sicura di cosa mai ti aspetti di trovare là. Penso che possiamo camminare per miglia e miglia, e non vedere altro che boschi," gli disse decisa.
"Scopriamolo," le rispose Harry, richiamando la scopa. "Salta su, ti porto a fare un giro."
"No, grazie. Mi va più che bene di guardare," e scossa la neve da un tronco caduto, sedette.
Si strinse il mantello stretto a sé e osservò Harry filare tra gli alberi. Era davvero un cavalcatore di scope davvero dotato ed accorto. Hermione trattenne il fiato ogni volta che quasi si schiantava contro un albero. Le sue evoluzioni si dimostrarono una valida distrazione dalle sue preoccupazioni, e sorrise lieve.
Il freddo del rigido inverno dell'Alaska svelto le passò attraverso gli abiti. Il sole basso scaldava pochissimo l'aria, e così faceva la sua inattività al suo corpo. Fu sorpresa che sebbene avesse provato un freddo assai più intenso durante la tempesta magica, la sua mente non poteva ricordare con esattezza le sensazioni intense che aveva provato, e così quel freddo ancora le scuoteva i sensi
I suoi pensieri vennero interrotti dal più strano muggito. Il rumore le ricordò un drago strangolato.
"Guarda!" esclamò Harry avvicinandosi a lei. Nella più vicina lontananza, un'enorme alce vicino ad uno più piccolo e senza corna, trotterellarono tra la neve. Hermione pensò che la creatura più piccola fosse enorme, ma doveva essere solo un cucciolo.
Se non fosse passata da troppo poco per la tempesta più crudele, avrebbe potuto trovare la scena deliziosa. E così se ne stava; osservava l'ambiente con interesse, ma l'intenso freddo poteva solo farle desiderare di tornarsene nel tepore e non venire più esposta alla natura selvaggia.
Il pensiero di venire abbracciata davanti a un fuoco caldo, pure la tentava.
Dopo poco, Harry atterrò, col viso rosso per il freddo, e ansimava per l'eccitazione. "Ho fame, andiamo a mangiare," le disse. La guardò serio. "Se ti prometto di andare piano, monterai con me per tornare indietro?"
Hermione sorrise e annuì salendo sulla scopa, e dolcemente volarono verso la piccola capanna.
Nell'andare in cucina, Hermione si sentì strana. Non era certa di cosa volesse il suo corpo, ma si immaginò che il cibo servisse come altre cose. Non si sentiva affamata, ma sapeva ce avrebbe dovuto mangiare, dato che non lo faceva dal giorno prima.
Sfortunatamente, cenare in una casa magica con un Elfo domestico confuso non era una faccenda facile o divertente. Hermione stava per cercare tra le madie quando apparve Dobby.
"Oh, signor Harry Potter e signorina Hermione. Dobby cucinerà per voi," squittì con le orecchie tremanti.
Hermione sospirò, sapendo troppo bene che era un errore, e seguì Harry nella sala da pranzo.
Un piatto della roba più schifosa apparve per magia sul tavolo davanti a lei. Non poté stabilire se la massa grigia fossero patate con salsa o uova strapazzate, e sbirciò Harry i cui occhi erano puntati con orrore al suo stesso piatto. Non volendo ferire i sentimenti di Dobby, si avventurò ad assaggiarne un boccone, che venne velocemente e per intero sputato nel tovagliolo.
Fece una pausa e pensò alle sue possibilità. "Mmm, non ho per niente fame," cercò di sembrare sincera. Sbadigliò, "Tutto quello di cui ho bisogno è il riposo."
"Vado a prendere del tacchino freddo e del prosciutto per Crookshanks,"e spinse la sedia via dal tavolo.
Dobby fece per aiutarla, ma Hermione insistette, "Posso facilmente fare da sé, grazie comunque."
Afferrò quello che poté, più svelta che poté, prima che Dobby decidesse di aiutarla di nuovo. Superò la sala da pranzo dirigendosi alla sua stanza e notò che Harry era ancora seduto, e fissava shockato il suo cibo.
Quando ebbe raggiunto la stanza, entrò piano e si inginocchiò sul pavimento. Sventolando un pezzo di carne davanti a lei, attirò Crookshanks fuori dal suo angolino segreto, e lo portò nel letto. Sedette col suo gatto, carezzandogli la lunga pelliccia e mettendo da parte la carne.
Mentre lei e Crookshanks mangiavano, la stanchezza finalmente la sopraffece.
Divenne così stanca, che tutta la sua ansia, i pensieri e le sensazioni scivolarono via, così non fu più incapace di riposare. Nell'attimo in cui la sua testa colpì il guanciale, cadde in un sonno profondo; non pensava alle tante cose orribili che erano successe e potevano accadere.
ECHI 5

CAPITOLO NONO : EQUILIBRIO
Hermione rimase sdraiata e guardò il soffitto poco illuminato che oscillava per le fiamme nell'angolo. Aveva paura di alzarsi dal letto e stava cercando scuse per restarci ancora. Il suo sonno era stato profondo, ma poco riposante. I giorni passati avevano fatto troppo per svuotarle l'anima, e dubitava che ogni quantità di sonno potesse giovarle.
Inspirò profondamente, e Crookshanks si stiracchiò pigro e si acciambellò sul suo petto facendo le fusa. Lei si rialzò allungandosi per grattargli la collottola e il micio lentamente affondò le unghie nelle spesse coltri che la coprivano. In qualche modo, il suo peso sul petto le dava conforto, e sospirò sapendo che avrebbe dovuto alzarsi.
Delicatamente staccò da sé la palla di pelo, e la posò sul materasso morbido, prima di spostare le gambe tanto da sedere sul bordo del letto. Crookshanks sembrò assai dispiaciuto e arruffò il pelo infastidito, ma presto trovò un posto caldo tra le coperte e tornò a sonnecchiare.
Anche se si era seduta, Hermione era ben lontana dall'alzarsi da letto. Fissò vacua il fuoco, con la mente intontita. Lenti, i suoi pensieri presero a vagare, fino a quando non poté sentire il respiro caldo e le carezza gentili sulla pelle. Sedette persa nei ricordi, fin quando non ne venne tirata fuori di colpo da Crookshanks, che si stiracchiò dietro di lei. Guardò l'orologio sul comodino e si rese conto di aver passato gli ultimi dieci minuti a guardare il vuoto. Tutta la confusione e l'incertezza dei giorni passati la avevano lasciata in qualche modo disorientata, e non le piaceva quella sensazione. Il nuovo ambiente la aiutava poco a riacquistare il suo equilibrio. Il piccolo orologio segnava un quarto alle undici, sebbene fosse incerte se erano del mattino o della notte. Le pareva mattina, ma era poco certa che lo fosse dalla luce dell'esterno.
Scosse la testa e decise che un po' di attività l'avrebbe aiutata a trovare una stabilità. Lenta, si sporse in avanti dal letto, tirò fuori le ciabatte morbide e le calzò. Si alzò, arrancò verso il bagno e fece scorrere l'acqua della vasca.
Il suo bagno fu assai rapido, considerando la quantità di attenzione che diede alla metodicità del lavaggio. Si strigliò ogni arto, meticolosamente pulì sotto ogni unghia. Si lavò e pettinò i capelli ben tre volte, ogni volta strofinando dietro le orecchie e il collo.
Quando il pezzo di sapone le scivolò sul petto e lo stomaco, e poi sulle cosce, il respiro le si fece pesante, e chiuse gli occhi stringendo i ginocchi. La mente le tornò al corpo esile di Snape addosso a lei, che si muoveva. Ansimò e si scosse, spruzzando acqua sulle pareti e sul pavimento. Si scostò e schizzò l'acqua sulle pareti e per terra. Si scostò i capelli bagnati dal viso e si guardò attorno cercando qualcosa con cui distrarsi. Era meglio per lei non immaginare, quando presto avrebbe trovato la realtà. Cercando qualcosa con cui perdere tempo e impedire alla mente di vagare, decise di finire il bagno e togliersi i nodi dai capelli a mano. Era un compito spiacevole poiché i capelli erano lunghi e annodati. Ed era un compito che poteva evitare facilmente con un Incantesimo Districante. Eppure, sollevare i diversi nodi la distraeva e prolungava il suo tempo dedicato a sé. Quando alla fine passò la spazzola tra i capelli, era passato parecchio tempo, sebbene non fosse ancora pronta a lasciare la stanza.
Sedette di nuovo sul letto e controllò la stanza, quando un grosso libro blu sotto al comodino attirò la sua attenzione.
Nonostante i pensieri che la scrittura di Snape le avrebbe suscitato, la sua curiosità venne stimolata, e sollevò il libro pesante sul letto; prese a scorrerne le pagine. Per un attimo, si perse, pensando a quanto la grafia precisa e inclinata riflettessero il modo in cui muoveva le mani mentre mesceva pozioni o faceva l'amore. Scosse la testa e si concentrò sulle parole, piuttosto che sulla grafia.
Le sue teorie, erano affascinanti. Da quello che poteva stabilire ad un'analisi immediata, Snape stava studiando varianti diversi dell'Elisir Eden. Questo aveva senso per Hermione: un elisir era un tipo delle più forti pozioni di protezione. Sfortunatamente, i suoi primi esperimenti avevano trovato ben poco successo. Mentre voltava le pagine, gli appunti iniziavano a includere formule più complesse, e Hermione aveva difficoltà a seguire. Sapeva che gli ingredienti degli ultimi tentativi, avevano incluso combinazioni che dovevano aver prodotto pozioni che, se ingerite, erano letali. Le sarebbe occorso un sacco di tempo per esaminare il lavoro, se riusciva a capire la logica che stava sotto. Divenne ansiosa di vedere i reali progressi e saltò verso la fine. Era arrivato davvero vicino ad una soluzione, sebbene la sua pozione avrebbe probabilmente fatto poco più che fermare la morte per qualche attimo.
I suoi pensieri vennero interrotti dal bussare alla porta; la voce di Harry la chiamava.
Chiuse il libro, lo fece scivolare sotto il letto e andò alla porta. Trattenne uno sghignazzo appena aprì la porta e stuzzicò Harry, "Come era la cena?"
Harry roteò gli occhi e mugugnò, "Lunga e disgustosa."
"Hmm, me lo posso immaginare," e fece una smorfia al ricordo della massa grigia. "Dobbiamo trovare un modo per convincere Dobby che la sua assistenza in cucina non è necessaria."
Harry ghignò timido, "Ci ho pensato," fece una pausa e si schiarì la gola. "Ho lasciato parecchio in disordine. Forse se lo tenessimo occupato un poco…"
Hermione sollevò le sopracciglia chiedendosi cosa intendesse lui con < un poco >. Harry si voltò prima che lei potesse chiederglielo, e lei lo seguì per le scale. Avevano appena disceso un paio di scalini, che Hermione sobbalzò, mentre un forte schianto si udì dalla stanza di Harry. Questi si voltò e le sorrise. Qualsiasi cosa Harry avesse fatto sembrava piuttosto efficace, poiché Dobby non era in vista quando raggiunsero le cucine.
Hermione tagliò diverse fette da una pagnotta e le portò via in sala da pranzo, con un piatto con il burro e una mela. Sebbene come colazione non fosse un granché, il pasto era stato preparato in poco tempo, fatto importante considerando che Dobby poteva comparire in qualsiasi momento.
La coppia sedette e si divertì chiacchierando, fin quando il corpo di Hermione si tese, al suono di una porta chiusa da qualche parte nel retro della casa.
Sapeva che alla fine avrebbe dovuto affrontare Snape. Ma adesso tutto il progettare e il pensare le sfuggirono, e fissò silenziosa il piatto, piluccando la crosta di pane.
I passi divennero più forti e chiari, finché non avvertì i suoi occhi che la fissavano.
Sentì Harry suggerirle, "Uhm, oggi Dobby non è sé stesso. Vado a farmi la colazione prima che torni."
Hermione non vide la reazione di Snape, ma sentì frusciare il suo abito quando voltò e si diresse in cucina. Presto, sentì muovere pentole e la voce di Snape percorse il corridoio, "Incompetente, ignorante, stupida creatura!" La voce si fece più vicina quando grugnì, "Stammi lontano," e si udì un lieve squittio quando piccoli piedi felpati si allontanarono svelti.
Questa volta, Hermione non poté fare altro che alzare lo sguardom e vide occhi arrabbiati lampeggiarle davanti. La voce di Snape era acuta in modo pericoloso, "Quandi avete finito, venite da me nel laboratorio," e con quello, se ne andò
Hermione fissò congelata il posto dove era stato. Sapeva che quelle parole erano indirizzate a lei. Sapeva anche che averle dette davanti a Harry includeva anche lui, che se ne fosse accorto o meno Snape, arrabbiato come era.
"Tipica giovialità di Snape, vedo," Harry si distese e lo prese un poco in giro.
Hermione si costrinse a sorridere, sebbene in realtà la sua mente stava diventando così piena di ansia da non sentire la sua successiva domanda. "Cosa?" sobbalzò, tornando alla realtà.
Harry la fissò stranito, ma ripeté, "Dove credi che sia il laboratorio?"
Gesticolò dietro di sé e disse piano, "Verso il retro, direi. E' quella la direzione in cui si è precipitato."
Inspirò a fondo, raccogliendo la sua forza e compostezza, e si alzò. Riluttante, si mosse verso le stanze di Snape, Harry le era accanto. Quando Snape non rispose al suo bussare alla porta, Harry la guardò, "Forse dovremo provare un'altra stanza?"
Sapeva che questa era l'entrata e non desiderava vagare senza meta facendo finta di non saperlo. Fissando la porta, gli rispose gelida, "E quale altra stanza?"
Harry incrociò le braccia e la fissò, e lei fece finta di non averci fatto caso. Le mani afferrarono la maniglia per aprirla, ma poté sentire un leggero pizzicore che segnalava che attorno all'entrata c'erano forti barriere. Frustrata, ma non stupida, provò di nuovo a bussare, ma stavolta il suo pugno batté forte.
Subito, la porta si aprì, mostrando stanze vuote. Come Hermione e Harry ebbero passato la soglia, la porta si richiuse alle loro spalle facendo rumore.
Aveva avuto ragione nel credere ce il laboratorio fosse vicino alla camera da letto. Una volta medioevale si apriva nel dietro della camera da letto, ed Hermione avanzò verso di esso in silenzio. Quando oltrepassò il letto di Snape, ora rifatto con precisione, brividi le corsero lungo la schiena al pensiero del loro incontro. La sensazione durò solo un istante, ma bastò per farle capire quanto fosse fragile la condizione della sua compostezza.
Oltrepassò la volta e scese i gradini di pietra verso il laboratorio sotterraneo. Le scarpe echeggiavano contro le pareti di pietra ad ogni passo fino a quando non arrivò in fondo. Snape alzò gli occhi dal suo lavoro, e gli sguardi si incontrarono.
Fu solo apparenza di un attimo, ma Hermione poté avvertire qualcosa di più dietro quegli occhi, oltre la rabbia o l'indifferenza. C'era una strana mistura di emozioni che rapide divennero dure quando gli occhi si posarono su Harry. Quello scambio la mise a disagio e così spostò l'attenzione all'ambiente.
Il laboratorio comprendeva tre lunghe postazioni di lavoro. Una correva lungo il muro di ingresso, perpendicolare alle altre due, così che erano distanziate in modo che diverse persone potevano lavorare senza darsi noia. Il muro estremo era delineato con scaffali che contenevano esemplari conservati di ogni genere. Alcuni li riconobbe come frutti oppure ortaggi, ma altri la fissavano con occhi che non sbattevano le palpebre, aumentando il gelo della stanza.
"Quanto siete andati lontano nel riguardare gli appunti delle ricerche?" chiese Snape guardando il suo calderone.
Harry sembrò un po' confuso quando Hermione rispose impassibile, "Non lontano. Le ho scorse. Conosco la tua strategia di base, ma nulla più. Le studierò alla prima occasione."
"Visto che mancate delle necessarie informazioni di partenza, voglio che iniziate con la Pozione Potestas." Si spostò verso una pila di fogli vicini alla fine della postazione di lavoro e mise un foglio da parte. "Qua ci sono le mie istruzioni. Potter ti può assistere," fece una pausa per aggiungere una sostanza gialla grumosa al suo calderone e proseguì, "La pozione avrà bisogno di un intero mese per essere distillata,così dovreste iniziare immediatamente."
Hermione voleva chiedergli del suo piano, ma la sua curiosità venne superata dal suo desiderio di evitarlo. Guardò Harry che sembrava come se volesse chiederle qualcosa. Avanzò alla postazione dove aveva posato il foglio, lo raccolse, scorse le istruzioni, più per Harry che per sé. Difficilmente ne avrebbe avuto bisogno, lei. Era assai abile nella preparazione della pozione a causa del lavoro sulla spirale, mesi prima, nell'universo alternativo.
"Usate quel tavolo," indicò la postazione di lavoro davanti e gli occhi di Hermione indugiarono sul dito lungo ed aggraziato. Riprendendo la concentrazione, si posizionò in modo da fronteggiare Harry, e avere la schiena convenientemente girata verso Snape.
Sebbene non potesse più vederlo, era consapevole in qualche modo di ogni sua mossa.
"Non staremo qua un mese intero, voglio sperare," si lamentò Harry, a voce un po' troppo alta.
Snape lo avvertì gelido, "Sarei attento a quello che desidero, signor Potter. L'unico motivo per cui potremmo non esserci, sarebbe se fossimo attaccati."
Harry si dimenò a disagio sentendo quelle parole, ma rimase silenzioso. Hermione poté sentire Snape lavorare dietro di lei, e le occorse più di un piccolo sforzo per concentrarsi sulla formula davanti a lei,
"Cosa stiamo facendo?"
"E' una pozione molto potente. Aumenta la reazione magica di un oggetto."
"Che tipo di oggetto?" le chiese.
Hermione rispose, "Come una bacchetta o una Clessidra Magica." Sperò che la risposta fosse stata dettagliata abbastanza da soddisfare la mente di Harry, così che non creasse nuove domande.
Ma si chinò in avanti e le chiese, "Perché la stiamo facendo?"
Hermione alzò le spalle come se non lo sapesse. E tecnicamente, era vero. Sapeva che la pozione sarebbe stata usata sulla spirale per creare una passaporta assai forte. Una tale da poter provocare uno squarcio nel tessuto dimensionale dell'universo. Ma per quale ragione, Hermione non poteva immaginare.
Hermione porse a Harry la lista di ingredienti di cui avevano bisogno per preparare la pozione e prese a versare la soluzione di base in un calderone, prima di aiutare Harry a tagliare parecchi grossi pezzi di
Radice di cactus in piccoli cubetti. Mentre lavorava, poteva sentire Snape che triturava qualcosa in polvere fine e lo versava in una bilancia. Il rumore delle sue dita che facevano scivolare dolcemente i pesi dello strumento le fecero affiorare immagini delle sue dita che scorrevano sulla sua guancia. All'improvviso, lo sentì fermarsi e avanzare verso di lei.
"Prendi questo. Potter può finire di tagliare la Radice di Cactus," e con quello salì a grandi passi la scala, con l'abito che fluttuava dietro di lui, con gli stivali che ticchettavano sulla scala.
Hermione sollevò la piccola gabbia metallica che lui le aveva posto davanti, evitando gli sguardi incuriositi di Harry, e lo seguì.
"Dove andiamo?" gli chiese un po' forzata.
"Abbiamo bisogno di piazzare le trappole fuori," le rispose senza guardarla.
"Allora devo mettere stivali e abiti prima di andare," affermò lei.
Snape si voltò e annuì rigido, ed Hermione andò.
Le cose non erano andate come lei aveva progettato. I suoi tentativi di confidenza venivano accolti con esiti mescolati, e si sentiva debole ed insicura. Durante la giornata, i pensieri le erano corsi incontrollati nella mente. Alcuni erano piacevoli, ma tutti la turbavano, come se interferissero con il suo piano per restare distaccata.
Dopo che si fu cambiata, lasciò la stanza per trovare Snape che la attendeva ai piedi della scala. La guardò con attenzione mentre scendeva ogni gradino, stringendo la distanza tra loro. La sua faccia la fissò inerte, nascondeva qualsiasi emozione provasse per lei.
Avanzarono rapidi, trappole in mano, verso l'uscita; e passarono verso un mondo freddo che ancora una volta stava diventando parecchio buio. Hermione si fermò un istante per consentire ai suoi occhi di abituarsi. Enormi distese di rosso, verde e blu fluttuavano per il cielo illuminando parecchio la zone così che gli alberi erano sagome contro le montagne. Le luci del Nord erano bellissime, sarebbe stato molto romantico, non fosse stato per il gelo e la fredda educazione che li separava.
Dei lupi ulularono in lontananza, e la stretta di Hermione sulla bacchetta si strinse.
Snape richiamò, "Lumos," e la sua bacchetta illuminò una piccola sfera attorno a loro.
Avanzarono nella neve, in silenzio, sebbene il rumore dei loro respiri e dei movimenti unito con il vento e i lupi le riempisse le orecchie.
Quando furono abbastanza distanti dalla capanna, tanto che era appena un'ombra nel buio, Snape le voltò la schiena e fece cadere la prima trappola. "Perché te ne sei andata?" le chiese roco.
Hermione nnon poté credere che avesse la faccia per farle una simile domanda, e la rabbia prese a salirle dentro. "Perché dovevo rimanere?" sbottò. "Mi hai chiarito abbondantemente l'ultima volta, che non avevi interesse nell'avermi tra i piedi, ma solo per un po' di divertimento." Il suo respiro divenne acuto e irregolare. Il fiato corto, combinato all'aria rigida, le faceva girare la testa.
Il comportamento di Snape subito si addolcì, mentre la fissava, prima shockato, e poi con comprensione.
"Basta, Hermione." Lasciò cadere la seconda trappola e le si fece vicino. "Ferma," questa volta fu un sussurro al suo orecchio mentre le avvolgeva le braccia attorno al corpo, strette.
Le braccia della ragazza tremarono quando le portò attorno alla vita di lui, incerte.
Rimasero lì abbracciandosi, il respiro di lei piano piano tornò alla normalità. Il corpo di Snape impedì al freddo di insinuarsi negli abiti, sebbene lei dubitasse che qualsivoglia forza esterna potesse distrarla dalle sue braccia.
Si scostarono un poco, e lui sospirò, permettendo ad un largo sbuffo di fiato di uscire. Le mani si mossero verso quelle di lei. Guardò quelle mani e prese a dire piano, "Non avevo intenzione di finire così."
Lei gli fissò il volto. Era di certo a disagio, ma quel viso dimostrava anche compassione ed affetto. Non voleva forzarlo a dichiarare i suoi sentimenti per lei in ogni dettaglio, ma pure voleva una chiarificazione. Gli chiese, "Non avevi intenzione di finire così come siamo o non volevi finire?"
"Entrambi," rispose semplicemente guardandola negli occhi.
Hermione inghiottì a fatica mentre l'emozione nella sua voce le penetrava nel cuore. Sapeva quanto era difficile, per Snape, mostrare il suo affetto, e quando lo faceva, era accorato e onesto.
Lui si fermò appoggiandole la testa contro il collo e riportando le braccia attorno a lei, "Ma ci sono delle complicazioni. Così tante che potresti benissimo decidere che non vale la pena continuare."
Mentre stavano ciascuno nelle braccia dell'altro, Hermione non poteva immaginare ostacolo alcuno che potesse farle desiderare di stare lontana da lui.
Alla fine lui si tirò indietro e disse roco, "Sta diventando davvero troppo freddo per continuare a parlare qui. Se collego i nostri caminetti, posso farti visita più tardi?"
Hermione annuì fissandolo negli occhi scuri. Lentamente, la coppia si voltò tornando alla capanna, tenendosi le mani e camminando assai accostati.
CAPITOLO DECIMO : ISTANTI
Hermione era più che ansiosa mentre camminava avanti e indietro per la stanza. I suoi passi erano seguiti da vicino dal letto dalla testa di Crookshanks, che accompagnava avanti e indietro il suo movimento. Fissò l'orologio mentre camminava. Era passata più di un'ora da quando gli aveva porto le sue scuse e si era ritirare nella sua stanza, ma ancora niente. Sospirò e si mosse verso il gatto. La mano si abbassò per strofinare la pelle pelosa di Crookshanks, e questi si sdraiò su di lei chiudendo gli occhi. "Sono felice che almeno uno di noi due possa rilassarsi," mormorò Hermione mentre le dita si mossero per grattargli il mento.
Crookshanks reagì con forti ritmiche fusa.
Borbottando, Hermione si lasciò cadere vicina a lui. Aveva troppa poca pazienza per quel gioco di attese. Cercò di costringersi a sedere calma, ma i suoi sensi erano tesi, ascoltavano e cercavano.
Mentre scorrevano i minuti e nulla cambiava, Hermione prese a mangarsi le unghie innervosita. Infine, arrendendosi a qualsiasi tentativo di essere paziente, si levò e prese a percorrere avanti e indietro la lunghezza della stanza, ancora una vlta. I ceppi ardenti nel caminetto scoppiettavano e la testa di Hermione si voltava rapida, gli occhi si aspettavano di trovare qualcosa più delle fiamme. Ogni piccolo rumore o movimento le catturava l'attenzione, con la speranza che Snape potesse apparire. Si fermò un istante e fissò il fuoco. Prese un respiro profondo e si portò le braccia al corpo, e ricordò gli avvenimenti ultimi. Dopo tutto, era stata una giornata estenuante, ma remunerativa. Lei e Snape se ne erano tornati camminando alla capanna silenziosi come se ne erano andati, ma le cose erano diversissime. Calde emozioni e sollievo scorrevano nel suo corpo, e così era stata abbastanza contenta di non dire niente.
Hermione sospirò e si rese conto di non essere mai stata una che esprimeva le sue sensazioni. Poteva elaborare per ore qualsiasi argomento di libro, ma tendeva a schivare ogni conversazione più intima. Sapeva che gli altri la consideravano una saputella, e immaginò che la sua intelligenza l'avesse sempre riparata del doversi esporre. Queste era la ragione principale per cui non poteva mai immaginarsi con qualcuno tipo Ron, che tendeva ad avere pochissimo controllo sulle sue emozioni. Snape in ogni caso non era per le profonde discussioni emozionali, e ciò le andava proprio bene. Non voleva dire che lei non volesse sapere cosa provava e pensava. Infatti, non era mai stata interessata di più ai pensieri di qualcuno. Piuttosto, credeva che una volta espressi, non servisse ridiscuterne.
Sedette sul pavimento appoggiandosi contro il letto, e il libro blu scuro di Snape attirò la sua attenzione. Sfiorò con le dita la copertina di pelle morbida, e la sua mente vagò.
Dopo che erano tornati nel laboratorio, il resto della giornata era trascorso lentamente. Snape a malapena le aveva parlato, e mai l'aveva guardata. Hermione fu sorpresa dalla facilità con cui poteva trasformare il suo tipico modo d'essere freddo. Immaginò che anni vissuti da spia gli avessero insegnato per bene. E quanto a lei, cercò di concentrarsi sulla pozione. Aveva iniziato così da poco a mescere che iniziare daccapo non sarebbe stato difficile, ma non voleva perdere il rispetto di Snape commettendo un semplice errore. Tra il concentrarsi sulla pozione e il rimuginare sui pensieri dell'abbraccio e del discorso fatto fuori, Hermione era diventata pensierosa e silenziosa.
Una sensazione di disagio l'aveva attraversata quando ricordò le reazioni di Harry al suo comportamento. Aveva di certo frainteso la situazione, e le dava occhiate comprensive per quella che doveva credere fosse per lei un'esperienza spiacevole con un professore sgradevole. Le sue reazioni le fecero capire come dovesse essere assai più cauta nel comportarsi. Sapeva che aveva scoperto il suo rimescolamento delle emozioni. Non avrebbe potuto non notarlo, ma dubitò che ne conoscesse la causa vera. Adesso che lei e
Snape avevano scelto di continuare la loro relazione illecita, non poteva dare a Harry motivi per sospettare.
Si alzò, stringendosi le braccia al corpo, e prese a camminare ancora. Stavolta rifletteva sull'assenza di Dobby durante il pranzo. Lei e Harry avevano progettato diversi modi creativi per distratte Dobby, ma alla fine, nessuno era stato necessario. L'unica persona non sorpresa dall'assenza di Dobby era Snape, che si era introdotto in cucina e aveva preparato cena. Aveva cucinato un pasto squisito che aveva sorpreso Harry assai più di quanto non avesse sorpreso lei, la prima volta che ne era stata testimone nell'universo alternativo. Ripensando ad allora, Hermione si rese conto che quello che aveva pensato era stata sorpresa, ma anche sospetto e sfiducia. Harry era stato esitante, nell'assaggiare il cibo, l'aveva annusato e aveva controllato ogni boccone prima di metterlo in bocca. Sorrise ricordando il suo sguardo spaventato sul viso, mentre mangiava.
Dopo cena, Hermione si era scusata e se ne era andata in camera.
E adesso, attendeva impaziente la visita di Snape. Mentre fissava inerte la fiamma gialla ed arancione, questa all'improvviso prese a brillare di verde acceso e la testa di Snape prese a chiamarla impassibile, "Signorina Granger, posso entrare?"
Sapeva che le sue parole scelte con tanta cura significavano chiedere se era sola. Le braccia le ricaddero ai fianchi, cercò di rilassarsi e rispose, "Sì, certo."
In un attimo, le fiamme balenarono alte, e fuliggine scura venne buttata fuori, appena la sagoma alta di Snape si chinò per passare.
Si era tolti gli abiti più esterni ed ora indossava una camicia bianca abbottonata e calzoni neri. Sulle prime non la guardò, ma si scosse la fuliggine dalla camicia, metodico. Dopo aver passato più tempo di quanto Hermione non ritenesse necessario in quel compito, incrociò le braccia e la fissò in attesa. Se a cose normali appariva rigido e formale, ancora più lo sembrava adesso. Hermione fece caso che, sebbene rigida, la sua faccia portava un'espressione di chiaro disagio.
Hermione arretrò, e sedette sul letto accanto a Crookshanks, portando l'attenzione alla sua pelliccia soffice, consapevole che Snape la stesse continuando a guardare.
"la porta è chiusa?" le chiese con voce fredda e rauca, voce che le avrebbe dato sui nervi maltrattatati, se non avesse capito che agiva così per il disagio della situazione piuttosto che per i suoi sentimenti per lei.
"chiusa e con la barriera." Alzò lo sguardo, incurante.
Gli occhi di Snape si spostarono da Hermione e presero a controllare la stanza. Sembrò per nulla impressionato dalle sue misure di sicurezza, e si spostò per la stanza esaminando le barriere. Hermione lo guardò puntare la bacchetta alle pareti e alla porta, e lanciare diversi incantesimi, compresi Incanti Sigillanti e una Magia del Privato. Roteò gli occhi per le precauzioni eccessive e sospettò che stesse prendendo tempo. Non aveva mai visto Snape così distante dall'essere a suo agio.lo osservò mentre stava in piedi, fronteggiava la parete, posava le mani sulle placche. I suoi movimenti sebbene forzati e rigidi, la distraevano.
Mentre si spostava per la stanza, Hermione prese a chiedersi quante vere relazioni avesse avuto. Hogwarts non le pareva essere un impiego che potesse facilmente stimolare relazioni romantiche, considerando poi che l'unica insegnante vicina a lui per età era la Professoressa Trelawney, e di certo non sembrava essere il suo tipo. L'immagine della Trelawney che incombeva su di lui, costringendolo ad ascoltare le sue ridicole premonizioni attraversò la mente di Hermione.
Si distolse dall'assurdo pensiero e decise che era il momento di vedere dove avrebbe condotto la conversazione. Lei gli disse, "Cosa intendevi prima, a riguardo delle complicazioni?"
Hermione guardò il corpo rigido di Snape irrigidirsi ancora di più , con la mano posata ancora sul muro..
"Hermione…" la voce si spense mentre cercava il modo migliore di dare forma ai suoi pensieri.
Dopo un momento troppo lungo, Hermione rispose, "Sì, Severus?" Sentì la stranezza del pronunciare il suo nome, dopo così tanti anni in cui lo aveva chiamato Professore, e un sorriso le apparve sul viso.
Lui le rese lo sguardo e si diresse al letto. Quando si mosse verso di lei, scorse un'occhiata minacciosa da parte del gatto.
Crookshanks balzò via, si defilò verso il bagno, e Snape sedette.
Hermione sorrise calda, sebbene scosse di tensione le percorressero il corpo. Il sorriso le parve il tipo di incentivo di cui lui aveva bisogno. Si chinò e la baciò, sulle prime piuttosto rigido, ma poi addolcendosi mentre le spalle su rilassavano. Sentì le mani scivolarle sui fianchi, mentre il bacio si faceva più profondo. Un acre odore di fumo coprì il suo solito odore, e fuliggine cadde dai suoi capelli, solleticandole il naso.
"Il camino sembra più sporco del normale," gli fece notare, mentre si strofinava la polvere via dal naso e dalle gote.
Gli angoli della bocca di Snape si tesero all'insù.
Guardò al suo fianco e gli toccò le dita con le proprie, leggera; e insistette, "Allora, mi stavi per spiegare le complicazioni."
Si schiarì la gole a prese a dire cauto, "Al momento, il giovane Potter." E aggiunse rapido,"E l'altro problema ovvio, che tu sei sempre una mia studentessa."
Hermione lo guardò stranamente. La sua voce era neutra, ma c'era un senso di tensione nelle sue parole. "Credo ti serva una scuola per certe cose." Era la verità, ma non era qualcosa che avrebbe dovuto dire in quel momento, poiché lui la guardò storto.
Prendendo spunto chiese in tono più serio, "Cosa succederà se," si corresse,"quando torneremo a Hogwarts?"
Lui cacciò un sospiro che sembrò portare con sé il grosso della sua ansia, "Come ho detto, non ho intenzione di finirla. Abbiamo bisogno però di essere molto discreti, ma sono certo troveremo una sistemazione." Fece una pausa, scuotendo la testa, "I problemi sorgeranno più per quello che sono io, che da qualsiasi cosa ti riguardi. A meno che non ci siano dei cambiamenti significativi, non potremo mai avere una relazione apertamente."
Hermione comprese il significato riposto dentro quelle parole e le motivazioni per averla avvertita, eppure significavano poco per lei. Sentiva che era precipitoso pensare la loro rapporto in termini di futuro. Era stata coinvolta solo in una breve relazione con Victor Krum, e così aveva ben poca esperienza nello stabilire i suoi desideri e i suoi bisogni. Era così esitante nell'esprimere i suoi pensieri, nella paura che potessero solo enfatizzare la sua giovane inesperienza. Invece di rispondergli a parole, si inginocchiò in modo che il suo viso fosse alla stessa altezza di quello di lui, e lo baciò con delicatezza.
A questo rispose, il portamento si rilassò e divenne assai meno formale.
Hermione sorrise nei suoi occhi, con le braccia posate morbide sul suo collo, e chiese lieve, "ma che ha fatto ieri Dobby che ti ha fatto arrabbiare tanto?"
Il volto di Snape si incupì, e sbottò, "E' la più incompetente delle creature."
La sua lamentela venne interrotta, quando lei lasciò scivolare la gamba sinistra, che si fece vicina al suo fianco. "Ha passato una grossa prova. Dagli tempo," gli disse dolce, mentre le dita sollevavano un ciuffo di capelli dalla sua faccia.
Snape sembrò poco convinto.
"Nonostante tutto, ho," e fece una pausa abbassando lo sguardo, pensieroso,"ho parlato con lui, e non ci aiuterà più con i pasti."
Gli occhi di Hermione si sgranarono, "Spero che le tue parole non lo abbiano spaventato del tutto." E aggiunse," Sebbene deve essere abituato a cose peggiori, ha avuto come padroni i Malfoy."
Rizzò la testa di colpo. "Dumbledore ci ha mandato un Elfo Domestico che apparteneva ai Malfoy?"
C'era un tono acuto nella voce, che Hermione scelse di ignorare quando per caso rispose, "Sì, ma Harry fu capace di giocare Lucius Malfoy nel dare la libertà a Dobby." Vedendo lo sguardo preoccupato, aggiunse svelta, "Dobby è assai fidato. Ha cercato, nella sua strana maniera, di salvare la vita a Harry, durante il secondo anno."
La preoccupazione di Snape non fu calmata dalla sua testimonianza. "Gli Elfi Domestici sono rinomati per la lealtà verso i loro padroni, e anche quelli che sono stati liberati non tradirebbero mai i loro precedenti padroni. E' assai poco saggio, averlo qui con noi."
Hermione cacciò una risatina all'enormità dell'essere pericoloso di Dobby. Poi guardò il volto di Snape diventare cupo. Prima che potesse agire, lui la spinse indietro sul materasso, tenendole i polsi nelle mani larghe.
Snape premette contro di lei, la inchiodò giù e le mormorò all'orecchio, "Non prendere i miei avvertimenti alla leggera." La voce era bassa e pericolosa. "Se pensi che stia facendo il paranoico, tieni di conto chi sono state le altre spie di Voldemort. Non è impossibile." I capelli dolcemente calarono sul viso di lei quando sollevò la bocca dal suo orecchio e la fissò.
"Non credo ancora che Dobby sia una spia," gli rispose, abbracciandolo alla vita con le gambe.
"Forse no, me è meglio fidarsi di meno gente possibile."
"Hmm" Pensò alle sue parole mentre lo guardava negli occhi, "Ti fidi di me?"
"Sì," le sussurrò.
Lei si scosse un po' sotto di lui, che premette un po' più forte contro di lei. Si chinò e le baciò l labbra. Quando sollevò la testa, le sorrise birichino. "Tu, comunque, davvero non dovresti fidarti di me," e con quello la testa scese sul petto di lei, stuzzicandolo sotto alla camicetta.
Lei reagì con un gemito di gola che si trasformò in un grido non appena la morse un po' più forte. E presto, i due si muovevano passionalmente insieme.
~~~****~~~
Ore dopo, Hermione fu destata da Snape che scivolava fuori dal letto-
"Hmm, Severus?" Protese la mano per trovarlo.
"Shh," le sussurrò passandole le dita tra i capelli. "Torna a dormire."
"Dove stai andando?" ruotò su un fianco per fronteggiarlo e si sollevò su un gomito.
"Nelle mie stanze. Non riesco a dormire," si allungò e la baciò facendo scorrere la nano giù per la guancia. "Ci vediamo in mattinata."
Hermione lasciò ricadere la testa sul guanciale, ma guardò la sua figura mentre si vestiva. Quando si abbottonò i calzoni, lei studiò i capelli scuri sul petto, che venivano accentuati dal fioco bagliore del fuoco. Avvertì il bisogno di passargli le dita nei riccioli scuri. Subito la camicia gli veleggiò addosso, e ciondolò molle quando si chinò per calzare le scarpe. Ne guardò i capelli cadere in avanti, a coprirgli la faccia. Solo il ponte del naso sbucava. Senza altra parola o gesto, in silenzio si infilò nel caminetto e lei rimase sola.
Hermione si sdraiò sulla schiena e chiuse gli occhi. Poteva ancora sentire il suo corpo e il tocco caldo. Le gambe si mossero verso dove era stato sdraiato, e sorrise ai ricordi che le passarono in mente. La sua presenza era molto confortante. Anche ora che era tornato alle sue stanze, poteva ancora sentirne l'aroma, e sentirlo sul suo corpo stanco e soddisfatto.
Sospirò sapendo che il sonno non aveva speranze e se ne andò a studiare le sue note.
Nelle ore successive, Hermione prese a capire le ragioni di Snape per aver combinato ingredienti così strani e pericolosi. Aveva bisogno di materiale di riferimento per controllare le sue idee e riaffermare le sue conoscenze, ma si era fatto tardi, ed aveva sperato di trovare un paio di minuti sola con Snape prima che Harry si svegliasse.
Si affrettò a fare il bagno e vestirsi, chiuse la porta in silenzio, così da non mettere in allarme Harry. La sua porta era chiusa e sospettò che ancora fosse addormentato. Svelta, si fece strada alle stanze di Snape. Bussò alla porta e questa si spalancò. Appena entrò, trovò Snape nel suo laboratorio, già indaffarato con un calderone.
Spostando l'attenzione dal suo lavoro, le cennò dandole una rapida occhiata che le scaldò il cuore.
"Dove è Potter?" chiese sospettoso.
Lei avanzò verso di lui, strofinando lieve la sua veste con il braccio; si fermò a guardare la pozione ribollente prima di rispondergli, "Ancora a letto penso."
"Dovresti andare a prenderlo. Non è saggio passare tanto tempo da sola con me, se si può notare," e con quello, si spostò dall'altra parte del laboratorio per racimolare un altro ingrediente.
Non era proprio il benvenuto che aveva sperato, sebbene non fosse del tutto inatteso. Stava per andarsene quando le voltò le spalle e disse, "Aspetta un attimo." E poi, "Ecco," la istruì, porgendole una piccola bisaccia.
Lo aprì per scoprire che conteneva una polvere argentea.
La afferrò alla vita e mormorò, "Stasera penso che sarebbe carino se potessi venire nelle mie stanze." Si chinò e la baciò piano.
Lei guardò indietro all'ingresso del laboratorio, "Che succede se Harry si facesse vedere?"
"Prima deve bussare e non ho bisogno di farlo entrare per forza."
Dopo qualche altro bacio, con la consapevolezza che non avevano tempo per finire quello che avevano iniziato, Hermione andò via, a cercare Harry.
Era un po' esitante nel vedere Harry dopo il suo comportamento di ieri. Davvero non era certa di come avrebbe agito, non ci aveva pensato affatto, ma era certa che non voleva le venissero fatte domande.
Bussò alla sua porta, e qualche istante dopo sentì un "Arrivo," assai attutito.
Harry era sempre in pigiama e sembrava come se avesse passato la notte in bianco. I suoi capelli erano ancora più arruffati del solito, e aveva strisce che segnavano il suo viso, del guanciale.
"Mi spiace svegliarti. Penso potremmo avere un inizio anticipato della Pozione Portestas." Fece una pausa e arretrò, "Se vuoi riposare qualche altra ore, posso tornare più tardi."
Harry scosse la testa e si spostò lasciandola entrare.
Hermione lo guardò mentre si scuoteva sul comodino e lottava per raddrizzarsi gli occhiali sul naso. "Ci vorranno solo alcuni minuti per prepararmi," le disse roco. Aprì l'anta dell'armadio e dopo aver tirato fuori un maglione e dei jeans, si trascinò nel bagno.
Hermione si voltò verso il letto. Lo stato disordinato delle coperte e il loro aspetto erano tracce di una notte senza sonno. Sperò che gli incubi non lo avessero tenuto sveglio. Appena ebbe tirato su il quilt e si fu seduta sul bordo del letto, sentì la vasca da bagno riempirsi d'acqua.
In meno tempo di quanto aveva pensato che fosse pronto, Harry era in piedi alla porta del bagno, vestiti e pulito e ben sveglio. Nel mettersi le scarpe, le chiese, "Cosa dobbiamo fare oggi?"
"Dobbiamo combinare le uova di serpente Ashwinder con il succo di Mandragola. Ecco tutto."
"Sembra facile. Perché vuoi iniziare così presto?" le chiese Harry, aprendo la porta.
"E' più complesso di quello che non sembra."
La constatazione era vera. Le uova del serpente Ashwinder erano coriacee e non erano pronte a spalmarsi in una purea. Hermione lasciò Harry a lavorare sulla pasta, mentre si concentrò assicurandosi che il calderone stesse bollendo alla temperatura stabilita.
Quasta volta Hermione non si preoccupò di aver davanti Snape. Lo guardava ogni tanto pur di vedere i suoi movimenti aggraziati. Gli occhi dell'uomo erano sempre puntati sul lavoro, e le mani si muovevano agili e meticolose, dosando e aggiungendo ingredienti.
Mentre Hermione lavorava, notò dei topolini che scorrazzavano in gabbie alla postazione laterale.
"A cosa servono i topi?" chiese Hermione.
Senza alzare gli occhi dal calderone, Snape rispose, "Esperimenti."
"E perché non trasfiguri dei topi?" chiese Harry.
Snape era ovviamente infastidito e rispose freddo, "Stiamo cercando di determinare gli effetti dell' Avada Kedavra sugli esseri viventi. Dovresti sapere che le le creature trasfigurate prendono l'aspetto di quell'animale, però mancano di vera vita."
Gli occhi di Harry si sbarrarono per lo shock ed esclamò, "Per che diavolo stai lavorando sulla Maledizione Mortale?"
Snape rispose, "SE c'è una minima possibilità di sconfiggere l'Oscuro Signore, dobbiamo pure poter sopravvivere all'incontro."
La mano di Hermione si mosse verso il braccio di Harry, per placare il ragazzo, e spiegò con calma, "Sta provando a sviluppare una pozione che renda resistenti alla Maledizione mortale."
Snape appariva assai più rilassato quella mattina e stava pure padroneggiando le domande di Harry rispondendogli con fredda educazione, così Hermione si avventurò a chiedere, "Come pensi di sconfiggere Voldemort?"
Snape si fermò, raccogliendo i pensieri. Quando infine parlò, la voce prese il tono secco di un professore che desse lezione. "La Pozione Portestas può essere usata per aumentare la reattività magica di quasi ogni oggetto. Se applichiamo la pozione alle bacchette, credo che parecchie Maledizioni Mortali dirette a Voldemort avranno un effetto analogo a quando la sua maledizione rimbalzò su Potter."
"Sì, ma non lo ha ucciso. Ha solo distrutto il suo corpo. E' tornato," insistette Hermione.
"Ecco la ragione per cui ho la Spirale. Posso aprire una porta dimensionale verso un universo incompleto e mandare là i vapori di Voldemort, senza speranza di tornare indietro. Andrà bene come se fosse morto, per quello che ci riguarda," le sue parole avevano un'arroganza che rese Hermione riluttante a fargli altre domande. .
Ancora, Hermione ripensò a quelle parole, ritenne che il suo piano si basava troppo sul calcolare il tempo. Respinse i pensieri pieni di preoccupazione nel fondo della mente e sbirciò Harry che stava pestando assente le uova. "Se non sei accorto, la pasta sarà troppo lattea per venire usata," lo avvertì.
Harry scacciò qualsiasi pensiero in cui si fosse perso e mormorò, "Mi spiace, Hermione. Ecco." Le porse il mortaio che conteneva la mistura un po' grumosa , "E' ancora buona?"
"Sì, penso di sì," e aggiunse la purea al calderone.
"Cosa facciamo adesso?" chiese Harry.
In verità non c'era molto altro da fare. Come minimo, non c'era nulla che potesse occupare a sufficienza il tempo di due persone.
"Per oggi non c'è molto, ma ho bisogno di controllare la mistura per le prossime ore."
Entrambi rimasero lì a guardare la pozione che ribolliva per qualche minuto, fino a quando Harry non spezzò il silenzio annunciando, "Lo sai che domani è Natale."
Hermione non ci aveva pensato, ma adesso quel giorno era in qualche modo rimosso dalla sua realtà. Alzò gli occhi su Snape, che stava ignorando la loro conversazione.
"L'avevo quasi scordato," sospirò. "Certo non mi sembra Natale."
Harry le strinse il braccio, "Magari potremmo decorare il posto, tra un po'."
La voce di Snape improvvisa troncò la discussione. "Difficilmente avremo tempo per queste cose senza senso."
Hermione lo guardò incredula. Considerando quello che avevano passato ultimamente, decorare pareva loro abbastanza innocuo.
"Solo un albero non occuperà tanto tempo," intervenne Hermione.
Snape non rispose e lei continuò. "Possiamo andare svelti dopo pranzo."
"Voi due non vagherete da soli nella foresta."Snape fece una pausa e aggiunse, "In ogni caso, devo controllare le barriere e gli incantesimi che proteggono la zone. Potete venire con me e trovare un albero, ma dovrete fare presto."
Il pasto venne e andò senza segno alcuno di Dobby, e presto furono tutti in piedi alle porta che dava all'esterno.
Sebbene avessero appena cenato, il sole stava iniziando a sorgere. Mentre avanzavano nella neve, Hermione accennò a com eran diverse le cose da come si era aspettata. Aveva pensato che il tempo con Snape fosse insopportabile, ma invece era abbastanza piacevole. L'eccitazione che sentiva per la sua nuova relazione calmava la malinconia che avrebbe di certo avvertito nell'essere lontana dalla famiglia per quel Natale. La relazione pure la distraeva dallo scavare sull'attacco e la distruzione di Hogwarts. Il loro lavoro le dava speranza e così, mentre avrebbe dovuto essere abbastanza confusa, si sentiva invece in equilibrio e forte.
Cercò Snape che, in lontananza, ispezionava la zona.
Lei e Harry si fermarono davanti a un piccolo abete.
"Lo sapevi che anche se questo albero è piccolo, probabilmente è assai vecchio? Gli alberi nei boschi della Russia e dell'Alaska crescono assai lenti," spiegò Hermione.
Harry la fissò sorridente. "Come sai delle informazioni simili?"
"Lo ho letto per Erbologia. Gli alberi a crescita lenta della taiga sono l'ingrediente principale per le pozioni contro l'invecchiamento."
Harry le balzò addosso e la stuzzicò, "Sono felice che sei tornata alla tua vecchia te stessa, mione. Mi stavo preoccupando assai per te. Sembravi preoccupata."
Hermione decise di non rispondere al suo commento.
Harry parve non accorgersene e chiese,"Ti senti male che stiamo distruggendo qualcosa che ci ha messo così tanto per crescere?"
Pensò al castello e a quanta distruzione era avvenuta in una sola notte. "Hmm, onestamente, dubito che mai sarò capace di sentire empatia con un albero."
Harry sghignazzò d'accordo, e presto l'albero venne trascinato dietro a loro verso la piccola capanna.
Snape tornò tempo dopo, e piazzarono l'albero nella biblioteca. Sedette con un libro davanti a sé, maHermione fece caso che i suoi occhi spesso la guardavano mentre faceva volare via bolle di vetro dalla bacchetta verso l'albero. Sebbene il volto fosse stanco e inespressivo, poté sentire un sorriso dietro quegli occhi.
La mente di lei andò verso altri piccoli affari che le erano diventate improvvisamente importanti. Domani sarebbe stato Natale, e non aveva nulla da donare. Ricordandosi che il regalo di Harry era stata l'ultima cosa in mente sua quando aveva fatto i bagagli, pensò che non aveva mai pensato di regalare nulla a Snape. Dobby era facile da accontentare. Poteva solo aggiungere delle forme strane e dei colori a un paio di calzini, e sarebbe stato estasiato. Hermione poteva anche trasfigurare uno dei suoi maglioni in un famoso maglione Weasley per Harry. Pensò che la familiarità di un simile dono sarebbe stata carina in assenza della cosa vera.
Comunque, Snape era un'altra faccenda. Sapeva che non avrebbe trovato divertente un maglione alla Weasley, e sembrava che non volesse né avesse bisogno di nulla. Hermione aveva contemplato il suo vero sé stesso certe volte, ma restava comunque un mistero. Dubitò che avrebbe gradito qualsiasi regalo con entusiasmo. Non sembrava apprezzare assai il Natale, in generale.
Un'altra bolla blu scoppiò fuori dalla bacchetta, e fu colpita da un'idea. Non era il regalo più romantico, ma poteva essere divertente; per era abbastanza certa che lo avrebbe apprezzato, se lo provava.
ECHI 6
CAPITOLO UNDICESIMO : NATALE - PARTE PRIMA
Hermione entrò nella stanza di Snape in un turbine di fuliggine. Il viaggio era stata un'esperienza breve ma l'aveva disturbata. Aveva sentito i mattoni del muro strofinarsi contro di lei e non aveva visto niente: la visuale era offuscata da fumo e cenere. Appena i piedi toccarono il pavimento , si piegò in avanti annaspando, solo perché aveva i polmoni pieni di particelle nere. Tossì forte, la gola le bruciava. Alla fine, si ricompose abbastanza da guardare su con gli occhi inumiditi e fu accolta da un raro sguardo stupito; Snape la osservava dal divano.
Gli angoli della bocca si incresparono parecchio, ma presto il viso tornò impassibile. Tornò a guardare il libro e chiese roco, "Perché sei qui?"
Hermione era confusa e rispose esitando, "Non sono sicura di…"
"Io ti aspettavo la scorsa notte," sbuffò, la voce che traboccava sarcasmo.
Smise di strofinarsi la fuliggine dai vestiti e dai capelli, e formulò la risposta. Aveva avuto intenzione di andarlo trovare prima, ma Harry aveva avuto altri piani per lei. Ovvio c'erano più cose che lo infastidivano di quante non avrebbe mai ammesso. Harry l'aveva trattenuta in biblioteca con la pretesa di aver bisogno di un partner per gli scacchi, ma Hermione aveva sospettato che volesse compagnia per altri motivi. Le sue preoccupazioni si erano innalzate nel ricordare le parole di Harry, stanche e scoraggiate. Avevano giocato e chiacchierato nella notte, ma la loro conversazione era stata tutt'altro che piacevole. Quando alla fine si erano divisi, Hermione ancora aveva bisogno di preparare e incartare i regali di Natale. I regali di Harry e di Dobby vennero rifiniti in poco tempo, ma quello di Snape avrebbe avuto bisogno di più tempo. Aveva scelto di finire più tardi con i regali, in modo da poter passere un po' di tempo con lui. Era stata tentata di puntualizzare che tecnicamente era solo primo mattino, se seguivano il fuso orario dell'Alaska, ma aveva resistito all'impulso. Era troppo sfinita per litigare, e constatò, "Se preferisci, me ne vado."
"Avrei preferito che ti fossi fatta vedere quando ti avevo detto che potevi."
Lei strinse i pugni e trattenne una parolaccia. Fece per andarsene, ma venne fermata presto dalla sua voce vellutata che la chiamava, "Vieni qui, Hermione."
Il richiamo della sua voce fu più forte dell'essere infastidita dal suo carattere condiscendente, e si voltò, le braccia incrociate, sulla difensiva.
Si avvicinò incerta, fermandosi in modo tale che i suoi polpacci stessero contro quelli di lui, e lo fissò decisa. Anche se era stata riempita di gioia dalle ultime parole, dubitò di potersi costringere a sorridere, in quel momento.
"Sembri stanca," constatò Snape mettendo via il libro, sedette un poco in avanti, le prese le braccia tra le mani , le spinse da parte e verso di sé. Hermione fece ben poca resistenza, e presto fu sdraiata con la testa posata sul suo fianco.
"Se hai bisogno di dormire di più, dovresti venire nelle mie stanze prima delle tre del mattino." Le sue parole erano sempre di natura sarcastica, ma il tono e le carezze erano gentili e appassionate. I suoi sensi vennero solleticati dalla voce vellutata, dalla sensazione dei cuscini morbidi e del suo fianco caldo. Hermione sobbalzò di piacere quando le dita le si spostarono sul collo, e si distese ancora di più sul divano. Con fare assente scalciò via le scarpe, e caddero, rotolandosi sul tappeto sottile.
"Mmmm" mormorò chiudendo gli occhi e stringendosi stretta a lui, così che il viso le era seppellito sullo stomaco di lui. Poteva sentire la sua colonia speziata, che si mescolava con il lieve odore umano e trapelava dalla camicia. Mosse le mani dietro a lui, e si rilassò. Mormorò qualcosa contro il suo stomaco , facendolo contrarsi assai. Snape con delicatezza rovesciò Hermione sulla schiena, e lei aprì gli occhi.
"Le piccole fatine ronzanti sono più comprensibili di te, adesso," la prese dolcemente in giro, e un piccolo sorriso le apparve sul viso.
Hermione vide l'affetto nei suoi occhi e ripeté, "Harry non voleva andare a letto, e non ho avuto il cuore di lasciarlo," Fece una pausa, valutando le parole, "Penso che stia avendo gli incubi."
Snape le rispose passando le dita tra i capelli cespugliosi, che si spargevano sul suo fianco. Il fuoco scoppiettante irradiava calore da sotto la terra e si fondeva col suono del respiro di Snape, rilassandola. Il suo tocco, che l'aveva inondata di brividi, adesso la calmava, trascinandola più a fondo in un caldo abisso.
Dopo pochi brevi minuti, Hermione era sprofondata da qualche parte sospesa tra sogno e veglia, quando Snape la chiamò.
Le occorse un certo sforzo, ma lentamente aprì gli occhi sfocati. Lui la stava fissando, si aspettava che rispondesse alla domanda che non aveva sentito. Le labbra non le si muovevano, ma un debole gemito le sfuggì di bocca. Snape si chinò e le baciò la bocca, e subito si addormentò.
Quando si risvegliò, la stanza era illuminata in modo fioco, e giaceva su un letto grande con spesse coperte di quilt che la coprivano. Era piuttosto stordita, ma si sentiva compresa e al sicuro. Meglio ancora fu il piacere che avvertì, come si rese conto del caldo uomo che dormiva accanto a lei.
Instabile, sollevò la testa e provò a stabilire per quanto tempo fosse rimasta addormentata. A lei, erano sembrati solo pochi minuti, ma sospettò di aver dormito assai più a lungo. I suoi movimenti fecero stiracchiare e svegliare Snape, che si voltò e le avvolse il braccio attorno, protettivo. "Non te ne andare," mormorò stringendo la sua stretta.
"Che ore sono?" sbadigliò piano.
"Abbiamo ancora un paio d'ore," fece una pausa per strofinare il viso nell'incavo del collo. "Torna a dormire," le sussurrò con calore contro la sua pelle, mandandole tremiti lungo la schiena.
I suoi respiri delicati continuarono contro il suo collo, solleticandole i sensi, e sghignazzò lieve. Hermione chiuse gli occhi, rilassandosi contro il calore del suo corpo. Sorrise, voltandosi, e mormorò "Buon Naale." Gli occhi di Snape brillarono nella luce fioca, ma il viso si contorse in una smorfia mentre la bocca si avvicinava a quella di lei. "Hmm," mugolò, la voce vibrava contro la sua pelle.
"Apprezzi poco le festività, vedo," lo stuzzicò nel buttargli le braccia al collo.
"Ti sbagli, apprezzo assai la mancanza dei piccoli riti che portano le vacanze. Del Natale, comunque, posso fare a meno."
"Bene, questo anno devi cavartela solo con me e Harry."
"Farei davvero senza Potter," mugolò e si interruppe per baciarle il collo, "ma la tua presenza sta rendendo questo uno dei miei migliori Natali."
Hermione sorrise per le implicazioni delle sue parole e rimasero zitti, persi nei pensieri.
Lentamente. La mente di Hermione si spostò verso la sua famiglia. Le mancava la loro compagnia e si chiedeva se stava mancando loro altrettanto. Un'immagine dei suoi genitori che la salutavano allegri le attraversò la mente e prese a sentire crescere in sé un senso di vuoto. Era passato così tanto tempo da quando aveva passato un po' di tempo con la famiglia, che stava iniziando a dimenticarsi i particolari del manierismo della mamma e del gesticolare del padre. Non poteva più richiamare alla memoria la voce della madre o il odo esatto in cui rideva il padre. I suoi ricordi diventavano appannati. Le sole immagini chiare che riusciva a disegnarsi erano quelle delle sue molte foto stregonesche e babbane.
All'improvviso si rese conto che Snape non aveva immagini nelle sue camere. Era stata nei suoi appartamenti che occupava a Hogwarts durante il suo tempo passato nell'universo alternativo, e non si ricordava di aver visto foto nemmeno là. Prima dipoter valutare l'appropriatezza delle sue parole, gli aveva chiesto, "Perché non hai messo nessuna immagine della tua famiglia?"
Avvertì il corpo farsi rigido sotto il suo quando rispose freddo, "Lo so come sembrano."
"Così, hai famiglia?" continuò cauta.
Lui fece una smorfia ma la voce rimase impassibile quando le rispose, "Ciascuno ha una famiglia. Solo che la mia è morta." Espirò a fatica e la esortò, "Hermione, torna a dormire. Hai bisogno di riposare."
"Perché?" si chiese cosa mai stesse progettando.
Sembrò compiaciuto del cambio di argomento e rispose con non chalanche, "Richiede una grande quantità di energia e concentrazione, lanciare un incantesimo avanzato come la Maledizione Mortale."
Gli occhi di Hermione si sgranarono, e il corpo si tese. Uccidere cose per Natale non era la sua idea di vacanza piacevole. Si sollevò sul gomito, e il terrore sopraffece la spossatezza, ed esclamò, "Severus, io non la voglio imparare."
Le sue sopracciglia scure si sollevarono alla sua risposta forzata. "Mi sorprendi. Pensavo, come minimo, che fossi curiosa."
Lei tremò al pensiero, "Non sono interessata all'uso della Magia oscura."
Lui sospirò disatteso e le rispose secco, "E' solo conoscenza, nulla che riguardi il bene o il male. E' come tu scegli di farne uso, che decide a chi giova."
Hermione lo fissò scettica, ma non mutò la sua espressione fiduciosa. Ricadde sul letto, non sapendo come rispondere. Se Snape aveva desiderato calmarla e farla addormentare, sarebbe rimasto dolorosamente disatteso, in quanto le sue parole avevano avuto l'effetto opposto. Sebbene esausta, una sensazione di nausea, di costrizione, le pervase il corpo, tenendola desta.
Il braccio di Snape si mosse attorno alla sua vita, gli occhi scuri la guardavano mentre fissava ansiosa il soffitto. Poco a poco, la mano salì al volto, tracciandole una linea sulla mascella.
"Non hai mai usato la Maledizione mortale su nessuno, vero?" chiese timorosa. Mesi prima, aveva confidato che non fosse stato mai direttamente responsabile della morte di nessuno, ma aveva bisogno di rassicurazioni.
"Non ancora." Allungò la testa verso di lei e sospirò, "Perché me lo chiedi?"
Rimandandogli la domanda, gli chiese, "Perché vuoi che impari la Maledizione Mortale?"
Poté sentire aumentargli la velocità dal battito del cuore, mentre prese un respiro profondo. "I progressi nelle mie ricerche sono stati lenti, affaticati dal fatto che posso eseguire solo due prove al giorno. Se tu e Harry poteste imparare la Maledizione, potremmo essere capaci di sviluppare presto una pozione adatta." Si fermò, e si incupì, "E il tempo è essenziale, temo."
Lei annuì, e lui la baciò rassicurandola.
Le sue motivazioni erano forti, ma era ancora incerta sull'eseguire una simile Magia Oscura. Sentì che Harry avrebbe avuto ancora più difficoltà di lei, con una simile idea. Si rese conto di avere un disperato bisogno di andarsene, così da poter mettere ordine tra i pensieri e le paure.
"Ho bisogno di tornare in camera," gli sussurrò rauca, respingendo il terrore almeno fino a quando non se ne fosse andata. Scivolò fuori dal letto, e il braccio di Snape ricadde da lei; eppure gli occhi dell'uomo la seguirono sul divano mentre calzava le scarpe.
Guardando nelle fiamme, si rimproverò più per sé stessa che per Snape. "Mi chiedo se si possa far pulire i caminetti a Dobby. Preferirei non dover continuare a usarli così come sono."
Snape non le rispose, così gettò la polvere argentata nel fuoco e chiamò, "Stanza di Hermione."
Subito avanzò verso la stanza nella fuliggine nerastra, sopraffatta dallo sporco e dalla spossatezza. Era piuttosto tardi e sapeva che un pisolino sarebbe stato inutile. Harry molto probabilmente sarebbe venuto a svegliarla entro un'ora. Decise che una tazza di caffè poteva aiutarla a uscire fuori dal suo intontimento. Evocò Dobby per quel semplice compito, ma non le rispose.
Ricadde sul letto, incerta se l'assenza di Dobby fosse dovuta alla mancanza di concentrazione mentre eseguiva l'Incantesimo di Convocazione, o se era per qualche motivo più serio. Sospirò e si strofinò gli occhi.
Se c'era bisogno che fosse in piena forma per la giornata, avrebbe di certo fallito. Anche se avesse imparato l'Avadra Kedavra, dubitò che sarebbe mai stata capace di usarlo su chiunque, a dispetto della situazione. Sedette, scacciando i pensieri agghiaccianti dalla mente, e si diresse al bagno.
Nel percorso, si sfilò gli abiti, lasciandoli in mucchietti disordinati. Quando entrò nel bagno, i suoi sensi a malapena registrarono il pavimento di fredde mattonelle. Assente, fece scorrere l'acqua, ignorando lo specchio quando la infastidì commentando il suo aspetto troppo vissuto.
Scivolò con uno schizzo nell'acqua del bagno e si sdraiò sulla schiena, appoggiando la testa sulla porcellana fredda. L'acqua calda la avvolse, rilassandole il corpo maltrattato. Il vapore e il caldo le raggiunsero il volto, facendole sentire le palpebre pesanti. Non passò molto, che scivolò in un sonno senza sogni.
Un forte bussare alla porta della camera la fece svegliare di colpo.
Hermione non seppe quanto a lungo era rimasta addormentata, ma quando si svegliò, l'acqua del bagno si era raffreddata e la pelle era cotta e raggrinzita.
"Un attimo," borbottò a voce alta, e arrancò verso la porta del bagno, ancora sgocciolando dalle gambe, dai capelli e dal viso. Allungò la testa contro l'intelaiatura della porta, a occhi chiusi, mentre con le mani cercava alla cieca il gancio da cui pendeva l'accappatoio.
Si gettò addosso l'indumento e avanzò verso il comodino per recuperare qualche abito, non volendo che Harry vedesse nulla che potesse sporgere dall'accappatoio abbondante e cadente.
Prima che le sue dita sfiorassero la maniglia, il comò sobbalzò e si scosse. La mano di Hermione si scostò di scatto e strillò.
Harry prese a bussare forte e chiamarla per nome, ma lei lo ignorò, concentrandosi invece sul comò che si scuoteva. Cauta lo aprì, e scoprì Dobby che singhiozzava.
Harry gridò ancora una volta il suo nome e bussò forte alla porta.
"Va tutto bene, Harry," lo avvertì. Riportò l'attenzione alla patetica creatura che giaceva avvolta nella biancheria, gli chiese, stupita da quella vista, "Dobby, che stai facendo?"
L'elfo a con fatica si tirò su così da sedere, con le gambe aperte e il corpo tremante, un reggiseno appeso alle larghe orecchie da pipistrello. Gli occhi enormi e verdi luccicavano per le lacrime mentre balbettava, "Dobby non vuole essere cacciato. Signorina era via così Dobby si è nascosto qui."
La porta sbatté di nuovo, e Harry gridò, "Hermione, se non apri questa porta la tiro giù.
Gli rispose frustrata, gridando, "Arrivo, tieni duro." Poi si voltò verso Dobby e con tono vellutato e cupo tanto da esserne sorpresa, gli ordinò, "Non dire che la mia stanza era vuota.!
Dobby si azzittì e annuì. Il suo tremare cessò per un istante, e rispose con un piccolo squittio, "Dobby tiene il segreto della Signorina."
Il corpo di Hermione si tese con la consapevolezza di avere dei segreti da tenere, ma se ne andò alla porta spalancandola di un filo. Harry non attese un invito, ma piuttosto entrò di forza, con un'aria preoccupata sulla faccia. Hermione strinse l'abito stropicciato, cercando di apparire sciatta, quando in realtà aveva ben poco addosso. Fortunatamente, Harry sembrò non farci caso.
Mentre faceva un nodo doppio alla cintura dell'abito, guardò giù e fece caso che Harry stava portando due pacchi avvolti in carta a colori squillanti.
"Cosa è successo? Ti ho sentito urlare," esclamò Harry con la voce preoccupata, ma si congelò mentre si muoveva, con la bocca aperta appena vide Dobby.
"E' successo… Dobby," borbottò Hermione e andò a sedere sul letto, rivolgendo lo sguardo al piccolo Elfo. "Cosa succede allora?" chiese cercando di apparire sincera, ma sentendosi piuttosto esasperata.
"Il Professor Snape sta dicendo a Dobby di stare lontano o rinchiude Dobby in un vasetto," e di nuovo prese a singhiozzare forte.
Hermione poté facilmente immaginarsi Snape che minacciava Dobby in una simile manieraessendo sicura che non avrebbe davvero rinchiuso Dobby, trovò l'immagine di Snape che fulminava con lo sguardo il piccolo Elfo, mentre gli teneva davanti un esemplare in un barattolo, qualcosa di divertente; e dovette ricacciare il bisogno di sorridere. Prese un respiro profondo e lo confortò, "Oh, Dobby, penso che volesse solo impadronirsi della cucina," gli sollevò il reggiseno dalla testa. Nel farlo, Hermione notò il viso di Harry farsi rosso brillante.
"Sei stato un magnifico aiuto con i tuoi lavaggi e il pulire," fece una pausa ed estrasse due calzino spaiati dal suo comodino. "In effetti, ho qui qualcosa per tutti i tuoi sforzi." Aveva aggiunto stelline lampeggianti con motivi a zig zag su un calzino, e macchie a leopardo sull'altro. Entrambi i disegni le offendevano lo sguardo. Dobby comunque si comportò come se non avesse mai visto niente di così grazioso.
"Oh!" squittì stringendosi il regalo al petto, "Grazie, signorina. Sei più grande di come pensava Dobby! Ora Dobby va a provarsi i calzini, Signorina. Grazie," e con quello sgattaiolò fuori dalla porta, con le grosse orecchie che tremavano per l'eccitazione.
Hermione sospirò e guardò verso Harry, che era in piedi accanto al letto. Lo osservò mentre un sorriso selvaggio compariva sulla sua faccia.
"Buon Natale," cantilenò Harry, mentre le porgeva due pacchetti. "Quello più alto è mio. Ron mi diede l'altro, prima della pausa delle vacanze, perché lo dessi a te."
Hermione sorrise, prese i regali e li posò vicino a lei. Scese dal letto e si chinò sul pavimento; estrasse un pacco morbido da sotto il letto. "Ecco," porse il regalo a Harry. "Avevo avuto intenzione di farti un tuo completo per scacchi, ma nella confusione, mi sono scordata di portare via il tuo regalo."
"Va bene, Mione," le sorrise schivo.
Sembrava abbastanza felice dei suoi regali, poiché sollevò il maglione bordeaux sulla testa. Hermione sorrise calda al suo amico e rivolse l'attenzione ai suoi regali. Il sorriso le si allargò quando sollevò il coperchio della scatola per scoprire un modello luccicante della galassia. L'accuratezza del modellino le avrebbe fatto calcolare i movimenti delle stelle in modo più facile che con l'astronomia. "Oh, Harry, grazie!" esclamò, stringendo in una mano la larga palla, mentre l'altro braccio lo abbracciava forte. "Voglio provarla subito!"
"Apri prima il regalo di Ron," le propose Harry.
Hermione, esitando sollevò la chiusura della piccola scatola. Un sottile braccialetto delicato era contenuto nella scatola. Sebbene di certo fosse economico, Hermione dubitò se non fosse oltre il magro budget di Ron.
"Ci ha messo un sacco per sceglierlo."
"Certo, ne sono sicura," rispose calma Hermione.
Ron, sebbene certe volte fosse irritante, mancava a Hermione più di quanto non potesse esprimere a parole; e in quel momento, il nodo alla gola le impediva di dire alcunché.
Venne scossa dai suoi pensieri da Harry che suggeriva, "Andiamo a far colazione."
Hermione lo guardò triste e annuì, "Ho bisogno di cambiarmi prima."
E mentre se ne tornava in bagno per vestirsi, una sensazione cupa prese a strisciare in lei. Invece di essere con la sua famiglia e celebrare le feste, sarebbe stata al lavoro. Non stava cercando di usare la Maledizione Mortale. Inoltre, doveva ancora dare a Snape il suo regalo. Più pensava al regalo per lui, e meno era certa che sarebbe stato apprezzato. Questo non era davvero il Natale felice che si era aspettata.
CAPITOLO DODICESIMO : NATALE - Parte Seconda.
"Harry, ti prego fermati"" Hermione richiamò la figura sfocata di Harry, mentre la neve turbinante creava foschia dappertutto.
Poco prima, Harry si era precipitato fuori dalla casa dopo una feroce discussione con Snape. L'episodio era stato breve ma intenso, dopo che Snape aveva informato freddamente Harry che tutti loro avrebbero usato l' Avada Kedavra. Snape non aveva dato spiegazioni, sentendo che non ce ne era necessità. A Hogwarts, la filosofia di Snape era che gli studenti dovevano fare come veniva detto loro, senza fare domande; e dato il modo minaccioso in cui dava ordini alla classe, pochi studenti si erano mai permessi di disobbedire. Harry comunque, non era uno che seguisse ciecamente gli ordini, soprattutto quelli dati da Snape.
Si erano scambiati appellativi crudeli e accuse, e nessuno di loro aveva fatto il minimo sforzo di ascolare l'altro. Alla fine, l'astio era denso in quella stanza, e Hermione era parimenti frustrata da entrambi gli uomini.
Harry dovette averla sentita chiamarlo, perché si fermò, pur dandole la schiena. Quando gli si fece vicino, il nevischio gelido le soffiò sulle mani e sul viso scoperto, e trapassò nei calzoni e nelle maglie. Cauta si protese e gli sfiorò la spalla, implorandolo, "Ti prego, torna dentro. Ti congelerai qui fuori."
Harry rimase rigido e immobile, come se non l'avesse sentita. Cauta, Hermione continuò, "Sono certa che ci sono buone ragioni dietro al comportamento di Snape."
Questa volta, la sua constatazione provocò una reazione, sebbene non quella che lei si era attesa.
Harry si voltò brusco e sbottò, "Perché diavolo lo stai difendendo?" La fissò, ed Hermione fu costretta a guardare altrove, sentendosi colpevole. Nel passato, aveva sempre protestato sull'innocenza di Snape, ma ora si chiedeva la motivazione dietro alle sue parole. Aveva sentito, ma non guardò mentre Harry litigava, "Hermione, è un ex Mangiamorte. Chi lo sa perché ha rotto con Voldemort? Dubito che sia stato perché ha cambiato idea all'improvviso. Ovviamente, è ancora interessato alle artioscure."
Hermione gli rispose debole e poco convincente, "Dumbledore si fida di lui." Fece una pausa e lo guardò, "E noi, dovremmo fidarci di Dumbledore."
La faccia di Harry si contorse e la sua voce tremò, "Hermione ero lì quando morirono i miei genitori e Cedric, a causa della Maledizione Mortale. Lo sai quanto è dura per me, vederla usare su qualsiasi creatura?" La mano si strinse sul maglione mentre piangeva, "Ho ancora incubi sulle loro morti. Non posso farla, e avere Snape che mi opprime per quello non serve."
Sebbene la sua rabbia si fosse placata in modo visibile, l'emozione era stata sostituita da sensazioni di dolore altrettanto intense, ed Hermione fu spinta ad abbracciarlo. Le braccia di Harry le si avvolsero attorno strette tanto che pensò di non poter respirare. Mentre Harry le si appoggiava addosso, le sue spalle si alzavano ed abbassavano con respiri affaticati. Il vento li flagellava e Hermione non sentiva altro se non preoccupazione per il suo amico. Poco a poco, la respirazione divenne regolare, e si separarono. Sebbene apparisse più composto, c'era sempre angoscia sul suo viso, e Hermione non poté dire con certezza se le lacrime nei suoi occhi erano per il vento o per le emozioni, ma sospettò che fossero per entrambi. Appariva così disperato che Hermione poté sentire la gola stringersi e non riuscì più a guardarlo. I suoi occhi furono sviati dall'oscurità appena sopra alla spalla, rimase in piedi silenziosa, tremando dal freddo . il vento ululava e faceva turbinare il nevischio attorno ai suoi piedi, eppure rimase immobile, fino a quando non vide del movimento con la coda dell'occhio.
Quando tornò a guardare il ragazzo, vide che se ne era tornato verso la capanna e, con il cuore pesante, prese ad avanzare nella neve dietro di lui.
Lo seguì nella casa, attenta a non dire niente fino a quando non fossero dentro al sicuro. Rimasero in silenzio, impacciati, nel tepore del vestibolo, finché alla fine Hermione si schiarì la gola e gli chiese, "Ti va di giocare a scacchi o qualcosa d'altro?"
Harry sospirò, scotendo la testa. "Capisco quello che stai cercando di fare Hermione, ma adesso vorrei soltanto starmene da solo," la implorò.
Hermione con riluttanza annuì.
E, incrociando le braccia, la lasciò sola, e salì cigolando ad ogni passo pesante su per le scale.
La discussione con Harry l'aveva lasciata nauseata e gelida, e avrebbe volentieri passato il rimanente delle feste natalizie nascosta sotto le coperte. In ogni caso, sapeva che avrebbe dovuto affrontare Snape, alla fine; e adesso, senza Harry, era l'opportunità migliore.
Le braccia e il viso gelati presero a solleticare e pizzicare mentre si scaldavano, e la sensazione si combinò con il terrore, nello scendere il corridoio verso le stanze di Snape. Senza badarci, strofinò le braccia sensibili, e la sua mente si decise a restare calma e controllata. Sapeva che sia Harry che Snape erano uomini cocciuti, ed in questo caso, entrambi avevano le migliori intenzioni. Le motivazioni dietro alle reazioni forti di Harry erano facili da appoggiare, ma il comportamento gelido di Snape era connaturato alla sua personalità, tanto che era difficile da comprendere. Restò in piedi davanti alla porta, esitò, e raccogliendo il coraggio bussò rapida. In un istante, la porta si spalancò, e cauta entrò nelle sue stanzesapendo fin troppo bene l'umore in cui probabilmente avrebbe trovato Snape.
Ad ogni passo verso il laboratorio, la temperatura scendeva. Sebbene il livello più basso era più freddo del resto della casa, l'aria ancora le bruciava la pelle e la mente correva a cercare di formulare qualcosa di adeguato con cui iniziare la conversazione.
Hermione non dovette preoccuparsi di dire niente: la voce di Snape echeggiò contro le pareti di pietra, prima che raggiungesse il fondo delle scale. "Vedo che Potter è ancora fuori fase."
Prese un bel respiro, rendendosi conto che la conversazione sarebbe stata assai problematica. Radunando quanta più fiducia poteva dimostrare, constatò piatta,"Sei ingiusto, Severus." Pensò pure che stesse facendo il duro, ma si trattenne dal riferire una simile idea a voce alta.
"Lo sono? Come? Davvero?" chiese nel suo tono più sarcastico.
"Non ho mai detto che le tue intenzioni sono sbagliate, ma non puoi dare ordini così a uno come Harry. Non si fida di te, e non gli stai rendendo facile il fidarsi di te."
Snape sbuffò a quelle parole, ma non fece ulteriori tentativi per litigare.
Lenta, Hermione allungò il braccio e passò le dita sul fianco dell'abito nero. Occhi imperscrutabili la guardarono, e divenne incerta sulla prossima mossa da fare.
Dopo qualche momento di silenzio estraniato, gli fece una placida richiesta. "Ti prego, non lo costringere. Parlerò con Harry, ma non aspettarti che aiuti," lo avvertì.
"Ma tu aiuterai?" le chiese, senza guardarla.
"Sì," gli rispose.
Hermione sapeva come il suo lavoro fosse davvero importante, e senza curarsi della sua apprensione, sapeva di doverlo aiutare.
Le diede un rapido mezzo cenno, e un brivido la percorse. Hermione si rese conto che desiderava pure la sua riconoscenza e l'approvazione. Snape era un uomo difficile da accontentare, e di conseguenza il suo riconoscimento era significante, ma non era quella la motivazione. Sapeva che questo bisogno era cresciuto con l'affetto per lui. Con quella consapevolezza, esaminò i lineamenti duri, sperando di cogliere una scintilla di emozione, ma invece lo vide frugare nel suo abito e posare una scatoletta sul tavolo da lavoro. "Ecco."
La testa di Hermione si sollevò di scatto, ma i loro loro occhi non si incontrarono, in quanto quelli di Snape erano concentrati sulle pergamene che aveva davanti.
"Mi hai fatto un regalo di Natale," chiese incredula.
"Come vedi," le rispose, e radunò i fogli attorno.
Hermione rise nell'estrarre un piccolo orologio tondo sormontato da un sottile triangolo dorato, il cui lato apribile fungeva da anello per pendente per una lunga catena.
"Penso che questo ti tratterrà dal fregarmi di nuovo l'orologio." C'era una traccia giocosa in quelle parole che mai prima d'allora Hermione aveva sentito. Toccò l'orologio pensando a quanto potevano fare le piccole cose; se lo fece scivolare dalla testa e lo ripose sotto il maglione.
Fu distolta dai suoi pensieri da Snape, che tornò in conversazione sull'argomento che aveva per le mani.
"Sto calcolando la percentuale di sopravvivenza dai miei ultimi esperimenti, e la nuova pozione pare promettente," spiegò asciutto. "L'ottanta per cento dei soggetti è sopravvissuta oltre cinque minuti, e il trenta per cento è sopravvissuta. Sebbene abbia provato la pozione solo su specie meno evolute, i risultati dovrebbero essere analoghi con gli umani."
"Come è possibile? I tuoi progressi sono stupefacenti!" esclamò, e gli prese la pergamena, esaminando i risultati strabiliata. Nei trascorsi ultimi giorni, la percentuale di successo era più che raddoppiata.
"L'Antipodeano agisce come un generico protettivi, che da solo serve a poco. Comunque ho scoperto che ha effetti rigenerativi se usato in combinazione con certe sostanze volatili." L'eccitazione divenne evidente nella voce appena proseguì, " L'Aconito e l' Opaleye agiscono insieme come conduttori, beffando la maledizione. L' Avada Kedavra attiva gli ingredienti chiudendo le funzioni corporee l'istante prima che la Maledizione colpisca. Facendo in questo modo, la magia non ha nulla da uccidere. L'effetto dura solo qualche secondo, come la durata della Maledizione, e poi previene ogni danno permanente riattivando il cuore del soggetto subito dopo."
"E cosa succede quando la pozione fallisce?" chiese curiosa Hermione.
"Sfortunatamente, ogni sospetto sembra richiedere un dosaggio differente, e non ho ancora stabilito come calcolarlo bene." La guardò deciso, " E così sai il problema. Sarebbe poco prudente, usare la pozione in questo stato. In effetti, a meno che non si riesca a aumentare la percentuale di sopravvivenza al novanta per cento o più con pochi effetti collaterali, non mi arrischierei a usare la pozione." Continuò più cauto, "Credo che qualche modifica aumenterà il risultato in modo significativo, ma avrò bisogno di raccogliere quanti più dati possibile."
Hermione sospirò, "Cosa vuoi che faccia?"
Avanzò verso il tavolo laterale e Hermione sentì il metallo cigolare quando armeggiò con le trappole. Quando fece ritorno, posò una della gabbia. Hermione osservò l'unico topo zampettare qua e là.
Snape indicò la gabbia e ordinò calmo, "Devi concentrare tutta la tua energia sulla creatura, desiderandola morta."
Hermione rispose nervosa, "Non credo di poter odiare un topolino tanto da far agire la maledizione."
Ondeggiò la mano con fare dimesso alla preoccupazione di lei, "Non dovrai usare emozione alcuna per eseguire l'incantesimo. La Maledizione non risponde a odio o passione. Piuttosto, è richiesto controllo freddo e senza emozioni. L'Avadra Kedavra, come la gente, è più pericolosa quando non ci sono emozioni coinvolte." Incrociò le braccia e la fissò mentre le spiegava. "Immagina la creatura morta, stesa immobile. Visualizza la tua bacchetta che si protende come una mano invisibile, e gli spezza il collo."
Hermione cercò di concentrarsi, ma la sua mente era annebbiata dal sonno. In più, trovava che il distacco emozionale in quella situazione fosse più difficile che non l'odio grezzo. Avrebbe trasferito più facilmente sul topo l'avversione per Voldemort, immaginandone il viso al posto. E adesso, doveva restare insensibile, e pure desiderare la creatura morta. Lo sguardo si concentrò sulla piccola creatura pelosa, che stava in piedi sulle zampe posteriori, e le rivolgeva la pancia. Gli occhi acquosi e neri e i baffetti si torsero mentre annusava curioso, implorandole la sua innocenza. La mente e le emozioni divennero così distratte dai lineamenti adorabili della piccola creatura, che solo uno schizzo verde le sfuggì dalla bacchetta e si disperse prima di raggiungere il bersaglio designato.
Snape cacciò un sospiro infastidito e la riprese, "Hai bisogno di concentrarti. E' solo un patetico sorcio," e con quello allungò la mano e fisicamente spezzò l'osso del collo alla creatura, uccidendola.
Se Snape aveva inteso di incoraggiare Hermione, aveva raggiunto l'effetto opposto in quanto la nausea prese a diffondersi nella sua anima. Le sue sensazioni furono poco placate dalla reazione fredda di Snape.
"Hermione, non importa se per mano tua o mia, i roditori sono condannati a morte. Abbiamo bisogno di loro per gli esperimenti. Ecco perché ci sono."
Durante la scena violenta Hermione aveva trattenuto il fiato per lo shock, e ora che tornava in sé, annaspava per l'aria. Quando alla fine parlò, le sue parole erano acute di timbro e tremanti. "Lo so, Capisco la realtà della situazione." Si sentì improvvisamente debole e dovette sostenersi appoggiandosi al tavolo.
L'espressione di Snape cambiò in qualcosa che Hermione avrebbe chiamato preoccupazione; come se lui avesse compreso di colpo il suo errore: ma prima che potesse dir qualcosa, lei lo precedette voltandosi e mormorando, "Ho bisogno di andare in camera e dormire un poco." Sentì la mano di Snape carezzarle i capelli lunghi quando se ne andò.
Sebbene l'incantesimo non fosse riuscito, le aveva sottratto quel poco di energia che aveva, e così i suoi piedi si trascinavano sul pavimento, ed ogni scalino che risalì dal laboratorio divenne un esercizio di forza di volontà.
Quando fu ritornata nella stanza, intontita si spogliò lasciando tutto fuorché le mutandine sul pavimento e rapida si gettò addosso una camicia da notte, ignorando parecchi bottoni. Quando le dita goffe chiusero la camicia, il pendente le rimase impigliato in un'asola. Hermione con cautela sfilò la collana e la ripose con cura sul comodino. Nel farlo, i suoi pensieri andarono a Snape.
Quella sera, era stata testimone di quel lato senza cuore e gelido che temeva. Aveva sempre saputo che Snape aveva un lato oscuro, e le abitudini rudi avevano sempre enfatizzato quella mancanza nel suo essere. Comunque, aveva riflettuto che quegli sprazzi di calore e affetto che le aveva mostrato fossero più vicini al suo vero sé stesso. Adesso si preoccupava di essersi sbagliata, e ne era spaventata.
Sfiorò l'orologio, lieve, confusa dalle opposte sensazioni, pari per intensità. Decise che analizzare le proprie emozioni, mentre era in quello stato così indebolito, sarebbe stato inutile, e così respinse i propri sentimenti. Debole, strisciò nel letto e subito soccombette alla spossatezza.
Ogni tanto, nel suo stato sognante, un corpo nudo e caldo si rannicchiava dietro di lei. Il torso lungo e sottile si poggiava perfettamente contro la sua piccola sagoma. Cambiò posizione, sentendo la peluria sulle gambe strofinarsi contro le sue cosce nude, e aprì gli occhi.
"Cosa fai qui?" chiese Hermione, ancora intontita dal sonno.
"Non posso stare nella tua camera?" mormorò fingendo sorpresa.
"Non è quello," gli rispose, con la voce ancora roca. "Voglio dire, come sei entrato?"
Il braccio di Snape le circondò la vita e si infilò sotto la camicia, la mano si distese sullo stomaco e la strinse a sé.
"Davvero pensi che terrei delle stanze nella casa inaccessibili a me? Mi sono preoccupato che le barriere non mi bloccassero." La sua voce era morbida, ma pericolosa, e il corpo di Hermione si tese per il desiderio al timbro setoso.
La mano risalì per carezzarle il seno, mentre il viso affondò nei capelli.
Hermione gemette piano e Snape le rispose, "sono lieto di vedere che sono sempre benvenuto nel uo letto."
"Hmm… ero piuttosto sconvolta,"ammise senza pensare alla preoccupata confusione che continuava a perseguitarla. Invece, ragionò, "Ero esausta dalla discussione con Harry, ed emotiva," si sentì obbligata a aggiungere, "Sebbene spezzare il collo di quella povera creatura non era il modo migliore per provare le tue ragioni."
"D'accordo," espirò con calore, e la mano si spostò verso il basso, facendosi strada tra la pelle sensibile. Mentre le dita si muovevano, istintivamente si incurvò all'indietro e mugolò contro i capelli. Gemette per il piacere e lo spronò a muoversi verso di lei.
E presto, si mossero insieme, finché non esplosero insieme. Istanti dopo, si abbandonarono l'uno nell'altra.
Rimasero sdraiati accanto per un po' di tempo.poco a poco, Hermione sentì il battito del cuore ed il respiro di Snape che tornavano alla normalità.
Iniziò a scivolare via da lui, ma il braccio le si strinse attorno, impedendole di spostarsi molto.
"Ho qualcosa per te," gli sussurrò.
Le permise di scostarsi dal suo abbraccio, e si stese di traverso su di lui per recuperare il regalo da sotto il letto. Mentre si chinava, l'attenzione di Snape andò sul fondoschiena nudo, e le mani la massaggiarono stuzzicandola, e mandandole scintille di piacere attraverso il corpo.
Trovò facilmente il pacchetto, ma indugiò di più per permettergli di continuare con le sue attenzioni. Quando infine si sedette, e gli allungò la scatola, sembrò assai più interessato nello spiare il suo corpo, come sbucava dalla camicia abbottonata scompagnata, che ad aprire il suo regalo.
Lei gli fece segno ansiosa alla scatole, e riluttante la aprì: scoprì due larghe biglie traslucide.
"Mi hai fatto dei fermacarte," le disse incredulo , sollevando le sopracciglia scure.
Hermione roteò gli occhi,"Sono sfere per lo stress. Penso potresti usarle. Sei sempre così teso." E lo strinse, baciandolo lieve sulle labbra. Poi arretrò, e prelevò una delle biglie, con l'intenzione di posargliela sulla spalla.
I suoi occhi si fecero cupi, le spalle si tesero appena la mano si avvicinò al collo. L'attimo in cui lasciò la presa, Snape si scansò, e così la palla rotolò sul letto.
"Hermione, è stato un pensiero caro, ma penso che andranno meglio, per me, come fermacarte."
"Non ti morderanno," rispose Hermione, un po' infastidita dalle sue paure infantili.
"I morsi sono l'ultima delle mie paure," mormorò Snape, massaggiandosi la gola.
Ovvio, non si fidava di lei nemmeno un po' di quanto le parole della mattina non avessero implicato.
"Dammi la mano," ordinò. "Se pensi che siano tremende, le sfere possono essere posate sul tuo scrittoio,e non mi lamenterò. Ma come minimo, devi provare."
Sollevò uno dei globi traslucidi e lo posò delicata sul palmo della sua mano. Immediatamente la sfera si fuse in un bulbo e sbucarono tre appendici, massaggiandogli la pelle.
Snape guardò con sospetto i movimenti della sfera. Dopo qualche tempo, rispose riluttante, "Non è spiacevole, immagino." Fece una pausa e sorrise perverso, "Ma preferisco assai guardare," e la baciò delicato, e con il suo peso la spinse sul letto.
Nel far questo, la mano passò sulle sue gambe, e posò le sfere sulla pelle sensibile. Hermione ansimò quando le sfere si trasformarono ed ebbero come piccole mani, e la stuzzicarono. Snape sollevò la testa abbastanza da fissarla comodamente nei suoi occhi, e guardò la sua reazione ai movimenti delle sfere. Senza staccarle gli occhi di dosso, le dita risalirono su alla camicia e le sbottonarono lente i bottoni. Scostò i lati della camicia da notte, e la testa si avvicinò alla pelle nuda. La bocca si mosse sui seni in movimenti sensuali.quando la mani si abbassarono sullo stomaco, i sensi di Hermione vennero sopraffatti dalle tante carezze, e gemette di passione. Snape soffocò il gemito in un bacio profondo, che divenne un caldo abbraccio quando lei scivolò nel sonno.
Quella notte, Hermione dormì rannicchiata tra le braccia di Snape, ed ebbe uno dei sogni più vividi.
Era soleggiato e caldo; era scalza, correva lungo una battima in cerca di qualcosa. Non era certa di cosa, me era certa che lì non l'avrebbe trovata. Il cielo pallido e la sabbia riflettevano il sole brillante, costringendola a strizzare gli occhi per vedere. La terra era silenziosa, ma le onde sprizzavano placide contro la riva. Mentre correva, poteva sentire la sabbia soffice solleticarle le dita dei piedi e la brezza le soffiava contro il viso e i collo.
Qualcosa le fluttuò sopra la testa, e guardò su: vide graziose piume dorate che brillavano nel solel'uccello piegò in un largo cerchio sopra di lei, e seppe che era qualcosa di significativo. All'improvviso, l'uccello schizzò via dall'acqua e si diresse a una vicina fila di alberi. Hermione seguì il grosso uccello dorato che la condusse via dalla spiaggia, attraverso alberi fitti, e finalmente si appollaiò su un ramo nel folto della foresta.
Non sapeva perché avesse seguito la creatura, ma aveva capito che era qualcosa di importante. L'uccello la occhieggiò sospettoso, e si esaminarono a vicenda, in silenzio. La creatura era una domanda a cui rispondere, un mistero da risolvere. Spalancò il becco, e un forte grido risuonò, così forte che le orecchie le fecero male. Voleva coprirsi la testa, ma le braccia non volevano muoversi. Lenta comprese che il suono non veniva affatto dall'uccello, ma da qualche altra parte fuori, da qualche parte reale.
Fu destata di colpo da una spinta decisa, eprima che potesse muoversi, la voce di Snape le ordinò, "Vestiti, ora."
I suoi occhi si spalancarono confusi , e subito csoprì che l'intera casa stava cigolando forte.
"Cosa è successo?" ansimò Hermione riprendendo lucidità.
Fu colta dalla peggiore delle paure, quando Snape le rispose, precipitandosi al caminetto, "Qualcuno è penetrato nel perimetro difeso."
ECHI 6
CAPITOLO UNDICESIMO : NATALE - PARTE PRIMA
Hermione entrò nella stanza di Snape in un turbine di fuliggine. Il viaggio era stata un'esperienza breve ma l'aveva disturbata. Aveva sentito i mattoni del muro strofinarsi contro di lei e non aveva visto niente: la visuale era offuscata da fumo e cenere. Appena i piedi toccarono il pavimento , si piegò in avanti annaspando, solo perché aveva i polmoni pieni di particelle nere. Tossì forte, la gola le bruciava. Alla fine, si ricompose abbastanza da guardare su con gli occhi inumiditi e fu accolta da un raro sguardo stupito; Snape la osservava dal divano.
Gli angoli della bocca si incresparono parecchio, ma presto il viso tornò impassibile. Tornò a guardare il libro e chiese roco, "Perché sei qui?"
Hermione era confusa e rispose esitando, "Non sono sicura di…"
"Io ti aspettavo la scorsa notte," sbuffò, la voce che traboccava sarcasmo.
Smise di strofinarsi la fuliggine dai vestiti e dai capelli, e formulò la risposta. Aveva avuto intenzione di andarlo trovare prima, ma Harry aveva avuto altri piani per lei. Ovvio c'erano più cose che lo infastidivano di quante non avrebbe mai ammesso. Harry l'aveva trattenuta in biblioteca con la pretesa di aver bisogno di un partner per gli scacchi, ma Hermione aveva sospettato che volesse compagnia per altri motivi. Le sue preoccupazioni si erano innalzate nel ricordare le parole di Harry, stanche e scoraggiate. Avevano giocato e chiacchierato nella notte, ma la loro conversazione era stata tutt'altro che piacevole. Quando alla fine si erano divisi, Hermione ancora aveva bisogno di preparare e incartare i regali di Natale. I regali di Harry e di Dobby vennero rifiniti in poco tempo, ma quello di Snape avrebbe avuto bisogno di più tempo. Aveva scelto di finire più tardi con i regali, in modo da poter passere un po' di tempo con lui. Era stata tentata di puntualizzare che tecnicamente era solo primo mattino, se seguivano il fuso orario dell'Alaska, ma aveva resistito all'impulso. Era troppo sfinita per litigare, e constatò, "Se preferisci, me ne vado."
"Avrei preferito che ti fossi fatta vedere quando ti avevo detto che potevi."
Lei strinse i pugni e trattenne una parolaccia. Fece per andarsene, ma venne fermata presto dalla sua voce vellutata che la chiamava, "Vieni qui, Hermione."
Il richiamo della sua voce fu più forte dell'essere infastidita dal suo carattere condiscendente, e si voltò, le braccia incrociate, sulla difensiva.
Si avvicinò incerta, fermandosi in modo tale che i suoi polpacci stessero contro quelli di lui, e lo fissò decisa. Anche se era stata riempita di gioia dalle ultime parole, dubitò di potersi costringere a sorridere, in quel momento.
"Sembri stanca," constatò Snape mettendo via il libro, sedette un poco in avanti, le prese le braccia tra le mani , le spinse da parte e verso di sé. Hermione fece ben poca resistenza, e presto fu sdraiata con la testa posata sul suo fianco.
"Se hai bisogno di dormire di più, dovresti venire nelle mie stanze prima delle tre del mattino." Le sue parole erano sempre di natura sarcastica, ma il tono e le carezze erano gentili e appassionate. I suoi sensi vennero solleticati dalla voce vellutata, dalla sensazione dei cuscini morbidi e del suo fianco caldo. Hermione sobbalzò di piacere quando le dita le si spostarono sul collo, e si distese ancora di più sul divano. Con fare assente scalciò via le scarpe, e caddero, rotolandosi sul tappeto sottile.
"Mmmm" mormorò chiudendo gli occhi e stringendosi stretta a lui, così che il viso le era seppellito sullo stomaco di lui. Poteva sentire la sua colonia speziata, che si mescolava con il lieve odore umano e trapelava dalla camicia. Mosse le mani dietro a lui, e si rilassò. Mormorò qualcosa contro il suo stomaco , facendolo contrarsi assai. Snape con delicatezza rovesciò Hermione sulla schiena, e lei aprì gli occhi.
"Le piccole fatine ronzanti sono più comprensibili di te, adesso," la prese dolcemente in giro, e un piccolo sorriso le apparve sul viso.
Hermione vide l'affetto nei suoi occhi e ripeté, "Harry non voleva andare a letto, e non ho avuto il cuore di lasciarlo," Fece una pausa, valutando le parole, "Penso che stia avendo gli incubi."
Snape le rispose passando le dita tra i capelli cespugliosi, che si spargevano sul suo fianco. Il fuoco scoppiettante irradiava calore da sotto la terra e si fondeva col suono del respiro di Snape, rilassandola. Il suo tocco, che l'aveva inondata di brividi, adesso la calmava, trascinandola più a fondo in un caldo abisso.
Dopo pochi brevi minuti, Hermione era sprofondata da qualche parte sospesa tra sogno e veglia, quando Snape la chiamò.
Le occorse un certo sforzo, ma lentamente aprì gli occhi sfocati. Lui la stava fissando, si aspettava che rispondesse alla domanda che non aveva sentito. Le labbra non le si muovevano, ma un debole gemito le sfuggì di bocca. Snape si chinò e le baciò la bocca, e subito si addormentò.
Quando si risvegliò, la stanza era illuminata in modo fioco, e giaceva su un letto grande con spesse coperte di quilt che la coprivano. Era piuttosto stordita, ma si sentiva compresa e al sicuro. Meglio ancora fu il piacere che avvertì, come si rese conto del caldo uomo che dormiva accanto a lei.
Instabile, sollevò la testa e provò a stabilire per quanto tempo fosse rimasta addormentata. A lei, erano sembrati solo pochi minuti, ma sospettò di aver dormito assai più a lungo. I suoi movimenti fecero stiracchiare e svegliare Snape, che si voltò e le avvolse il braccio attorno, protettivo. "Non te ne andare," mormorò stringendo la sua stretta.
"Che ore sono?" sbadigliò piano.
"Abbiamo ancora un paio d'ore," fece una pausa per strofinare il viso nell'incavo del collo. "Torna a dormire," le sussurrò con calore contro la sua pelle, mandandole tremiti lungo la schiena.
I suoi respiri delicati continuarono contro il suo collo, solleticandole i sensi, e sghignazzò lieve. Hermione chiuse gli occhi, rilassandosi contro il calore del suo corpo. Sorrise, voltandosi, e mormorò "Buon Naale." Gli occhi di Snape brillarono nella luce fioca, ma il viso si contorse in una smorfia mentre la bocca si avvicinava a quella di lei. "Hmm," mugolò, la voce vibrava contro la sua pelle.
"Apprezzi poco le festività, vedo," lo stuzzicò nel buttargli le braccia al collo.
"Ti sbagli, apprezzo assai la mancanza dei piccoli riti che portano le vacanze. Del Natale, comunque, posso fare a meno."
"Bene, questo anno devi cavartela solo con me e Harry."
"Farei davvero senza Potter," mugolò e si interruppe per baciarle il collo, "ma la tua presenza sta rendendo questo uno dei miei migliori Natali."
Hermione sorrise per le implicazioni delle sue parole e rimasero zitti, persi nei pensieri.
Lentamente. La mente di Hermione si spostò verso la sua famiglia. Le mancava la loro compagnia e si chiedeva se stava mancando loro altrettanto. Un'immagine dei suoi genitori che la salutavano allegri le attraversò la mente e prese a sentire crescere in sé un senso di vuoto. Era passato così tanto tempo da quando aveva passato un po' di tempo con la famiglia, che stava iniziando a dimenticarsi i particolari del manierismo della mamma e del gesticolare del padre. Non poteva più richiamare alla memoria la voce della madre o il odo esatto in cui rideva il padre. I suoi ricordi diventavano appannati. Le sole immagini chiare che riusciva a disegnarsi erano quelle delle sue molte foto stregonesche e babbane.
All'improvviso si rese conto che Snape non aveva immagini nelle sue camere. Era stata nei suoi appartamenti che occupava a Hogwarts durante il suo tempo passato nell'universo alternativo, e non si ricordava di aver visto foto nemmeno là. Prima dipoter valutare l'appropriatezza delle sue parole, gli aveva chiesto, "Perché non hai messo nessuna immagine della tua famiglia?"
Avvertì il corpo farsi rigido sotto il suo quando rispose freddo, "Lo so come sembrano."
"Così, hai famiglia?" continuò cauta.
Lui fece una smorfia ma la voce rimase impassibile quando le rispose, "Ciascuno ha una famiglia. Solo che la mia è morta." Espirò a fatica e la esortò, "Hermione, torna a dormire. Hai bisogno di riposare."
"Perché?" si chiese cosa mai stesse progettando.
Sembrò compiaciuto del cambio di argomento e rispose con non chalanche, "Richiede una grande quantità di energia e concentrazione, lanciare un incantesimo avanzato come la Maledizione Mortale."
Gli occhi di Hermione si sgranarono, e il corpo si tese. Uccidere cose per Natale non era la sua idea di vacanza piacevole. Si sollevò sul gomito, e il terrore sopraffece la spossatezza, ed esclamò, "Severus, io non la voglio imparare."
Le sue sopracciglia scure si sollevarono alla sua risposta forzata. "Mi sorprendi. Pensavo, come minimo, che fossi curiosa."
Lei tremò al pensiero, "Non sono interessata all'uso della Magia oscura."
Lui sospirò disatteso e le rispose secco, "E' solo conoscenza, nulla che riguardi il bene o il male. E' come tu scegli di farne uso, che decide a chi giova."
Hermione lo fissò scettica, ma non mutò la sua espressione fiduciosa. Ricadde sul letto, non sapendo come rispondere. Se Snape aveva desiderato calmarla e farla addormentare, sarebbe rimasto dolorosamente disatteso, in quanto le sue parole avevano avuto l'effetto opposto. Sebbene esausta, una sensazione di nausea, di costrizione, le pervase il corpo, tenendola desta.
Il braccio di Snape si mosse attorno alla sua vita, gli occhi scuri la guardavano mentre fissava ansiosa il soffitto. Poco a poco, la mano salì al volto, tracciandole una linea sulla mascella.
"Non hai mai usato la Maledizione mortale su nessuno, vero?" chiese timorosa. Mesi prima, aveva confidato che non fosse stato mai direttamente responsabile della morte di nessuno, ma aveva bisogno di rassicurazioni.
"Non ancora." Allungò la testa verso di lei e sospirò, "Perché me lo chiedi?"
Rimandandogli la domanda, gli chiese, "Perché vuoi che impari la Maledizione Mortale?"
Poté sentire aumentargli la velocità dal battito del cuore, mentre prese un respiro profondo. "I progressi nelle mie ricerche sono stati lenti, affaticati dal fatto che posso eseguire solo due prove al giorno. Se tu e Harry poteste imparare la Maledizione, potremmo essere capaci di sviluppare presto una pozione adatta." Si fermò, e si incupì, "E il tempo è essenziale, temo."
Lei annuì, e lui la baciò rassicurandola.
Le sue motivazioni erano forti, ma era ancora incerta sull'eseguire una simile Magia Oscura. Sentì che Harry avrebbe avuto ancora più difficoltà di lei, con una simile idea. Si rese conto di avere un disperato bisogno di andarsene, così da poter mettere ordine tra i pensieri e le paure.
"Ho bisogno di tornare in camera," gli sussurrò rauca, respingendo il terrore almeno fino a quando non se ne fosse andata. Scivolò fuori dal letto, e il braccio di Snape ricadde da lei; eppure gli occhi dell'uomo la seguirono sul divano mentre calzava le scarpe.
Guardando nelle fiamme, si rimproverò più per sé stessa che per Snape. "Mi chiedo se si possa far pulire i caminetti a Dobby. Preferirei non dover continuare a usarli così come sono."
Snape non le rispose, così gettò la polvere argentata nel fuoco e chiamò, "Stanza di Hermione."
Subito avanzò verso la stanza nella fuliggine nerastra, sopraffatta dallo sporco e dalla spossatezza. Era piuttosto tardi e sapeva che un pisolino sarebbe stato inutile. Harry molto probabilmente sarebbe venuto a svegliarla entro un'ora. Decise che una tazza di caffè poteva aiutarla a uscire fuori dal suo intontimento. Evocò Dobby per quel semplice compito, ma non le rispose.
Ricadde sul letto, incerta se l'assenza di Dobby fosse dovuta alla mancanza di concentrazione mentre eseguiva l'Incantesimo di Convocazione, o se era per qualche motivo più serio. Sospirò e si strofinò gli occhi.
Se c'era bisogno che fosse in piena forma per la giornata, avrebbe di certo fallito. Anche se avesse imparato l'Avadra Kedavra, dubitò che sarebbe mai stata capace di usarlo su chiunque, a dispetto della situazione. Sedette, scacciando i pensieri agghiaccianti dalla mente, e si diresse al bagno.
Nel percorso, si sfilò gli abiti, lasciandoli in mucchietti disordinati. Quando entrò nel bagno, i suoi sensi a malapena registrarono il pavimento di fredde mattonelle. Assente, fece scorrere l'acqua, ignorando lo specchio quando la infastidì commentando il suo aspetto troppo vissuto.
Scivolò con uno schizzo nell'acqua del bagno e si sdraiò sulla schiena, appoggiando la testa sulla porcellana fredda. L'acqua calda la avvolse, rilassandole il corpo maltrattato. Il vapore e il caldo le raggiunsero il volto, facendole sentire le palpebre pesanti. Non passò molto, che scivolò in un sonno senza sogni.
Un forte bussare alla porta della camera la fece svegliare di colpo.
Hermione non seppe quanto a lungo era rimasta addormentata, ma quando si svegliò, l'acqua del bagno si era raffreddata e la pelle era cotta e raggrinzita.
"Un attimo," borbottò a voce alta, e arrancò verso la porta del bagno, ancora sgocciolando dalle gambe, dai capelli e dal viso. Allungò la testa contro l'intelaiatura della porta, a occhi chiusi, mentre con le mani cercava alla cieca il gancio da cui pendeva l'accappatoio.
Si gettò addosso l'indumento e avanzò verso il comodino per recuperare qualche abito, non volendo che Harry vedesse nulla che potesse sporgere dall'accappatoio abbondante e cadente.
Prima che le sue dita sfiorassero la maniglia, il comò sobbalzò e si scosse. La mano di Hermione si scostò di scatto e strillò.
Harry prese a bussare forte e chiamarla per nome, ma lei lo ignorò, concentrandosi invece sul comò che si scuoteva. Cauta lo aprì, e scoprì Dobby che singhiozzava.
Harry gridò ancora una volta il suo nome e bussò forte alla porta.
"Va tutto bene, Harry," lo avvertì. Riportò l'attenzione alla patetica creatura che giaceva avvolta nella biancheria, gli chiese, stupita da quella vista, "Dobby, che stai facendo?"
L'elfo a con fatica si tirò su così da sedere, con le gambe aperte e il corpo tremante, un reggiseno appeso alle larghe orecchie da pipistrello. Gli occhi enormi e verdi luccicavano per le lacrime mentre balbettava, "Dobby non vuole essere cacciato. Signorina era via così Dobby si è nascosto qui."
La porta sbatté di nuovo, e Harry gridò, "Hermione, se non apri questa porta la tiro giù.
Gli rispose frustrata, gridando, "Arrivo, tieni duro." Poi si voltò verso Dobby e con tono vellutato e cupo tanto da esserne sorpresa, gli ordinò, "Non dire che la mia stanza era vuota.!
Dobby si azzittì e annuì. Il suo tremare cessò per un istante, e rispose con un piccolo squittio, "Dobby tiene il segreto della Signorina."
Il corpo di Hermione si tese con la consapevolezza di avere dei segreti da tenere, ma se ne andò alla porta spalancandola di un filo. Harry non attese un invito, ma piuttosto entrò di forza, con un'aria preoccupata sulla faccia. Hermione strinse l'abito stropicciato, cercando di apparire sciatta, quando in realtà aveva ben poco addosso. Fortunatamente, Harry sembrò non farci caso.
Mentre faceva un nodo doppio alla cintura dell'abito, guardò giù e fece caso che Harry stava portando due pacchi avvolti in carta a colori squillanti.
"Cosa è successo? Ti ho sentito urlare," esclamò Harry con la voce preoccupata, ma si congelò mentre si muoveva, con la bocca aperta appena vide Dobby.
"E' successo… Dobby," borbottò Hermione e andò a sedere sul letto, rivolgendo lo sguardo al piccolo Elfo. "Cosa succede allora?" chiese cercando di apparire sincera, ma sentendosi piuttosto esasperata.
"Il Professor Snape sta dicendo a Dobby di stare lontano o rinchiude Dobby in un vasetto," e di nuovo prese a singhiozzare forte.
Hermione poté facilmente immaginarsi Snape che minacciava Dobby in una simile manieraessendo sicura che non avrebbe davvero rinchiuso Dobby, trovò l'immagine di Snape che fulminava con lo sguardo il piccolo Elfo, mentre gli teneva davanti un esemplare in un barattolo, qualcosa di divertente; e dovette ricacciare il bisogno di sorridere. Prese un respiro profondo e lo confortò, "Oh, Dobby, penso che volesse solo impadronirsi della cucina," gli sollevò il reggiseno dalla testa. Nel farlo, Hermione notò il viso di Harry farsi rosso brillante.
"Sei stato un magnifico aiuto con i tuoi lavaggi e il pulire," fece una pausa ed estrasse due calzino spaiati dal suo comodino. "In effetti, ho qui qualcosa per tutti i tuoi sforzi." Aveva aggiunto stelline lampeggianti con motivi a zig zag su un calzino, e macchie a leopardo sull'altro. Entrambi i disegni le offendevano lo sguardo. Dobby comunque si comportò come se non avesse mai visto niente di così grazioso.
"Oh!" squittì stringendosi il regalo al petto, "Grazie, signorina. Sei più grande di come pensava Dobby! Ora Dobby va a provarsi i calzini, Signorina. Grazie," e con quello sgattaiolò fuori dalla porta, con le grosse orecchie che tremavano per l'eccitazione.
Hermione sospirò e guardò verso Harry, che era in piedi accanto al letto. Lo osservò mentre un sorriso selvaggio compariva sulla sua faccia.
"Buon Natale," cantilenò Harry, mentre le porgeva due pacchetti. "Quello più alto è mio. Ron mi diede l'altro, prima della pausa delle vacanze, perché lo dessi a te."
Hermione sorrise, prese i regali e li posò vicino a lei. Scese dal letto e si chinò sul pavimento; estrasse un pacco morbido da sotto il letto. "Ecco," porse il regalo a Harry. "Avevo avuto intenzione di farti un tuo completo per scacchi, ma nella confusione, mi sono scordata di portare via il tuo regalo."
"Va bene, Mione," le sorrise schivo.
Sembrava abbastanza felice dei suoi regali, poiché sollevò il maglione bordeaux sulla testa. Hermione sorrise calda al suo amico e rivolse l'attenzione ai suoi regali. Il sorriso le si allargò quando sollevò il coperchio della scatola per scoprire un modello luccicante della galassia. L'accuratezza del modellino le avrebbe fatto calcolare i movimenti delle stelle in modo più facile che con l'astronomia. "Oh, Harry, grazie!" esclamò, stringendo in una mano la larga palla, mentre l'altro braccio lo abbracciava forte. "Voglio provarla subito!"
"Apri prima il regalo di Ron," le propose Harry.
Hermione, esitando sollevò la chiusura della piccola scatola. Un sottile braccialetto delicato era contenuto nella scatola. Sebbene di certo fosse economico, Hermione dubitò se non fosse oltre il magro budget di Ron.
"Ci ha messo un sacco per sceglierlo."
"Certo, ne sono sicura," rispose calma Hermione.
Ron, sebbene certe volte fosse irritante, mancava a Hermione più di quanto non potesse esprimere a parole; e in quel momento, il nodo alla gola le impediva di dire alcunché.
Venne scossa dai suoi pensieri da Harry che suggeriva, "Andiamo a far colazione."
Hermione lo guardò triste e annuì, "Ho bisogno di cambiarmi prima."
E mentre se ne tornava in bagno per vestirsi, una sensazione cupa prese a strisciare in lei. Invece di essere con la sua famiglia e celebrare le feste, sarebbe stata al lavoro. Non stava cercando di usare la Maledizione Mortale. Inoltre, doveva ancora dare a Snape il suo regalo. Più pensava al regalo per lui, e meno era certa che sarebbe stato apprezzato. Questo non era davvero il Natale felice che si era aspettata.
CAPITOLO DODICESIMO : NATALE - Parte Seconda.
"Harry, ti prego fermati"" Hermione richiamò la figura sfocata di Harry, mentre la neve turbinante creava foschia dappertutto.
Poco prima, Harry si era precipitato fuori dalla casa dopo una feroce discussione con Snape. L'episodio era stato breve ma intenso, dopo che Snape aveva informato freddamente Harry che tutti loro avrebbero usato l' Avada Kedavra. Snape non aveva dato spiegazioni, sentendo che non ce ne era necessità. A Hogwarts, la filosofia di Snape era che gli studenti dovevano fare come veniva detto loro, senza fare domande; e dato il modo minaccioso in cui dava ordini alla classe, pochi studenti si erano mai permessi di disobbedire. Harry comunque, non era uno che seguisse ciecamente gli ordini, soprattutto quelli dati da Snape.
Si erano scambiati appellativi crudeli e accuse, e nessuno di loro aveva fatto il minimo sforzo di ascolare l'altro. Alla fine, l'astio era denso in quella stanza, e Hermione era parimenti frustrata da entrambi gli uomini.
Harry dovette averla sentita chiamarlo, perché si fermò, pur dandole la schiena. Quando gli si fece vicino, il nevischio gelido le soffiò sulle mani e sul viso scoperto, e trapassò nei calzoni e nelle maglie. Cauta si protese e gli sfiorò la spalla, implorandolo, "Ti prego, torna dentro. Ti congelerai qui fuori."
Harry rimase rigido e immobile, come se non l'avesse sentita. Cauta, Hermione continuò, "Sono certa che ci sono buone ragioni dietro al comportamento di Snape."
Questa volta, la sua constatazione provocò una reazione, sebbene non quella che lei si era attesa.
Harry si voltò brusco e sbottò, "Perché diavolo lo stai difendendo?" La fissò, ed Hermione fu costretta a guardare altrove, sentendosi colpevole. Nel passato, aveva sempre protestato sull'innocenza di Snape, ma ora si chiedeva la motivazione dietro alle sue parole. Aveva sentito, ma non guardò mentre Harry litigava, "Hermione, è un ex Mangiamorte. Chi lo sa perché ha rotto con Voldemort? Dubito che sia stato perché ha cambiato idea all'improvviso. Ovviamente, è ancora interessato alle artioscure."
Hermione gli rispose debole e poco convincente, "Dumbledore si fida di lui." Fece una pausa e lo guardò, "E noi, dovremmo fidarci di Dumbledore."
La faccia di Harry si contorse e la sua voce tremò, "Hermione ero lì quando morirono i miei genitori e Cedric, a causa della Maledizione Mortale. Lo sai quanto è dura per me, vederla usare su qualsiasi creatura?" La mano si strinse sul maglione mentre piangeva, "Ho ancora incubi sulle loro morti. Non posso farla, e avere Snape che mi opprime per quello non serve."
Sebbene la sua rabbia si fosse placata in modo visibile, l'emozione era stata sostituita da sensazioni di dolore altrettanto intense, ed Hermione fu spinta ad abbracciarlo. Le braccia di Harry le si avvolsero attorno strette tanto che pensò di non poter respirare. Mentre Harry le si appoggiava addosso, le sue spalle si alzavano ed abbassavano con respiri affaticati. Il vento li flagellava e Hermione non sentiva altro se non preoccupazione per il suo amico. Poco a poco, la respirazione divenne regolare, e si separarono. Sebbene apparisse più composto, c'era sempre angoscia sul suo viso, e Hermione non poté dire con certezza se le lacrime nei suoi occhi erano per il vento o per le emozioni, ma sospettò che fossero per entrambi. Appariva così disperato che Hermione poté sentire la gola stringersi e non riuscì più a guardarlo. I suoi occhi furono sviati dall'oscurità appena sopra alla spalla, rimase in piedi silenziosa, tremando dal freddo . il vento ululava e faceva turbinare il nevischio attorno ai suoi piedi, eppure rimase immobile, fino a quando non vide del movimento con la coda dell'occhio.
Quando tornò a guardare il ragazzo, vide che se ne era tornato verso la capanna e, con il cuore pesante, prese ad avanzare nella neve dietro di lui.
Lo seguì nella casa, attenta a non dire niente fino a quando non fossero dentro al sicuro. Rimasero in silenzio, impacciati, nel tepore del vestibolo, finché alla fine Hermione si schiarì la gola e gli chiese, "Ti va di giocare a scacchi o qualcosa d'altro?"
Harry sospirò, scotendo la testa. "Capisco quello che stai cercando di fare Hermione, ma adesso vorrei soltanto starmene da solo," la implorò.
Hermione con riluttanza annuì.
E, incrociando le braccia, la lasciò sola, e salì cigolando ad ogni passo pesante su per le scale.
La discussione con Harry l'aveva lasciata nauseata e gelida, e avrebbe volentieri passato il rimanente delle feste natalizie nascosta sotto le coperte. In ogni caso, sapeva che avrebbe dovuto affrontare Snape, alla fine; e adesso, senza Harry, era l'opportunità migliore.
Le braccia e il viso gelati presero a solleticare e pizzicare mentre si scaldavano, e la sensazione si combinò con il terrore, nello scendere il corridoio verso le stanze di Snape. Senza badarci, strofinò le braccia sensibili, e la sua mente si decise a restare calma e controllata. Sapeva che sia Harry che Snape erano uomini cocciuti, ed in questo caso, entrambi avevano le migliori intenzioni. Le motivazioni dietro alle reazioni forti di Harry erano facili da appoggiare, ma il comportamento gelido di Snape era connaturato alla sua personalità, tanto che era difficile da comprendere. Restò in piedi davanti alla porta, esitò, e raccogliendo il coraggio bussò rapida. In un istante, la porta si spalancò, e cauta entrò nelle sue stanzesapendo fin troppo bene l'umore in cui probabilmente avrebbe trovato Snape.
Ad ogni passo verso il laboratorio, la temperatura scendeva. Sebbene il livello più basso era più freddo del resto della casa, l'aria ancora le bruciava la pelle e la mente correva a cercare di formulare qualcosa di adeguato con cui iniziare la conversazione.
Hermione non dovette preoccuparsi di dire niente: la voce di Snape echeggiò contro le pareti di pietra, prima che raggiungesse il fondo delle scale. "Vedo che Potter è ancora fuori fase."
Prese un bel respiro, rendendosi conto che la conversazione sarebbe stata assai problematica. Radunando quanta più fiducia poteva dimostrare, constatò piatta,"Sei ingiusto, Severus." Pensò pure che stesse facendo il duro, ma si trattenne dal riferire una simile idea a voce alta.
"Lo sono? Come? Davvero?" chiese nel suo tono più sarcastico.
"Non ho mai detto che le tue intenzioni sono sbagliate, ma non puoi dare ordini così a uno come Harry. Non si fida di te, e non gli stai rendendo facile il fidarsi di te."
Snape sbuffò a quelle parole, ma non fece ulteriori tentativi per litigare.
Lenta, Hermione allungò il braccio e passò le dita sul fianco dell'abito nero. Occhi imperscrutabili la guardarono, e divenne incerta sulla prossima mossa da fare.
Dopo qualche momento di silenzio estraniato, gli fece una placida richiesta. "Ti prego, non lo costringere. Parlerò con Harry, ma non aspettarti che aiuti," lo avvertì.
"Ma tu aiuterai?" le chiese, senza guardarla.
"Sì," gli rispose.
Hermione sapeva come il suo lavoro fosse davvero importante, e senza curarsi della sua apprensione, sapeva di doverlo aiutare.
Le diede un rapido mezzo cenno, e un brivido la percorse. Hermione si rese conto che desiderava pure la sua riconoscenza e l'approvazione. Snape era un uomo difficile da accontentare, e di conseguenza il suo riconoscimento era significante, ma non era quella la motivazione. Sapeva che questo bisogno era cresciuto con l'affetto per lui. Con quella consapevolezza, esaminò i lineamenti duri, sperando di cogliere una scintilla di emozione, ma invece lo vide frugare nel suo abito e posare una scatoletta sul tavolo da lavoro. "Ecco."
La testa di Hermione si sollevò di scatto, ma i loro loro occhi non si incontrarono, in quanto quelli di Snape erano concentrati sulle pergamene che aveva davanti.
"Mi hai fatto un regalo di Natale," chiese incredula.
"Come vedi," le rispose, e radunò i fogli attorno.
Hermione rise nell'estrarre un piccolo orologio tondo sormontato da un sottile triangolo dorato, il cui lato apribile fungeva da anello per pendente per una lunga catena.
"Penso che questo ti tratterrà dal fregarmi di nuovo l'orologio." C'era una traccia giocosa in quelle parole che mai prima d'allora Hermione aveva sentito. Toccò l'orologio pensando a quanto potevano fare le piccole cose; se lo fece scivolare dalla testa e lo ripose sotto il maglione.
Fu distolta dai suoi pensieri da Snape, che tornò in conversazione sull'argomento che aveva per le mani.
"Sto calcolando la percentuale di sopravvivenza dai miei ultimi esperimenti, e la nuova pozione pare promettente," spiegò asciutto. "L'ottanta per cento dei soggetti è sopravvissuta oltre cinque minuti, e il trenta per cento è sopravvissuta. Sebbene abbia provato la pozione solo su specie meno evolute, i risultati dovrebbero essere analoghi con gli umani."
"Come è possibile? I tuoi progressi sono stupefacenti!" esclamò, e gli prese la pergamena, esaminando i risultati strabiliata. Nei trascorsi ultimi giorni, la percentuale di successo era più che raddoppiata.
"L'Antipodeano agisce come un generico protettivi, che da solo serve a poco. Comunque ho scoperto che ha effetti rigenerativi se usato in combinazione con certe sostanze volatili." L'eccitazione divenne evidente nella voce appena proseguì, " L'Aconito e l' Opaleye agiscono insieme come conduttori, beffando la maledizione. L' Avada Kedavra attiva gli ingredienti chiudendo le funzioni corporee l'istante prima che la Maledizione colpisca. Facendo in questo modo, la magia non ha nulla da uccidere. L'effetto dura solo qualche secondo, come la durata della Maledizione, e poi previene ogni danno permanente riattivando il cuore del soggetto subito dopo."
"E cosa succede quando la pozione fallisce?" chiese curiosa Hermione.
"Sfortunatamente, ogni sospetto sembra richiedere un dosaggio differente, e non ho ancora stabilito come calcolarlo bene." La guardò deciso, " E così sai il problema. Sarebbe poco prudente, usare la pozione in questo stato. In effetti, a meno che non si riesca a aumentare la percentuale di sopravvivenza al novanta per cento o più con pochi effetti collaterali, non mi arrischierei a usare la pozione." Continuò più cauto, "Credo che qualche modifica aumenterà il risultato in modo significativo, ma avrò bisogno di raccogliere quanti più dati possibile."
Hermione sospirò, "Cosa vuoi che faccia?"
Avanzò verso il tavolo laterale e Hermione sentì il metallo cigolare quando armeggiò con le trappole. Quando fece ritorno, posò una della gabbia. Hermione osservò l'unico topo zampettare qua e là.
Snape indicò la gabbia e ordinò calmo, "Devi concentrare tutta la tua energia sulla creatura, desiderandola morta."
Hermione rispose nervosa, "Non credo di poter odiare un topolino tanto da far agire la maledizione."
Ondeggiò la mano con fare dimesso alla preoccupazione di lei, "Non dovrai usare emozione alcuna per eseguire l'incantesimo. La Maledizione non risponde a odio o passione. Piuttosto, è richiesto controllo freddo e senza emozioni. L'Avadra Kedavra, come la gente, è più pericolosa quando non ci sono emozioni coinvolte." Incrociò le braccia e la fissò mentre le spiegava. "Immagina la creatura morta, stesa immobile. Visualizza la tua bacchetta che si protende come una mano invisibile, e gli spezza il collo."
Hermione cercò di concentrarsi, ma la sua mente era annebbiata dal sonno. In più, trovava che il distacco emozionale in quella situazione fosse più difficile che non l'odio grezzo. Avrebbe trasferito più facilmente sul topo l'avversione per Voldemort, immaginandone il viso al posto. E adesso, doveva restare insensibile, e pure desiderare la creatura morta. Lo sguardo si concentrò sulla piccola creatura pelosa, che stava in piedi sulle zampe posteriori, e le rivolgeva la pancia. Gli occhi acquosi e neri e i baffetti si torsero mentre annusava curioso, implorandole la sua innocenza. La mente e le emozioni divennero così distratte dai lineamenti adorabili della piccola creatura, che solo uno schizzo verde le sfuggì dalla bacchetta e si disperse prima di raggiungere il bersaglio designato.
Snape cacciò un sospiro infastidito e la riprese, "Hai bisogno di concentrarti. E' solo un patetico sorcio," e con quello allungò la mano e fisicamente spezzò l'osso del collo alla creatura, uccidendola.
Se Snape aveva inteso di incoraggiare Hermione, aveva raggiunto l'effetto opposto in quanto la nausea prese a diffondersi nella sua anima. Le sue sensazioni furono poco placate dalla reazione fredda di Snape.
"Hermione, non importa se per mano tua o mia, i roditori sono condannati a morte. Abbiamo bisogno di loro per gli esperimenti. Ecco perché ci sono."
Durante la scena violenta Hermione aveva trattenuto il fiato per lo shock, e ora che tornava in sé, annaspava per l'aria. Quando alla fine parlò, le sue parole erano acute di timbro e tremanti. "Lo so, Capisco la realtà della situazione." Si sentì improvvisamente debole e dovette sostenersi appoggiandosi al tavolo.
L'espressione di Snape cambiò in qualcosa che Hermione avrebbe chiamato preoccupazione; come se lui avesse compreso di colpo il suo errore: ma prima che potesse dir qualcosa, lei lo precedette voltandosi e mormorando, "Ho bisogno di andare in camera e dormire un poco." Sentì la mano di Snape carezzarle i capelli lunghi quando se ne andò.
Sebbene l'incantesimo non fosse riuscito, le aveva sottratto quel poco di energia che aveva, e così i suoi piedi si trascinavano sul pavimento, ed ogni scalino che risalì dal laboratorio divenne un esercizio di forza di volontà.
Quando fu ritornata nella stanza, intontita si spogliò lasciando tutto fuorché le mutandine sul pavimento e rapida si gettò addosso una camicia da notte, ignorando parecchi bottoni. Quando le dita goffe chiusero la camicia, il pendente le rimase impigliato in un'asola. Hermione con cautela sfilò la collana e la ripose con cura sul comodino. Nel farlo, i suoi pensieri andarono a Snape.
Quella sera, era stata testimone di quel lato senza cuore e gelido che temeva. Aveva sempre saputo che Snape aveva un lato oscuro, e le abitudini rudi avevano sempre enfatizzato quella mancanza nel suo essere. Comunque, aveva riflettuto che quegli sprazzi di calore e affetto che le aveva mostrato fossero più vicini al suo vero sé stesso. Adesso si preoccupava di essersi sbagliata, e ne era spaventata.
Sfiorò l'orologio, lieve, confusa dalle opposte sensazioni, pari per intensità. Decise che analizzare le proprie emozioni, mentre era in quello stato così indebolito, sarebbe stato inutile, e così respinse i propri sentimenti. Debole, strisciò nel letto e subito soccombette alla spossatezza.
Ogni tanto, nel suo stato sognante, un corpo nudo e caldo si rannicchiava dietro di lei. Il torso lungo e sottile si poggiava perfettamente contro la sua piccola sagoma. Cambiò posizione, sentendo la peluria sulle gambe strofinarsi contro le sue cosce nude, e aprì gli occhi.
"Cosa fai qui?" chiese Hermione, ancora intontita dal sonno.
"Non posso stare nella tua camera?" mormorò fingendo sorpresa.
"Non è quello," gli rispose, con la voce ancora roca. "Voglio dire, come sei entrato?"
Il braccio di Snape le circondò la vita e si infilò sotto la camicia, la mano si distese sullo stomaco e la strinse a sé.
"Davvero pensi che terrei delle stanze nella casa inaccessibili a me? Mi sono preoccupato che le barriere non mi bloccassero." La sua voce era morbida, ma pericolosa, e il corpo di Hermione si tese per il desiderio al timbro setoso.
La mano risalì per carezzarle il seno, mentre il viso affondò nei capelli.
Hermione gemette piano e Snape le rispose, "sono lieto di vedere che sono sempre benvenuto nel uo letto."
"Hmm… ero piuttosto sconvolta,"ammise senza pensare alla preoccupata confusione che continuava a perseguitarla. Invece, ragionò, "Ero esausta dalla discussione con Harry, ed emotiva," si sentì obbligata a aggiungere, "Sebbene spezzare il collo di quella povera creatura non era il modo migliore per provare le tue ragioni."
"D'accordo," espirò con calore, e la mano si spostò verso il basso, facendosi strada tra la pelle sensibile. Mentre le dita si muovevano, istintivamente si incurvò all'indietro e mugolò contro i capelli. Gemette per il piacere e lo spronò a muoversi verso di lei.
E presto, si mossero insieme, finché non esplosero insieme. Istanti dopo, si abbandonarono l'uno nell'altra.
Rimasero sdraiati accanto per un po' di tempo.poco a poco, Hermione sentì il battito del cuore ed il respiro di Snape che tornavano alla normalità.
Iniziò a scivolare via da lui, ma il braccio le si strinse attorno, impedendole di spostarsi molto.
"Ho qualcosa per te," gli sussurrò.
Le permise di scostarsi dal suo abbraccio, e si stese di traverso su di lui per recuperare il regalo da sotto il letto. Mentre si chinava, l'attenzione di Snape andò sul fondoschiena nudo, e le mani la massaggiarono stuzzicandola, e mandandole scintille di piacere attraverso il corpo.
Trovò facilmente il pacchetto, ma indugiò di più per permettergli di continuare con le sue attenzioni. Quando infine si sedette, e gli allungò la scatola, sembrò assai più interessato nello spiare il suo corpo, come sbucava dalla camicia abbottonata scompagnata, che ad aprire il suo regalo.
Lei gli fece segno ansiosa alla scatole, e riluttante la aprì: scoprì due larghe biglie traslucide.
"Mi hai fatto dei fermacarte," le disse incredulo , sollevando le sopracciglia scure.
Hermione roteò gli occhi,"Sono sfere per lo stress. Penso potresti usarle. Sei sempre così teso." E lo strinse, baciandolo lieve sulle labbra. Poi arretrò, e prelevò una delle biglie, con l'intenzione di posargliela sulla spalla.
I suoi occhi si fecero cupi, le spalle si tesero appena la mano si avvicinò al collo. L'attimo in cui lasciò la presa, Snape si scansò, e così la palla rotolò sul letto.
"Hermione, è stato un pensiero caro, ma penso che andranno meglio, per me, come fermacarte."
"Non ti morderanno," rispose Hermione, un po' infastidita dalle sue paure infantili.
"I morsi sono l'ultima delle mie paure," mormorò Snape, massaggiandosi la gola.
Ovvio, non si fidava di lei nemmeno un po' di quanto le parole della mattina non avessero implicato.
"Dammi la mano," ordinò. "Se pensi che siano tremende, le sfere possono essere posate sul tuo scrittoio,e non mi lamenterò. Ma come minimo, devi provare."
Sollevò uno dei globi traslucidi e lo posò delicata sul palmo della sua mano. Immediatamente la sfera si fuse in un bulbo e sbucarono tre appendici, massaggiandogli la pelle.
Snape guardò con sospetto i movimenti della sfera. Dopo qualche tempo, rispose riluttante, "Non è spiacevole, immagino." Fece una pausa e sorrise perverso, "Ma preferisco assai guardare," e la baciò delicato, e con il suo peso la spinse sul letto.
Nel far questo, la mano passò sulle sue gambe, e posò le sfere sulla pelle sensibile. Hermione ansimò quando le sfere si trasformarono ed ebbero come piccole mani, e la stuzzicarono. Snape sollevò la testa abbastanza da fissarla comodamente nei suoi occhi, e guardò la sua reazione ai movimenti delle sfere. Senza staccarle gli occhi di dosso, le dita risalirono su alla camicia e le sbottonarono lente i bottoni. Scostò i lati della camicia da notte, e la testa si avvicinò alla pelle nuda. La bocca si mosse sui seni in movimenti sensuali.quando la mani si abbassarono sullo stomaco, i sensi di Hermione vennero sopraffatti dalle tante carezze, e gemette di passione. Snape soffocò il gemito in un bacio profondo, che divenne un caldo abbraccio quando lei scivolò nel sonno.
Quella notte, Hermione dormì rannicchiata tra le braccia di Snape, ed ebbe uno dei sogni più vividi.
Era soleggiato e caldo; era scalza, correva lungo una battima in cerca di qualcosa. Non era certa di cosa, me era certa che lì non l'avrebbe trovata. Il cielo pallido e la sabbia riflettevano il sole brillante, costringendola a strizzare gli occhi per vedere. La terra era silenziosa, ma le onde sprizzavano placide contro la riva. Mentre correva, poteva sentire la sabbia soffice solleticarle le dita dei piedi e la brezza le soffiava contro il viso e i collo.
Qualcosa le fluttuò sopra la testa, e guardò su: vide graziose piume dorate che brillavano nel solel'uccello piegò in un largo cerchio sopra di lei, e seppe che era qualcosa di significativo. All'improvviso, l'uccello schizzò via dall'acqua e si diresse a una vicina fila di alberi. Hermione seguì il grosso uccello dorato che la condusse via dalla spiaggia, attraverso alberi fitti, e finalmente si appollaiò su un ramo nel folto della foresta.
Non sapeva perché avesse seguito la creatura, ma aveva capito che era qualcosa di importante. L'uccello la occhieggiò sospettoso, e si esaminarono a vicenda, in silenzio. La creatura era una domanda a cui rispondere, un mistero da risolvere. Spalancò il becco, e un forte grido risuonò, così forte che le orecchie le fecero male. Voleva coprirsi la testa, ma le braccia non volevano muoversi. Lenta comprese che il suono non veniva affatto dall'uccello, ma da qualche altra parte fuori, da qualche parte reale.
Fu destata di colpo da una spinta decisa, eprima che potesse muoversi, la voce di Snape le ordinò, "Vestiti, ora."
I suoi occhi si spalancarono confusi , e subito csoprì che l'intera casa stava cigolando forte.
"Cosa è successo?" ansimò Hermione riprendendo lucidità.
Fu colta dalla peggiore delle paure, quando Snape le rispose, precipitandosi al caminetto, "Qualcuno è penetrato nel perimetro difeso."
ECHI 7
CAPITOLO TREDICESIMO : AMICI E NEMICI
"Muoviti," le ordinò roco Snape e le gettò un maglione e delle brache. Gli allarmi risuonavano, la mente turbinava: Hermione si infilò i vestiti e rotolò fuori dal letto; ancora a piedi nudi, venne spinta attraverso il caminetto, con calzoni che le pendevano ciondoloni, sbottonati. Ogni cosa stava gridando, correva, turbinava attorno a lei più veloce di quanto la sua mente potesse registrare, costringendola ad agire più per istinto che per deduzione. Si sentì separata, come se stesse guardando la crisi a distanza. Voleva svegliarsi dall'incubo, ma non poteva, e la fuliggine combinata con le pareti cigolanti e il pavimento di freddo conglomerato le confermavano che era già sveglia.
La sua visione si schiarì, la sua mente ancora girava, quando arrivò nelle stanze di Snape. Attraverso la sirena squillante, avvertì, anziché sentire, qualcosa premere sui suoi piedi, facendola indietreggiare di colpo. Rapida si raddrizzò contro la cappa del camino. Appena la sua mano ricadde a terra, lo sguardo la seguì sul pavimento e vide le sue scarpe.
Senza chinarsi se le ficcò ai piedi e guardò come gli abiti le pendevano addosso. Ignorandola, Snape la sorpassò e afferrando la lattina di Polvere Volante dalla cappa, le spruzzò su lei, ordinandole, "Prendi Harry, e portalo immediatamente qua," e si diresse alla stanza dietro.
Hermione annuì stordita nel guardare Snape che andava fiducioso e controllato, e desiderò sentirsi come lui appariva. Adesso, una nuova paura si impossessò di lei, quando pensò a Harry. Erano tutti in pericolo, ma lui era anche solo. Il bisogno di trovarlo la consumò, dandole coraggio.
Il contenitore si agitò con le mani di Hermione appena lo sollevò, e prendendo un pizzico di polvere, goffa lo gettò tra le fiamme, e sentì sé stessa che gridava, "Stanza di Harry."
Ancora una volta balzò nella nebbia nera, a malapena rendendosene conto, poiché la sua preoccupazione per la sicurezza di Harry crebbe.
"Harry!" gridò, con lo sguardo che cercava disperatamente per la stanza vuota, mentre si precipitava dalla porta aperta.
Harry corse nella stanza, confuso e saltellante, "Hermione, cosa è successo?"
Con determinazione nella sua voce, gli gridò, "Vieni con me ora!"
Quando passarono di nuovo tra le fiamme, il suo mondo divenne all'improvviso fermo e silenzioso, così che poteva solo sentire i loro respiri affaticati e lo scoppiettare della fiamma. Un brivido le passò sulla pelle e si rese conto come il nuovo silenzio fosse assai più sconcertante dei suoni squillanti dell'allarme. Hermione alzò lo sguardo e vide Snape che si dirigeva verso di lei, con in mano l'orsacchiotto, il volto cupo e inespressivo.
"E' finito?" chiese Hermione, pur sapendo bene che non era finito.
"No davvero," rispose gelido Snape, "Ho solo spento quel maledetto allarme."
Prima che Hermione potesse formulare un'altra domanda, la bacchetta di Snape venne estratta e lui ordinò, "Seguitemi. Dobbiamo essere fuori casa per usare la Passaporta," e rapido avanzò verso la porta, con gli abiti che gli sventolavano dietro. Harry si affrettò dietro Hermione, che seguiva Snape da vicino.
Quando Snape aprì la porta per uscire, un tonfo echeggiò per l'ingresso, e si tirò indietro, spingendola senza garbo contro Harry. Si voltò e fissò minaccioso alla coppia, minacciando di arrabbiarsi.
"Aspettate qui," ordinò loro in tono di voce basso e cupo; strisciò appiattendosi per nascondersi attorno all'angolo, nell'oscurità.
Hermione lasciò la porta appena accostata e, posizionandosi cauta contro il muro, fissò l'ingresso buoi per quella che le sembrò un'eternità. Il silenzio le risuonava nelle orecchie, e trattenne il fiato per la paura. Attraverso il buio, sentì Snape gridare "Expelliarmus!" e un forte schianto esplose nel corridoio.
La fine di un basso gemito riportò di nuovo il silenzio. Hermione non poté più sopportare e decise di passare all'azione. Aveva appena aperto la fessura abbastanza da passarci attraverso, quando un furioso Snape si precipitò dentro; sbatté la porta così che i tremori si propagarono per il pavimento e le pareti sparpagliando le pile di fogli sulla scrivania. Le nocche di Snape erano bianche per la tensione, e il viso duro per la rabbia. Puntò il lungo dito accusando Harry. "Tu," sibilò tra i denti. "Tu e i tuoi dannati amici!" gridò Snape, irato. Il suo rigido autocontrollo scomparve per un momento, e rovesciò un tavolino, ribaltandolo, e mandò il vetro a volare e schiantarsi sul pavimento e sul muro.
Hermione rimase agghiacciata per lo shock al comportamento selvaggio di Snape. Lo aveva visto così senza controllo una sola volta, alla Stamberga Strillante, quando aveva affrontato…
"Sirius!" esclamò Harry.
Hermione guardò avanti e vide un insanguinato Sirius Black appoggiato malconcio contro l'intelaiatura della porta. L'occhio sinistro era gonfio, blu scuro, e c'era del sangue che colava sul mento da un taglio profondo sul labbro. Si toccò la bocca con amarezza quando i suoi occhi andarono a Harry. Sebbene pesto e livido, Sirius sorrise senza contenersi ignorando Snape quando zoppicò verso Harry e lo abbracciò in una stretta paterna.
Per nulla impressionato dalla riunione gioiosa, Snape sbottò, "Esci dalla mia vista!"
Gli occhi di Snape schizzarono da Sirius a Harry a Hermione e ritorno, spargendo ovunque la loro rabbia.
Sebbene Hermione fosse riluttante ad andare, non vide altra scelta e passò nel corridoio sentendosi un po' come una traditrice. Chiusa la porta, Hermione si allarmò appena un altro forte schianto la raggiunse dalle stanze.
Sebbene la mente di Hermione era di nuovo con Snape, Sirius e Harry adesso si concentravano sulla reciproca compagnia. Mentre avanzavano nel corridoio Sirius zoppicava con grosse esplosioni di risa, riempiendo la casa di risate. Hermione guardò quando un altro fragoroso ruggito lo convinse a schiaffeggiare Harry sulla spalla, con affetto.
Da quando ebbero raggiunto la biblioteca, l'atmosfera era lieve ed accogliente, e non più come tutta la terrificante esperienza appena passata momenti prima, né coinvolgente e tesa come nei giorni precedente. L'improvviso cambiamento d'umore era surreale, e fece sentire Hermione sbilanciata.
Scelse una sedia leggera in un angolo e sedette, guardando in silenzio con sospetto Black, che sedette con un tonfo. Pile di libri la circondavano, ma era assai più interessata nelle motivazioni di Sirius per il suo arrivo, così com'era avvenuto. Lo fissò in silenziosa meraviglia quando Sirius esplose in moine, "Ma hai visto lo sguardo sulla faccia di Snape?" Si batté il ginocchio buono per fare più scena e continuò pimpante, "E' stato brillante, bello quasi come venir gettato attraverso la stanza," e ricadde accomodandosi, disteso scomposto sulla sedia imbottita.
Harry si mosse verso il bordo della sedia con eccitazione ed esplose, "Allora cosa sta accadendo? Va tutto bene? Come stanno Dumbledore e il Professor Lupin?"
La domanda volò rapida, fino a quando Sirius non alzò le mani per schermirsi.
Mettendo da parte per il momento le sue preoccupazioni, Hermione lo ascoltò, avida di sentire le ultime notizie.
Per un istante i lineamenti animati di Sirius divennero solenni. Esitò, schiarendosi la gola e iniziò lento, , "Non voglio dire bugie e raccontare che va tutto bene, però non ci sono stati altri attacchi. Ho incontrato Dumbledore ieri, ed è forte come sempre."
Hermione cacciò un sospiro ci sollievo, ragionando che Dumbledore doveva aver mandato Sirius, per cui ripensò a quanto si fosse mostrata strana la situazione. Perché non erano stati avvertirti del suo arrivo?
Come se potesse intuire, Harry chiese curioso, "Perché non ci hai avvertito che stavi venendo?"
Sirius si dimenò colpevole sulla sedia, e rispose timido, "Beh," fece una pausa per sorridere schivo, "Tecnicamente non dovrei essere qua, ma non potevo permettere che il mio unico figlioccio facesse il Natale da solo."
Hermione si era trattenuta la lingua rimuginando che dovevano esserci stati dei fraintendimenti, e che quel Sirius era arrivato sotto ordini specifici di Dumbledore. Adesso comunque, dopo aver senito la sua giocosa ammissione, si era infuriata. Si alzò dalla sedia, rimase in piedi fissandolo. "Ci hai spaventato fin quasi a farci morire. Potevi venire ucciso, intrufolandoti come hai fatto." La mano si levò per enfatizzare. "Abbiamo pensato che la casa fosse sotto attacco. Lo fai mai, di fermarti e pensare alle conseguenze delle tue azioni ?"
Sirius sembrava un cane bastonato e rispose, "Sapevo che venire a trovare Harry meritava quel rischio."
Hermione fu lì per rispondergli per le rime, ma venne fermata subito da uno sguardo implorante di Harry, che supplicava il silenzio.
A malincuore, Hermione tornò a sedere. Snape poteva essere rude e freddo, ma non sarebbe mai stato così scriteriato da mettere a rischio la vita di qualcuno. Anche se considerava poco la vita dei piccoli animali, si preoccupava ed era gentile con lei. L'episodio del giorno prima con il topo esemplificava la sua mancanza di tatto e di carisma, e comunque, appena si era accorto dell'errore, aveva cambiato comportamento, addolcendosi. Per tutto lo charme che aveva Sirius, Snape possedeva qualità che Hermione trovava assai più fondamentali.
Hermione fu strappata ai suoi pensieri quando un piccolo dono le penzolò davanti al viso.
Sirius le chiese leggero, "Cracker?"
Hermione alzò gli occhi, rendendosi conto di quanto poco le sue parole l'avessero colpito. Da parte sua, Sirius sembrava avere il bernoccolo per riprendersi da qualsiasi situazione. Quando la mano raggiunse il tubo di carta rosso, lo guardò con attenzione. Ogni parte del suo corpo era viva e animata. Il sorriso balzava con facilità agli occhi espressivi, e i capelli lunghi, ora tirati indietro in una lenta coda di cavallo, cadevano e scivolavano con i suoi movimenti pieni di mimica. Era così diverso dall'uomo che era fuggito da Azkaban. Era diverso da quell'uomo quanto lo era da Snape..
Con cautela Hermione tirò il tubo della festa, consapevole che Sirius era incline a tirare burle. Sebbene il regalino non esplodesse subito, fu lo stesso assai demenziale, come poté leggere nel Wally's Instant Wart Kit.
Sentì uno schiocco e guardò avanti, vide che un pacchetto di gobstones si era riversato in grembo a Harry. Hermione si ritrasse, non voleva partecipare a nesun gioco che potesse spruzzarla dei liquidi più schifosi. Prima che potesse rispondergli, con galanteria Sirius porse a lei e a Harry due pacchetti dai colori sgargianti.
Il suo era una scatola piccola, rettangolare, coperta di stelle e campane, ma quella di Harry era più grande, e Hermione si chiese come mai non l'avesse notata prima. Stabilì che dovesse averla allargata prima, mentre la sua attenzione era sul cracker. Rivolgendosi al regalo di Natale, ripensò all'orologio sul comodino e sorrise. Lenta scostò l'incarto colorato e scoprì che la sua scatola conteneva una piccola macchina fotografica stregonesca.
Immagini di Harry e Snape l'uno alla gola dell'altro, mentre lei scattava foto, le corsero nella mente e sghignazzò, persa nei suoi pensieri. Era strano adesso come pure con simili distrazioni presenti, i suoi pensieri tornarono a Snape.
Mentre ispezionava la macchina fotografica, Sirius disse, "E' per conservare ricordi delle persone che preferisco mentre sono da un'altra parte."
Un singhiozzo attirò la sua attenzione, e guardò davanti, Harry tirava un pezzo di lunga stoffa argentea dalla sua scatola. Rapido esclamò, "Hai trovato il Mantello dell'Invisibilità di mio padre!"
"Pensavo che lo rivolessi," Sirius sorrise a Harry.
Harry ricambiò con gratitudine, e scorse il tessuto tra le dita.
E così proseguì la riunione. Sirius percorse la stanza in lungo e in largo, riempiendo l'aria con le sue risate, distribuendo la sua energia. La mancanza di preoccupazione di Sirius per il buonsenso scioccò Hermione. Sebbene Harry fosse più felice adesso di quanto non lo fosse da parecchio tempo, Hermione non riusciva a unirsi al loro festeggiamento, e la mente scivolò altrove. Qualsiasi cosa potesse pensare delle azioni di Sirius, questi amava davvero Harry, e all'improvviso le mancò la compagnia della sua famiglia. Almeno, lei aveva sempre una famiglia che la attendeva. Harry nemmeno aveva conosciuto per davvero i suoi genitori, e Snape aveva suggerito che Sirius si fosse interessato poco di lui, prima della loro morte. Nessuno dei due uomini avevano una vera famiglia, e per una volta, Hermione si sentì fortunata che la sua condizione non fosse peggiore.
Una tonante risata interruppe i suoi pensieri appena afferrò la fine del racconto scompaginato di Sirius. "Fu brutto quasi quanto la volta che gli mettemmo una bomba puzzolente nella sacca dei libri!" ruggì ridendo.
Sapendo di non essere né nel posto né con la persone che davvero desiderava, Hermione si scusò e salì le scale diretta alla sua camera. L'attimo dopo aver serrato e protetto con barriere la porta, , gettò un pizzico di Polvere Volante nel camino e chiese incerta, "Posso venire?"
Hermione guardò la fiamma, in attesa, non vedendo altro che fuoco. Dopo una breve pausa, che le parve più lunga, la voce di Snape riecheggiò, "Fai come vuoi."
Prese un respiro profondo e passò attraverso; ancora una volta fu nelle stanze di Snape. Sebbene nervosa, non era nemmeno lontanamente stordita o spaventata come era stata poco prima, quando lui l'aveva spinta attraverso. Si scosse la fuliggine dal viso e dai capelli e, sedendosi, vide che Snape era in piedi alla scrivania, e si concentrava con intensità su un piccolo specchio.
"Sembra che il Preside non risponda alla mia chiamata," disse asciutto, senza guardarla. Assente, posò lo specchio in cima a una pila di fogli e avanzò verso il divano. "Perché sei qui?" le chiese freddo.
Hermione fece una pausa per formulare la sua risposta. Era sicura che avrebbe sbuffato se ammetteva la sua preoccupazione o l'affetto, così proseguì, "Sirius e Harry hanno bisogno di tempo da soli per stare assieme."
Snape mugugnò, "Quello sciocco arrogante non ha idea del pericolo in cui ci ha messi venendoci a trovare. " Fece una pausa gettandosi sui cuscini morbidi, "Ma perché mai uno così coinvolto dovrebbe affaticarsi a pensare alle conseguenze?"
Hermione ascoltò silenziosa, senza sapere cosa dire.
"La sua trovata ha quasi provocato la completa distruzione di tutto il nostro lavoro. Sono stato a malapena capace di fermare il timer dell'Incantesimo di Auto Distruzione." Si spostò verso il bordo del divano, e posò i gomiti in cima ai ginocchi aperti, mentre si guardava le mani giunte.
Hermione desiderò toccarlo, ma incerta della sua reazione, rimase ferma. Lui continuò, "Dumbledore non ha mai ascoltato ragioni, quando riguardavano i suoi preziosi Grifondoro. Può essersi convinto dell'innocenza di Black, ma io non lo sono." Espirò a fatica, e aggiunse,"Black può essere capace di mettere tutto in burletta, ma io non ho dubbi che volesse che io morissi. O al limite, che diventassi infetto, quando mi spedì ad affrontare quel licantropo." Sospirò e posò la testa sulle mani. Piegò la testa verso di lei e implorò, "Capisci?"
"Sì." Questa volta, si permise di sfiorargli lieve il braccio. "Sono d'accordo che il suo comportamento di oggi è stato spiazzante. Sono sicura che se ne accorgerebbe anche Harry, se non fosse così grato di avere attorno qualcuno che lo ha a cuore."
Snape mormorò sarcastico, "Povero Potter, non è soddisfatto con l'amore di tutto il mondo."
Hermione lo guardò decisa negli occhi e disse, "No, Severus, su questo ti sbagli. I Dursley lo trattano in modo atroce."
Snape sbuffò, "Sono certo, non peggio di quello che si meriti. Infrange sempre le regole senza pensare alle conseguenze, proprio come Black."
"Non è come Black. Harry non sarebbe mai così senza cervello da fare una beffa pericolosa. L'unica persona che mette in pericolo, è sé stesso."
"E chiunque gli stia vicino," intervenne rapido. Snape la fissò nel profondo degli occhi e constatò, "Non voglio vederti ferita."
Il cuore di Hermione andò più svelto e il respiro ansimò nel vedere le sue mani muoversi verso di lei. Immediatamente, nell'attimo prima che le mani si toccassero, balzò indietro mentre la voce di Dumbledore lo richiamò dall'angolo dalla stanza.
"Resta qui," mormorò Snape con la voce tanto bassa che era quasi un sussurro.
Hermione sedette congelata, timorosa che Dumbledore potesse percepire le sue forti emozioni anche al di là dello specchio, poiché sentì Snape avanzare fino alla scrivana e sollevarlo. Con la sua più pericolosa voce Snape iniziò, "Preside, pare che abbiamo un visitatore."
Hermione fissò il fuocp che danzava e giocava davanti a lei, mentre i due uomini conversavano in sottofondo. Poté sentire che, sebbene si controllasse, Snape era sempre parecchio arrabbiato dal precedente incontro con Black.
"Ah, vedo che Sirius ha deciso di unirsi a voi per un paio di giorni, a dispetto dei miei ordini."
"Allora non lo hai mandato tu?" chiese con una voce che avrebbe fatto tremare di paura un uomo da meno.
Comunque Dumbledore rispose direttamente, "No, di certo no."
Il respiro di Hermione si strozzò in gola, mentre attendeva ansiosa la reazione.
Dopo una pausa tesa, Snape rispose cupo, "Capisco. E intendi fare qualcosa ?"
La voce del vecchio divenne più leggera, e chiese, "Cosa esattamente desideri che faccia, Severus?"
"Tanto per iniziare, potresti spedirlio dove diavolo ti va lontano da qui. Il mio lavoro è delicato, e ci sono già abbastanza persone."
Sentì un sospiro, come Dumbledore rispose,"Severus, ti prego di essere paziente. Adesso è da te, e sono certo che la sua presenza è un bene per Harry."
Hermione poté avvertire la sua frustrazione, come sbuffò, "Voglio far notare che non sono d'accordo con questa decisione."
"Ne terrò conto. Adesso, c'è qualcosa che necessita di immediata discussione."
Hermione sentì Snape grugnire un secco, "No," e i due uomini si salutarono.
Un attimo dopo la stanza divenne silenziose e Hermione si mosse, si appoggiò contro lo schienale del divano, e guardò Snape che piazzava lo specchio assai a fondo nel muro. Il braccio affondò, fino al gomito, nel legno apparentemente solido. Quando la mano riapparve, lo specchio non c'era più.
Senza guardarla Snape disse, "Abbiamo bisogno di riprendere le ricerche."
Hermione si alzò e gli rispose, "Dovrei di certo tornare in giro, se devo aiutarti in laboratorio per un periodo di tempo prolungato. Ti va se porto con me un po' di colazione?"
Snape annuì deciso e si voltò per vederla andare. Sebbene Hermione non lo vedesse in quanto era balzata nel fuoco, i suoi occhi erano ammorbiditi dalla gratitudine, e tradivano i suoi sentimenti per lei.
CAPITOLO QUATTORDICESIMO : TOPI E UOMINI
Hermione usò uno dei piatti del cibo, che stava portando a Snape per colazione, per bussare leggera sulla porta della sua stanza. Un brivido di eccitazione la percorse quando la porta si spalancò piano. Dopo gli eventi stressanti della mattina, aveva avuto finalmente la possibilità do rilassarsi nel bagno, e si sentiva assai meglio. Sulla via dalla sua camera, era stata attenta di fermarsi in biblioteca, per far sapere a Sirius e Harry che sarebbe stata occupata in laboratorio.
Attraversò la porta e si avvicinò a Snape, che sedeva lavorando su schemi alla sua scrivania. Il profuno di uova e prosciutto entrò nella stanza con lei.
"Allora, quali cose tremende faremo quest'oggi?" gli chiese ironica e posò i piatti sul tavolo.
Voltandosi verso di lei, Snape sollevò le sopracciglia, mentre la mano si mosse posandosi sul suo fianco. Hermione poté avvertire un leggero sorriso dietro i suoi occhi mentre lo osservava.
"Voglio provare la pozione per vedere se una diversa dose di ingredienti risultasse migliore per i problemi di dosaggio."
Stavano cercando di sviluppare una pozione che sarebbe stata resistente alla Maledizione Mortale. Sebbene i loro risultati fossero stati promettenti, dovevano ancora creare una mistura che fosse efficace in qualsiasi condizione.
Hermione sapeva che intendeva sperimentare con l'Aconito e l'Opaleye, che erano sostanze rare ma potenti. Variare le dosi, e il soggetto non avrebbe avuto bisogno di preoccuparsi dell' Avada Kedavra, essendo entrato in arresto cardiaco. Rendendosi conto della difficoltà di combinarli, Hermione chiese scettica, "Gli ingredienti, devono venir mescolati in pari proporzione?"
Snape si distese nella sua sedia e si voltò verso il cibo, poi rispose, "Sì, sì, ma il succo di Mandragola rende gli ingredienti meno volatili."
Prendendo un boccone, fece una pausa di un istante e proseguì, "Forse potresti far ricerche su diverse pozioni rafforzanti. Cercarne una che potesse limitare gli effetti a lungo termine della Opaleye."
Hermione annuì, meditando la cosa in silenzio. Una pozione che usasse la polvere di Forcyrub o l' Julipeye Bark poteva funzionare, ma non era certa di come le sostanze avrebbero reagito con l'Aconito. Mescere Pozioni era un'Arte davvero complessa e sottile, e sebbene dedita al mescere più del grosso degli studenti, avrebbe dovuto fare ricerche e controllare le sue idee allo stesso tempo. I suoi pensieri vennero interrotti da Snape che confessò, "Devo dirlo, sono ottimista in modo assai cauto a riguardo del nuovo siero."
Un lieve sghignazzo comparve sul viso di Hermione al pensiero di lui che faceva l'ottimista. Aggiunse, !Un altro vantaggio è che Harry sarà fuori dai piedi per un po', e si terrà occupato con Sirius." Mentre lo guardava, si rese conto che le sue parole avevano avuto un effetto decisamente sgradevole.
Si rabbuiò e si voltò da ei, e abboccò assente il cibo. Dopo una breve pausa le rispose sarcastico, "E tutto quello che devo fare è rimanere chiuso nelle mie stanze." Sospirò, la sua espressione si distese, e aggiunse, "Immagino sia un prezzo abbastanza lieve da pagare per la mia sanità mentale."
Sirius era ovviamente un elemento da evitare. Sentendo che una piccola distrazione era necessaria, Hermione sbocconcellò un pezzo di toast dal suo piatto e per caso si appoggiò alla scrivania, sorridendo. Notò come la tensione che aveva pervaso il suo corpo solo alcuni istanti prima, adesso era scomparsa. Gli occhi scuri la fissavano, luccicavano di affetto, e un'ondata di emozioni si irradiò dentro di lei.
Inspirò ed espirò affaticata e guardò altrove cercando di recuperare il controllo delle sue sensazioni. Non era certa se i suoi profondi e amabili occhi l'avessero convinta, o se il bagno era stato davvero rilassante, ma si sentì vibrante e a suo agio, anche se da qualche parte della sua mente, seppe che avrebbe dovuto eseguire la Maledizione Mortale.
Dopo un breve digressione sull'ultimo pezzo di toast, Hermione osò, "Posso farti una domanda?"
Posò la forchetta , e guardandola, le disse, "Sembra che tu lo abbia fatto di già."
Hermions scherzando gli colpì il braccio, ma la sua voce divenne seria quando chiese,"prima di Lanciare l'avadra Kedavra, cosa vedi quando guardi il topo?"
Lui scelse di fraintenderla e rispose, "Vedo un topo. Cosa immaginavi?"
Si avvicinò una sedia e si accasciò su di questa, sospirando, "Non è quello che intendevo. Pensi a lui come a un essere vivente?"
Snape spinse via il piatto e meditò la sua risposta. "Sì, ma non come un individuo. E' solo un topo, Hermione, qualcosa di cui si predano gufi ed altri animali. Perché dovrei avere remore ad ucciderne uno?"
Hermione si alzò dalla sedia e prese a camminare, "Hai ragione, lo so. Mangio carne tutti i giorni e non ho mai pensato due volte a quello che era la mia creatura, ma del resto, non ho mai dovuto prendere un'ascia per abbatterla."
Si alzò e le si avvicinò, fissandola negli occhi. Le spostò lieve i capelli dalla faccia, e la baciò dolce sulle labbra. Sorridendole, scosse la testa."Ne stai facendo una gran cosa."
Lei distolse lo sguardo, e sentì la sua faccia diventare calda, "Non mi prendere in giro, Severus. E' solo che non voglio deluderti di nuovo."
Lui si spinse con la fronte contro di lei e le assicurò, "Non rido di te e tu non mi deluderai. L'incantesimo non dovrebbe essere difficile, se ti concentri." Se ne tornò alla scrivania per radunare le pergamene e le chiese, "Così, vuoi far pratica sulla Maledizione Mortale?"
Hermione sospirò, "Non sono esattamente esaltata, ma penso di essere più preparata, oggi."
Snape cennò in silenzio e si diresse verso il laboratorio.
Mentre lo guardava scendere le scale, sentì una stretta serrarle lo stomaco. Respinse le sue paure e lo seguì, determinata a restare concentrata e focalizzata. Ragionò su, aveva mangiato il suo pezzo di carne senza nemmeno aver pensato agli animali che erano stati il suo cibo. Se adesso poteva far uso dello stesso distacco, poteva avere successo. La sua strategia avrebbe funzionato, se pensava al topo come una creatura non viva. La strategia avrebbe funzionato, se avesse pensato al topo non come a una creatura viva, ma come un mezzo per un fine. Prima di poter essere distratta dai lineamenti del topo, si sarebbe concentrata su un punto in particolare.
Un altro topo le venne messo davanti, ma lei non ci fece caso, guardò piuttosto solo la gabbia, e il topo divenne una macchia sfocata nello sfondo. Senza ragionarci sopra, ma agendo, Hermione spostò lo sguardo al collo della creatura, desiderandola morta, col collo spezzato. Quando sillabò le parole, una luce verde brillante schizzò fuori dalla bacchetta. In un istante, il topo giacque morto, e Hermione si sentì vuota e spossata.
"Ben fatto," giunse alle sue spalle la voce di Snape.
Sebbene le sue orecchie fossero riempite dalla sua voce vellutata e dalle parole confortanti, non riusciva a sorridere.
Lui si avvicinò e le mise le braccia attorno alla vita. Chinadosi per baciarle il collo, le mormorò, "Lo sapevo che non eri del tutto senza speranza."
Hermione gli assestò una gomitata nello stomaco e sorrise appena, comprendendo il significato dietro alle sue parole. Con meno sforzo di quello che credeva fosse necessario, cercò di staccarsi, e le braccia si strinsero attorno a lei. Rinunciò, e si rilassò contro di lui; esasperata, gli chiese, "Ma devi sempre rivoltare ogni complimento in un insulto?"
Lui rise, "Hermione, lo sai che ti ho trovata eccezionale?"
Questa volta, il sorriso di Hermione si allargò, e Snape si ritrasse dall'abbraccio. Ancora una vola, tornò a concentrarsi nel loro lavoro, sebbene Hermione avvertisse che quella era una coperture per il suo disagio nell'esprimere le emozioni.
Avanzò fino alla gabbia, la aprì. Con un cenno della bacchetta, il topo morto scomparve. Senza guardarla, le disse secco, "Sarebbe meglio se facessi pratica ancora una volta, prima di partecipare all'esperimento."
Il suo sguardo incontrò quello di Hermione, e il suo viso si era incupito.
"Non adesso," la rassicurò. "Una simile Magia Oscura è parecchio stremante. Dopo. Magari domani."
Avendo eseguito la cosa che più temeva, il resto della giornata le passò rapida. Prima che se ne fosse accorta, avevano lavorato ben oltre l'ora di cena, e lo stomaco di Hermione prese a mugugnare e a torcersi e a dolere per il cibo. Gettò il libro da parte, annunciò, "Ho fame. Andiamo a mangiare."
"Vai tu," mugugnò Snape e prese a scribacchiare dei numeri su una pergamena.
Hermione lo guardò con attenzione, comprese la sua riluttanza, ma lo volle persuadere, "Non ti aspetterai onestamente di restartene nascosto qua fino a quando Sirius non se ne va, vero?"
Lui mise da parte i fogli e le rispose con un'altra rapida domanda, "E perché no? E' molto più comodo qua che in qualsiasi altro posto della casa, al momento."
"Morirai di inedia," gli rispose calma.
Lui fece un gesto incurante con la mano, "Allora, torna con qualcosa."
Hermione roteò gli occhi. La sua cocciutaggine avrebbe reso ogni tentativo di persuasione vano. Raccolse i piatti dalla colazione, notando che Dobby non era entrato a pulire, e si mosse verso la porta. Subito si mise a frugare negli armadietti per qualcosa facile da preparare. Sobbalzò assai quando una manina le tirò il maglione da dietro.
"Di cosa ha bisogno la Signorina? Dobby può aiutare," squittì una vocina dall'altezza dei ginocchi.
Hermione si voltò, riluttante nell'avere Dobby che la aiutasse per qualsiasi cosa. Rispose esitante, "No, grazie Dobby. Sto solo… "
"Dobby lo può fare," la interruppe eccitato e, in un istante, un ricco banchetto le venne disposto davanti. Il manzo fumante e le patate non assomigliavano nemmeno un po' alla poltiglia ributtante che Dobby aveva evocato quando erano arrivati.
Hermione sorrise al piccolo elfo. Era lieta di rendersi conto che stava recuperando il suo modo d'essere dopo il trauma e il senso di colpa di aver perso i suoi amici.
"Oh, Dobby, sembra meraviglioso," lo apprezzò.
La loro conversazione venne interrotta da Sirius che entrò nella stanza con un frusciare e il sorriso. "Ciao bellezza! Cosa stai facendo?" chiese appoggiandosi languido al bancone della cucina.
Non era certo l'uomo a cui desiderava essere vicino in quel momento, e lei prese a fare piani su come chiudere presto e bene la conversazione.Prima che avesse tempo di rispondere, Dobby stava saltando su e giù, eccitato con la piccola testa che entrava e usciva dal campo visivo di Hermione. Di solito il grosso degli Elfi Domestici preferivano essere sentiti anziché visti , ma Dobby stava rendendo la sua presenza eclatante.
Sirius aveva appena abbassato gli occhi, e sghignazzava in modo strano all'Elfo, quando Hermione rispose innervosita, "Me ne sto tornando al laboratorio."
Per fortuna Sirius sembrò non fare caso, distratto dal bizzarro comportamento di Dobby. Cacciò fuori, strascicando le parole, "Pff. Prenditi una pausa. Unisciti a noi per una partita di Backgammon.
Hermione si sporse e afferrò goffa i piatti. "Non posso. Gli esperimenti su cui sto lavorando sono assai importanti."
"E non è nulla che può aspettare un'ora o due," intervene Sirius.
Che potesse ribattere così facilmente le sue affermazioni irritò Hermione al punto che gli rispose precisa, "Non posso davvero." Fece una pausa. "Ameno che, ovvio, Dobby non voglia portare la sua cena al
Professor Snape?"
Hermione sapeva l'effetto che le parole avrebbero avuto quando Dobby tremò, "D- D - Dobby non è permesso vicino al Professore. Noooo."
Hermione trattenne un sorriso finché Sirius non le rispose rude, Sbuffò. "Allora ha te che ti preoccupi per lui adesso."
"Affatto," gli rispose guardandolo negli occhi. "Avevo fame ed era ben poca fatica tornare con due piatti invece che con uno."
Sirius ringhiò, "Sì, allora non permettere che Snape si approfitti di te. E' un tipo approfittatore. Non ci vorrei avere nulla a che fare."
Hermione rimase immobile e senza parole, non sapendo cosa la offendesse di più, se l'abuso verbale di un uomo che le stava a cuore e che le piaceva per davvero, o il fatto che Snape poteva venir visto approfittarsi di lei se la loro relazione fosse venuta fuori.
Fu salvata dal dover rispondere da Dobby, che si schiantò su una gamba di Sirius con una tazza di zuppa fredda. Mentre Sirius si agitava nell'impiastro, Hermione in silenzio uscì dalla stanza, facendo nota mentale di ringraziare Dobby la prossima volta che ne avesse parlato.
Portando due piatti fumanti, entrò nelle stanze di Snape e lo trovò seduto nell'angolo estremo del divano, a leggere. Alzò lo sguardo dal libro quando lei entrò. Appariva piuttosto sorpreso e disse, "Non ci hai messo molto. Come hai fatto?"
Sebbene si attendesse il peggio, gli rispose come per caso, "Oh, non lo ho fatto io. Lo ha fatto Dobby. Oggi sembra un po' più lui stesso."
I muscoli del viso di Snape si tesero e la guardò sospettoso.
"Dobby di certo non ci avvelenerà," e sorrise porgendogli il piatto.
Sedette accanto a lui, posò il piatto in grembo e gli ordinò, "Mangia." Lo fissò sottecchi, sbirciandolo mentre odorava, esaminava il cibo prima di avventurarsi a morderlo. Hermione chiocciò, "Lo sai, Harry mangia le cose cucinate da te alla stessa maniera."
"E' saggio, a non fidarsi," borbottò Snape ispezionando il cibo da vicino.
Hermione sbarrò gli occhi per lo stupore, "Questa è probabilmente la prima volta che chiami Harry saggio."
"E certamente anche l'ultima," le rispose assente, sempre focalizzato sul piatto nel suo grembo.
Mentre Hermione prendeva una boccata del suo cibo, gli chiese, "Quali intenzioni hai per domani?"
"Sarebbe meglio se passassi un po' di tempo con," e fece una smorfia, "i tuoi amici" punzecchiò le patate con la forchetta e aggiunse secco, "Posso governare bene le cose anche da solo."
Hermione annuì silenziosa, il disappunto le si leggeva in faccia. La sua reazione sembrò compiacere Snape che si sedette, rilassandosi parecchio.
Spostandole una ciocca di capelli dalla faccia, le disse, "Mi piace averti intorno, Hermione. Devi saperlo." Passandole le dita sulla mascella, continuò, "Preferirei assai se non ci fosse nessuno, ma c'è"
"Questo dice poco, considerando la tua opinione degli altri qui."
ECHI 7
CAPITOLO QUINDICESIMO : UNA BUONA IDEA ?
Il profumo era sommesso prima, dolce, ma anche nauseabondo, come carne putrida, e le solleticava il naso mentre aleggiava attorno a lei. Arricciò il naso, e lanciò un Incantesimo per ridurre il senso dell'olfatto. Poco a poco comunque l'odore si fece più forte, così i vapori le presero la gola, facendole sentire la bocca come il latte inacidito. Quando la pozione prese a bollire, guardò i densi fumi sollevarsi lenti dalla rampa di scale. Evidentemente neppure il suo incanto Mai più Odori poteva proteggerla, gli occhi le lacrimavano e lo stomaco si torceva.
Mentre guardava la nebbia putrida diventare più densa, e riempire il laboratorio, Hermione prese nota mentale di attendere per qualsiasi altra ispirazione notturna. Quello che poteva sembrare un brillante esperimento alle quattro del mattino, poteva anche avere dei distinti aspetti negativi, che erano più facili da valutare quando si era del tutto svegli.
Hermione sollevò l'orologio da attorno il collo e controllò l'ore. Era ancora prima mattina e sospirò, desiderando di aver atteso prima di precipitarsi in quell'esperimento. La sua vista era diventata sfocata a causa dei vapori, e creava la bizzarra illusione che le creature nei barattoli sigillati allineati alle pareti si stessero movendo, che la osservassero. L'immagine era sconcertante e tremò, chiuse gli occhi cercando di riprendere il suo contegno.
Infatti, la vista non era la sola cosa fuori fuoco. I passati pochi giorni erano stati qualcosa di sfocato per Hermione. Aveva lavorato con Snape durante il giorno, aveva fatto educate conversazioni con Harry e Sirius alla sera, e aveva ancora trovato il desiderio della compagnia di Snape durante la notte, mentre ad ogni giorno, diventava sempre più attaccata a lui.
Da parte di Snape, si era accontentato di rimanere chiuso nelle sue stanze, mostrandosi raramente anche solo per mangiare. Hermione pensò che il suo comportamento fosse un po' estremo, ma comprese la logica dietro alle sue reazioni.
D'altra parte Harry era più che felice che Hermione lo considerasse. Finalmente, aveva una famiglia con cui passare il tempo, e che lo amava.
Guardare Harry e Sirius assieme aveva riempito Hermione con un insieme di diverse emozioni. Sebbene fosse felice per il suo amico, si vergognava di scoprire che si sentiva allo stesso tempo gelosa del loro tempo passato insieme. La sua mente spesso tornava a casa, e i suoi genitori le mancavano più di quanto credesse possibile.
Hermione fu riportata alla realtà dal fetore, che era aumentato.
Usando la maglia per coprirsi il naso e la bocca, cauta rimescolò il calderone, con i vapori che si innalzavano dal contenuto ribollente. Una grossa bolla lenta gorgogliò in superficie della mistura spessa e pastosa, rilasciando un fetore più acuto.
Prima di poter fare alcunché per contenere il fetore, la voce roca di Snape echeggiò contro le pareti di pietra. "Cosa diavolo stai mescendo?" le domandò mentre scendeva le scale. "Pensavo che un topo fosse scappato e morto tra le pareti," proseguì stringendosi la cintola dell'accappatoio.
Hermione si schiarì la gola e cercò di ricomporsi senza respirare per davvero. La voce sembrò filtrata e nasale quando gli rispose, "E' il Balsamo Rinforzante su cui sto lavorando."
"Ovvio che hai sbagliato qualcosa," constatò deciso nell'avvicinarsi a lei, il naso coperto con la manica; poi scrutò nel calderone. "So cosa è il Balsamo Rinforzante, e questo non lo è." Scansandosi dai vapori, le chiese con repulsione, "Perché ha un puzzo così atroce?"
La faccia di Snape si contorse in una stana smorfia che ricordò a Hermione uno strano personaggio dei cartoni animati.
Anche se sapeva che era sbagliato aver piacere dalla sua agitazione, Hermione stava apprezzando il suo profilo aguzzo un po' di più di quanto non avrebbe dovuto. Lo guardò innocente, nascondendo uno sghignazzo con la manica. "Avevo problemi di sonno e mi sono ispirata. Ho fatto alcune alterazioni alla pozione, dovrebbero aumentarne l'efficacia."
Snape la guardò scettica e puntando il dito accusatore verso il calderone, sbuffò, "Nessuno vorrà spalmarsi quell'impiastro schifoso sul corpo ?"
Un'immagine di Snape coperto di impiastro verde saettò nella mente di Hermione, e non poté più trattenere una risata; e sebbene se ne pentisse subito, un forte BLUB! dell'aria putrida le provocò di ridere. "Potremo lavorare poi sul puzzo," tossì lei. Spense le fiamme da sotto il calderone e, sapendo la sua risposta , chiese, "Vuoi aiutarmi a preparare uno dei topi per la prova?"
Snape incrociò le braccia e rispose, "E' stata una tua idea. Io sono solo un osservatore."
Simulando sorpresa, lo stuzzicò, "Ti ho aiutato con i tuoi progetti parecchie volte prima di adesso."
Ci fu un luccichio divertito nei suoi occhi, mentre rispondeva secco, "La mia idea non avrebbe puzzato come una fogna." E si tirò indietro, appoggiandosi contro una postazione di lavoro.
Rallentando, Hermione si tappò il suo naso e rabbrividì, guardando la putrida robaccia che, tra poco, avrebbe dovuto toccare. Prese un mestolo e, riversando la pasta in una ciotolina di ceramica, si mosse verso le gabbie. Si tolse la manica della camicia dalla faccia e aprì la gabbia; afferrò un topo.
Cercando di trattenere il respiro, ficcò tre dita nella pasta, mentre con l'altra mano tenne fermo il topo. Il puzzo era una chiara tortura pure per lo stesso topo, che si dibatteva e lottava per venir liberato. Sfortunatamente, adesso che le mani erano occupate, non c'era nulla che le proteggesse il naso, così che la nausea prese a diffondersi in lei fino a quando non ebbe un disarmante bisogno di vomitare.
Mollò il topo, che era coperto dalla melma verde, e rapida corse di sopra, superando un divertito Snape. Si fece strada fino al bagno in tempo da sentire la bile acida salire. Si voltò davanti al lavandino e passò le mani sotto l'acqua fredda; si chinò in avanti per posare la fronte sulla porcellana. Il puzzo era adesso assai meno fastidioso, e aspirò l'aria fresca nei polmoni, cercando di placare lo stomaco. Si riposò accanto al lavandino, piegata in due, respirando a occhi chiusi per diversi minuti, fino a che non si fu ripresa abbastanza da poter stare in piedi.
Sebbene il grosso del balsamo se ne era andato via con l'acqua, parti ne restavano piantate nelle dita e sotto le unghie. La sola vista della pasta verde le bastò per dare i via di nuovo al malessere. Si strigliò con vigore i rimasugli dalle mani e alzò gli occhi: vide il riflesso e pallido e malaticcio nello specchio. Si spruzzò dell'acqua sulla faccia, sperava di riportare un po' di vita sulle guance.
Mentre Hermione si esaminava la faccia, Snape entrò nel bagno e si mise in modo che lei potesse vedere il suo riflesso torreggiare sopra la sua spalla. Era così vicino che il calore del suo corpo passare verso lei, mandandole brividi lungo la schiena. Gli occhi di un nero assoluto la fissavano da dietro, penetrando nella sua anima.
"Il tuo specchio è stranamente silenzioso," constatò rauca, e si scosse l'acqua dalle dita.
"Mmm. Ho insistito nel piazzare di persona gli Incantesimi nelle mie stanze. E non ho mai avuto simpatia per gli oggetti parlanti. Non ho mai avuto quadri magici nelle mie stanze, del resto."
Si chinò e le baciò la testa, le avvolse le braccia alla vita.
"Ugh," si agitò giocosa tra le sue braccia. "Il puzzo si è appiccicato ai tuoi abiti e ai capelli assai più che ai miei."
Si chino giù e mormorò, "Soffri."
Vedere la sua immagine avvolta con la sua, che si muoveva, sorrideva, rideva nello specchio, le fece sentire la sua relazione in modo assai più reale. Poteva vedere la differenza nel suo aspetto. Il viso sembrava brillare, addolcirsi e diventare più sano e più vivo, ora che lui le era vicino. La coppia che la guardava dallo specchio era assai innamorata.
Sorrise, sentendo la mano muoversi verso di lei, e sapeva che se avesse guardato nello Specchio dei Desideri, l'immagine sarebbe stata la stessa.
Le dita fredde di Snape si mossero sotto la camicetta, e lei gridò.
La giocosità dei due venne fermata da un bussare alla porta della camera. Una scintilla di paura stuzzicò il corpo di Hermione, mentre pensieri irrazionali di Harry che sentiva i suoi pensieri attraverso la porta le passarono in mente.
Cauta aprì la porta con cautela per trovare un Harry assai preoccupato dall'altra parte.
Sbucando dalla porta aperta, in cerca di qualcosa, Harry esplose, "Che schifo ! Che è successo? Pensavo che quel puzzo là fuori fosse qualcosa di grave."
Hermione sospirò, appoggiandosi contro la porta. "Sì, lo so. Stavo provando qualcosa di diverso, ed è un po' sfuggito di mano." Spostandosi, mormorò, "Rimedierò. Mi spiace."
Balzando in avanti prima che potesse chiudere la porta, Harry la interruppe, "Aspetta, Hermione. Farai presto, vero?"
"Harry, è ancora mattina."
"Lo so, ma è Capodanno, e Sirius voleva celebrarlo tardi. Potresti unirti a noi." Si mosse a disagio e abbassò la voce, "Mi manchi, Mione. Stai passando così tanto tempo a lavorare, a malapena ti vedo più." Fece una pausa, sorridendo, "D'altra parte, non è una festa, senza un gruppo."
Sorrise perversa, e aggiunse, "In quel caso, forse proverò a convincere Snape a uscire."
Il ghigno di Harry si smorzò, e le rispose, "Non provare troppo forte. Ma verrai, vero?"
Cennando, annuì, "Però non fino a tardi. Ho abbastanza pasticci da sistemare qua."
La sua risposta fu sufficiente per Harry, che sollevò la mano in un silenzioso arrivederci e si voltò per andare.
Chiuse la porta, e indecisa si avvicinò a Snape, le cui braccia erano conserte per protesta per la conversazione che aveva appena origliato. Sebbene si piegasse su lei in un modo opprimente, Hermione dubitava che i suoi veri sentimenti fossero cupi quanto potevano sembrare.
Gli sorrise e lo implorò, "Vieni. Abbiamo bisogno di rimetterci al lavoro."
"Non andrò da nessuna parte vicina alla sostanza schifosa," sbuffò lui.
Senza neppure credere alle sue stesse parole, rispose, "Il puzzo sarà assai meno forte tra qualche minuto."
"Sì, certo," replicò sarcastico Snape. "Il tuo compito lo dimostra." Snape rimase inamovibile, con le braccia ancora incrociate, la fissava, sebbene i suoi occhi luccicassero quando arcuava le sopracciglia. Determinata a non cedere del tutto, Hermione scosse la testa, e si rese conto che arrabbiarsi era inutile.
Lentamente andò verso di lui, gli appoggiò la fronte al petto, strinse un braccio attorno al torace e portò l'altra mano nella tasca, con attenzione. Con un gesto della bacchetta, la testa di Snape venna avvolta all'istante da una barriera trasparente a forma di boccia per pesci rossi.
Le sue azioni lo sorpresero in modo inequivocabile, mentre la confusione si dipinse sulla sua faccia, prima che venisse rimpiazzata da un'aria più cupa e sconfitta. Hermione sapeva che era cosa rara prenderlo con la guardia abbassata e così assaporò i momenti che seguirono.
"Perché lo hai fatto ?" chiese. La voce era pericolosa, ma attutita, mentre la guardava sfidandola a ridere.
"E' un Incanto Testa a Bolla. Ho pensato che con un naso così prominente, avresti avuto bisogno di qualcosa di più efficace di un semplice incantesimo."
Il suo corpo si irrigidì, e la voce si abbassò quando l'avvertì, "Non la prendo bene a esserci sfottuto."
"Mi piace il tuo naso," e si allungò, passò le dita sul vetro. Il piccolo gesto bastò perché le spalle di Snape si rilassassero visibilmente e i suoi pugni si allentarono.
La guardò con attenzione appena si puntò la bacchetta verso sé stessa, e una bolla analoga si formò attorno alla sua testa, con i capelli lanosi che sbucavano dal sotto.
Passando oltre uno Snape allibito, Hermione se ne tornò al laboratorio. Quando scese le scale, fu circondata da una cortina giallastra che aveva riempito la stanza. I vapori si aggrappavano alle sue braccia e le svolazzavano attorno al casco come una bizzarra, spessa nebbia, e a Hermione sembrò come se fosse appena arrivata in un mondo alieno. Dietro di lei, sentì Snape lanciare un Incanto; i vapori si dissiparono, calarono e vennero assorbiti nel pavimento di pietra, così che adesso poteva vedere di nuovo attorno a lei. All'improvviso, il pensiero di un topo che scorrazzava con lo strato velenoso sulla pelliccia prese a preoccuparla.
"Spero che Crooks non trovi il topo e provi a mangiarselo." La preoccupazione della voce rimbalzò sulla bolla, nelle sue orecchie.
Una piccola smorfia emerse sulle labbra di Snape, come se avesse desiderato fare altrimenti.
Gli diede una pacca sul braccio, "Crooks è un bravo micio."
"Mmmm. Non mi piace il modo in cui mi guarda. "E' solo geloso."
Era vero. Quando Snape aveva fatto visita a Hermione nella sua stanza, il gatto si era accucciato immobile a guardarli invidioso dal bordo del letto. In presenza di Snape, Crookshanks non poteva più dormire sopra il petto a cui si era abituato.
Un leggero movimento, notato con la coda dell'occhio, attirò l'attenzione di Hermione, che rapida voltò la testa verso quella vista, in tempo per afferrare un lampo di una piccola massa verde, che sgattaiolò sotto una delle postazioni di lavoro all'estremità della stanza.
Correndo per la stanza, Hermione estrasse la bacchetta e scrutò il pavimento, pronta a colpire. All'improvviso, e a ritmo regolare, piccoli lampi di luce blu schizzarono per la stanza mentre la coppia mirava al bersaglio in movimento.
Carte volarono, il vetro si ruppe, ma il roditore squittente scampò ai loro tentativi di cattura. Lo spettacolo fu sia frustrante che abbastanza ridicolo, e Hermionebalbettò, "Credo che il Balsamo Robustus abbia aumentato la velocità del topo."
Un'altra saetta colpì il muro, e mandò scintille sparse contro la pietra, ma la piccola creatura era ancora chissà dove.
Hermione non poté farci nulla ma rise di cuore mentre le loro azioni venivano ripetute ancora ed ancora. Questa volta, le fece male lo stomaco, ma non per il puzzo: per le risate.
La bocca di Snape si arricciò assai, ma venne presto rimpiazzata da un'aria di ferma determinazione. I suoi occhi si sbarrarono, la bocca si strinse, e presto il topo tornò nella sua gabbia. Sebbene avesse un brutto aspetto con la pelliccia irta per la pasta gommosa, il topo adesso stava calmo, in piedi sulle zampe posteriori, e annusava l'aria.
Quando Snape chiuse il lucchetto della gabbia, Hermione constatò calma, "Non puoi nasconderti per sempre."
Lui si voltò, la guardò incuriosita, senza capire del tutto le parole. Lei lo guardò implorante, "Ti prego, esci, stasera."
Snape sospirò quando le sue parole presero significato, "Hermione, non è che possiamo interagire in qualche modo, qualsiasi sia."
"Lo so, ma sarebbe un conforto per me, averti vicino."
Lui si interruppe, e la guardò pensieroso. Una smorfia cattiva attraversò il suo viso quando ammise, "Potrei avere del piacere a tormentare Potter, ma questo vorrebbe pure dire dover passare del tempo attorno a lui e," il ghigno sfumò, "a Black."
Ritenendo meglio non forzare l'argomento, sospirò e iniziò il lungo procedimento del Reparo lanciato su ogni oggetto che fosse rotto, frantumato o danneggiato dal recente fiasco con il topo.
Hermione sapeva che sebbene Snape potesse aver mugugnato e protestato, si sarebbe fatto vedere probabilmente, se non altro per avere poi un motivo per lamentarsi di esserci stato costretto.
Il resto del giorno passò rapido, mentre lavoravano oltre l'ora di colazione e pranzo; il rimanente fetore diminuiva il loro appetito. Con molto sollievo da parte di Hermione, il balsamo pareva funzionare come lei aveva sperato, e il topo, sebbene puzzolente, sembrava del tutto immune all' Avada Kedavra.
In effetti, il grosso dei più recenti test che usavano la Maledizione Mortale, non erano nemmeno un po' atroci come Hermione aveva temuto. Più spesso ormai i topi sopravvivevano illesi alla prova, e lavorare con Snape meritava. Sebbene lavorassero da lunghe ore, l'atmosfera era rilassata e piacevole, senza Harry attorno. Hermione amava guardare il lavoro mentale di Snape, e sebbene cocciuto ed arrogante, non scartava a priori i suoi suggerimenti. Per lei la ricerca adesso era meno simile a un lavoro e più simile a una sfida, un enigma da risolvere.
Sebbene il nuovo balsamo avesse delle potenzialità, erano necessari parecchi altri test. Hermione si rese conto che l'ostacolo principale era poter effettuare solo pochi test al giorno. L' Avada Kedavra era una magia davvero spossante. Una persona poteva lanciarla due o tre volte al giorno. Con la sua partecipazione, la ricerca si era mossa più rapida, ma Hermione sapeva che sarebbe stato meglio se avesse persuaso Harry a partecipare. Era riluttante a farlo, sia per la sua apprensione per lavorare con la Maledizione, sia per il fatto che lei e Snape si erano incessantemente avvicinati.
Alla fine, il giorno divenne sera, e Hermione trovò che fosse tempo di unirsi a Harry e a Sirius.
Entrando in biblioteca, Hermione balzò indietro mentre una palla di gomma le rimbalzò vicino. Si voltò svelta e vide un gigantesco cane nero appoggiarsi su un tavolo all'angolo estremo della biblioteca, con una palla stretta tra i denti.
Il cane, con la palla stretta tra le mascelle, trotterellò incontro a Hermione, scodinzolando.
Lei sorrise e gli grattò la schiena, "Ciao, Padfoot."
Il cane, abbassò la testa, posò la palla ai suoi piedi e la guardò implorante.
"non toccherò quella cosa viscida," lo avvertì Hermione. "Vai da Harry se vuoi giocare a riprenderla."
Davanti ai suoi occhi, il cane che ansimava si ritrasformò in un uomo alto che le rivolse un incantevole sorriso. "Dov'è il tuo bernoccolo femminile per gli animali furbi e pelosi? O ho perso il mio tocco?" la stuzzicò.
"Lo chiamerei un tentativo patetico di ricevere attenzioni," la richiamò Harry dall'altra parte della stanza.
Hermione guardò Sirius che raccolse la palla e prese a tirarla dappertutto. Per parecchi versi, invidiava la sua natura gioviale. C'era uno spirito in Sirius che non poteva venire spezzato. Era così vivo, e sprizzava energia sulle persone a lui vicine. Quando le inciampò addosso mentre cercava di riprendere una palla tirata a casaccio, si rese conto che era pure sulla strada dell'ubriachezza. L'odore dell'alcool le riempì il naso quando lui ondeggiò parecchio e lei lo sorresse trattenendolo per le braccia e addirizzandolo. Voltò la testa verso di lei. Le pupille degli occhi arrossati erano dilatate, e la sua faccia appariva arrossata quando ghignò un sorriso fanciullesco.
"Ma quanto dovevate bere, voi due?" chiese cauta Hermione.
"Abbastanza da stare allegri, ma non così tanto da non averne abbastanza," e fece l'occhietto a Harry.
Hermione scrutò sospettosa il suo amico, che roteò gli occhi. "E' Capodanno, Hermione. Prova e ti divertirai."
"A proposito," Sirius batté le mani due volte. In un attimo, Dobby riapparve dal muro laterale, saltellava su e giù, pronto a servire.
"un bicchiere per l'amabile signora, e un altro giro di Champagne per noi," ordinò.
Il piccolo Elfo squittì, le orecchie si torcevano per l'eccitazione. Uno schiocco risuonò e un vassoio con una bottiglia e tre calici dal lungo gambo, pieni di bollicine, apparvero a mezz'aria.
Sirius afferrò due dei calici e ne porse uno a Hermione. Sollevando il bicchiere, annunciò, "Un brindisi!"
"A cosa?"chiese Hermione.
"Agli amici e alla famiglia," buttò lì Harry, e prese il calice dal vassoio.
Hermione guardò Harry, e in quel momento, non riuscì a pensare a niente a cui volesse brindare di più.
"Agli amici e alla famiglia," si accordarono all'unisono lei e Sirius, e sbatterono i bicchieri insieme.
Passarono l'ora seguente seduti accanto al fuoco, chiacchierando lieti, fino a quando Sirius, senza motivo apparente, si azzittì e prese a andare su e giù per la stanza.
"Troppa energia per i suoi gusti," sussurrò Harry a Hermione.
Dopo qualche minuto che lo guardavano muoversi per la stanza, Harry chiese, "Ti va una partita a scacchi?"
Guardò Sirius, che aveva ripreso la palla e la stava tirando per gioco in aria. Sirius aveva tantissima difficoltà a restare seduto per un'intera partita e così giocava di rado. Siccome le sembrava occupato per il momento, accettò, interessata a vedere se la sua strategia era migliorata, sebbene si rendesse conto che, di certo, non lo era.
Sapeva che, se Harry non fosse stato così scadente con gli scacchi, avrebbe avuto nessuna possibilità di vincere. Non era come se lei non sapesse giocare. Aveva guardato abbastanza Ron e Harry, tanto da sapere le regole base, ma per il grosso delle volte, era stata più che una spettatrice, aveva assorbito informazioni dai libri e dall''osservazione, piuttosto che dal fare attività.
Hermione si accucciò e trovò una seduta comoda sul tappeto, mentre Harry radunò gli scacchi e prese a infilare i pezzi sulla tavola.
Giocare a scacchi con la scacchiera disponibile nella casa era di per sé un'avventura. I pezzi non si fidavano di lei o di Harry, erano pronti a litigare, o al meglio davano i loro consigli, che tiravano a creare più confusione che aiuto. Infatti, in quel momento i piccoli pedoni discutevano sul perché ciascuno di loro non dovesse essere il primo a muoversi.
Così il gioco iniziò, se non liscio o con facilità, almeno abbastanza rapido. Più importante, Hermione iniziava a sentire la sua natura competitiva, che di solito si permetteva solo all'interno delle aule, e divenne decisa a vincere.
Ripiegò le gambe, usò una mano per supporto, e portò l'altra alla bocca, riflettendo su ogni mossa. Il suo cavallo aveva appena preso uno degli alfieri di Harry quando il suo fratello gettò a terra il cappello e si rifiutò di seguire gli ordini di Harry
Ignorando la snervante protesta del pezzo, Harry guardò pensieroso verso Sirius, "Sai mica qualche maledizione davvero noiosa che funzioni sulle pedine degli scacchi?"
"Oh, sì," belò Sirius, "Ne so parecchie."
L'alfiere che squittiva si azzittì di botto e senza fiatare raccolse il cappello e si spostò sulla scacchiera senza un'altra parola.
Sirius gettò la palla un'altra volta, e si appoggiò alla sedia; osservò Harry e rideva. "Questo discorso di Maledizioni mi ha ricordato dell'ultimo Capodanno da studente a Hogwarts. Le cose scapparono un po' di mano."
L'interesse di Harry si spostò all'istante dal gioco e Sirius, e sedette ed ascoltò intento.
Sirius iniziò, "Remus non aveva famiglia, così James e io restammo per le vacanze. Un paio di notti prima di Capodanno, ci defilammo a Hogsmeade e fregammo ina bpttiglis di Fuocowhiskey dai Three Broomsticks." Fissò Hermione provocatorio, "Dopotutto, cosa è una festa, senza Fuocowhiskey?" Si schiarì la gola e proseguì. "Le rivalità tra Casem Grifondoro e Serpeverde erano ancora più feroci di oggi. Mettici che c'erano tre giovanotti assai brilli, e le cose brutte succedono. " Fece una pausa a effetto, e tenne la palla come un attore che recita l' <Amleto>. "Trasfigurammo i parati che circondavano l'entrata dei Serpeverde con violette rosa acceso. E se non fosse stato abbastanza terribile, aggiungemmo una sorpresa ai fiori." Balbettò, "Chiunque toccasse o provasse a rimuovere le piante avrebbe avuto a che fare con enormi Boggy che uscivano dal naso." La mano gesticolò una cascata che usciva dalla faccia.
Il racconto animato aveva avuto l'effetto desiderato: Harry era steso a terra, e tratteneva a stento le lacrime dal ridere.
Sirius ghignò, "Quello è dovuto soprattutto a me, sebbene James venne fuori con l'idea di nascondere la fattura tra i fiori." E aggiunse, "Fu brillante !" gongolò, "Più di mezza dozzina di insegnanti e studenti furono mandati all'Infermeria. I Professori furono capaci di togliere la Maledizione dai fiori il giorno dopo, ma le violette ci restarono per almeno una settimana!" Afflosciandosi sulla sedia, la voce divenne più bassa e aggiunse, "In confidenza, credo che Dumbledore abbia apprezzato il nostro buon gusto nelle decorazioni." Sospirò, e guardò pensieroso Harry, "E' duro credere che tre di noi tornarono alla Torre del Grifondoro senza venir beccati. Sebbene invisibili, grazie al Mantello di tuo padre, eravamo tutt'altro che silenziosi."
Harry era ammirato dalle parole.
Hermione sapeva che sentire parlare del padre, sebbene nel passato, dava a Harry un legame con la sua famiglia, che per anni gli era mancato. Rendendosi conto che ribadire le regole a Sirius non avrebbe avuto molto effetto, pure non riuscì a trattenersi dal rammentare, "La Maledizione dei Boggy è un incantesimo illegale. Siete stati fortunati a non venire beccati. Potevate venire espulsi."
Lui le rispose sorridendo, "Ah, Hermione. La mia filosofia è sempre stata, <vivi per oggi, domani non si sa!>"
Sebbene la constatazione fosse stata fatta con animo leggero, c'era in essa un senso di verità che portò il silenzio sul gruppo.
Sentendo la pesantezza farsi strada nel cuore, Hermione indicò la scacchiera e ruppe il silenzio, "Harry, tocca a te."
La lieve distrazione fu tutto quello che serviva a Sirius per riprendersi, e prese a giocare con la palla, ancora una volta a suo agio.
"Quello di chi ha davvero bisogno questa stanza, è il colore. Non siete d'accordo?" chiese Sirius in una manoera forzatamente casuale.
Hermione non era certa se fosse d'accordo o meno, ma annuì assente, esaminando l'ultima mossa di Harry.
In un istante, Sirius aveva trasfigurato una sedia larga e piatta in un mazzo di fiori di pari larghezza, con strane violette gialle, rosse e blu.
Harry guardò sospettoso ai fiori e obiettò, "Mi fa venire in mente una delle idee di Lockhart."
Il gioco stava andando molto meglio di quanto Hermione non avesse anticipato, sebbene il suo Cavallo fosse diventato noioso perché le ricordava la sua importanza. Decise di usare lo stesso sistema che Harry aveva impiegato poco anzi, aprì bocca, senza sentire la chiacchiera di Sirius, o le spinte non così sottintese di Harry a sbrigasi, quando non ci fu… nulla.
Alzò la testa di scatto e un brivido le attraversò il corpo, quando uno stoico Snape dal viso indurito entrò nella stanza.
Sirius congelò. Solo la palla che aveva gettato fino ad allora proseguì, quando la gettò e sollevò la mano un'ultima volta, prima che uno sguardo i repulsione si spargesse sulla sua faccia.
Lo sguardo di Hermione si spostò su Snape: i suoi lineamenti sembravano ancora più angolosi, adesso che si era abituata a vederlo rilassato.
Snape la sorpassò, evitandone il contatto visivo, e si diresse verso una sedia nell'angolo. Tirò fuori un libro dalla parete dietro di lui, sedette rigido, leggendo in silenzio. La predizione di Snape venne confermata appena Hermione vide il viso del giovane uomo sprofondare nel disappunto. Sirius, comunque, subito si ricompose. "Sì, bene," disse a disagio, e come se tutto attorno a Snape divenisse più animato e gioviale.
Hermione sospettò che fosse la maniera di Sirius di mostrare a Harry quanto fosse diverso il suo padrino dal crudele professore, ma comprese che lo stesso Sirius si godeva lo stesso piacere deviato dal fastidio di Snape, come questi faceva di tutto per fare sentire a disagio Harry.
Hermione cercò di apparire concentrata nel gioco, mentre era assai più interessata alle azioni degli altri attorno a lei. Ascoltò attenta, il passo di Sirius divenne più rapido dietro di lei, e una pagina venne dolcemente voltata dal libro, nel cantuccio davanti a lei. Distratta da queste cose, Hermione avrebbe di certo perso il gioco, se la concentrazione di Harry non fosse stata influenzata dall'entrata di Snape.
Dopo qualche minuto, sentì Sirius avvicinarsi.
Richiamò Harry, "Andiamo ragazzo mio. Hai bisogno di un altro bicchiere."
Harry e Sirius se ne andarono alla bottiglia di Champagne dall'altra parte della stanza, mentre Hermione rimase a risistemare il gioco non finito. Subito gli uomini si versarono i drink, e Hermione colse l'opportunità di andarsene in silenzio su una vicina sedia.
Anche se non era vicina a Snape, era lontana dagli altri, e si azzardò a dare un'occhiata in quella direzione.
In qualche modo, sentendosi lo sguardo addosso, lui alzò gli occhi dal libro e sollevò le sopracciglia per un attimo prima di tornare a guardare giù. Il più piccolo segnale di lui, le mandò un tremito e scintille sulla pelle, e le aumentò assai la respirazione e il battito cardiaco. Si sentiva accaldata ed eccitata, e nervosa, quando sentì Harry e Sirius iniziare a ridere forte dall'altra parte della stanza. Guardandosi alle spalle, notò che gli uomini erano tutt'altro che concentrati su qualcosa in particolare, e di certo non erano interessati a lei, in quel momento. Un sorriso ghignante le apparve sul viso, appena riprese coraggio e si avvicinò a Snape, sistemando i libri sugli scaffali dietro di lui. "Vedo che hai deciso di farti vedere," mormorò Hermione, sfilando un libro sottile dalla pila.
"Hmmmpf," grugnì Snape, senza guardarla.
La sua reazione le scatenò un sorriso più largo che sfogò voltando la schiena ai due che se la ridevano dalla parte opposta della biblioteca, e se ne tornò a sedere. Aprì il libro e guardò le parole senza leggerle. Si concentrò invece su Harry e Sirius che ridevano e scherzavano, e nel frattempo stava attenta ad ogni movimento o intenzione di Snape. Questo le occupò l'attenzione così tanto che fu appena sorpresa quando un bicchiere all'improvviso comparve tra lei e il libro. Come non lo avesse visto avvicinarsi la meravigliò, eppure lì c'era Sirius in piedi, e le offriva un altro calice di Champagne, ignorando del tutto Snape. Appena ne prese una sorsata, si rese conto che l'evitarsi era il comportamento migliore che poteva attendersi dai due uomini.
Sebbene Snape sembrasse concentrato sul libro, , Hermione poteva avvertire che ka sua attenzione non era così ferma. Sempre più spesso, poteva sentire i suoi occhi su di lei, con Sirius e Harry che erano in zona, ed era troppo tesa per guardarsi alle spalle..
Quando si avvicinò mezzanotte, Harry e Sirius presero a cantare qualcosa a riguardo un pirla di Bath. Per quello che mancavano per tono, i due uomini compensavano per volume, poiché si contrastavano e sparavano il loro coro stonato. Il primo canti fu forte e gioviale, ma divertente, ed Hermione si trovò a ridacchiare, mentre scrutava uno Snape parecchio infastidito.
Il canto di Harry e Sirius divenne non solo canto, ma danza, e ondeggiavano da una parte all'altra ad ogni nuovo verso. Gradualmente i loro gesti divennero quelli di una danza, si giravano l'uno attorno all'altro, ridendo delle loro vecchie storie.
Sirius si separò da Harry abbastanza da fare un piccolo assolo di giga, che finì con un grande schianto come un passo falso lo fece atterrare su un tavolo, rovesciando la sua persona e il mobile a terra.
Mentre Sirius e Harry scoppiavano a ridere, Hermione poté sentire un certo disagio crescere in lei. Aveva poca esperienza con l'alcool, ma sapeva che gli uomini e le loro azioni stavano sempre più diventando patetici invece che divertenti. Guardò davanti e vide il viso di Snape contorcersi in un'espressione di estremo disgusto. Si alzò lento, ma duro, dalla sedia e fissò Sirius che era lungo disteso sul pavimento.
Harry si chinò per aiutare Sirius, che trasformò il contatto in una giravolta, e i due piroettarono per la stanza.
L'attenzione di Hermione ripassò verso Snape, che era sulla via di uscire dalla stanza. La sua mente si posò altrove, e non notò che il balletto con coro si avvicinava. Nella confusione, si trovò agguantata e fatta volteggiare. Prima che si rendesse conto di cosa stava per succedere, la mano di Sirius le spinse vicino la testa e le loro labbra si toccarono con decisione.
Fu un bacio selvaggio e duro, uno che poté sentire anche molto tempo dopo, anche se non c'era punta passione. Sirius lo faceva per divertirsi, ed Hermione era impietrita dall'orrore per le sue azioni forzate e per l'odore di alcool sulle labbra coperte di liquore.
Immediatamente, si scostò, e afferrata la bacchetta, lo respinse con un incantesimo rapido. Quando fu fatto piroettare e incespicò assai, un'altra voce risuonò, e Sirius venne sbattuto a terra, a contorcersi mentre larghe vesciche prendevano a formarsi sulla pelle scoperta.
Mentre lei guardava la sagoma di Snape che si ritirava scansandosi con foga, divenne ancora più preoccupata dalla sua reazione la prossima volta in cui avesse visto Sirius.
Harry accorse verso il padrino, con lo sguardo preoccupato. Esitando si chinò e provò a toccare una delle bolle sul braccio di Sirius. Nell'attimo in cui le sue dita sfiorarono la vescica , questa esplose a causa della sottile superficie della cute, lasciando una piaga aperta.
"Non toccarmi," gemette Sirius, con il corpo ancora rigido che si contorceva.
Harry si inginocchiò e puntò la sua bacchetta e Sirius; ordinò, "Finite Incantatum." Le vesciche si abbassarono a piccoli puntini. Rimase solo quella piagata, quando Sirius riuscì a muoversi.
Appiattendosi al muro, Hermione guardò come la faccia di Sirius arrossisse per la rabbia. Chiocciò vendicativo, "Sembra che abbiamo spezzato il cuoricino del caro professore col nostro bacio."
Quelle parole furono un proiettile di paura dentro Hermione, e la sua mente corse, cercando una maniera facile di giocarli. "Difficilmente penserei alla gelosia come movente per spingere Snape a maledirti, Sirius," replicò.
Con sua sorpresa, si sentì abbastanza casuale. Harry, in quel momento, appariva scettico quanto Hermione stava disperatamente cercando di mostrare.
"Non penso che il Professor Snape potrebbe mai corteggiare qualcuno," convenne.
Sirius esplose, "Di certo nessuna vorrebbe mai corteggiare lui !"
Il momentaccio era passato, e presto, Harry e Sirius parvero essersi scordati di qualsiasi sentimento che Snape potesse coltivare per lei. Le parole di Sirius rimasero con lei, e sentì la tensione dentro di lei. Quanto più restava, più si sentiva traditrice. Aveva bisogno di vedere Snape.
"Penso di essermi divertita abbastanza per stasera," disse Hermione, sperando che la scusa fosse sufficiente per soddisfare entrambi gli uomini, e se ne andò svelta prima di poterlo scoprire.
Sulle prime non voleva niente altro che correre da Severus e riferirgli quello che aveva detto Sirius, ma come uscì dalla stanza, ragionò che non avrebbe giovato alla loro situazione preoccuparsi per qualcuno che presto se ne sarebbe andato. Harry sembrava per nulla colpito dalla dichiarazione di Sirius, e lo stesso Sirius avrebbe sconfessato i suoi pensieri una volta che la sua mente si fosse schiarita. Ache se continuava a sospettare che Snape sentisse qualcosa nei suoi confronti, chi era Sirius per poterlo stabilire? Era piuttosto fiduciosa che Dumbledore avrebbe ascoltato le lamentele di Sirius per Snape tanto quanto quelle di Snape per Sirius.
Quando aprì la porta della sua stanza, vi trovò Snape seduto sul letto, che fissava cupo il fuoco, la mano che passava sulla pelliccia di Crookshanks. Hermione si fermò, osservando in silenzio i due. Lui e il gatto avevano trovato un punto in comune, la gelosia.
Per lei che veniva da tanta confusione ed emozioni, nella stanza c'era un'immobilità che la scuoteva, e cacciò un sospiro che sapeva, lui avrebbe sentito.
Snape comunque non le disse niente, così richiuse la porta, riapplicò le barriere e poi gli chiese, "Severus, cosa stai facendo qua?"
La guardò. Il basso fuoco nel cuore era l'unica luce nella stanza, e danzava e lambiva la sua faccia, addolcendogli i lineamenti affilati. "Avevo bisogno di vederti," mormorò, a malapena udibile.
In piedi dalla porta, guardandolo, Hermione non volle niente altro che non cadere nelle sue braccia. Ma la sua mete razionale era nervosa, e si costrinse a chiedere, "Cosa succedeva se non ero sola?"
Le mani affondarono nella pelliccia di Crookshanks, e sbuffò, "Stavi progettando di invitare di nuovo Black con te ?"
Alle parole Crookshanks mugolò, dandole un'occhiata di disapprovazione.
Hermione sospirò, "Non è quello che intendevo, e lo sai."
Si avvicinò al letto, spinse da parte il gatto, così da poterne prendere il posto. Riluttante, Crrokshank si fece da parte, così che poté stare vicina a Snape, ma rimase abbastanza vicino da poter guardare e ascoltare.
Posò la testa in grembo a Snape, sentì il calore delle sue gambe e dello stomaco. Le sue dita si mossero per giocare lievi con i capelli che si spargevano sulle gambe e sui ginocchi. Guardandolo, gli disse, "Non avevi bisogno di maledirlo. Stavo mettendo mano alla situazione per conto mio."
"Sì, dopo che il bastardo ti ha afferrata e molestata davanti a me."
Lentamente si tirò su, baciandogli il petto e il mento e la bocca, prima di nascondere la sua faccia nell'incavo del collo e mormorare nei suoi capelli, "Non voglio qualcosa come Sirius. Voglio te."
"Lo so," balbettò. "Non sono arrabbiato con te. Non sono del tutto irrazionale. Mi fido di te, Hermione."
Qualsiasi fossero le sue parole, ol'emozione con cui le pronunciò, in quel momento, ebbe bisogno che lui sapesse cosa sentiva. Spostandogli i capelli dalla spalla, sussurrò, "Ti amo."
Sebbene non le rispondesse a parole, le braccia attorno a lei si strinsero, spinse il corpo vicino al suo mentre la abbracciava in un bacio profondo, così che nessuna delle due persone parlò più per parecchio tempo.
CAPITOLO SEDICESIMO : L ' ARTE DELLA PERSUASIONE
Hermione giaceva immersa in una calda, comoda dimenticanza di tutto - uno stato procurato dalla spossatezza per gli eventi della notte precedente. Da qualche parte nel sonno profondo, sentì un leggero prurito a una guancia, ma non riuscì a muoversi per toccarla. Dolcemente, qualcosa di freddo e umido toccò la pelle calda, e la condusse sulla soglia della coscienza. Appena gli occhi si aprirono, vide, senza però capire cosa fossero, baffi e un naso che annusava cauto, e si protendeva vicino al suo viso.
Per istinto e senza vera consapevolezza, spinse via la massa pelosa, e troppo tardi si rese conto che aveva ancora una volta scacciato Crookshanks, che approfittando dell'indizio, si mise fuori portata.
Il rimorso per le sue azioni tornò alla coscienza così appena aprì gli occhi stanchi, vide un gatto paffuto che attraversava la stanza e la fissava da sopra l'armadio. Il mantello brillava di una profonda tonalità arancio con la luce del fuoco basso che bagnava la stanza. L'enorme ombra pelosa si proiettò sul muro dietro di lui, fino al soffitto.
Hermione non voleva altro che andare dal gatto e confortarlo, rassicurarlo che era sempre voluto, ma un corpo caldo e un braccio pesante erano ancora avvolti attorno a lei, e le racchiudevano la persona nel tepore e nella sicurezza. Poteva sentire il respiro regolare di Snape contro il collo, e seppe che era ancora addormentato.
Quanto avesse dormito, non lo sapeva, sebbene si sentisse come se avesse chiuso gli occhi allora. I muscoli erano deboli e malconci, e gli occhi le dolevano mentre si guardava attorno con le palpebre semichiuse
Piano fece scivolare il braccio verso il comodino per controllare l'ora. Come il leggero movimento provocò una risposta dal corpo che la circondava, si tese, irrigidita, e si rese conto che Snape era sveglio.
"Che ora è," mormorò assonnato con il braccio che si stringeva attorno a lei.
"Troppo presto," mormorò lei e spinse il corpo più vicino al suo, nascondendo la faccia nel guanciale. Erano le cinque e mezza, , e dato che non erano andati a letto fino all'una, e non si erano addormentati fino a molto tempo dopo, il mattiniera arrivato fin troppo presto. Hermione era decisa a voler dormire ancora qualche ora in più.
Un gemito le risuonò nell'orecchio, e si rese conto che quello non era il suo piano.
"Resta," lo implorò, e rotolò sul fianco per averlo davanti.
Lui si interruppe e guardò l'espressione implorante. Gli occhi e la faccia erano morbidi e la mano si mosse alla sua bocca, e si protese per baciarla prima di risponderle, "Una volta che mi sono svegliato, non ho speranza di riaddormentarmi." Sospirò, "Diventerei solo frustrato, a stare qua così."
Tirando le coperte, uscì dal letto, e in un attimo lei rimase sole, sebbene restasse il calore del corpo.
Lei si puntellò su un gomito e lo guardò muoversi per la stanza, radunare i vestiti e vestirsi in silenzio. "Hai intenzione di iniziare subito la ricerca?"
"Subito. Vieni ?" le chiese osservandola mentre si chinava per allacciare la scarpa.
Hermione esitò un poco, rivelando l'argomento spinoso che avrebbe dovuto affrontare, e il volto di Snape si incupì. Con una casualità forzata, rispose, "Davvero, dovrò vedere se posso trovare del tempo oggi per parlare con Harry da sola."
Il corpo di Snape si fece rigido, il volto si tese e si alzò, torreggiando minaccioso su di lei. "Per quale ragione?" chiese gelido.
La sua altezza ed espressione avrebbero fatto tremare di paura qualunque studente del primo anno, ma Hermione aveva da tempo imparato ad ignorare la sua maniera intimidatoria. Era comunque, assai consapevole di aver bisogno della sua approvazione, se Harry doveva di nuovo lavorare con loro.
"Presto Sirius se ne andrà, e potremmo davvero usare un'altra persona per la ricerca sull' Avada Kedavra." Nel momento in cui le parole lasciarono la sua bocca, una smorfia si formò sulle sue labbra, e Hermione rimpianse di aver risollevato l'argomento. Snape non era nel migliore degli umori, ma l'argomento doveva essere affrontato.
Aveva sempre avuto difficoltà nello stabilire come le sue parole ed azioni venivano recepite dagli altri, nel corso degli anni, siccome vedeva studenti ed insegnanti roteare gli occhi e ritrarsi ogni qual volta alzasse la mano, aveva imparato a resistere all'impulso di mostrare apertamente la sua conoscenza; comprendeva quanto sembrasse arrogante. Le sue capacità nei rapporti interpersonali erano ancora fragili, e adesso lottava per trovare il modo migliore per persuaderlo.
Snape buttò lì, "Potter ha detto chiaro che non gli interessa affatto collaborare contro l'Oscuro Signore, se necessita di sporcarsi le mani."
Restando calma, gli rispose, "Penso di poterlo portare ad essere d'accordo, ma potrebbe volerci il grosso della giornata per convincerlo." fece una pausa e lo guardò negli occhi, e cercò di trovare l'espressione più dolce possibile prima di continuare cauta, "Severus,se viene in giro, tratterrei la lingua davanti a lui?"
"Potrebbe non essere d'accordo," constatò semplicemente, e incrociò le braccia.
Sebbene non fosse certo entusiasta dell'idea, i lineamenti non erano più così duri, e non aveva immediatamente rifiutato di agire in modo civile con Harry. Questi segnali di accettare diedero a Hermione l'incentivo per insistere, "Se lui accetterà, lo farai anche te?"
Un'aria disgustata si contorse sul suo volto, come se le parole che stava per dire avessero un sapore amaro. Alla fine, non parlò affatto, ma annuì deciso. Rigido raccolse gli abiti, che pendevano dal braccio, e silenzioso si voltò per andarsene.
Hermione cacciò un sospiro di sollievo poiché era d'accordo, e prima che avesse espirato, aveva mugugnato il comando per la sua camera e, balzato nelle fiamme, era andato.
Sebbene compiaciuta dal risultato, Hermione fu un poco sorpresa che non avesse litigato di più. Severus era un uomo cocciuto, ed essendo così, non sempre ascoltava ragioni. Ma questa volta, l'aveva fatto, e sorrise tra sé al pensiero che nonostante la sua volontà, aveva accettato mugugnando, ed era merito suo. Sospirò e guardò il comò, dove sedeva ancora un in grugnito Crookshanks, con la coda pelosa che sventolava avanti e indietro. Gli occhi gialli la fissavano senza battere ciglio, e il muso appiattito la guardava storta.
Hermione si avvolse il lenzuolo addosso e sedette, chiamandolo, "Vieni qua giovanotto," ma il gatto tenne il suo territorio e rimase immobile. Incerta, si avvicinò a lui, il lenzuolo avvolto al corpo mentre lo trascinava via dal letto come se fosse una vela. Più gli si avvicinava e più Crookshanks arretrava, finché non poté andare oltre e svicolò dal suo tiro, sgattaiolò sotto il letto. Esasperata Hermione lasciò cadere il lenzuolo e arrancò fino in bagno per infilarsi la vestaglia prima di provare un nuovo approccio.
Tornando indietro, Hermione chiuse la cintole di corda alla vita. Si chinò per scrutare al di sotto del letto e concentrò la sua attenzione sul chiedere scusa. Nella bassa luce della stanza, era difficile vedere qualsiasi cosa sotto il letto, ma riuscì a scoprire la sagoma pelosa di Crookshanks. Era di certo a disagio, non era lui.
"Mi dispiace di averti ignorato, Crooks. Voglio bene anche a te," si scusò con gentilezza.
Il gatto reagì arretrando, la pelliccia strisciava contro il fondo del materasso.
Si sedette e strofinò gli occhi indolenziti; si rese conto che doveva rivalutare la sua strategia. Le sole parole non potevano bastare. Mentre rifletteva sulla prossima mossa, un vecchio detto riguardo un legame diretto tra il cuore di un uomo e lo stomaco le balzò in mente, e sghignazzò all'assurdità della vecchia diceria. In questo caso, comunque, poteva applicarla. Cibo, e qualcosa in particolare che odorasse davvero, poteva far tornare da lei il gatto.
Evocò Dobby, e in un istante, un forte scoppio risuonò alle sue spalle. Si voltò per fissare gli enormi occhi verdi, che presero a brillare e ammiccare come lei chiese decisa, "Dobby, mi porteresti del tonno?"
Ballonzolando nei piedi calzati di calzini a colori squillanti, squittì, "Oh, sì, signorina!"
Meravigliava sempre vedere come diventasse animato l'Elfo Domestico alla più semplice delle richieste. Un altro scoppietto portò un piattino pieno di pazzi di pesce rosa, che le presentò, allungandole i piccoli pezzi sotto il naso. Lei si ritrasse dal tonno, ma accettò la sua offerta con gratitudine.
Si inginocchiò di nuovo a terra, la testa contro il pavimento per guardare sotto il letto, e sventolò un pezzetto all'estremità del letto. "Vieni giovanotto. Va tutto bene. Ho qualcosa per te," lo incalzò piano.
La sagoma in ombra si stiracchiò assai e annusò l'aria, in attesa, la guardava sospettoso. Solo quando ebbe posato il boccone sul pavimento, vicino alla coperta del letto, che lui si mosse. Rialzandosi, tirò fuori un altro pezzo, e dopo aver finito il primo boccone, mugolando Crooshanks le si avvicinò.
Usando una mano per raccogliere il grosso gatto, si mosse verso il letto. Posò il gatto in grembo, spezzò il tonno in pezzettini, e lui muoveva il collo mentre mangiava.
In pochi minuti, Crookshanks era abbastanza a suo agio da acciambellarsi in grembo e iniziare a pulirsi dalla colazione. Sebbene desse l'impressione di ignorarla, rimase lì con lei, vicino a lei.
Il calore che il corpo produceva e i suoi movimenti gentili calmarono Hermione, tanto che la sua spossatezza tornò a farsi sentire. Non voleva niente di più che ritornare nel letto per dormire tutto il mattino. Passò la mano nella pelliccia del gatto e chiese dolce, "Ti andrebbe un pisolino,Crooks?"
Il micio non rispose. Prendendo la sua mancata reazione come un sì, chiese a Dobby, "Verresti tra un paio d'ore per accertarti che sia sveglia?"
"Dobby se lo ricorderà, signorina," applaudì eccitato per la sua nuova responsabilità, e con un ultimo schiocco, scomparve nel pavimento.
Scivlando di nuovo sotto le coperte, Hermione si sdraiò rimanendo immobile, ascoltava il suo respiro mentre Crookshanks cauto sgattaiolava in cima al petto, e girava attorno per trovare un punto comodo. Posò il mento sul collo di lei e si annodò nell'accappatoio. Il lento ritmico fare le fusa e il peso lieve le facilitarono un sonno profondo.
Se svegliarsi era stato duro la prima volta, non era nulla in confronto alla riluttanza quando le dita sottili si strinsero sul suo braccio, scuotendola piano. Fu peggio la voce dal tono acuto, che ricordava le unghie che grattavano su una lavagna, "Signorina, per favore, signorina, è ora di alzarsi."
Lenta, si riscosse dal sommo profondo e senza sogni. Con gli occhi ancora chiusi, prese un respiro profondo e mugolò roca, "Caffè."
L'aroma fluttuò caldo nel suo naso, la aiutò alleviando lo stordimento, e Hermione aprì i suoi occhi e si spinse contro la testiera. Crookshanks riluttante le scese dal petto e si riposizionò calmo sul fianco.
"Non dormi abbastanza, signorina," disse Dobby e le porse la tazza fumante.
Il caffè era gustoso in bocca, appena lo assaggiò. Il calore le schiarì la mente, e si chiese se in quelle parola ci fosse più di affabile preoccupazione. Posata la tazza sul comodino, passò le mani sulla schiena del gatto , calmandolo, e guardò Dobby.
"Dobby, cosa sai esattamente?"
"Dobby sa che hai segreti. Oh, Dobby sa quel tipo di cose. Che stai con il Professore," le orecchie grosse si scossero, e sussurrò, "Ma Dobby tiene il segreto per la signorina e il Po- Pro-professore," e annuì deciso.
Hermione poté avvertire la sua paure e sebbene sapesse che era meglio se Dobby evitava Snape, sentì che era altamente improbabile che Snape attuasse le sue minacce. "Lo sai che non ti farebbe mai male per davvero," lo confortò Hermione.
Dobby insistette con la sua paura. "Dobby non è sicuro. Il Professore non farebbe mai del male alla signorina, ma Dobby non è la signorina. Il professore dice di stare lontano o Dobby viene messo in scatola," e tremò.
Hermione si scosse a sua volta, e ricordò gli occhi vacui delle creature che la fissavano da dentro i barattoli. Sebbene simpatizzasse con lui, non riusciva a non pensare a che tipo di strane creature fossero gli Elfi Domestici. Dobby era di certo atterrito da Snape, ma lui non aveva mai mostrato animosità o malevolenza verso di lui, e di fatto l'aveva aiutata a tenere segreta al relazione. Anni prima, avrebbe attribuito il suo comportamenti all'oppressione, ma Dobby era stato liberato. Era più indipendente di qualsiasi altro Elfo Domestico che avesse mai incontrato.
Dandogli un'occhiata sorridente,"Sei un bravo Elfo, Dobby. Grazie."
Tutte le paure di Dobby sembrarono ll'improvviso svanire e proclamò con orgoglio, "Grazie signorina. Se hai bisogno di qualcosa d'altro, fallo sapere a Dobby," e con quello, scomparve di nuovo nell'impiantito del pavimento.
Controllando l'ora, Hermione si rese conto che era ancora presto, e avrebbe potuto mangiare prima dell'inevitabile discorso con Harry. Hermione si tolse tutti gli abiti e andò al guardaroba; indossò un maglione e i calzoni. Mentre si vestiva, la mente vagò alla notte prima, e uno stato indeciso - di dubbio senza quiete - la colse. La sensazione non era piacevole, ma era una di quelle che potevano sbocciare in una piena gioia oppure no. Prese preoccuparsi di aver confessato il suo amore così presto a Severus. Non la aveva ripresa per questo, ma neppure le aveva risposto la sua corrispondenza; non che lei se lo aspettasse. Era una persona chiusa e riservata, e le sue emozioni non venivano espresse così facilmente. Se la sua confessione era stata un errore comunque, come poteva influenzare la loro relazione? Con queste domande che le consumavano la coscienza, aprì la porta per andare, e assente scese le scale.
Sulla via per la colazione, i pensieri vennero interrotti quando oltrepassò la biblioteca e colse lo spettacolo di Harry assai sbracato. Sedeva in una larga poltrona, affondandoci dentro; le spalle ciondolavano in avanti, gli occhi fissavano vacui il pavimento.
Hermione fu sorpresa di vederlo sveglio così presti e si chiese, mentre lo guardava dal vestibolo, se l'aspetto accasciato venisse dalla sbornia o da cosa altro. I capelli erano più arruffati di quanto non avesse visto fino all'attacco di Hogwarts, e gli occhi avevano perso il loro brillio. Riconobbe gli abiti della sera prima e sospettò che non fosse mai tornato in camera. Preoccupata, Hermione gli si avvicinò e chiese, "Che stai facendo?"
Harry si strinse nelle spalle, borbottando, "Nulla. Sirius se ne è andato presto, stamani." Le parole risuonavano vuote e cupe.
Hermione sedette nella poltrona accanto alla sua, e per qualche istante, lo guardò silenziosa. Il linguaggio corporeo e l'espressione gli ricordarono un bambino sperduto, e si rese conto di quanto calzasse il paragone, anche se era quasi un uomo. Infine, un po' impacciata lo confortò, "Almeno è stato qui per un po'."
Harry incrociò le braccia e fece spalluccia, spingendola a stringergli piano il braccio. Sebbene Harry sembrasse malconcio, la consapevolezza che Sirius era andato fu un bel peso tolto a lei.
Si sdraiò nella sedia e lo guardò pensierosa. Appariva malato come di malinconia, ma sperava che il cibo sarebbe stato una valida distrazione e gli chiese, "Perché non mangiamo qui?"
Harry non rispose, decise invece di stuzzicare un pezzo di sedia rotta e la ignorò quando chiamò Dobby.
ECHI 9
Il piccolo Elfo fu più che felice di obbedire, e porgendo un piatto a Hermione, cercò invano di darne uno a Harry: questi guardò altrove disgustato e prese a strofinarsi la tempia. Hermione prese da Dobby l'altro piatto da Dobby, lo poggiò sul tavolo accanto a Harry e diede all'Elfo Domestico un'ammiccata schiva, prima di congedarlo.
L'odore di sciroppo era forte, e guardò i pancakes fumanti che erano in equilibrio sulle ginocchia. Gesticolando verso il tavolo disse, "La tua colazione è qui, se la vuoi. Sembra deliziosa."
Hermione notò che il suo viso impallidì come lei parlò di cibo. Voltandosi dal piatto, balbettò, "Non ho molta fame. Penso di aver bevuto un po' troppo la notte scorsa."
"Davvero?" lo stuzzicò Hermione, sollevando le sopracciglia con un sorriso.
Ci fu una pausa goffa, mentre Harry si schiarì la gola e le rispose, "Mi dispiace, le cose mi sono scappate di mano," e la guardò cauto. Il colorito di Harry era migliorato con la confessione, le guance adesso avevano una sfumatura rosata.
"Va tutto bene. Non hai fatto danno," disse svelta Hermione, cercando di evitare di rivelare l'emozione della notte.
"Sì, ma avrei dovuto fermare Sirius dall'agguantarti," rispose pieno di rimorso. Fece una pausa, la bocca si piegò in su e aggiunse, "Sebbene il tuo sguardo scioccato fosse impagabile!"
Harry prese il piatto dal tavolo, e infilzò un pancake con la forchetta, senza mostrare interesse alcuno per portarne un po' alla bocca, e mugugnò, se solo Snape non fosse stato lì. Sirius ha ancora marchi su tutto il corpo."
Hermione sedette e affermò scherzosa, "Oh, Sirius si è meritato la maledizione."
"Forse," ammise Harry, "Ma non da Snape."
"Snape non è così cattivo, Harry. Ti potrebbe anche piacere di lavorare con lui, se gli dessi una possibilità. E' geniale, e la sua ricerca è affascinante."
Harry borbottò qualcosa di incomprensibile tra i denti che suonava come, "Grandi opportunità."
La tensione quasi poteva toccarsi e Hermione sapeva che poteva solo peggiorare, con le parole seguenti. Troppo nervosa per guardarlo, guardò il suo piatto e chiesa placida, "Prenderai in considerazione di venire a lavorare di nuovo nel laboratorio?"
Harry all'improvviso lasciò cadere la forchetta e agguantò il bracciolo della sedia, tanto che le nocche gli divennero bianche, e i tendini emersero con la sua presa.
Proseguì rapida, sembrando più ottimistica di come non si sentisse, "Mentre Sirius era qui, ti sei perso davvero un sacco di cose. Saresti sorpreso dai progressi che abbiamo fatto." Toccandogli il pugno stretto, Hermione aggiunse piano, Davvero, Harry, pensavo che lavorare con la Maledizione Mortale sarebbe stato terribile, e non lo è. La pozione funzione il grosso delle volte, ma non è perfetta. Ecco perché abbiamo bisogno del tuo aiuto." Lo guardò negli occhi e lo supplicò, "Non lo chiederei se non fosse importante."
Harry posò il piatto da una parte e si stese in avanti, bilanciando gli avambracci sulle gambe divaricate. La testa gli cadde in avanti, e gli occhi si puntarono sulle mani; rispose, "Anche se fosse così, non penso di poter lavorare con Snape."
"Harry, se è un mezzo per combattere Voldemort, per vincere, non merita nemmeno un po'?"
Harry sospirò , ma non rispose, ed Hermione azzardò una richiesta, "Lascia che ti mostri quanto funziona bene la sua pozione."
Annuì, chiuse gli occhi e sussurrò, "Va bene," prima di portare la mano alla bocca e perdersi nei pensieri. Si stava comportando in modo anomalo, di recente, e le sue risposte a monosillabi spaventarono Hermione. Sospettò che avesse convenuto poiché, in quel momento, non gli importava d'altro, se non la perdita del padrino.
Reggendo il suo piatto in una mano, Hermione si alzò e si allungò a prendere il suo; gli disse, "Ci vediamo nella stanza degli ospiti tra mezz'ora."
Harry si scosse senza affermare o negare, e spingendo indietro il senso di colpa per aver costretto l'amico in qualcosa in cui era a disagio, Hermione si voltò per andare.
Si divisero, e lei attraversò lenta il corridoi per radunare i materiali di cui avrebbe avuto bisogno per la sua dimostrazione. Stava scommettendo su qualcosa che era senza dubbio una cosa tutt'altro che sicura. Se per caso falliva, ed era probabile come non lo era, Harry ne sarebbe rimasto inorridito e non avrebbe mai accettato.
Hermione aprì la porta delle stanze anche più lenta, ed entrò.
Con un sorriso, gli diede il saluto, appena lui alzò gli occhi da una pila di pergamene. Avanzando verso la più vicina postazione di laboratorio, Hermione casualmente controllò la Pozione Portestas, che stava ribollendo piano. Prelevò una piccola sacca dal tavolo e, dopo aver messo un Incanto sulla borsa, prese a riempirla con gli strumenti di cui avrebbe avuto bisogno.
"Immagino che tu abbia parlato con Potter, allora," la voce roca di Snape ruppe il silenzio.
Prelevando un topo in gabbia, Hermione rispose calma, "Sì. Penso che sarebbe meglio introdurlo al nostro lavoro da soli."
Lui annuì deciso, senza guardarla. Le risposte brevi e la rigida formalità preoccuparono Hermione, così tanto che si sentì costretta a chiedere, "Posso venirti a trovare più tardi?"
I suoi lineamenti si addolcirono, e annuì di nuovo, questa volta più lento, "Fin quando tu non porti," fece una pausa e sbuffò, "amici con te."
Sapendo che le notizie lo avrebbero fatto contento, Hermione annunciò come per caso, "Oh, Sirius se ne è andato stamani, preso. Hai solo me e Harry con cui litigare."
Movendosi vicino a lei, si chinò e le sussurrò in un orecchio, "Ecco, credo che uno sia di troppo," e lento la baciò.
Dolcemente lei si separò da lui, e mormorò, "Ci vediamo stanotte."
Le labbra ancora le pulsavano per il bacio, quando lanciò un Incantesimo per alleggerire il bagaglio. Con la borsa nella mano, Hermione se ne andò, portando una buona porzione del laboratorio su nella stanza direttamente adiacente a quella di Harry.
Quando Hermione aprì la porta, sistemò il laboratorio temporaneo. La stanza, come la sua, era una stanza da letto semplice ma confortevole. Attraversata la porta, levitò la borsa, concentrandosi sul riposizionare le cose come desiderava.
Con un gesto della bacchetta, la stanza prese a turbinarle attorno, mentre lei stava in piedi nel mezzo dell'occhio del piccolo ciclone. Il letto si rimpicciolì fino a una taglia piccola e scivolò in un angolo, mentre il comò si alleggerì e si spostò attraverso. Sotto i suoi piedi, il tappeto si arrotolò e rotolò in un angolo, mentre bottiglie e fiale e calderoni scapparono fuori dalla borsetta; crebbero a piena misura e si organizzarono da soli nella postazione di laboratorio improvvisata.
Qualche minuto dopo, Harry in silenzio entrò nella stanza, e osservò lun po' sorpreso la nuova sistemazione.
"Qui," gli comandò Hermione, e gli porse un piccolo vasetto opaco. "Spalma un po' di crema sul topo mentre io controllo il dosaggio."
Harry prese esitando il barattolo e aprì il tappo. Saltò indietro appena il puzzo putrido ne fuoriuscì. Con una punta di deciso divertimento nella voce, Hermione esclamò, "Oh, sì. Quasi l'ho scordato. Cerca di tenere lontano il naso. L'odore è oltremodo fastidioso."
Hermione sapeva che punzecchiare Harry per farlo lavorare con il Balsamo Rinforzante lo avrebbe difficilmente incoraggiato ad aiutare, ma il perverso piacere che ricevette nel guardare la sua faccia contorta mentre cercava di impiastrare la povera creatura senza respirare, valeva il rischio. Harry velocizzò il lavoro e presto schizzò nel bagno per lavarsi, lasciando Hermione con un un topo adesso molto colloso.
Mentre dava da bere la pozione al topo attraverso un lungo ed esile dosatore, Hermione avvertì una stretta di ansia: si rendeva conto quanto dipendesse dal successo nella prova. Fissò rapido il suo amico, che era tornato, e fece caso che stava cambiando il peso del corpo da un piede all'altro.
"Hermione…" iniziò Harry, le parole trasudavano ansia.
"Andrà tutto bene," lo rassicurò. Decise che era meglio non garantire nulla, e aggiunse, , "D'altra parte se qualcosa va nel modo sbagliato, è solo una cavia."
Harry inghiottì in modo evidente e si spostò per appoggiarsi alla parete; sempre guardava, ma prendeva le distanze da quello che sapeva sarebbe accaduto.
Hermione si concentrò e comandò, "Avada Kedavra," e una striscia di luce verde saettò dalla bacchetta.
Il topo ondeggiò, e un'aria sconvolta lo sopraffece. Hermione lo guardò cadere, e scuotersi arto dopo arto. Fu un'esperienza tumultuosa, ma quando la luce svanì, il topo era ancora vivo.
Hermione sentì un flusso di esaltazione attraversarla, al suo successo. Nonostante ciò, si sentì pure stordita e nauseata, come se la Maledizione le avesse sottratto il grosso dell'energia. Si sorresse appoggiandosi alla postazione di lavoro. Sollevando la testa, vide che Harry sembrava un po' più che appena scosso, pure lui.
"Ti senti bene?" Harry le si avvicinò preoccupato.
"Sì, sono solo stanca," gli rispose debole, costringendosi a raddrizzarsi.
Fissando il topolino che ora era occupato ad annusare qualcosa nell'angolo della gabbia, Harry sussurrò stupefatto, "Ha funzionato davvero."
"Sì, lo ha fatto." Prendendo un profondo respiro per riprendere il suo equilibrio, chiese speranzosa, "Allora, ci aiuterai?"
Harry annuì, "Se non altro, potrei riuscire a scoprire se Snape ti corteggia per davvero come pensa Sirius."
Se la Maledizione non aveva risucchiato il colore dal suo viso, le parole di Harry certamente lo fecero.
"Harry, per favore," o implorò Harry nel tono più serio.
"Non sembrare così infastidita. Stavo solo stuzzicandoti, Mione. Non preoccuparti," le disse lieve.
Hermione si preoccupò.
~~~***~~~
Più tardi quella sera, Hermione augurò la buonanotte a Harry e fece ritorno alla sua stanza, solo per dirigersi al caminetto e alle stanze di Snape. Chiamando dalle fiamme, Hermione chiese se poteva uscire e attese più di quanto non stimasse necessario prima che un breve "Sì," echeggiasse in risposta.
Sebbene strano, Hermione no sospettò di aver sbagliato niente quando scese a terra.
Nel momento in cui entrò nelle sue stanze, divenne consapevole dell'ulteriore immobilità della stanza, e una sensazione di terrore la attraverso. Trovò Snape seduto in silenzio davanti a lei, guardava oltre la sua persona, senza mettere niente a fuoco.
Cercò di parlare, chiedere cosa non andasse, ma subito si rese conto che le sue parole, i movimenti, la sua presenza non stava procurando nessun tipo di risposta.
Senza preavviso, la sua testa si voltò per guardarla. Il più piccolo dei movimenti era tremante, e si contrasse per la paura quando lui le parlò.
"Ho appena ricevuto una chiamata del Preside," fece una pausa, "Ci sono stati altri attacchi."
CAPITOLO SEDICESIMO : ATROCI CONSEGUENZE
E' stupefacente vedere quanto possa cambiare in un attimo.
Quando Snape ebbe annunciato, "Ci sono stati altri attacchi," le sue parole erano chiare e semplici. Ma anche se le aveva sentite, il loro significato sfuggì a Hermione sulle prime.
Studiò la sua espressione sconfitta, cercando di poterla comprendere, e si rese conto, quando lui si era interrotto e il silenzio aveva avvolto la stanza, che era successo qualcosa di atroce.
Il corpo di Hermione si tese, le gambe divennero molli, e il cuore le balzò in gola, così la sua stessa voce le suonò estranea quando chiese, "Cosa…" e attese, cercando di formulare la domanda.
Con un respiro udibile, Snape rispose cupo, "Parecchie delle nostre roccaforti sono state colpite. Dumbledore ha rischiato a contattarmi, poiché teme il peggio." Si allungò in avanti, i gomiti contro le ginocchia divaricate, gli occhi esaminarono i disegni nel tappeto. Sedeva a meno di mezzo metro da Hermione, eppure mantenne un distacco emozionale quando proseguì, "La nostra sicurezza è stata compromessa. I Mangiamorte devono essersi impadroniti di informazioni confidenziali per avere attaccato così tante locazioni nascoste. Non sappiamo a quanto sia il pericolo, ma non devono sapere ancora della nostra posizione."
Lei si sentì in qualche modo stordita e lo guardò domandando, "Come puoi essere così certo?"
Le constatò, "Siamo ancora vivi."
Fu chiaro che la gente era morta. Temendo il peggio, Hermione chiese cauta, "Sono stati attaccati degli studenti?"
La voce nel rispondere fu distaccata. "No., ma parecchi buoni stregoni sono morti oggi. Questi attacchi hanno inferto un colpo tremando per la nostra causa. Non posso stabilire l'entità delle perdite subite oggi." Espirò a fatica, "C'è di più. Il Ministero è stato colpito. Arthur Weasley è morto."
Hermione fissò vacua davanti a sé, stordita. In quell momento, era certa che presto si sarebbe svegliata. Aveva passato le tre estati precedenti alla Tana. In tempi così pericolosi, Hermione era stata capace di passare solo pochi brevi giorni con i suoi genitori, ogni anno. Gli Weasley avevano colmato il vuoto creato dall'assenza dei suoi genitori, divenendo la sua famiglia surrogata. L'idea che il signor Weasley fosse morto le pareva surreale, come se fosse in un sogno.
"Non riesco a crederci," balbettò roca. "Ne sei certo? Voglio dire, è sicuro."
La guardò con empatia decisa, e rilassò assai le spalle. Strofinandosi le tempie, chiuse gli occhi e rispose, "Non c'è errore."
Nel fondo della mente, Hermione seppe che gli eventi si erano svolti per davvero, ma i suoi pensieri coscienti non volevano accettare le sue parole come un dato di fatto. Una tale incredulità si instillò in lei, provocandole un certo tipo di distacco. Non sentì le dita di Snape attorno a lei, quando le prese la mano e la condusse a sedere accanto a lui. Incerto,mosse le mani verso di lei e le scostò una ciocca di capelli dal viso. Il tocco spezzò il suo intontimento, e con il suo calore le portò un cenno di realtà; la stanza divenne sfocata mentre gli occhi le si riempivano di lacrime.
Sedettero in silenzio per un po'. Parecchie volte, Snape si mosse come se volesse dire qualcosa, ma alla fine, non fece niente. Come il tempo passava, una distante nausea prese a sopraffare Hermione, che comprese che la sensazione di essere prigioniera di un qualche brutto sogno stava svanendo rapida. Prese a tremare, sebbene non sentisse freddo. A dire la verità, sentiva assai poco qualsiasi cosa.
Fece un respiro profondo, nel tentativo di calmarsi, e con quel respiro giunsero pensieri di Ron. Era stato sempre lì per lei. Lei, Ron e Harry erano un trio inseparabile. E ora, quando più avrebbe avuto bisogno di lei, non c'era. Con quella consapevolezza, le lacrime divennero coscienti e sentite.
"Vieni qui," e Snape le avvolse le braccia addosso e la strinse a sé, le mani si infilarono nei capelli. Era vicino a lei, sebbene la vicinanza le desse poco conforto.
Ancora, lui era lì per lei. Le sembrò ingiusto che lei potesse avere qualcuno su cui appoggiarsi, e Ron non aveva lei. Non solo Ron era solo, ma la povera Ginny era priva degli amici più cari che la confortassero. In quell'istante, si rammentò del fatto che Harry era ancora all'oscuro della situazione. Prima di aver tempo di esitare, buttò fuori, "Dobbiamo dirlo a Harry."
Stringendo l'abbraccio, Snape la implorò, "Aspetta, Hermione. Non ho né l'energia né la motivazione per vedermela col ragazzo adesso."
Sulle prime, Hermione fece per staccarsi da lui, era pronta a litigare. Poi lo guardò e notò come apparisse sfinito. Le rughe sul viso erano più profonde di quanto non gli avesse mai visto, e gli occhi sembravano assai affaticati. A giudicare dall'apparenza, Snape non era privo di ragioni valide.
Riluttante, Hermione convenne di attendere. Quando mai fosse stato detto, Harry avrebbe insistito per tornarsene indietro da Ginny. E davvero, non era pronta per litigare con lui. Eppure si sentiva nauseata al pensiero di attendere. Non era certa del perché fosse così importante dirglielo. Arthur Weasley sarebbe stato morto anche l'indomani, ma le pareva sbagliato lasciare Harry all'oscuro.
Ogni persona a cui pesò le aggiunse dolore nel cuore, e la mandò sull'orlo del perdere il controllo. Disperata, Hermione chiese, "Come è potuto accadere?"
Spostando i pensieri e la conversazione dalla famiglia, Hermione era capace di dominare le emozioni. Poteva prendere distanza in qualche modo dal cercare risposte alla tragedia. C'era sempre un disagio che la invadeva, e gli occhi erano sempre umidi di lacrime, ma concentrandosi sul problema piuttosto che sentirne gli effetti, la tratteneva dal crollare. Alla fine le congetture erano state fatte, ma nulla era risolto. Non che qualsiasi risposta potesse davvero confortarla.
In quel modo, la notte passò, fino a quando non ebbero rimuginato le poche informazioni che avevano, così tante volte da aver perso ogni senso. Il volto di Snape divenne più pallido e spossato. Sebbene lei si sentisse più insonne che stanca, seguì Snape nel letto; non desiderava rimanere sola.
Mentre giaceva fissando le ombre disegnate dal fuoco basso sl soffitto, Hermione cercò di soccombere al sonno. Anche se si era sciolta dall'abbraccio di Snape, poteva sentire il calore emanato dal suo corpo; le ricordava che non era sola e le alleviava l'insonnia. Nel silenzio, con solo lo scoppiettare del fuoco e il respiro lento accanto a lei, pensieri non desiderati presero a invaderle la testa. Adesso che la mente poteva vagare, lo faceva, ed esaminò ogni parola fosse stata detta e rimuginò sopra possibilità perdute e rimpianti.
Severus era stato reticente e distaccato, ma gli attacchi lo avevano afflitto in modo evidente. Era abile nel nascondere i suoi pensieri, ma questa volta, la preoccupazione si era mostrata sul viso e nelle sue parole, ed Hermione si chiese quanto le stesse nascondendo. Gli Weasley non erano la sua famiglia preferita, così non era solo la morte del signor Weasley che doveva aver fatto sì che Severus reagisse come aveva fatto. Si preoccupò per quello che le stava nascondendo, e per quelle ripercussioni che gli attacchi avrebbero comportato.
Questi pensieri gliene diedero un altro, più triste, che fino ad ora, aveva ignorato. C'erano migliaia di emozioni che la attraversavano, dall'incredulità all'angoscia, ma più forti erano le sensazioni di essere indifesa e isolate. Non c'era niente che poteva fare per cambiare le cose, e ora, non poteva neppure essere lì con il suo amico.
Sapeva che aveva bisogno di una distrazione per trattenersi dallo scavare in cose che non poteva cambiare. Hermione inspirò l'aria nei polmoni e scattò su, cercando di scacciare le tremende sensazioni e i pensieri che la consumavano.
Un braccio le si strinse attorno, e una voce preoccupata sussurrò, "Hum,"
Un piccolo singhiozzo le sfuggì dalle labbra strette, e si spostò per lasciare il letto, mentre sentiva le emozioni ribollire in superficie, pronte a sfuggire. Non voleva che Severus la considerasse debole, o che fosse presente quando fosse crollata.
Con delicatezza, lui le spinse la schiena verso di sé.
"Mi dispiace, Severus. Non volevo disturbarti." Si voltò sul fianco, tenuta giù dal peso dal suo braccio. "Non dovrei essere qua. Me ne torno in camera mia."
"Resta," la implorò. "Una volta che mi sono svegliato, dormire è impossibile, così, rimani con me." Le sue perole erano prive di malizia, ma il loro significato mandò una scossa di senso di colpa dentro di lei. Snape parve avvertire le sue sensazioni, poiché aggiunse, "Ti renderai conto che non sono inesperto di notti insonni causate da troppa realtà."
Hermione sentì il nodo nella gola ingrandirsi, mentre riceveva conforto nello stare vicina a qualcuno che comprendesse. Scivolò su, contro di lui, così che la sua testa poggiò nell'incavo del braccio, contro il suo petto, così che i loro corpi si combinarono come un puzzle a incastri.

Quando Hermione parlò, la sua voce fu un sussurro roco che la allarmò. "Siamo così isolati dal resto del mondo. Voglio credere che ogni cosa sia rimasta la stessa, e che nulla di orribile possa essere accaduto mentre ce ne siamo andati. Ma cose tremende stanno succedendo, senza riguardo che noi ne siamo testimoni o meno." Poté sentire il battito del cuore aumentare con la sua constatazione.
Da questo pensiero ne vennero altri, e le parole presero a riversarsi dalla bocca di Hermione, così a caso che non sempre le parvero sensate, ma la ascoltò senza interromperla. Se Hermione fosse stata completamente razionale, l'idea che Snape l'avesse ascoltata, ascoltata per davvero senza fare commenti rudi, le pareva irrazionale. Parlare la aiutava a calmarsi, come se rilasciasse tensioni ed emozioni.
Mentre i pensieri divenivano più
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